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Religiosità e patriottismo

di "donquixote"
il Thu, 22 Mar 2007 00:05:32 +0100
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Avvenire
Simbolo nei secoli dell'identità nazionale e religiosa di tutto il Paese, la
suggestiva montagnola è scampata agli assalti dei bulldozer sovietici. Oggi,
conquistata l'indipendenza, esprime ancora la profonda fede cattolica dei
lituani, ma attira anche pellegrini da tutta l'Europa
Collina delle croci, il cuore della Lituania
Innumerevoli le croci, impossibile contarle tutte. Oggi si stima che siano
almeno cinquantamila; ogni giorno se ne aggiungono di nuove, ogni giorno
altre, le più antiche, finiscono di dissolversi nella terra della collina
che le sostiene. Ce ne sono di ricche,elaborate, magari un po' pretenziose;
ce ne sono di povere, poverissime, messe insieme con due pezzi di ferro
scippati a chissà quale cantiere ma saldati con cura
Da Siauliai Edoardo Castagna
Quattro volte i sovietici l'hanno spianata con i bulldozer. Quattro volte è
risorta, sempre più ricca. La Collina delle croci è l'araba fenice della
coscienza nazionale e religiosa dei lituani, e non c'è stato comunismo
capace di ucciderla. Golgota lituano, è stata definita, «il cuore della
Lituania aperto all'Altissimo», nelle parole del cardinale Vincentas
Sladkevicius.
La collinetta, di per sé, è piccola cosa. Alta appena una decina di metri -
che tuttavia nella piatta Lituania, dove la "vetta" maggiore non arriva a
trecento metri, non sono irrilevanti -, emerge da un'ampia e verdissima
radura ritagliata in quella immensa foresta che ricopre quasi tutto il
Paese. Si discosta di poco dal fondamentale asse viario che collega
l'enclave russa di Kaliningrad, l'antica Königsberg di Kant, con la
metropoli del Baltico, la lettone Riga, eppure è isola silenziosa, raccolta.
Soprattutto nelle frequenti giornate di nebbia e di pioggia, quando il
plumbeo cielo del nord si abbassa fin quasi a toccare terra. Si respira
l'odore della foresta, dell'erba che si distende intorno alla Collina, del
legno delle innumerevoli croci. Impossibile contarle, oggi si stima che
siano almeno cinquantamila; ogni giorno se ne aggiungono di nuove, ogni
giorno altre, le più antiche, finiscono di dissolversi nella terra della
collina che le sostiene. Ce ne sono di ricche, elaborate, magari un po'
pretenziose; ce ne sono di povere, poverissime, messe insieme con due pezzi
di ferro scippati a chissà quale cantiere ma saldati con cura. Il grosso
sono semplici assicelle di legno non più grandi di un palmo; accatastate
l'una sull'altra, appena poggiate o fissate con forza a quelle già innalzate
che paiono più forti e salde.
Naturalmente, le origini della Collina delle croci si colorano di leggenda.
Si narra di un castello distrutto da Cavalieri Portaspada nel Trecento, sui
cui ruderi sarebbe sorto il simbolo della fede e della nazione lituana. Più
probabilmente, l'uso di allineare croci sulla collinetta nacque dopo il
1831, quando fallirono i moti di ribellione all'Impero zarista che si era
annesso la Lituania nel 1795. La prima menzione risale al 1850; a fine
Ottocento le croci erano poco più di un centinaio, per lo più di grandi
dimensioni, ed esisteva anche una piccola cappella di mattoni. Continuò a
crescere, sempre indissolubilmente legando religiosità e patriottismo; ai
suoi piedi le messe diventavano sempre, contemporaneamente, manifestazioni
nazionaliste. Questo non poteva piacere ai comunisti di Mosca, succeduti
allo zar come padroni della Lituania dopo la prima, effimera parentesi di
indipendenza (1918-1940).
Nel 1961 quel simbolo venne spianato, troppo ostile tanto
all'«internazionalismo» sovietico quanto all'ateismo di Stato. «Ateismo dei
bulldozer», venne chiamato. Ma appena cancellata, la Collina iniziò a
risorgere. Fu portata nuova terra, si scavò per riportare alla luce le croci
abbattute. I comunisti non mollarono, e tornarono a spianare tutto altre tre
volte; il sito venne piantonato dall'armata rossa, sorvegliato dal Kgb. Si
pensò addirittura ad allagare l'area, per trasformare la Collina in un'isola
inaccessibile. Ma la caparbietà dei lituani finì per vincere. Ancora oggi si
possono individuare le croci scampate ai bulldozer, in ferro; erano state
cementate al suolo, e strappate via a forza. Recuperate, ora svettano un po'
sbilenche, raddrizzate a martellate, in equilibrio solo apparentemente
precario su blocchi irregolari di cemento ormai messi a nudo.
La seconda, definitiva indipendenza, guadagnata nel 1991, avrebbe potuto
essere un nuovo e inaspettato pericolo, per la Collina. Il legame
inscindibile con il patriottismo represso veniva meno, compiere il
pellegrinaggio e portare la propria crocetta non era più gesto di
opposizione all'occupante comunista. Una fonte della linfa vitale della
Collina rischiava di inaridirsi: eppure l'altra, quella più autenticamente
cattolica, non si spense. Anzi: da quel momento la Collina ha acquistato un
valore più puramente spirituale, capace di contagiare, con la sua atmosfera
raccolta e inaspettata, anche i visitatori di passaggio, curiosi ma magari
distratti. La visita di Giovanni Paolo II, il 7 settembre 1993, suggellò
questa nuova e più alta dimensione, non più confinata alla sola Lituania ma
ormai fenomeno religioso di dimensioni europee - e non soltanto cattoliche.
La grande croce donata dal papa polacco - di una nazione, cioè, per secoli
legata a doppio filo a quella lituana - si staglia un po' isolata davanti al
doppio ovale della Collina.
Ormai il monticello, con i suoi venti metri di lunghezza, non basta più a
contenere tutte le croci, che stanno iniziando a colonizzare i fianchi dei
vialetti d'accesso, le falde ancora erbose, il piazzale d'ingresso. Non sono
più soltanto i lituani ad alimentarla; aperte le frontiere, entrato il Paese
nell'Unione europea, da tutta Europa convergono turisti, animati da fede o
solo da curiosità, a lasciare la loro traccia. Ad accogliere i visitatori,
spudoratamente in prima fila, è la solida e levigata croce piazzata dal
«Club camperisti veronesi - agosto 2006», come annuncia un'orgogliosa
incisione tra svolazzi di tralci e di pampini.

http://p.vtourist.com/1233396-Hill_of_Croses-Siauliai.jpg

http://tinyurl.com/3ah7al

http://tinyurl.com/2wqedd




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