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Il New Yorker e Seymour Hersh raccontano l'ultima svolta

di (.sergio.)
il Thu, 19 Apr 2007 17:15:10 +0200
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Il New Yorker e Seymour Hersh raccontano l'ultima svolta 

Soldi Usa e sauditi ad al Qaeda 
Cheney copia l'Iran-Contra 


Sabina Morandi 


I recenti attentati in Algeria e in Marocco, insieme all'attacco al 
Parlamento iracheno, hanno colto tutti di sorpresa. Come è possibile che, 
dopo sei anni di guerra al terrore, la rete di Al Qaeda sia riuscita a 
riorganizzarsi in modo così efficiente da arrivare perfino dove non era 
mai stata presente? Si può trovare una risposta in un dettagliato articolo 
scritto per il New Yorker da Seymour Hersh, mostro sacro del giornalismo 
americano (quello, per intenderci, che denunciò il massacro di My Lai). 
All'inizio del marzo scorso Hersh denunciava i pericoli della nuova 
strategia segreta dell'amministrazione Bush che punta a fomentare il 
conflitto fra i sunniti e gli sciiti, minoranza nel mondo musulmano ma 
predominanti in Iran e in Iraq e presenti anche in Arabia Saudita, proprio 
nelle regioni più ricche di giacimenti petroliferi. 
La disastrosa guerra irachena, com'è noto, è riuscita a trasformare uno 
degli stati più laici del mondo arabo in un paese prono agli interessi 
della maggioranza religiosa - appunto gli sciiti - guidato da un premier 
sciita con forti collegamenti con l'Iran, quel Nuri al-Maliki messo a capo 
del governo proprio per cercare di guadagnarsi i favori di gruppi armati 
come le brigate di Moqtada al-Sadr, leader religioso passato in pochi mesi 
da "nuovo Bin Laden" a decisivo sostenitore del governo iracheno. Il 
cambio di strategia di cui parla Hersh è stato avviato 
dall'amministrazione proprio per coprire il proprio fallimento in Iraq ma, 
come avvertiva il giornalista all'inizio di marzo, rischia di rafforzare i 
fondamentalisti vicini ad Al Qaeda che, sia con le bombe che con le 
scomuniche, hanno da tempo dichiarato guerra agli "apostati" sciiti. "In 
Libano l'Amministrazione ha cooperato con il governo dell'Arabia Saudita, 
che è sunnita, in operazioni clandestine che avevano lo scopo di 
indebolire gli Hezbollah, l'organizzazione sciita sostenuta dall'Iran. Gli 
Usa hanno anche preso parte a operazioni clandestine che prendevano di 
mira l'Iran e il suo alleato, la Siria", scriveva Hersh citando fonti 
autorevoli del Pentagono e dei servizi di intelligence, preoccupati per 
l'ennesima disinvolta trovata degli apprendisti stregoni che siedono alla 
Casa Bianca. 


L 'idea della cricca Bush ricalca, più in grande, la triangolazione che ha 
portato alla nascita di Al Qaeda nell'Afghanistan occupato dai sovietici, 
ed è portata avanti dal Vice-presidente Cheney, dal consigliere per la 
sicurezza nazionale Elliott Abrams, dall'ex- ambasciatore statunitense in 
Iraq, Zalmay Khalizad e dal principe Bandar bin Sultan, consigliere per la 
sicurezza nazionale dell'Arabia Saudita. A Condoleeza Rice il compito di 
gestire la parte pubblica - ovvero l'offensiva mediatica contro l'Iran - 
mentre Cheney si occupa delle operazioni coperte gestite fuori budget, 
secondo il copione sperimentato ai tempi dello scandalo Iran-Contras. 
Hersh suddivide la genesi di questa nuova strategia in quattro momenti 
fondamentali. Prima di tutto Washington ha stretto i legami fra Israele e 
i sunniti "moderati" (fra i quali la Casa Bianca continua a tenere 
l'Arabia Saudita malgrado l'11 settembre e la teocrazia che la governa) in 
chiave anti-sciita e anti-iraniana. Poi i sauditi hanno cominciato a 
esercitare pressioni su Hamas per spingerla a tagliare ogni legame con 
l'Iran e per avviare seri colloqui con Fatah - da cui gli incontri di 
febbraio alla Mecca. In terzo luogo l'amministrazione Bush, direttamente o 
utilizzando i soldi sauditi, ha cominciato a finanziare ogni gruppo, per 
quanto estremista, che faccia della lotta interreligiosa la propria 
missione. Infine, mentre partiva l'offensiva mediatica contro le ambizioni 
nucleari dell'Iran e contro il presunto sostegno di Tehran alla resistenza 
irachena, le truppe di occupazione arrestavano gli iraniani presenti in 
Iraq. Per questo motivo la cattura dei marinai inglesi è stata considerata 
da numerosi commentatori internazionali come un abile tentativo iraniano 
di ottenere la liberazione dei propri diplomatici, in seguito puntualmente 
avvenuta. 
Inutile dire che gli stati mediorientali moderati sono terrorizzati. Il 
principe Bandar, forte della sua relazione con gli americani (in 
particolare con la famiglia Bush) cerca di rassicurare gli alleati: i 
sauditi "dicono che terranno d'occhio da vicino i fondamentalisti 
religiosi" ha dichiarato un consulente del governo Usa intervistato da 
Hersh "In sostanza il loro messaggio è: "Noi abbiamo creato questo 
movimento, noi possiamo controllarlo". Insomma non è che non vogliamo che 
i salafiti buttino le bombe; è contro chi le buttano che è importante: 
Hezbollah, Moqtada al-Sadr, l'Iran e i siriani, se continuano a lavorare 
con Hezbollah e Iran)". Così gruppi come i salafiti o la Fratellanza 
musulmana, nata in Egitto negli anni Venti e praticamente decimata con il 
pugno di ferro, possono risorgere dalle ceneri grazie a una trasfusione di 
dollari che raggiungono anche una miriade di gruppi piccoli ma agguerriti, 
con fortissimi legami ideologici con Al Qaeda. Alistar Crooke, ex agente 
dell'intelligence britannica consultato dal giornalista statunitense, 
sottolinea i rischi della nuova strategia: "Fatah al-Islam, un gruppo 
sunnita estremista presente in Libano, si è scisso in due tronconi, uno 
filo-siriano e l'altro filo al-Qaeda. Questi ultimi mi hanno assicurato 
che nell'arco di 24 ore gli sono state offerte armi e soldi da persone che 
si sono qualificate come rappresentanti degli interessi del governo 
libanese". Nel frattempo risulta che sono stati contattati anche alcuni 
membri autorevoli della Fratellanza musulmana siriana che, da più di 
vent'anni, cerca senza successo di fondare uno stato confessionale in 
Siria. 
Il richiamo allo scandalo Iran-Contra non è casuale. Anche allora vennero 
utilizzati fondi neri e servizi deviati per non dover riferire al 
Congresso - mentre le operazioni sotto copertura gestite dalla Cia vanno, 
per legge, approvate dal parlamento - sul progetto di finanziare azioni 
terroriste contro il legittimo governo sandinista del Nicaragua con soldi 
provenienti dalla vendita illegale di armi all'Iran. Stessa architettura 
finanziaria e stessi attori - il principe Bandar e Elliott Abrams, solo 
per citare i più noti - ma molti, molti più soldi. Secondo un consulente 
del Pentagono attualmente "ci sono moltissimi fondi neri sparpagliati 
ovunque e utilizzati per una gran varietà di missioni in tutto il mondo". 
Il caos del bilancio iracheno, fa notare Seymour Hersh, "dove miliardi di 
dollari sono spariti nel nulla, è il veicolo perfetto di tali transazioni, 
come mi hanno spiegato un ex funzionario dell'intelligence e un generale a 
quattro stelle in pensione". Un altro ex consulente, stavolta del National 
Security Council, è ancora più preciso: "Siamo tornati all'Iran-Contra, e 
stanno cercando in tutti i modi di tenere l'Agenzia all'oscuro". Non solo 
il Congresso non è stato informato della piena estensione delle operazioni 
condotte con i sauditi ma, secondo l'ex-consulente, la stessa Cia è 
tagliata fuori: "L'Agenzia non fa che chiedere cosa sta succedendo, ma 
nessuno risponde. Sono preoccupati, perché pensano che sia arrivata l'ora 
del dilettante". 


(da Liberazione del 17 aprile 2007) 




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