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In Francia gli intellettuali riscoprono «la forza del cattolicesimo».

di "donquixote"
il Thu, 22 Mar 2007 00:00:55 +0100
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Avvenire
Francia, boom di scrittori che si convertono
In Francia gli intellettuali riscoprono «la forza del cattolicesimo». Lo
scrittore François Taillandier, l'attore e regista Valère Novarina, il
saggista Jean-Claude Guillebaud, i filosofi Bernard Sichère e Jean-Louis
Chrétien hanno confessato un recente ritorno alla fede. «La loro nuova sfida
si iscrive nella grande tradizione dei Léon Bloy, Jacques Maritain e Maurice
Clavel», ha scritto «Le Figaro». Dantec, per esempio, autore di una popolare
«Serie noire», racconta il battesimo ricevuto nel 2004 in «America Black
Box», terzo tomo di un diario rifiutato da Gallimard e Flammarion e che ora
appare da Albin Michel. Per Dantec «non c'è alcun futuro per l'umanità al di
fuori di Cristo»; ma - commenta «Le Figaro» - «dopo che ha scoperto i Padri
della Chiesa, lo scrittore è diventato infrequentabile».

IL FENOMENO
Oltralpe sono sempre di più gli scrittori e gli intellettuali che
«ritornano» alla fede, con autentiche conversioni dopo lunghi esili nei
deserti del nichilismo. E oggi si dichiarano cattolici senza alcun complesso

Francia, i nuovi Bernanos
Guillebaud «convinto» dai monasteri. Il futurista Dantec: «Non c'è futuro
senza Cristo»
Da Parigi Daniele Zappalà
C'è un vento nuovo d'impegno cattolico nelle lettere d'Oltralpe?
A chiederselo da mesi sono tanti critici, di fronte alla recente
inflorescenza di romanzi, copioni e saggi in cui la fede cristiana torna ad
essere protagonista. La Francia letteraria cerca ancora degni eredi della
tradizione nutrita da giganti quali Paul Claudel, Charles Péguy, Georges
Bernanos o François Mauriac ed è anche per questo che suscita attesa ogni
nuovo gorgoglio in questo alveo antico.
Se figure come Michel Tournier e Didier Decoin hanno dimostrato da tempo il
loro talento di grandi scrittori illuminati dalla fede, desta interesse una
nuova generazione di autori credenti. È qui che spiccano anche figure già
affermate della scena letteraria o filosofica le cui opere mature cercano
inedite consonanze col messaggio evangelico, talora dopo autentiche
conversioni.
«Ciò che mi interessa guardando il visibile, è al contempo ciò che si mostra
e ciò che si lascia scoprire, la parte d'invisibile che affiora, traspare,
fosse pure fugacemente», sostiene Sylvie Germain, l'acclamata autrice del
recente Magnus. Delle originarie ricerche sulla mistica cristiana condotte
dalla scrittrice, così come della sua continua frequentazione della Bibbia,
resta molto in un'opera sorprendente e immaginifica che continua a sedurre
non solo in Francia.
Qualche giorno fa, sulle pagine del Figaro, un'altra talentuosa e già
pluripremiata figura della nuova letteratura francese, François Taillandier,
ha cercato di abbozzare ed enumerare le ragioni della sua «riconversione»
graduale e silenziosa al cattolicesimo dopo anni di profondo scetticismo:
«Forse per lo splendore di Bourges, che dava a Stendhal voglia di essere
cristiano. Forse per la modesta dolcezza della chiesa romanica d'Ennezat
(Puy-de-Dôme). Forse perché un giorno, ascoltando pronunciare attorno a me
la parola "catho" con questo leggero disprezzo che considera di non aver più
bisogno di fornire le proprie ragioni, ciò mi ha stancato e ho detto nel
modo più affabile possibile: "Io sono cattolico"». Nel 2005, ispirandosi
alla Commedia umana di Balzac, Taillandier ha inaugurato un ambizioso
progetto letterario in cinque volumi di cui è appena apparso il secondo,
intitolato Telling.
Dopo un'iniziale notorietà acquistata come reporter, anche il successivo
percorso creativo di Jean-Claude Guillebaud si è di recente imbevuto di
accenti e contenuti legati alla fede. Colpito dall'opera di filosofi come
René Girard e dall'atmosfera di raccoglimento del mondo monastico,
Guillebaud ha pubblicato fra l'altro due saggi sulla centralità del credere
intitolati La force de conviction: à quoi pouvons-nous croire? («La forza di
convinzione: a cosa possiamo credere?») e Comment je suis redevenu chrétien
(«Come sono ridivenuto cristiano»).
Suscita un acuto interesse anche l'opera di Fabrice Hadjadj, scrittore e
intellettuale di cultura ebraica e nome arabo convertitosi al cattolicesimo
dopo «una fase di nichilismo». Il suo recente e paradossale saggio Réussir
sa mort («Far bene la propria morte») analizza con passione e ironia la
relativa indifferenza verso la morte delle società occidentali, lanciando al
contempo un appello alla gioia fondato sulle ragioni della fede.
Nelle conversazioni letterarie francesi torna spesso anche il nome di
Maurice Dantec, controverso scrittore dell'estremo che sostiene di
iscriversi nel solco "futurista". Di recente, quest'intellettuale eccentrico
ma seguito da tempo dalla critica ha gridato in pubblico che «non vi è alcun
avvenire per l'umanità al di fuori del Cristo».
Accanto ai narratori, anche i drammaturghi d'Oltralpe tornano ad attingere
alla fonte cristiana sulla scia dell'acclamato autore belga di espressione
francese Eric-Emmanuel Schmitt.
Un brillante esempio è quello di Valère Novarina, autore sperimentale la cui
opera si è progressivamente «aperta sulla religione della parola».
Qualcosa di simile è accaduto anche a filosofi come Bernard Sichère e
Jean-Louis Chrétien, giunti al cattolicesimo dopo lunghi esodi interiori fra
le dune dello scetticismo. La scoperta del varco di luce della trascendenza,
in questi casi, ha dato l'abbrivio a limpide riflessioni candidate a non
restare lettera morta.



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