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La foia e le menzogne gay
di "donquixote"
il Tue, 1 May 2007 22:58:34 +0200
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Etruschi Rino Cammilleri Il Movimento per la Vita di Mistretta (Me) mi ha girato un commento (girato a sua volta dal lettore Adorno) apparso il 16 aprile 2007 a firma «Luis» sul sito www.ilmondochevogliamo.net. Pare che, il sabato precedente, la trasmissione Gaia, il pianeta che vive (in onda in prima serata su Rai3) abbia lasciato da parte le solite tematiche ambientali per mostrare l' interno di una tomba estrusca. Il conduttore, il geologo Mario Tozzi (che a suo tempo in un'intervista alla radio esaltò la mattanza dei preti nella guerra civile spagnola e se ne augurò una analoga in Italia), tacendo il luogo e il nome della tomba in questione, mostrava entusiasta una pittura raffigurante un accoppiamento omosessuale. Seguiva l'elogio della società etrusca che accettava la "diversità" senza gli attuali "ridicoli tabù". Subito dopo, scorrevano immagini di scimmie e gazzelle in copula e la voce fuori campo spiegava che in natura l'omosessualità è molto diffusa. Ora, anche ammettendo che gli animali lo fanno, sarebbe una buona ragione per distinguersi dalle bestie. Ma non è così. Gli animali lo fanno solo quando manca un partner di sesso opposto e la foia (infatti sono animali) è più forte di (alcuni di) loro. La tomba etrusca, invece, è quella detta dei Tori a Tarquinia e una illustrazione non disonesta mostrerebbe che le scene di accoppiamento sono due, una etero (con accanto un toro che guarda sereno) e una omo. In quest'ultima uno dei due si accerta furtivo se qualcuno si accorge dell' atto; infatti, c'è un toro che sta caricando furiosamente. Il toro è simbolo del dio della fertilità che si compiace dell'accoppiamento fecondo tra uomo e donna mentre punisce quello invertito. Altro che etruschi politicamente corretti. Mah. Una volta Rai3 era «Telekabul», rete dei comunisti duri e puri. Ora, che i rifondaroli hanno arruolato Luxuria, fa propaganda al «gay pride». Aridatece Baffone. I segni dei tempi La Rai sdogana l'eutanasia: La Squadra e la "liberazione" dalla sofferenza A.I. Il 25 aprile della Rai: la nuova Resistenza si chiama eutanasia Non abbiamo visto la puntata ma ci bastano le parole dell'autrice del capolavoro. Riprendiamo da Repubblica: L'episodio di domani, 25 aprile, alle 21, parla di eutanasia. Che la data sia proprio questa "ha, suo malgrado, una rilevanza. Di fatto anche l'eutanasia rivendica il diritto a una liberazione, da una sofferenza indicibile e dall'impossibilità di mantenere intatta la propria dignità". Francesca Serafini, autrice della puntata (ma hanno contribuito anche Donatella Diamanti, Mario Cristiani, e Debora Alessi come story editor, regia di Luca Facchini) è scossa dall'annuncio di Giovanni Nuvoli e da sentimenti contrastanti: "Sono contenta che sia in concomitanza con questa vicenda perché forse può dare un contributo, anche piccolissimo, a sensibilizzare su un tema enorme. Però sento il pudore dell'autore che ha solo immaginato, sulla carta, di accostarsi a un dolore che altri vivono sulla pelle". Se un elemento di ispirazione va cercato, lo si trova in Mar Adentro, dice l'autrice, il film di Alejandro Amenabar dal romanzo autobiografico di Ramòn Sampedro, con un piccolo omaggio nel nome della donna protagonista dell'episodio, Agata Sampietro. Ma la puntata di domani, Francesca Serafini vuole dedicarla a Piergiorgio Welby e a Giovanni Nuvoli. Serafini non ha avuto contatti con nessuno dei due. "Ma qualche giorno fa - racconta - attraverso il sito dell'Associazione Luca Coscioni mi sono messa in contatto con la moglie di Welby, abbiamo avuto un intenso e appassionato scambio di e-mail. Anche lei è convinta, come me, che il cinema, com'è stato per il film di Amenabar, e anche la televisione, possano contribuire ad avvicinare le persone a questa questione, gigantesca, e a comprendere il coraggio di uomini straordinari". In Rai dunque prosegue la propaganda relativistica che ha di mira la famiglia e la vita. Banfi si balocca con l'omosessualità, ora anche La Squadra scende in campo. E' un fatto grave, è il monopolio dei mezzi di comunicazione di massa, e puntate come questa valgono più di mille comizi di Pannella. Si vuole sensibilizzare e far riflettere si dice. Ma sensibilizzare chi e per che cosa? Con una fiction? Sensibilizzare per rendere accettabile, per sdoganare un abominio. Stiamo assistendo ad un piano ben congegnato, non c'è che dire. Una strategia che darà certamente i suoi frutti. Allora anche noi cerchiamo di riflettere. Se nella mente dell'autrice di una puntata di una serie popolarissima alberga il pensiero che una malattia, per quanto tragica, sia equiparabile al nazismo stiamo messi proprio male. La Resistenza combatte ora le nuove SS, le malattie che opprimono l'uomo. Una "squadra" di combattenti, uomini straordinari secondo l'autrice, dalla montagna dell'ideologia scendono a far rappresaglie, e giù scariche di mitraglia, fiction, spot, articoli, film, talk show, decreti e disegni di legge, scioperi della fame. Eccoli i nuovi resistenti, in camice bianco a staccar respiratori, in laboratorio a squartare embrioni. Eccoli i profeti del buono e del giusto ancorati al nulla d'un pensiero di stagione, eccoli a selezionare le vite degne per cestinare le indegne. Eccoli, sempre pronti a riflettere e sensibilizzare con i loro proclami infarciti di demagogia, novelli brigatisti della morte a colpire al cuore della vita, quella ancora in grembo come quella avviata ad entrare nell'eterno amore. Eccoli a puntare le armi contro il Papa, la Chiesa, e tutte le persone ragionevoli che a questo stravolgimento delle ragioni della vita e della famiglia proprio non ci stanno. Si sta inaugurando un nuovo filone nel genere delle fiction: quello della pornografia ideologica. E non è in nulla diverso dalla pornografia classica, e, nei suoi effetti, identico alla pedofilia e a tutte le perversioni del genere. Diremo di più: peggiore, mille volte peggiore perchè qui è tutto a chiaroscuri, subdolo, e i messaggi sfiorano il subliminale. E' questo il mostro che si aggira attorno alle nostre coscienze in questo squarcio d'inizio millennio. L'indurre a riflettere. Avete presente come è andata tra Eva e il serpente? Anche lì si è trattato di qualcuno che ha indotto qualcun altro a riflettere. Genesi capitolo 3, l'apologia del grande sensibilizzatore. Un buon dosaggio di parole, immagini, silenzi, ammiccamenti, insinuazioni, mezze verità condite con menzogne grossolane, e un grigio di fondo che offusca tutto per far risaltare la tinta forte del caso umano e particolare, e il dolore e lo strazio in presa diretta, e la schiavitù d'un assurdo limite imposto alla libertà personale. E' la vecchia tattica del "falsario", come lo chiama Padre Livio. Che ora si è aggiornato e non sale più sugli alberi. Ora si infila nei tubi catodici, ed entra, indisturbato nelle case di tutti, all'ora di cena, per indurre a riflettere e sensibilizzare. Ma dietro all'apparente genuinità della storia è pronto un baratro, dei peggiori. Il vuoto di ragioni vere e forti a sostegno e sostanza della vita non può che produrre spazzatura del genere. Veleno in formato fiction. Sta a noi avvedercene e non cadere nella trappola. E, soprattutto, aiutare anche gli altri ad aprire gli occhi e a spegnere la televisione.
