I Bin Laden dell’oncologia !!! Notizia Boom .
di AranciaMeccanica
il Mon, 14 May 2007 21:13:04 +0200
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Il «dottor» Umberto Veronesi: Ministro della Sanità nel 2000, sostenitore
della depenalizzazione delle droghe leggere, sostenitore dell'eutanasia e
della cura chemioterapeutica.
La chemioterapia e l'irradiazione presumono di aggredire «localmente» il
tumore, come se «il paziente fosse semplicemente il portatore occasionale
del suo tumore».
Mentre è ormai chiaro, persino agli oncologi di successo mediatico come
Veronesi, che il cancro è essenzialmente una malattia «sistemica» e
«centrale»: la cui causa va cercata nel «sovvertimento dell'omeostasi
biologica antiblastica e dei suoi molteplici meccanismi differenzianti,
citoregolatori, apoptotici, immunologici».
Sto citando passi da «Il Metodo Di Bella», scritto dal figlio, Giuseppe Di
Bella
.
Un libro francamente impressionante.
Scopro ad esempio che oggi in Italia - per decreto di Rosy Bindi - è
positivamente «vietato» ad un medico curare i pazienti oncologici con
metodo diverso dalla chemioterapia.!!!
E' obbligatorio per legge trattarli con una terapia la cui inutilità nel
casi migliori, letalità nei peggiori, è comprovata oltre ogni dubbio da
importanti studi indipendenti.
Per esempio l'indagine condotta su 782.020 pazienti «curati» Inghilterra e
in Galles: a cinque anni dalla «cura» chemioterapica, ne erano morti
541.976. IL 71% .
Gli attacchi alla terapia Di Bella puntavano alla sua inefficacia, al suo
aspetto di trattamento al massimo di «palliativo».
Personalmente, non so quanti successi possa vantare Di Bella: ma mi è
chiaro che la «cura», che fallisce nel 71% dei casi, andrebbe
immediatamente proibita, e non invece resa obbligatoria dai politici.
Peggio, è documentato che in certi casi, la mortalità è provocata non dal
cancro, ma dalla «cura»: sui bambini leucemici acuti, l'11% muoiono entro i
4 giorni e gli 11 mesi dalla chemioterapia, e a causa di essa.
La teoria scientifica (se si può chiamare così) che conduce alla
chemioterapia consiste infatti nell'avvelenare l'intero organismo con
sostanze velenose per le cellule (cito-tossiche) nella speranza che le
cellule malate, cancerose, muoiano «prima» delle sane.
Mentre è noto agli stessi chemio-terapeutici che «i dosaggi capaci di
sterilizzare l'ammalato da tutte le cellule neoplastiche sarebbero letali
prima di raggiungere il 50% della dose efficace».
Dunque, i pazienti vengono trattati - per non ammazzarli a forza di veleno
- con dosi che gli stessi medici tipo Veronesi sanno «insufficienti».
Tant'è vero che la chemio viene regolarmente seguita dalla chirurgia, per
asportare - spesso insieme a parti essenziali del nostro organismo - le
cellule cancerose rimaste.
Con la piena coscienza che per lo più le cellule cancerose asportate
localmente ricompaiono e tornano a proliferare, più rigogliose di prima,
perché la chemioterapia ha per sé effetti mutageni. Perché, appunto, il
cancro non è una malattia locale, ma centrale.
Che cosa vuol dire «centrale»?
Nel libro di Di Bella, scopro che si tengono continuamente nel mondo
congressi scientifici su un preciso tema: «The pineal gland and cancer»
(Tubinga 1987), «European Pineal Society colloquium» (Sitges 1996) e così
via.
L'attenzione degli scienziati veri (non dei Veronesi) è dunque attratta
dalla ghiandola pineale o epifisi.
Si tratta della ghiandola più anatomicamente protetta del corpo: affondata
profondamente nel cervello, e racchiusa da una conchiglia ossea a forma di
mandorla.
Essa ha natura doppia, da centauro: è per metà parte del cervello,
materiale neurale, e per metà ghiandola endocrina.
Che emette non uno, ma numerosi ormoni: in quantità minime, molecolari.
Questi ormoni scatenano a cascata l'azione delle grandi ghiandole endocrine
periferiche, dalla tiroide alle surrenali ai testicoli.
Cartesio aveva visto in qualche modo straordinariamente giusto, quando
additò in questa ghiandola il «punto di unione» fra l'anima e il corpo,
inteso come una macchina.
Non si tratta dell'anima, ma della psiche sì: il mondo dei sentimenti e
della interpretazione degli eventi che ci accadono, il nostro vissuto.
L'effetto del «vissuto» nella sregolazione del sistema immunitario dovrebbe
essere comunemente noto.Rosy Bindi, le case farmaceutiche che dalla
chemioterapia obbligatoria guadagnano profitti enormi, e Veronesi, questo
amputatore( di mammelle, pancreas, fegati, polmoni) mi sembrano sempre più
i bin Laden dell'oncologia: ossia che deliberatamente avvelenano decine di
migliaia di pazienti, e non perché credano che la loro terapia funzioni ed
abbia valide basi scientifiche - lo sanno, anche loro conoscono la
letteratura medica sulla pineale - ma per mantenere il loro potere e lucro.