Google
 

it » cultura » religioni

Cattolici democratici dove siete?

di delinus
il 5 May 2007 04:22:53 -0700
newsgroups it.cultura.religioni
message-id <1178364173.010764.132040@u30g2000hsc.googlegroups.com>


La linea di fondamentalismo religoso assunta dal Vaticano non trova
barriere nel mondo cattolico
Gli intellettuali che furono la spina dorsale del Concilio sembra che
non abbiano eredi. Così diventa inevitabile lo scontro frontale

Cattolici democratici, dove siete?
Non siate pavidi, venite allo scoperto

Piero Sansonetti
Ma i cattolici democratici dove sono finiti? Gli intellettuali, i
leader politici, i professori, i giornalisti che negli ultimi
quarant'anni hanno rappresentato la parte più importante del mondo
cattolico, che hanno prodotto pensiero, politica, hanno partecipato
alla crescita della nostra società e della democrazia, hanno garantito
un "ponte" tra laici e Chiesa, tra società civile e gerarchie
ecclesiastiche, tutti questi dove sono? Chiusi, rintanati, silenziosi,
prudenti. Sembrano impauriti, intimiditi dalla elezione di Ratzinger -
che forse non si aspettavano - dopo la parentesi di Woijtyla; e allo
sbando, senza più punti di riferimento, senza la capacità di reagire,
di dire la loro, di imporre un alt alla corsa oscurantista e
fondamentalista della Chiesa, che sta sfigurando, in pochi mesi, il
volto della religione cristiana.
Se uno prova a paragonare la situazione di oggi a quella di qualche
anno fa, o ancor di più al periodo conciliare e post-concliare di
Giovanni XXIII e di Paolo VIl, si mette le mani nei capelli. Allora la
spinta che venne dal mondo cristiano democratico al rinnovamento del
paese, ai nuovi movimenti, alla crescita di idee che ruppero il
dominio della borghesia conservatrice, fu impetuosa, formidabile. Sul
sessantotto italiano, e sul decennio successivo, ebbe un peso decisivo
la ricchezza della ricerca politica e l'elaborazione di valori che
venivano dal mondo cristiano. E gli intellettuali di quell'area (penso
a due giganti, come Ernesto Balducci e Lorenzo Milani, a teologi come
Adriana Zarri o padre Turoldo, ma anche a pensatori più moderati come
Scoppola, o Ardigò, e poi a sindacalisti di grande coraggio come Livio
Labor, o Carniti, e parlamentari e pensatori ed economisti come
Gozzini, Rodano, Napoleoni, e potrei continuare con decine e decine di
nomi). Se mi guardo intorno oggi vedo il deserto: voci flebili, di
modesto dissenso, nessuno che osi staccarsi, criticare, attaccare le
gerarchie ecclesiastiche? Come è possibile? Che senso ha assistere
silenziosi allo smantellamento della grande costruzione concliare, che
aveva impegnato due o tre generazioni di militanti e pensatori, e
intellettuali cattolici, e che era servita a liquidare la vecchia
immagine della Chiesa totalitaria, arrogante, temporale e medievale?
La distruzione di quel patrimonio riguarda anche noi laici, noi atei,
perchè la nostra cultura politica è stata molto influenzata da quel
grande fermento di idee che ha cambiato e fatto maturare il mondo
cristiano. Però è chiaro che riguarda soprattutto loro, i cristiani
democratici, gli intellettuali di quell'area. Vent'anni fa, dopo
l'elezione di Woijtyla loro scelsero la via della mediazione.
Giudicarono Woijtyla un papa con luci ed ombre, che sicuramente
rompeva con il Concilio, lo frenava, lo metteva in discussione, però
non lo negava, non lo cancellava. E scelsero la timidezza e
l'obbedienza, convinti che fosse il modo giusto per salvare le idee.
Credo che sbagliassero, ma capisco. Ora però non si può più capire. Se
i cattolici democratici rinunciano al loro ruolo, di fatto spingono
allo scontro frontale tra due mondi che non comunicano più: il
clericalismo fanatico del Vaticano e e un fronte laico costretto
all'anticlericalismo ottocentesco.


04/05/2007

da  www.liberazione.it

Risposte

Tutti i messaggi della discussione