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antichi slavi e rapporto con gli alberi

di "Artamano"
il Mon, 30 Apr 2007 22:49:08 GMT
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http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=10662

Ci sono streghe e stregoni nel medioevo russo?
di Aldo C. Marturano - 30/04/2007

Fonte: http://www.centrostudilaruna.it/





 Abbiamo già dato una rapida occhiata alle tante piante che oggi, magari,
non sapremmo neppur riconoscere e che tornavano invece utili nell'Antica 
Rus'.
Ci ripromettiamo ora di continuare il nostro viaggio per vedere come, oltre
al cibo, la foresta fornisce tutta una serie di altre sostanze che in modi
diversi potevano liberare dai disagi. Tuttavia, come abbiamo sempre
ribadito, non è possibile strappare un'erba, un fiore, una bacca senza il
consenso del suo spirito protettore e la raccolta non è mai una semplice
operazione di routine, ma un rito sacro! Un rito che non può essere eseguito
semplicemente da chiunque in qualsiasi momento libero. come faremmo noi oggi
con l'attuale ignoranza e poco rispetto del mondo intorno a noi! Nella
mitologia slava infatti l'erba, le piante erano niente altro che i capelli
della Madre Umida Terra! Solo se ci mettiamo in quest'ottica, possiamo fare
il viaggio partendo dal più straordinario e dal più sacro degli esseri
viventi, la Quercia!

Se mai vi capiterà di trovarvi davanti a quest'albero vivo con un'età di
qualche secolo, rimarrete certo folgorati dalla meraviglia poiché lo
spettacolo è indescrivibile quanto a grandiosità. Si è di fronte ad un
essere vivente di altezza impensabile (fino a 50 m e oltre!) che domina su
tutta una vasta zona da solo poiché intorno raramente crescono altre piante.
Solo alcune specie di funghi vegetano alla sua base! Ciò è dovuto alla
secrezione di sostanze che la quercia immette nel terreno dalle proprie
profonde radici, inaccettabili al metabolismo di moltissime specie vegetali
del sottobosco o di altri alberi. Volgiamo ora lo sguardo verso l'alto.
Ecco! La chioma che incombe enorme e con le sue grandi foglie lobate copre
tutto il cielo sopra di noi! Se non sapessimo che quest'albero, quantunque
grandioso ed alto, ha comunque una cima, penseremmo che esso davvero
raggiunga le nuvole. Mettetevi nei panni di uno smierd che si muove sempre
in pianura e non ha mai occasione di dare un'occhiata al paesaggio da 
un'altezza
da cui poter ammirare il suo inferno verde dal di sopra! Potrebbe immaginare
tranquillamente che la quercia raggiunge la dimora degli dèi! La quercia per
lui tocca il cielo! E' l'albero primordiale!

 Se poi avrete l'occasione di recarvi sul Dnepr, nei dintorni di Zaporozhe
(l'ultima grande cataratta prima di arrivare al Mar Nero) a sud di Kiev c'è
un isola chiamata Hortiza, famosa anche perché era una base dei famosi
Cosacchi del Don. Visitatela perché qui esiste una quercia davvero enorme.
La chioma ha un diametro di poco meno di 60 m e il tronco di base ha una
circonferenza di oltre 6 m. A quanto pare ha oltre 600 anni e si dice che
alla sua ombra si riposasse l'eroe cosacco nazionale ucraino Bogdan
Hmelnizki. E non è la sola in Europa con tale veneranda età! Roland Bechmann
ne nomina qualcuna per le foreste di Francia ed ultimamente è stato
pubblicato un atlante delle querce annose tedesche!

Insomma stiamo parlando della regina (o del re, in russo quercia è maschile:
dub!) degli alberi della selva. Giustamente la denominazione latina contiene
la parola che significa forza (ossia Quercus robur sp.) proprio perché,
finché l'uomo non ebbe gli arnesi adatti, una quercia era difficilissima, se
non impossibile, da abbattere. Per di più il fatto che la vita di un uomo
non riuscisse a vederla morire insinuò l'idea che l'albero fosse eterno e
che il fulmine l'evitasse, sebbene vi fosse più esposta di altri alberi a
causa del suo isolamento. E che dire dei frutti, delle ghiande? Suscitavano
l'idea del maschio, del dominatore, della potenza dell'uomo rispetto alla
donna, debole e coatta. In latino il nome per glande umano è uguale a
ghianda e così in russo e in tedesco per la grande somiglianza fra il frutto
e la parte superiore del fallo! Quest'albero, una volta diffusissimo nelle
foreste europee, con la sua dissacrazione imposta dal Cristianesimo (contro
il Paganesimo Druidico!) e con l'uso delle asce di ferro a poco a poco si
ridusse di numero e moltissimi individui furono abbattuti e ridotti a
materiale da costruzione e da arredamento sacro (i cori dei conventi!). La
toponomastica europea malgrado ciò ne conservò il ricordo ed è piena di nomi
che ancor oggi ricordano la sua presenza come Rovereto, Eichstatt, Oakwood,
Chêne-Pignier. Forse più di altri è così nell'area slava dove la città
croata di Dubrovnik (ossia Luogo dove si vendono querce, da dove Venezia
trafficava questo prezioso legno, ma chiamata da loro Ragusa) ne è l'esempio
più clamoroso! Nella Pianura Russa poi i nomi che ricordano la quercia sono
parecchie centinaia e molti di essi sicuramente si rifanno alla presenza dei
piccoli querceti sacri (dubràvy/???????) dove il volhv celebrava i riti
pagani fino a qualche secolo fa in onore di Perun e della sua paredra.
Addirittura, come ci informa A. A. Korinfskii, presso i popoli "russificati"
dei Ciuvasci (turcofoni) e Mordvini (finnici) il rispetto e i riti intorno
alle querce si erano tramandati senza interruzione e le processioni
propiziatorie nei querceti del Volga erano celebrate ancora nel XIX sec.!

 Alla quercia intanto era legato un mito slavo della creazione 
dell'universo.
In esso si racconta che due querce primordiali esistettero nell'oceano
primitivo. Da questi due alberi erano volate giù fino al fondo del mare due
colombe per portare al Creatore un po' di sabbia e di sassi dai quali poter
creare terra e cielo.

Abbiamo già nominato questo dio slavo-baltico, Perun, in relazione con la
quercia. Aggiungiamo che lo ritroviamo nel polacco Piorun, nello slovacco
Perom e addirittura in Pargianja della mitologia vedica e in Fjorgyn norreno
e, se ci è permesso azzardare un'ipotesi, potrebbe essere persino
identificato con Quirinus (dal latino *quir-c- per quercia), il dio
cittadino di Roma. I Celti davano alla foresta della Gallia lungo il Reno il
nome di Hercynia Silva (come ci informa Cesare) in cui si nasconde la
variante della stessa radice *hercu- di quercia per la grande diffusione
(allora!) di questo albero sacro! E un altro mito slavo dice che c'era in
qualche parte del mondo una quercia che cresceva continuamente ed era ormai
diventata tanto alta da raggiungere il cielo di Perun e proprio qui c'erano
i tre elementi fondamentali: il fuoco la terra e l'acqua. Una cosa però non
è certissima: Che Perun fosse in cima all'olimpo slavo! Perun viene già
nominato al tempo di Igor e di Oleg nelle Cronache Russe che poi aggiungono
nell'anno 980: ". (Vladimiro) si mise a governare da solo a Kiev e pose i
kumiry/?????? (i simulacri divini) sulla collina vicina allo spiazzo davanti
al suo terem: Perun di legno (di quercia, naturalmente!) con una testa
(ricoperta) d'argento e con i baffi d'oro." con evidente atto di devozione
in quanto quel dio lo aveva protetto fino a quel momento e quindi, da
vincitore, Vladimiro ora lo elevava al rango di dio maggiore di ogni altro
preesistente e lo imponeva ai suoi soggetti! Dai documenti ci risulta
infatti che prima di questo evento ogni clan o tribù della Pianura Russa
aveva i suoi dèi particolari fra i quali Perun non era assente, ma non era
il dio supremo! Anche perché, se lo ricordate, fra gli Slavi (occidentali)
il dio supremo è un altro ed ha nome Svantevit/Svjatovit, a cui era dedicato
il famoso sacrario di Arkona detto anche il tempio per tutti gli Slavi!
Dunque la quercia e il suo legno sono sacri e non possono essere destinati
ad altri usi se non quelli sacri onorando il dio che "abita" nella pianta.
Attenzione! Ciò non significa che non possano essere abbattute delle querce
per elevare costruzioni consacrate, come le fortificazioni di difesa di una
città. Per far questo però il taglialegna incaricato deve sempre fare gli
scongiuri dovuti prima di intaccare il legno con la sua accetta. "Ciur
menja!/??? ????!" E' l'invocazione da lanciare affinché il padrone della
selva, il Lescii, sappia che è il ciur che ha autorizzato il taglio!

 E non solo! Sotto lo spazio libero da vegetazione intorno a questo albero
si riunivano i consigli di guerra, prima di mettersi in cammino, se si
voleva tornare vincitori. In questi particolari casi quando tutto era stato
deciso il volhv, presente quale garante della sacralità del rito, strappava
dall'albero le foglie più grandi e li metteva sul petto di ciascun guerriero
dopo averle cucite alla loro maglia. La foglia doveva rammentare la forza,
la patria e lo scopo dello scontro che si stava affrontando. Di solito la
cerimonia era abbastanza complicata. Si facevano dei piccoli serti di foglie
di quercia che venivano posti in un piatto d'argento (lasciato poi come dono
sacrale dal capospedizione al tempio) e ciascun guerriero prima di lasciare
il luogo sacro prendeva un serto con entrambe le mani e inginocchiato lo
baciava chinando la testa fino a terra e finalmente lo poneva sulla gamba
piegata giurando fedeltà, prima di farselo cucire sulla maglia o di riporlo
nella sua bisaccia da guerra (così ce lo narra G. J. Riljuk).

Al dio della quercia appartiene sicuramente il Porco. Esso si ciba delle
ghiande e sotto la quercia è il suo posto preferito nella tarda estate,
prima che la sua padrona lo richiami dalla foresta. Proprio qui la scrofa
addirittura si accoppia con il cinghiale e qui anche figlia. In tutto questo
si può riconoscere la sacralità del legame con Perun ed è anche chiaro
perché, ancora oggi in Bielorussia, all'ospite gradito e onorato venga
offerto come piatto speciale il lardo di porco tagliato a dadini e fritto! 
E'
un'offerta sacrale! E che dire dell'Orso? Anche lui è grande amante delle
ghiande. E non soltanto gli animali raccoglievano le ghiande per cibarsene.
Nel lontano passato esse venivano tostate e dalla farina che se ne otteneva
lo smierd si faceva un infuso che oggi possiamo raffrontare nel gusto al
caffè, sebbene un po' meno amaro di questo. Probabilmente anche questo
consumo era sacro presso gli Slavi. in quanto rafforzava la potenza del
fallo!

 Le foglie di quercia poi, abbastanza grandi (fino a 20-25 cm), quando 
l'albero
in autunno se ne spoglia parzialmente nel mese di Listopad, vengono raccolte
con cura e servono ad avvolgere il karavài e dargli quella bella crosta
bruna lucida di cui abbiamo detto, in seguito all'imbrunimento dei tannini
esposti alla temperatura di cottura nella pec'ka. La corteccia dell'albero
poi coll'avanzare dell'età si fessura e si spacca e le sue schegge, raccolte
e pestate, erano usate per conciar le pelli sempre sfruttando l'azione dei
detti tannini.

La quercia però non è il solo monumento vivente perché ce ne sono molti
altri e altrettanto (sebbene un po' meno) notevoli nella selva. Di solito
ogni regione ha i suoi alberi caratteristici ai quali la gente del luogo è
affezionata e, come dice V. J. Propp, nella Pianura Russa dopo il
Cristianesimo specialmente, la Betulla è l'albero al quale i russi sono
legati di più e che i loro antenati considerarono addirittura indispensabile
per la propria vita e per la riproduzione. Della nordica Betulla
(berjòza/?????? in russo, Betula sp.) generazioni di Slavi hanno goduto (e
godono), delle sue proprietà e dei suoi prodotti utilissimi. Era così
caratteristica che ha dato il nome a vari fiumi e laghetti, a cittadine e a
villaggi del nord. In particolare è probabile che il Dnepr abbia preso il
nome "classico" del suo corso superiore, registrato nelle Storie di Erodoto
come Boristhenes, proprio dalle betulle e cioè dal suo affluente Berezinà
(inteso come Fiume di betulle o qualcosa del genere) e lungo questo fiume
secoli dopo fu battuto Napoleone nella sua sfortunata Campagna di Russia!

 L'aspetto più clamoroso di questo albero è il colore della sua corteccia,
bianco argentato! Non tutte le cortecce della specie Betula però sono di
questo colore e ce n'è anche con la corteccia nera, ma che non appartengono
alla foresta russa europea. Nella Pianura Russa se ne conoscono circa una
cinquantina di specie e sottospecie e la più comune è quella che ha ricevuto
il nome di Betula alba sp. L'albero è molto longevo e vi sono individui con
oltre cento anni di età! Lo si trova nelle poesie e nei canti russi quando
si descrive l'eleganza delle sue forme, il lungo e sottile tronco, la bianca
e lucente corteccia che scintilla alla luce della luna. Soprattutto però lo
smierd aveva un rapporto speciale con quell'albero. Gli comunicava ogni
giorno, attraverso l'aspetto della sua chioma e delle sue foglie, come stava
andando il tempo! Era come un calendario delle stagioni poiché la Betulla ha
degli abiti che muta non appena sente cambiare temperatura, pressione 
dell'aria
e umidità. Comincia a dominare il colore dorato? Ormai l'inverno è vicino!
Appare il verde? E' arrivata la primavera! Per di più se il verde appare
prima del solito lo smierd se ne rallegra perché vuol dire che l'estate sarà
più calda.

Riportiamo un vecchissimo indovinello russo sulla betulla che dice: C'è un
albero che conosce quattro arti. La prima illuminare il mondo, la seconda
far tacere il grido (klikuscestvo v. più oltre su questa strana malattia
medievale), la terza guarire i malati e la quarta mantenere la pulizia del
corpo! E davvero la Betulla esaudisce tutte queste necessità.

 Col suo succo (la linfa chiamata berezòviza, che si può tirar via in gran
quantità dalle betulle destinate ad essere abbattute durante il podsek e
cioè del taglia-e-brucia), con gli infusi dalle sue foglie, con i suoi rami
(venivi/??????) usati per battere il corpo nudo nella banja per ravvivare la
circolazione sanguigna e mantenere la pelle giovane. Con la primavera sale
lungo il tronco il succo nuovo, il più prezioso dei suoi prodotti, che
sgorga lentamente al taglio leggero sulla corteccia e si può raccoglierlo
(senza uccidere l'albero!) per berlo fresco o allungato con acqua e persino
leggermente fermentato. Ha un sapore fra il dolce e il salato, ma è molto
diuretico e perciò aiuta alla pulizia interna del sangue provocando 
l'urinare
frequente. Sulle biforcazioni dei rametti giovani poi si formano delle
verruche (borodòvki/?o???????) gonfie di resina (djògot/?????) che è una
miscela di vari olii essenziali di color giallo e si usa come unguento
medicinale, ad esempio (ma ancor oggi!) per guarire gli erpeti facciali!
Usato sulla pelle delle donne, la ringiovanisce e tutti sanno che le
ragazze, quando si devono preparare per la festa, in segreto vanno nel bosco
dove ci sono betulle e si spalmano con questo balsamo (oppure col succo,
detto pasok/?????) per acquistare un bel colore rubizzo sulle guance. A
maggio quando appaiono i suoi fiori è il tempo invece di raccogliere le
foglie per gli infusi. I rami di betulla si usano da bruciare nella pec'ka
quando si cuoce qual cosa di speciale e i rametti più fini per far luce (la
cosiddetta lucìna usata dalle tessitrici per illuminare il lavoro serale 
d'inverno!)
per l'effetto del sopradetto djògot che brucia bene, lentamente e non fa
fumo. E che dire della corteccia? Ottima come supporto per scrivere, la
scorza di betulla (berjòsta) è rimasta importantissima nella storia russa
per essere stata usata come carta da lettere fra il XI e il XIII sec.
specialmente nella zona della coltissima Novgorod-la-grande.






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