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L'anticristo dialogante e pacifista

di "donquixote"
il Tue, 1 May 2007 22:59:33 +0200
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Biffi e l'anticristo no global
di Carlo Meroni
Non è affatto una sorpresa che il Cardinale Giacomo Biffi, durante gli
esercizi spirituali al sommo pontefice e alla curia romana, abbia imperniato
la sua riflessione sui profetici scritti di Vladimir Soloviev contenuti ne
"I tre dialoghi e il racconto dell'anticristo". Già nel 1991, durante il
Meeting di comunione e liberazione a Rimini, ebbe modo di tenere una
appassionata lezione sul medesimo tema, e nel 2005 pubblicò addirittura con
Cantagalli un volume dal titolo "Pinocchio, Peppone, l'anticristo ed altre
divagazioni", in cui viene ampiamente trattata anche la tipologia di
anticristo rappresentata dallo scrittore russo. Come "Il padrone del mondo"
di Robert Benson, "Il mondo nuovo" di Aldous Huxley e "L'abolizione
dell'uomo" di C.S. Lewis, "Il racconto dell'anticristo" fa parte di quei
romanzi scritti nella prima metà del XX secolo, e capaci di anticipare
incredibilmente i contenuti e la società della seconda metà dello stesso
secolo, oltre naturalmente all'inizio del secolo attuale . Questi autori
hanno scritto così lucidamente e dettagliatamente su questioni che oggi
stesso noi siamo sul punto di dover affrontare, altre nelle quali ci siamo
appena immersi, ed altre ancora per le quali una immersione già prolungata
negli anni ci ha resi ormai assuefatti allo stesso malsano liquido che ci
avvolge.

Il romanzo di Soloviev però rispetto agli altri può vantare una
particolarità di non poco conto: è stato il primo, in quanto venne scritto
attorno alla S. Pasqua del 1900, pochi mesi prima della morte del suo
autore. Dopo aver fatto amabilmente colloquiare ne "i tre dialoghi" i suoi
personaggi sul male e sulla lotta contro di esso sia in guerra che in pace,
Soloviev mette tra le mani di uno dei personaggi (il Signor Z.) un vecchio
manoscritto donatogli da un monaco e recante appunto questo "Breve racconto
sull'anticristo". Il Sig. Z., oltre che ai suoi compagni di salotto, lo
legge così a tutti noi lettori. Già dall'inquadramento del contesto storico
è incredibile leggere da uno scritto del 1900 che "il secolo XX sarà l'epoca
delle ultime grandi guerre, delle discordie intestine e delle rivoluzioni...
Dopo di che tutto sarà pronto perché perda di significato la vecchia
struttura in nazioni separate e quasi ovunque scompaiano gli ultimi resti
delle antiche istituzioni monarchiche..... Si arriverà così alla Unione
degli Stati Uniti d'Europa". Ma soprattutto è stupefacente la perspicacia
con cui Soloviev descrive la grande crisi che colpirà il cristianesimo negli
ultimi decenni del Novecento, cosa che a partire dalle rivolte giovanili
degli anni '60 in nome di un individualismo egoistico, che da allora ha
sempre più segnato l'evoluzione del nostro costume e delle nostre leggi,
grazie al rifiuto di ogni tipo di autorità , e con la progressiva
destrutturazione della famiglia nucleo della società , si è puntualmente
avverata.

Ma se gli anni Sessanta e Settanta erano ancora carichi di confusione e
polvere (anche da sparo...) creata dalla rivolta, e gli anni Ottanta sono
serviti, con opposto disimpegno e varie futilità edonistiche, a far
dimenticare quegli anni bui, dagli anni Novanta in poi è partita una nuova
epoca. L'epoca dell'anticristo. Infatti, poco più di un solo decennio
passato lasciandoci alle spalle le rivolte sessantottine, ci ha fatto
credere che tutto il peggio fosse passato. E invece le forze che miravano
alla distruzione del cristianesimo si stavano solo riorganizzando. Non con
altre P38 e chiavi inglesi, ma molto più scaltramente ed approfittando
dell'inebetito (dalla tv) uomo odierno, con doppiopetto e libri. Soloviev
sapientemente raffigura nella icona dell'anticristo un personaggio
affascinante e di ottima presenza che riesce grazie alle sue enormi doti di
pensatore, scrittore, riformatore sociale a influenzare e a condizionare un
po' tutti. Inoltre viene descritto come un "convinto spiritualista", un
ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano
osservante, un animalista determinato e attivo. Infine, è anche un esperto
esegeta: la sua cultura biblica gli propizierà addirittura una laurea
honoris causa di dottore in teologia presso l'università di Tubinga.
Soprattutto, si dimostra un eccellente ecumenista, capace di dialogare "con
parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza".

Ma Soloviev ci ricorda però che quest'uomo "credeva nel bene, nel Dio, nel
messia... ma non amava che se stesso". In lui non è difficile ravvisare
l'emblema della religiosità confusa e ambigua di questi nostri anni, più
antropocentrica che cristocentrica, vissuta da un uomo che è stato capace di
scalare le più alte vette della scienza e della tecnica ma che non riesce a
scendere pochi centimetri nel profondo del suo cuore per trarne valori
assoluti come il bene, il vero, il bello. Valori che sono vissuti
correttamente solo se chi li percepisce e li ama, ama anche Cristo, perché
Lui è la verità , la bellezza, la giustizia. L'anticristo invece non
accettava l'unicità di Cristo, e soprattutto non poteva ammettere in alcun
modo la verità del sacrificio della croce, la morte e soprattutto la Sua
resurrezione in corpo e spirito.

L'uomo sembra aver trovato un nuovo Eden, ma un piccolo gruppetto di
cristiani riuscirà ad obiettare all'anticristo, poco prima della lotta
finale: "Tu ci dai tutto, tranne ciò che conta, Gesù Cristo". Ecco quindi il
punto sul quale il Cardinale Biffi, mediante Soloviev, vuole accendere le
nostre riflessioni: stiamo correndo il rischio di avere un Cristianesimo
annacquato che mette tra parentesi Gesù con il suo sacrificio per noi, la
passione e resurrezione. E' naturale, come si è visto per la recente
polemica sui DICO, che dei cristiani remissivi, buoni per essere accettati
in salotti e trasmissioni televisive, sarebbero certo meno scomodi e ben più
inseriti nella odierna società . Ma così si perderebbe il fine, che è sempre
e solo Gesù e la sua realtà sconvolgente di Dio fatto uomo, morto per noi e
risorto dalle tenebre per indicarci via verità e vita. Cristo non vuole
farsi coinvolgere solo in una serie di progetti o iniziative omologabili con
la mentalità dominante, ma vuole tutto il nostro essere, proprio come un
amante appassionato. Ecco perchè, come ricordava Benedetto XVI, l'amore di
Cristo per noi è un impasto di agàpe ed eros. C'è l'amore oblativo, ma c'è
anche quello che attira l'amato verso di sé e ne è geloso. Ci sono valori
come la solidarietà , l'amore per la pace, il rispetto per la natura, la
disponibilità al dialogo con l'altro, che se assolutizzati sradicano o
perfino si contrappongono all'annuncio della salvezza datoci da Cristo,
pervertendosi così in istigazioni all'idolatria e ostacoli sulla strada
della salvezza stessa. Ad esempio il pacifismo e la non-violenza,
erroneamente confusi con gli ideali evangelici di pace e di fraternità ,
finiscono con l'arrendersi alla prepotenza, lasciando senza difesa i deboli
e gli onesti.

Se il cristiano quindi, per aprirsi al mondo e dialogare con tutti, nasconde
la sua connessione personale con Gesù e con la Chiesa , si ritrova dalla
parte dell'anticristo. Ecco spiegato perchè i nostri politici sono stati
ultimamente così contestati dalle gerarchie ecclesiali: il loro
soggettivismo morale, che li induce a ritenere che sia lecito e perfino
lodevole assumere in campo legislativo e politico posizioni differenziate
dalle rette norme di comportamento, non è altro che la falso criterio
propugnato dall'anticristo di Soloviev. Mentre invece Gesù ci ricorda "non
crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a
portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal
padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo
saranno quelli della sua casa" (Mt 10, 34). ed ammonisce: "Se non mangiate
la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi
la vita" (Gv 6,53). Parole che avevano suscitato sconcerto tra i suoi
discepoli. E commentando questo passo evangelico, Benedetto XVI riprende:
"Di fronte al mormorio di protesta, Gesù avrebbe potuto ripiegare su parole
rassicuranti: 'Amici - avrebbe potuto dire - non preoccupatevi! Ho parlato
di carne, ma si tratta soltanto di un simbolo, ciò che intendo è solo una
profonda comunione di sentimenti'. Ma no, Gesù non ha fatto ricorso a simili
addolcimenti. Ha mantenuto ferma la propria affermazione, tutto il suo
realismo, anche di fronte alla defezione di molti suoi discepoli (Gv 6,66).
Anzi, egli si è dimostrato disposto ad accettare persino la defezione degli
stessi suoi apostoli, pur di non mutare in nulla la concretezza del suo
discorso: 'Forse anche voi volete andarvene?' (Gv 6,67), ha domandato.
Grazie a Dio, Pietro ha dato una risposta che anche noi, oggi, con piena
consapevolezza facciamo nostra: 'Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole
di vita eterna' (Gv 6,68)".

Concludo con la stupenda e veritiera definizione che lo stesso Cardinal
Biffi ebbe per il grande scrittore russo Vladimir Soloviev: "Appassionato
difensore dell'uomo e allergico a ogni filantropia; apostolo infaticabile
della pace e avversario del pacifismo; propugnatore dell'unità tra i
cristiani e critico di ogni irenismo; innamorato della natura e lontanissimo
dalle odierne infatuazioni ecologiche: in una parola, amico della verità e
nemico dell'ideologia. Proprio di guide come lui abbiamo oggi un estremo
bisogno".


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