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l'informazione razzista in Italia

di "yunan, the Red Comet"
il Mon, 7 May 2007 07:50:40 +0200
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Italiano uccide "per errore" bimba polacca. Da Jon Cazacu, alla piccola
Karolina, l'informazione razzista in Italia

Storia di ordinario razzismo informativo: un italiano spara e ammazza
bambina polacca di cinque anni per futili motivi. Per la magistratura è
"omicidio premeditato", ma La Repubblica è subito innocentista: "è stato un
errore". A voler credere alla Repubblica voleva ammazzare il padre e ha
ammazzato la bambina. Siccome è italiano dobbiamo credergli, lo sanno tutti:
"italiani brava gente". Anzi, lo sappiamo tutti, noi italiani, perché questa
storia degli "italiani brava gente" ce la cantiamo e suoniamo tra di noi.

di Gennaro Carotenuto

In memoria di Jon Cazacu e Jerry Esslan Masslo


Su La Repubblica -dove la notizia è già scesa al terzo o quarto livello- i
toni sono immediatamente tranquillizzanti. Il caso non è grave, la bambina è
stata uccisa per errore, strilla fin dal titolo. Fuoco amico? Come fa la
Repubblica ad avere già un quadro così preciso a poche ore dal crimine?
Hanno già letto la sentenza? L'hanno già assolto? E' italiano, è dei
nostri... La magistratura, smentendo la sentenza assolutoria di Repubblica
ha incriminato per omicidio premeditato.

Del resto (si guardi l'aberrante testo nell'immagine tratta da Repubblica
online sul sito: http://www.gennarocarotenuto.it ) all'assassino italiano
giravano le palle, era nervoso, aveva litigato con dei polacchi (gran
rompipalle). E poi, grande esempio di civismo (individuato e braccato dalla
polizia), nel corso della notte si è costituito. Del resto se muore una
bimba straniera la notizia ha allarme sociale pari a zero, e chi è senza
peccato scagli la prima pietra e chiunque osa fare commenti o speculare è un
provocatore, sembra dire Repubblica (e tutti i giornali e telegiornali ben
poco solidali con la piccola Karolina) che hanno già risolto il caso: uno
sfortunato incidente.

Del resto, che l'assassinio della piccola Karolina sia stato un errore lo
conferma il fatto che la bambina è stata uccisa con un colpo di pistola, un
oggetto notoriamente atto a ripararsi dalla pioggia e senz'altro non atto ad
offendere.

Niente a che vedere con il caso di Vanessa Russo a Roma. La ragazza italiana
è stata uccisa da due puttane romene con un ombrello, arma da guerra che gli
extracomunitari (e se vi dicono che la Romania è nell'Unione Europea non
credetegli, basta guardare le facce!), notoriamente utilizzano per dare la
morte agli italiani.

In questo caso la versione dell'assassina, una lite che avallerebbe la
preterintenzionalità del gesto, viene respinta con sdegno. E' rumena e fa la
puttana e se è uscita con l'ombrello quella mattina è stato sicuramente per
uccidere.

Ai funerali della povera Vanessa, il parroco parla di perdono e viene
zittito sull'altare. L'Osservatore Romano, si sa, osservava altrove e non
rileva. Iersera a Otto e mezzo il parroco ha anche lamentato di come dopo il
funerale alcuni partecipanti si siano lasciati andare a vari danneggiamenti,
marciapiedi divelti. Giuliano Ferrara l'ha di nuovo zittito: sono esuberanze
normali di un popolo ferito, come fate a non capire, che vuoi che sia
l'arredo urbano di fronte alla morte di una ragazza... In altri casi lo
stesso Ferrara ha sostenuto che rompere una vetrina o fischiare un politico
erano atti di terrorismo, ma forse ricordo male.

Ma non ricordo male, anzi ricordo benissimo il caso di Jon Cazacu e se
voglio ricordo anche quello di Jerry Esslan Masslo, Villa Literno 1989. La
memoria è un brutto vizio del mestiere.

Era rifugiato politico in Italia, Jerry, sfuggendo all'apartheid. Fu
ammazzato perché era nero dopo essersi spezzato la schiena a 1.000 lire per
una cassa di pomodori. Qualche giorno prima aveva denunciato al TG2: «il mio
vero problema, quello che ho sperimentato in Sudafrica non voglio viverlo in
Italia. Nessun nero, nessun africano dimentica cosa sia il razzismo e io lo
sto sperimentando qui». In Italia.

Era il 2000, e Jon era un ingegnere rumeno che lavorava da piastrellista
nella ricchissima Gallarate, dove la Lega ha il 40% e tra AN e FI raccolgono
 un altro 40%. A Gallarate Ion faceva il piastrellista, in nero. Chiese di
essere regolarizzato. Il suo datore di lavoro andò a casa di Ion. Portò con
sé una tanica di benzina, entrò, lo cosparse di benzina e gli diede fuoco.
Prima che Jon potesse stupirsi di cosa sono capaci gli italiani brava gente,
il 90% del suo corpo si coprì di ustioni. Morì dopo un mese di atroci
sofferenze.

Sabatino Annecchiarico, giornalista e militante per i diritti dei migranti,
seguì per Migranews il caso, seguito distrattamente e con insofferenza (come
ti sbagli?) dai media tradizionali. L'assassino fu condannato a 30 anni
(potenza del rito abbreviato) sia in primo che in secondo grado. Del resto i
fatti erano andati in maniera così evidentemente criminale che a nessun
giudice poteva venire in mente una sentenza diversa. Giustizia era fatta?

L'assassino di Jon era italiano e non fu mai abbandonato dalla solidarietà
della Lega Nord. Questa, al governo, pressò tanto finché non trovò la
maniera di fare annullare la sentenza dalla Cassazione nell'indifferenza dei
nostri media. C'era "carenza di motivazione" (sic!), non era
sufficientemente dimostrata la volontà di uccidere. Non lambiccatevi il
cervello, è inutile capire.

L'ultima offesa alla memoria di Jon arrivò con la sentenza definitiva.
Accolta la tesi difensiva la pena venne dimezzata: 16 anni. Cospargere di
benzina e dare fuoco ad un lavoratore che ha diritto di essere messo in
regola non fu più ritenuto un motivo abbietto, e quindi furono concesse
ulteriori attenuanti all'assassino. Intanto, in quelle stesse settimane, si
approvava la Bossi-Fini.

Con la buona condotta e la Lega che non smette di solidarizzare, tra un paio
d'anni al massimo -calcola Annecchiarico- sarà fuori. La giustizia per Jon
non arrivò mai più, piuttosto arrivò l'indifferenza. Nicoleta, la vedova, e
Alina e Florina, le figlie, dissero ad Annecchiarico: «Una parte della gente
lo sa e fa finta di non saperlo. Pensa: se non è capitato a me, va bene
così -dice Nicoletta Cazacu- altre persone non lo sanno, ma tutte hanno
qualcosa in comune: l'indifferenza. Quell'indifferenza che uccide e uccide
soprattutto noi stessi». Anche gli italiani.
http://www.gennarocarotenuto.it

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