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Il rapporto moglie(madre) e marito(figlio) visto al microscopio

di John
il Sat, 05 May 2007 15:25:55 +0200
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message-id <f1i0l5$5v8$1@nnrp.linuxfan.it>

Di questo famoso rapporto uomo-donna che dopo un po' di tempo, per ragioni
misteriose, si trasforma in madre-figlio, sto cominciando ad avere dei
dubbi, alimentati soprattutto dalla mia esperienza personale e da quelle di
altri, nonche' dalle solite letture.

Specialmente quando il fatto e' inquadrato nell'ambito di una nevrosi
fobica.

Cioe' di quelli che 'hanno bisogno' di una baby-sitter sia per non stare
soli in casa che per andare fuori di casa. Pena gravi attacchi di panico.

A parte il fatto che, con l'avanzare del tempo, forse per voglia di
soluzioni 'efficienti ed immediate' mi sento di privilegiare sempre piu' i
farmaci, dato che per una psicoanalisi/psicoterapia  *raddrizzante* a
sessantanni non se ne ha piu' il tempo, ma a parte questo, penso che sia
doveroso analizzare piu' a fondo la faccenda, soprattuto per ragioni
di 'realismo scientifico'.

Le domande che mi assillano sono queste :

a) *che cosa* provoca la *trasformazione*, del rapporto moglie marito
in 'madre-figlio' ?

b) Esisteva 'latente gia' all'atto del matrimonio ?

c) in quale modo questa trasformazione e' legata alla 'cultura ufficiale
vigente', soprattutto in Italia  ?

d) Qual'e' la connessione  tra 'paura di perdita dell'identita' e la
figura 'madre' ?

e) che rapporto c'e' tra questa 'relazione' e il 'magic thinking' dei
fobici ?

Io ho cercato di dare una risposta personale a queste domande, che vorrei
confrontare conle vostre.

Partiamo dal punto a).

Innanzitutto bisogna dire che l'esperienza di 'figura madre' e' molto
soggettiva. Per uno puo' essere una 'matrigna' per altri puo' essere
una 'dolce fata protettiva'.
Il fatto che la donna patorisce l'umanita' la mette indiscutibilmente in un
piano tutto speciale. Lei e' il primo contatto che l'essere umano ha col
mondo esterno e con emozioni quali il senso di sicurezza, il senso di
paura, di frustrazione.
Questa e' la natura delle cose e non e' in nessun modo 'psicoterapizzabile',
almeno questo pens io.
Io non penso che un trauma causato da una madre in tenera eta' possa essere
cosi' dacilmente 'terapizzabile' si' da farlo completamente sparire.

MA, e qui affiorano i miei dubbi : che relazione ha questo col
fatto 'matrimoniale' ?

Si tende ad eticchettare un rapporto madre-figlio e, secondo me a torto, e
confonderlo col 'magic thinking' nei casi di fobie, per il semplice fatto
che una perosna 'ha bisogno della moglie' dappertutto dove deve andare e
non fa un passo senza lei.

Nei casi invece opposti, quando e' la donna che ha la nevrosi, allora il
rapporto diventa ancora 'padre-figlia' ??

Ebbene no.

Io conosco personalmente un rapporto di coppia madre-figlio, dove la 'madre'
ha la fobia ed ha bisogno del 'figlio' per uscire di casa.

Ciononostante rimane un rapporto madre-figlio.

Per il fatto che l'interesse sessuale del marito e' scemato drasticamente e
che la moglie, pur nella sua nevrosi, continua a 'comandare' nella vita
quotidiana.

Quindi questa etichetta del madre-figlio nei rapporti coniugali bisognerebbe
ridefinirla e vedere quali sono i parametri veri per poterla identificare.


b)  Se una coppia cade in un rapporto madre-figlio io penso che questa
tendenza era gia' latente nella 'cultura' personale, senza arrivare alla
drammaticita' di una nevrosi.

Ragion per cui, in una nevrosi, il rapporto 'madre-figlio' al massimo potra'
dare un 'colore' alla nevrosi, ma assolutamente non esserne la causa.

Come invece asseriscono  Richter & Beckmann, i quali scrivono che la causa
della nevrosi e' da ricercare nel senso di 'distruzione della
self-idfentity che il fobico abbina alla perdita della figura madre, dalla
quale cerca di staccarsi ma non ci riesce'.

La domanda che sorge spontaneamente allora e '  : vuol dire questo che ogni
persona che si trova in un rapporto madre-figlio e cerca di allontanarsene
automaticamente va incontro ad una nevrosi fobica ?

Io non penso. UNa volta ci credevo, ma ora non piu'.

c) nella cultura italiana 'donna' e' sinonimo di 'dolcezza, coccole,
non-combattivita', propensione alla debolezza e al compromesso.
Gli uomini italiano amano le loro donne perche' 'desiderano questo'.
A questo li ha abituati le loro madri.

La madre italiana, 'prepara il figlio' a scegliersi la moglie e gli indica
le qualita' che la sua donna deve avere.

Ora la domanda : by default ogni italiano dovrebbe avere una fobia quando
tenta di sepaarsi dalla moglie, la quale senzaltro ha queste qualita'
*materne* ???
Per fortuna non e' cosi'.

Oltretutto, secondo la mia visione di un rapporto madre-figlio, il fattore
sessuale dovrebbe essere influenzato negativamente. Nel senso che
l'interesse sessuale dovrebbe essere minimo e quasi sparire.

Invece i moltissimi casi di marito 'fobico' non e' cosi,

d) data l'importanza della donna quale 'figura madre dell'umanita', 
e la sua magna influenza nella costruzione dell'identita' del bambino, e'
quasi lapalissiano che 'perdendo la madre' si 'perde l'identita'.

Ma in che  misura questo e' vero ??

Ammettiamo che una persona abbia vissuto molti momenti di
abbandono 'forzato' dalla madre, ma che allo stesso tempo questa madre
abbia dato al bambino tutto l'amore possibile, e che il bambino cresca
bello, vispo e intelligente, e senza problemi.
La 'normalita' prevede che il bambino, poi adolescente, 'integri' la propria
identita' con fattori esterni, attraverso relazioni sociali di qualsiasi
genere, per poi assumere una sua identita propria 'da adulto'.

Ora io mi domando : per mezzo di quali oscuri meccanismi ad un certo punto
una persona puo' *dimenticare* la sua identita' e sentirsi minacciato se la 
'figura madre' si allontana ??

Altro paradosso : per quali misteriosi meccanismi un fobico, dal cosi'
evidente bisogno di una 'figura madre', tutt'a un tratto trasferisce questa
funzione alla 'moglie' nonostante la 'vera madre' e' viva e vegeta ed il
rapporto con lei non e' cambiato ?
 
Sono domande piu' che legittime che richiederebbero una 'spiegazione' e non
una 'speculazione'.


e) il 'magic thinking' dei fobici e' quella cosa che fa pensare ad un
fobico : 'se mia moglie, od un'altra persona di fiducia, viene con me, le
probabilita' che mi succeda qualcosa sono minime'.
Cioe' si attribuiscono poteri 'magici' alla moglie o chi per essa. 

Indubbiamente la cosa funziona, perche, trattandosi nel caso del panico
*primariamente* di processi psichici, cioe' iniziati e perpetuati da
pensieri, essi possono avvenire o non avvenire in determinate circostanze.
Il fatto che una fobia si manifesta proprio cosi', ha sempre fatto pensare
ad una malattia puramente 'psichica', perche' senzaltro una parte psichica
essa ce l'ha.

Ma questa parte psichica potrebbe non essere determinante, e il 'sintomo',
cioe' la 'ricerca della protezione della madre' potrebbe anch'essa essere
una 'conseguenza' e non la 'malattia primaria', come sostengono alcuni
psicoanalisti.

Infatti 'da che cosa' si vuole proteggereil fobico ? Dalla 'morte'.
E questa morte potrebbe anche NON ESSERE UN SIMBOLO. Cioe' potrebbe
benissimo essere che questa paura della morte non rappresenti la 'perdita
di identita' per la perdita della madre, ma esattamente il contrario.
Cioe' la 'paura della morte fisica' e' *primaria* e la ricerca della madre
ha senso solamente perche la madre e' il *primo essere* col quale l'essere
umano fa esperienza di avere 'vicino'.
Venendo a mancare questo sostegno, l'essere umano si trova da solo di fronte
alla morte. 
Ed il panico deriva dal fatto che l'essere umano non ha mai imparato
a 'processare' questa paura della morte. Della *sua* morte.

Viktor Frankl sostiene proprio questo ed invita tutti i fobici a fare
degli 'esercizi di morte', cioe' a 'immaginarsi di volere intensamente la
propria morte'.

Frankl si rende pero' conto che la paura della morte non si puo' 'eliminare
razionalmente', la si puo' solo sublimare e percio' indica una via :
dare un senso alla propria vita, in modo da sublimare la paura della morte.
(Das Leiden an Sinnlosen Leben = La sindrome della 'vita senza senso')

Io, dopo le mie esperienze, sono propenso a dare ragione a Frankl.


John.

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