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Il tallone di Achille

di "Pomero"
il Wed, 2 May 2007 12:23:53 +0200
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Il tallone di Achille
L'offensiva della Nato nel sud dell'Afghanistan raccontata da chi la subisce



Dell'operazione 'Achille', la più grande offensiva della Nato contro la
guerriglia talebana, si parla assai poco. Dal 6 marzo scorso, 5.700 soldati
della Nato assieme a un migliaio di forze speciali afgane stanno combattendo
per strappare al controllo dei talebani i distretti settentrionali della
provincia di Helmand, soprattutto quelli di Kajaki e Sangin, strategici
perché vi si trovano rispettivamente il bacino idroelettrico e la centrale
elettrica che danno energia a tutto il sud dell'Afghanistan.
Nonostante i quotidiani e massicci bombardamenti aerei della Nato, le zone
di montagna attorno alla diga di Kajaki sono ancora saldamente in mano ai
talebani - così come i distretti di Musa Qala, Naw Zad e Baghran, ancora non
interessati dall'offensiva.

TalebaniSangin: i talebani non se ne sono andati. L'unico risultato
raggiunto finora dall'operazione 'Achille' - oltre all'uccisione di
centinaia di presunti talebani - sarebbe stata la "riconquista" del
distretto di Sangin ai primi di aprile, dopo un mese di bombardamenti a
tappeto.
Risultato smentito dai fatti - il 30 aprile la Nato ha iniziato l'operazione
'Silicon' proprio per conquistare Sangin - e dalle testimonianze raccolte in
loco dai giornalisti dell'Institute for War and Peace Reporting, secondo le
quali i talebani si erano ritirati da Sangin-città, non da tutto il
distretto, solo perché glielo avevano chiesto i capi tribali pashtun della
zona, interessati a tenere lontana la guerra nelle settimane del raccolto
dell'oppio.
"Ci hanno detto che non potevamo più combattere a Sangin perché era arrivata
la stagione del raccolto - racconta un capo talebano - e noi abbiamo
accettato di ritirarci fuori città, dove ci siamo riposizionati in attesa di
tornare a combattere appena il lavoro nei campi sarà finito".
Molta gente di Sangin si è però pentita di aver chiesto ai talebani di
andarsene, perché appena sono usciti loro sono entrati i militari della Nato
e quelli afgani.

SanginVillaggi distruggi e saccheggiati. "Alla Nato non basta uccidere e
terrorizzare la nostra gente bombardando i nostri villaggi e distruggendo le
nostre case", si lamenta Haji Abdul Qadir, un anziano del luogo. "Dopo l'
uscita dei talebani, sono arrivati i militari stranieri e quelli governativi
afgani: sono entrati nelle nostre case e le hanno saccheggiate e poi sono
andati nei negozi del bazar e hanno razziato tutto".
"Avevo un negozio", racconta Ahmad Nisar. "Era l'unica fonte di reddito
della mia famiglia. I militari sono entrati e si sono portati via tutto,
roba per oltre 20 mila dollari!".
"E' la prima volta che vedo gente in divisa che saccheggia i negozi", dice
Gul Agha, che possedeva un negozio di stoffe e vestiti. "Sono entrati nel
mio negozio armi in pugno e si sono portati via i pezzi migliori".
Questi fatti sono stati confermati sia dal governatore di Helmand, Asadullah
Wafa che dal generale afgano Lawang, il quale ha spiegato che la maggior
parte di questi episodi sono stati opera delle forze speciali della polizia
afgana, ma che anche i soldati governativi e quelli stranieri hanno fatto la
loro parte.
"Se questo è quello che fanno il governo e gli stranieri per noi, ci
conviene davvero sostenere i talebani", conclude un altro residente di
Sangin.

SanginMusa Qala: la gente è contenta dei talebani. Una conclusione a cui
sono giunti ormai da tempo gli abitanti di Musa Qala, poco più a nord sulle
montagne. Dopo mesi e mesi di combattimenti e bombardamenti aerei - costati
la vita a centinaia di civili - lo scorso inverno le forze britanniche della
Nato si sono ritirate da questa zona e i talebani ne hanno preso il pieno
possesso. "Ora qui tutto va per il meglio", spiega Zahir Jan, residente di
Musa Qala. "Siamo potuti tornare a lavorare tutti insieme a ricostruire le
nostre case che erano state rase al suolo dalle bombe della Nato. Ora è
tornata la pace e noi stiamo tornando a vivere".
"Il governo e la Nato dicono che l'Operazione Achille sta avendo successo: t
utte bugie!", si sfoga Qudrat, un abitante di Lashkargah. "Pochi giorni fa
ho visto i soldati della Nato che sparavano a una macchina alla periferia
della città, con attorno decine di bambini che giocavano tra le case, senza
preoccuparsi di poterli ferire o uccidere. A me non piacciono i talebani, ma
le truppe straniere mi piacciono ancora di meno".

Quante vittime civili? Una domanda che non avrà più risposta. Quanti di quei
400 "talebani" uccisi nell'Operazione Achille sono in realtà bambini, donne,
anziani, civili inermi? Fino a pochi giorni fa bastava entrare nell'ospedale
di Emergency a Lashkargah per vedere con i propri occhi la risposta a questa
domanda: tanti, troppi. Ora che quell'ospedale è chiuso, i civili afgani
continueranno a morire per le bombe e le pallottole della Nato. Ma saranno
tutti "talebani".
Enrico Piovesana

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