Lettera al Papa ed ai giornalisti italiani
di "Marco O. dal Pentolone Galattico dei Cigni Lessi"
il 15 May 2007 12:47:00 -0700
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Caro Papa,
sono il Pastore di una delle maggiori Chiese Evangeliche di Milano e
sono italo-brasiliana.
Le scrivo perché conosco bene la realtà della Chiesa Evangelica in
Brasile e nel mondo.
Mi rivolgo a Lei con tutto il rispetto, chiedendoLe perché si
preoccupa tanto della crescita delle Chiese Evangeliche in Brasile e
non si preoccupa invece di quel 75% dichiarato di Cattolici che la
mattina vanno a messa e il pomeriggio lo spendono in rituali
spiritistici di matrice afro-brasiliana quali: macumba, umbanda,
quimbanda, candomblé, ecc.
Gente che la mattina prende l'eucarestia e qualche ora dopo riceve nel
proprio corpo gli spiriti invocati.
I dati forniti dall'I.B.G.E. concordano con quanto Le ho appena
scritto.
Il Brasile è in assoluto il Paese più spiritista al mondo. Gli
spiritisti leggono il vangelo secondo Allan Kardec e sono spesso
assidui frequentatori delle Chiese Cattoliche: per questo si
considerano "cristiani"!
Lo sapeva che dal 1980 ad oggi il numero dei seguaci dello spiritismo
è nettamente diminuito proprio grazie alle Chiese Evangeliche, che li
hanno istruiti nella Parola di Dio, incoraggiandoli ad avere
un'esperienza con Gesù come loro Salvatore?
Mi dispiace dirlo, ma la Chiesa Cattolica se ne è rimasta in disparte.
Dovremmo noi, come Cristiani, essere scontenti o preoccuparci del
fatto che un sempre maggior numero di persone viene a conoscenza della
Verità in Gesù Cristo, solo perché non frequentano la nostra Chiesa?
L'hanno informata che laddove in Brasile si è maggiormente sviluppata
la Chiesa Cattolica ed è cresciuto il numero delle vocazioni, è
proprio grazie alla presenza del movimento carismatico del
Rinnovamento dello Spirito?
Eppure lo stesso movimento carismatico nasce in America nel 1967
proprio ad opera di un gruppo di giovani cattolici, desiderosi di
sperimentare la nostra spiritualità!
Ha mai assistito alle loro messe? Pregano con le mani alzate come noi
Evangelici, cantando le nostre canzoni.
E ancora: lo sa che i Sacerdoti brasiliani si rivolgono a noi Pastori
chiamandoci "fratelli"?
Mi chiedo perché, invece di unirsi a noi per parlare di Gesù al mondo,
invece di gioire nel sapere che noi lo stiamo facendo (oggigiorno la
Chiesa Evangelica Pentecostale è quella che al mondo conta il maggior
numero di conversioni al Cristianesimo!), è là in Brasile a suscitare
divisioni.
Forse non se ne è reso conto, ma con le Sue dichiarazioni,
rivolgendosi a noi come a una "setta", lo sta facendo.
Eppure Lei è tedesco e dovrebbe sapere bene che noi Protestanti non
siamo una "setta"!
Per esperienza so che, purtroppo, non sempre chi frequenta una Chiesa
ha fatto una reale esperienza con Gesù.
Ecco perché grido di gioia nel vedere una persona convertirsi a Gesù e
cambiare vita, indipendentemente dalla Chiesa Cristiana che decide di
frequentare.
Mi vengono in mente le parole di Gesù in Marco 9:38,40: "Giovanni gli
disse: "Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome
e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri".
Ma Gesù disse: "Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia
un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi
non è contro di noi, è per noi." Perciò, caro Papa, con tutto il
rispetto dovuto alla Sua persona, devo dirLe che le Sue parole mi
recano un'enorme tristezza.
Ed ora a voi, signori giornalisti. Il vostro modo di scrivere su di
noi è vero e proprio ostruzionismo.
Sapete infatti sin troppo bene che noi Evangelici siamo Protestanti,
non una "setta".
Alcuni di voi ci porgeranno le loro scuse, come è già successo in
passato, col pretesto che in lingua italiana la parola "setta" è usata
in riferimento ad ogni gruppo religioso che non ha a che vedere con la
religione ufficiale di una nazione, cioè con quella che conta il
maggior numero di fedeli.
Benissimo: se le cose stanno così, in America, Scandinavia, Australia,
Corea del Sud (l'elenco potrebbe riempire la pagina in cui sto
scrivendo), la Chiesa Cattolica non sarebbe che una "setta".
Poi, vorrei tanto chiedervi: perché quando parlate dell'Islam ne
parlate in termini di "religione"? Lo fate forse per paura delle
scoppio delle loro bombe?
E che mi dite allora degli Ebrei, o degli Induisti? Anche loro nel
nostro Paese sono una minoranza, eppure non vi azzardate a definirli
"sette".
Voi che consumate fiumi d'inchiostro incitando al rispetto dovuto agli
Islamici presenti nella nostra Nazione, perché non cominciate a
rispettare anche noi, che siamo Italiani, Cristiani e per di più
rispettiamo le leggi del nostro Paese?
Pastore Roselen Boerner Faccio
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Copiato da Marco O.