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Prodi contro Bagnasco
di "donquixote"
il Tue, 1 May 2007 23:02:23 +0200
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Il Giornale C'è anche la Margherita tra i nemici di Bagnasco di Alessandro M. Caprettini - sabato 28 aprile 2007, 07:00 da Roma «Ma a che gioco giocano quelli della Margherita?». Da Strasburgo, il capogruppo Antonio Tajani ringhia indignato contro il partito di Rutelli. Che a Roma si affanna a indicare Rifondazione e Verdi come ideatori del fallito attentato a monsignor Bagnasco e a prendere le distanze dai Dico, ma che in sede di europarlamento ha addirittura scavalcato le truppe di Bertinotti ed ha votato senza traumi contro «i commenti discriminatori formulati da dirigenti religiosi in quanto fomentano odio e violenza» contro gli omosessuali. E non si limita a generiche accuse Tajani. Armato di verbali e resoconti racconta la storia da dietro le quinte e fa nomi. A partire da quello di Vittorio Prodi, fratello del premier, che assieme a Luigi Cocilovo (anche lui della Margherita dopo una lunga carriera in Cisl), ha dato il suo sì alla mozione contro l'omofobia e le ingerenze delle religioni in materia. Diversamente dall'ex-sindaco di Venezia Paolo Costa che almeno ha scelto l' astensione. «Leggo che a Roma - prosegue Tajani - c'è qualcuno che addirittura cerca di sostenere che Patrizia Toia, anche lei margherita, inserita nel gruppo liberale dell'Alde, si sarebbe data da fare per eliminare i riferimenti a monsignor Bagnasco...! Si tratta di un falso clamoroso! La Toia non s'è vista per niente in questo frangente. E nella risoluzione messa a punto dall'Alde, prima che fosse concordato un testo comune c'era, chiarissimo, il riferimento al presidente della Cei come esempio da condannare. Anzi, erano le stesse identiche righe, in fotocopia, che si ritrovavano tanto nel documento dei Verdi e della sinistra comunista che in quello dei socialisti. Eppure non hanno battuto ciglio, la Toia e gli altri. E non è finita qui...». Ancora Tajani, come un fiume in piena, rivela che dopo la cancellazione del riferimento a monsignor Bagnasco («E devo confessare che a sorpresa sono stati più malleabili quelli di Rifondazione che i margheriti...») il Ppe aveva chiesto al presidente dell'Europarlamento Poettering un rinvio del voto al 15 maggio, così da «scavallare» senza troppe polemiche quel Family day che già arroventa il dibattito politico nazionale. Come da regolamento, si è dovuti andare al voto su quella richiesta, e anche qui - e il tabulato lo conferma senza ombre di dubbio - gli uomini della Margherita sono scesi in campo a dire no: i soliti Prodi e Cocilovo, ma anche il capogruppo Pistelli e la laica Sbarbati, che si sono aggiunti a Musacchio (Gue/Ngl) e ai socialisti Napoletano, Pittella, Zingaretti e Zani. «Segno evidente della loro volontà di bacchettare la conferenza episcopale italiana», osserva il capogruppo azzurro. A quel punto, nel voto sulla mozione unitaria definita da Ps, Verdi, Gue/Ngl e Alde, Prodi e Cocilovo hanno dato il loro «sì», mentre «altri - osserva Tajani - si sono eclissati magari per non compromettere il loro rapporto con la Chiesa in Italia, a cominciare proprio da Pistelli». Sapere che in Italia dalla sede della Margherita si tende oggi a scaricare tutta le responsabilità del voto su Rifondazione e i Verdi, Tajani non lo manda giù: «Tentano di creare una cortina di fumo, ma i documenti dell'Europarlamento parlano chiaro. Non hanno fatto alcuna obiezione quando il loro gruppo ha presentato un testo che condannava il presidente della Cei Bagnasco, e non hanno avuto dubbi, tranne Costa, nel votare la condanna dei religiosi che non accettano l'omosessualità. Come credere alla loro buona fede, tanto sui Dico che sul Family day?». Il Giornale I manifestanti non hanno risposto alle provocazioni dei no global. Soddisfatti i promotori: «Mai tante persone erano scese in piazza per difendere la Chiesa» La fiaccolata scotta la Genova anticlericale Gli organizzatori del corteo a sostegno del vescovo: «Nessuno si aspettava tanta gente». Bagnasco: ora impegniamoci per il Family Day di Giovanni Buzzatti - mercoledì 25 aprile 2007, 07:00 «Una cosa mai vista a Genova. Irripetibile». Non riescono a contenere l' entusiasmo gli organizzatori della fiaccolata di sostegno all'arcivescovo Angelo Bagnasco, minacciato dopo le critiche ai Dico. Più di mille persone hanno sfilato l'altra sera per la vie del centro, senza rispondere alle provocazioni (scritte, insulti, striscioni) dei centri sociali. «Una mobilitazione del genere, in centro, non l'ho vista nemmeno negli anni '70 ai cortei del Pci - racconta Peppino Orlando, uno degli animatori della fiaccolata-. Eravamo in 3-4mila. Avevamo preparato 480 fiaccole e candele, alla fine nel corteo si vedeva una fiammella ogni 8-10 persone. Il conto è presto fatto». Gli organizzatori si tolgono qualche sasso dalla scarpa. «La fiaccolata, nata da un'idea di Miriam Pastorino, è stata promossa da tre associazioni culturali, abbiamo detto subito che non era una marcia politica» racconta Angelo Toscano. Si sono visti molti esponenti del centrodestra, «ma il corteo era aperto a tutti, c'era anche Mario Sossi». Ma c'erano soprattutto giovani, famiglie, anziani, sacerdoti. «E chi se lo aspettava? - dicevano molti -. Noi genovesi siamo restii a scendere in piazza, figuriamoci per la Chiesa...». Peppino Orlando si è sbracciato perché nessuno rispondesse agli insulti dei ragazzi dei centri sociali in piazza Soziglia, l'unico «attacco» al corteo. «Alla fine mi hanno gettato un secchio d'acqua - sorride - Nessuno si aspettava una mobilitazione del genere. La cosa più bella? Veder sfilare anziani sofferenti che volevano esserci per dire che tutti hanno il diritto di esprimere il loro pensiero su temi chiave come la famiglia, a partire dal nostro arcivescovo». E Angelo Bagnasco ha parlato del «Family Day» del 12 maggio a Roma. Una «manifestazione civilissima della nostra attenzione alla famiglia», un gesto «scaturito dalle aggregazioni laicali, soggetti promotori», davanti al quale però «le nostre comunità cristiane non possono stare a guardare» ha detto ai sacerdoti della diocesi, ricordando loro - riporta il quotidiano «Avvenire» - che «se vogliamo un segno visibile, significativo, che abbia un 'eco positiva nel Paese, dobbiamo sentirci tutti coinvolti: le parrocchie siano esortate e stimolate dalla nostra passione di pastori». Il Forum ligure delle associazioni familiari sta organizzando la trasferta a Roma. All'ufficio famiglia della Diocesi, che fa da supporto al Forum, sono arrivate già 250 adesioni. Verranno organizzati dei pullman con partenza alle 6 del 12 maggio da diversi punti della città. Il viaggio costa 20 euro a persona, 30 per le coppie sposate, 10 per per i ragazzi oltre i 10 anni (i più piccoli viaggiano gratis). Un treno speciale partirà la notte dell'11 maggio da Ventimiglia. «Molte associazioni stanno organizzando dei loro pullman, altri andranno a Roma in auto - spiega Anna Maria Panfili-. Saremo in tanti, ma più che il numero è importante la presenza». Per adesioni e notizie si può chiamare lo 010-584125 o vedere il sito www.forumfamiglie.org. È stato aperto un conto corrente per chi vuole fare un'offerta per coprire i costi. http://www.ilgiornale.it/art_jpg.php?ID=173577&X=400&Y=400 Libertà e coerenza: l'eroismo dei semplici di Andrea Macco - mercoledì 25 aprile 2007, 07:00 «Anche ai non battezzati e ai non credenti io dico: spalancate il vostro cuore a Dio e lasciatevi sorprendere da lui! Consentitegli il diritto di parlarvi, aprite le porte della vostra libertà.» Benedetto XVI. Apro con queste parole del nostro Papa perché lunedì sera, tra il calpestio fitto nelle vie del centro storico e il parlare calmo, spesso sottovoce, della gente presente alla fiaccolata, mi sembrava proprio che una parte di queste parole riecheggiasse in mezzo a noi. Tra noi che sfilavamo, chi con la torcia, chi, in numero quattro volte maggiore, senza torcia(perché preparate solo per 500 persone), c'era davvero un bell'assortimento di persone: dai politici per una volta non politicanti ma lì presenti come noi e con noi, «cittadini della strada», alle famiglie con tanto di bambini appresso, ma tutti, veramente tutti, sereni e con un solo pensiero: quello di dire il loro sì alla famiglia, a mons. Bagnasco, il nostro caro don Angelo Bagnasco, e come dire, per consentire davvero a Cristo, attraverso la Chiesa, di parlare, di essere libero di parlare, ancora oggi, ai cuori delle persone, proprio come esortava Benedetto XVI. In via dei Macelli di Soziglia s'alza l'unica voce di protesta da una delle finestre dei piani superiori. qualcuno teme qualche ramata d'acqua, per fortuna è solo un «state zitti» (quando nessuno per altro stava parlando, se non un gruppetto di giovani che s'era messo a recitare spontaneamente un rosario, per altro a bassa voce, udito con le mie orecchie solo perché mi trovavo lì a fianco). Basterebbe quell'«aprire le porte della propria libertà» che tanto il Papa quanto la Chiesa continuamente ripetono, per evitare anche sul nascere qualsiasi polemica. La fede, infatti, ribadiamolo, non può essere Fede se viene imposta. La libertà è sempre il punto di partenza. Il secondo passo è la coerenza. Ed forse è su questo punto che si è meno convinti e per cui spesso si è testimoni di fatti spiacevoli o che, addirittura, possono recare scandalo. Ma sono proprio queste persone coerenti fino alla fine che risultano quelle più stimate: la coerenza è segno di fortezza laddove tutti scelgono il proprio (comodo) interesse. E allora, lasciatemelo dire, senza retorica ma con autenticità, è stato proprio bello vedere sfilare liberamente così tante persone.
