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nuovo appello del giudi ce Tosti
di "pope"
il Thu, 3 May 2007 06:54:18 +0200
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CORTE D'APPELLO DELL'AQUILA - SEZIONE PENALE
Udienza dibattimentale del 23 maggio 2007
MOTIVI AGGIUNTI
R.G. Appelli N° 1118/2006
per l'imputato appellante Tosti Luigi.
QUESTIONE PRELIMINARE
Premetto che, avendo un interesse alla sollecita definizione del
processo, intendo rinunciare al primo motivo d'appello, col quale ho dedotto
la nullità dell'intero dibattimento di primo grado perché celebrato in mia
giustificata assenza.
Ribadisco, però, che nella mia qualità di imputato sono
costretto nuovamente a rifiutarmi di presenziare all'udienza dibattimentale
d'appello: e questo a causa dell'esposizione generalizzata dei crocifissi
cattolici nelle aule giudiziarie italiane, imposta dal Ministro di Giustizia
fascista del 1926.
Ribadisco, pertanto, l'invito a sollevare un conflitto di
attribuzione nei confronti del Ministro di Giustizia.
Queste le motivazioni del mio rifiuto e della mia richiesta.
a) Il mio rifiuto scaturisce, in primo luogo, dall'esercizio
del mio diritto primario di libertà di coscienza (artt. 2 e 111 Cost. ed
artt. 9 e 6 Convenzione per la salvaguardia dei diritti fondamentali
dell'uomo), ovverosia dalla necessità di evitare di subire un processo da
parte di giudici che non sono imparziali, come prescritto dall'art. 111
della Costituzione e dall'art. 6 della Convenzione, bensì inseriti in
un'amministrazione giudiziaria che è simbolicamente connotata di
cattolicesimo: e, in effetti, l'esercizio del magistero cattolico attraverso
l'esposizione dell'idolo del "Dio incarnato" (tale è Gesù Cristo, secondo il
catechismo ufficiale della Chiesa) è assolutamente incompatibile con
l'obbligo di imparzialità e di neutralità della Istituzione "Giustizia",
come peraltro già sentenziato dalla Cassazione penale, sicché non accetto di
essere giudicato da giudici che sono "parti in causa", anziché garanti
dell'imparzialità, anche simbolica, delle loro funzioni.
b) In secondo luogo il mio rifiuto scaturisce dalla necessità
di evitare di subire la lesione del mio diritto primario alla libertà di
religione, garantito sia dalla Costituzione (art. 19) che dalla Convenzione
sui diritti dell'uomo (art. 9), ovverosia del diritto di essere tenuto
lontano da idoli di Dei incarnati e da simbolismi religiosi nei quali non
solo non mi identifico ma che, anzi, detesto e condanno apertamente a causa
delle criminalità e delle immoralità che connotano il Dio della Bibbia, che
connotano il messaggio simbolico della cosiddetta "passione di Cristo" e che
connotano gli insegnamenti dogmatici e i comportamenti altrettanto
criminali, immorali, antidemocratici e lesivi dei più elementari diritti
umani tenuti dalla Chiesa cattolica.
c) Infine, il rifiuto scaturisce dall'esigenza di tutelare il
mio diritto primario all'eguaglianza ed alla non discriminazione religiosa,
garantitomi sia dall'art. 3 della Cost. che dall'art. 14 della Convenzione,
dal momento che l'Amministrazione giudiziaria italiana privilegia
smaccatamente l'esposizione dell'idolo del Dio incarnato, vietando lo stesso
diritto ai miei ed agli altrui simboli.
Mi sembra abbastanza ovvio che nessuno possa impormi -se io non
lo voglio- di frequentare conventi, chiese ed altri luoghi di culto
connotati dall'ostensione dell'idolo del Dio incarnato: alla stessa stregua,
pertanto, nessuno -come significativamente affermato dalle Corti
Costituzionali di Paesi molto più civili (Svizzera e Germania, ad esempio)-
può obbligarmi ad essere processato, pubblicamente, da Giudici visibilmente
"confessionali", cioè inseriti in un'Amministrazione giudiziaria
pubblicamente connotata di idolatria cattolica.
Si tratta, innanzitutto, di una questione di rispetto dei diritti
umani, oltre che di buona educazione. Io non mi sognerei mai di esporre
nelle case altrui i miei simboli ideologici e pretendo, dunque, che il Papa,
la Chiesa e gli adepti della religione cattolica si astengano dal marcare in
modo così squallido le pareti delle aule dei Tribunali -che non appartengono
a loro ma a TUTTI i cittadini italiani- col simbolo del loro supposto Dio
incarnato. E questo non solo perché si tratta di un simbolo che evoca in
modo macabro e orrifico un messaggio altamente immorale, diseducativo e
psicologicamente deleterio, cioè l'assassinio di un Dio-figlio perpetrato da
un Dio-Padre per assurde e inconcepibili finalità di "redenzione" di terzi
"colpevoli", cioè dell'Umanità "peccatrice", ma anche per le intollerabili e
ingiustificabili implicazioni di genocidi, di assassini, di torture, di
criminale inquisizione, di criminali crociate, di criminale razzismo, di
criminali roghi contro eretici e streghe, di criminale schiavismo, di
superstizione, di criminale discriminazione e persecuzione razziale, di
criminale shoà, di criminali rapimenti di bambini ebrei, di disprezzo delle
donne e degli omosessuali, di omofobia, di sessuofobia patologica, di
intolleranza, di oscurantismo, di violazione e prevaricazione dei più
elementari diritti politici ed umani alla libertà di opinione, di pensiero,
di religione e di eguaglianza, di omertosa e criminale copertura dei preti
pedofili, di falsificazioni di atti, di false reliquie, di falsi miracoli,
di truffe, di abuso della credulità popolare a fini speculativi, di
mercimonio di indulgenze e di medaglie "miracolose", di bolle di componenda,
di illeciti finanziari e via dicendo, crimini di cui la storia millenaria
del crocifisso è irrimediabilmente intrisa.
Essendo poi dotato di fondamenti etici e civili informati alla
condivisione e all'osservanza dei fondamentali precetti del codice penale,
della Costituzione italiana, delle Convenzioni internazionali sui diritti
dell'Uomo e delle Convenzioni internazionali contro ogni forma di
discriminazione, non intendo minimamente subire processi da parte di Giudici
che si identificano simbolicamente e platealmente in un Dio biblico
assassino, terrorista, genocida, intollerante, stupratore, infanticida,
schiavista, dispregiatore delle donne e degli omosessuali, razzista,
sessuofobo e a tal punto borioso e criminale da pretendere di essere
venerato dagli uomini con sacrifici umani ed animali. E' la mia "debole"
morale che mi impedisce tutto ciò, anche se, ovviamente, non ho il minimo
"astio" o disprezzo nei confronti di Dio, la cui unica colpa è quella di
essere stato creato dall'uomo a sua immagine e somiglianza e, quindi, con le
sue debolezze e con le sue inclinazioni criminali.
Giammai accetterei l'imposizione della croce uncinata nazista da
parte dello Stato italiano -e questo perché ripudio ed aborro i crimini
compiuti dai cristiani nazisti- e quindi -e a maggior ragione- non accetto
di essere processato dall'Amministrazione Giudiziaria Italiana, connotata di
"cristianità" cattolica. Se qualcuno si vuole ancora identificare in quel
simbolo e intende ancora glorificarsi del supposto "Amore" del supposto
unico Dio, nella sua duplice versione di Dio-Padre e di Dio-Figlio
incarnato, lo faccia pure: ma lo faccia a causa sua, sulla sua persona, nei
suoi templi, nei Tribunali dell'Inquisizione e in quelli della Sacra Rota,
ma non lo imponga a me che, proprio "grazie a Dio", mi identifico in valori
morali e civili diametralmente opposti. Continua (.)
Rimini - L'Aquila, 1° maggio 2007
Luigi Tosti
tosti.luigi@yahoo.it
mobile 3384130312 - tel. 0541789323
via Bastioni Orientali 38 - 47900 Rimini
Il presente documento "Motivi aggiuntivi" 1 maggio 2007 sarà reso pubblico
integralmente sul sito: http://nochiesa.blogspot.com e diffuso da Axteismo
Press dopo l'udienza che si terrà il 23 maggio 2007 al Tribunale de L'Aquila.
Nella foto, il giudice Luigi Tosti (foto Campanella Lasca, no copyright)
Fonte: http://nochiesa.blogspot.com
Diffusione: Axteismo Press l'Agenzia degli Axtei, Atei e Laici
http://nochiesa.blogspot.com
si invita alla massima diffusione e pubblicazione
