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[Mahayana] La formazione del Bodhisattva - La meditazione seduta 1
di "fahuasanmei"
il Sat, 17 Mar 2007 12:05:34 +0100
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Riassumendo. Quando si realizza la verità del dolore insita nell'esistenza e quando si cerca una via di uscita da questo dolore e si ritiene che la via insegnata dal Buddha per la Liberazione da questo dolore debba essere percorsa, in quel momento avviamo la Bodhicitta e prendiamo il Triplice rifugio. Se riteniamo che la Liberazione vada perseguita non solo per noi ma per la salvezza (dal dolore) di tutti gli esseri senzienti, in quel momento entriamo nella corrente Mahayana e pronunciamo i Quattro voti del Bodhisattva. Avviamo quindi il percorso (per mezzo della triplice formazione e seguendo i perfezionamenti ovvero le paramita) del Bodhisattva. All'interno di questo percorso vi è la pratica meditativa (che di per sé non è solo seduta ma va praticata in ogni situazione della vita) che viene convenzionalmente suddivisa in due aspetti: Calma (s. samatha; c. chih o zhi; g. shi) e Discernimento (s. vipasyana; c. kuan o guan; g. kan). Per quanto concerne la pratica meditativa 'seduta' (g. zazen; c. zuochan) di seguito riporto il 'Fukanzazenji' di Dogen Zenji (XIII sec.; fondatore della scuola Zen Soto in Giappone): "...nel fare zazen è opportuno disporre di una stanza tranquilla. Dovreste moderarvi nel mangiare e nel bere, abbandonando tutte le relazioni ingannevoli. Mettendo da parte ogni cosa, non pensare né al bene né al male, nel al giusto né allo sbagliato. Così, avendo abbandonato anche l'idea di divenire un Buddha. Il che è vero non solo per lo zazen, ma per tutte le azioni quotidiane. Abitualmente una spessa stuoia quadrata [zaniku] è posta sul pavimento e un cuscino rotondo [zafu] viene messo su di essa. Si può sedere o nella posizione del loto completo o in quella di mezzo loto. Nella prima il piede destro va posto sulla coscia sinistra e poi il piede sinistro sulla coscia destra. I vestiti dovrebbero essere indossati in modo sciolto, ma con cura. Successivamente ponete la mano destra sul piede sinistro e la palma sinistra sulla palma destra con le punte dei pollici che si toccano appena. Sedete dritti, senza inclinarvi né a sinistra né a destra, né avanti né dietro. Le orecchie sullo stesso piano delle spalle, il naso in linea con l'ombelico. La lingua dovrebbe essere posata contro il palato, labbra e denti ben chiusi. Con gli occhi sempre aperti respirate in modo calmo con le narici. Finalmente, regolati in tal modo corpo e mente, fate un respiro profondo, fate oscillare il corpo a sinistra e a destra, poi sedete saldi come una roccia. Pensate al non-pensare. Come fare ciò? Pensando aldilà del pensare e del non pensare. ...". Il 'pensare aldilà del pensare e del non pensare' è tipico della scuola Zen Soto e indica la pratica dello Shikantaza (it. "nient'altro che -'shikan'- sedere -'za' - in modo corretto - 'ta'). In questa pratica (a differenza dello Zen Rinzai) non vi sono strumenti ausiliari come il conteggio dei respiri (sosu-kan) quindi del samatha né il koan (c. kung-an; it. lett. 'avviso pubblico) quindi del vipasyana. Ma la pura e semplice espressione della natura di Buddha nella pratica dello zazen senza alcuno scopo. Per quanto concerne gli insegnamenti Tiantai sulla pratica meditativa: ISTRUZIONI PRELIMINARI sulla PRATICA MEDITATIVA di CALMA e DISCERNIMENTO (Shikan = Samatha-vipasyana = Calmness and Discernment) I) indossato un abito comodo, entriamo rispettosamente nella Sala di meditazione; II) sediamo in silenzio aspettando l'inizio formale della seduta di meditazione; la pratica in gruppo rinforza la nostra motivazione e concentra la nostra energia: anche meditando da soli, ci sarà di grande aiuto il "sintonizzarci" con gli innumerevoli praticanti che, in varie parti del mondo, stanno meditando in quello stesso momento: anche noi contribuiremo così a sostenere questa grande comunità virtuale; III) pratichiamo la meditazione da seduti (zazen = sitting meditation) in più periodi della durata di 15-25 min ciascuno, intervallati da 5 min di meditazione camminando (g. kinhin) o da esercizi di flessione-estensione; IV) assumiamo una postura stabile e cerchiamo di conservarla durante tutta la seduta, ricordando che una postura corretta assicura una buona respirazione e la stabilità della mente: la postura tradizionale è quella seduta sul cuscino (g. zafu) con le gambe in posizione di loto completo (piede dx sulla coscia sn e piede sn sulla coscia dx) o di 1/2 loto (piede sn sulla coscia dx) o di 1/4 di loto (piede sn sul polpaccio dx) o semplicemente incrociate (nella posizione "birmana", per la quale alcuni prescrivono che il piede all'interno sia il sn per i maschi e il dx per le femmine); sedendo su una sedia comune sarà utile porre un cuscino sotto le natiche; i piedi saranno ben appoggiati a terra e la schiena non a contatto con lo schienale; posizioni simili sono quelle che si hanno con la sedia "balans", un banchetto o altro; porre le mani sulle cosce, palme in alto sn sulla dx, pollici che si toccano, formando un cerchio o un ovale (mudra del Cosmo); tenere la schiena dritta, né rilasciata né troppo tesa, spalle (muscolo trapezio) rilasciate, nuca in asse con la schiena, mento abbassato; bocca chiusa, punta della lingua a contatto con gli incisivi superiori; occhi chiusi o semiaperti, con lo sguardo concentrato in avanti su un punto del pavimento a circa un metro di distanza; V) durante la meditazione concentriamo tutta la nostra attenzione sul respiro, non per modificarlo, ma per osservarlo così com'è; inizialmente può essere utile, per aumentare la concentrazione, contare "uno" per l'inspirazione e "due" per l'espirazione, fino a "dieci", per poi ricominciare da "uno"; VI) usciamo con calma e rispettosamente dalla Sala di meditazione, cercando di conservare l'atteggiamento meditativo in tutte le "condizioni" (camminando, giacendo, lavorando, etc.) e "aspetti" dell'esperienza (vedendo, ascoltando, etc.), poiché è possibile meditare in ogni e su ogni circostanza: realizziamo in tal modo una "pratica incessante"; VII) non trascuriamo la pratica delle precondizioni; VIII) non trascuriamo la pratica della revisione; IX) praticando con una postura corretta, con una respirazione calma e profonda e con una mente uni-versa, sentiremo sempre più intensamente l'unificazione della mente, l'unificazione della mente col corpo, l'unificazione con la totalità del reale; la pratica meditativa ci aiuta a costruire la "mente della Via di mezzo" e a superare illusioni e dualismi; la presenza del samgha nella meditazione di gruppo ci aiuta a produrre una mente che trascende l'individuo; la mente transpersonale diviene la sede della consapevolezza universale e realizza la nostra identità col Buddha (o Grande forza della vita cosmica, per cui viviamo e in cui viviamo); X) gli insegnamenti del buddhismo, in particolare quelli della tradizione mahayana, ci ricordano che gli altri sono parte di noi e noi parte degli altri; pertanto iniziamo ogni attività formale di pratica ricordando i "voti" del bodhisattva (motivazione) e terminiamo dedicando i frutti acquisiti (i cosiddetti "meriti" = effetti della presenza del Buddha in noi) alla illuminazione e al ben-essere di tutti gli esseri senzienti (finalità); XI) benché parliamo di inizio e fine in termini di pratica meditativa, non c'è nessun dualismo e nessuna differenza tra essi: questa è la "pratica perfetta e immediata di calma e discernimento" (En-Don Shi-Kan); XII) queste tecniche meditative sono quelle insegnate dal Buddha e dalla tradizione vivente del buddhismo: conserviamo un atteggiamento riconoscente verso chi ha aperto all'umanità il sentiero della liberazione e della pace interiore; congiungere le mani, inchinarsi o prostrarsi sono mezzi consacrati dalla tradizione per esprimere riconoscenza, superamento di ogni dualismo, abbandono di attaccamenti e avversioni.
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