it » cultura » cattolica
Sono laicista, contro il Vaticano e i fascisti
di "donquixote"
il Fri, 20 Apr 2007 22:31:15 +0200
newsgroups it.cultura.cattolica
message-id <46291f76$0$36447$4fafbaef@reader5.news.tin.it>
Avvenire
"Laicità" cercata da tutti: come il Barbiere
Gianni Gennari
Tutti la cercano, tutti la vogliono, come "Il Barbiere.": la laicità.
Inizio serio: martedì ("Corsera", p. 47) Aldo Cazzullo ascolta il patriarca
card. Angelo Scola che spiega "Una nuova laicità. Temi per una società
pluralista", titolo della sua ultima opera. Una "laicità" che unifica. Ma
stesso "Corsera", stesso giorno: "Potremmo entrare, ma ci sia laicità": così
"I liberali di Zanone" ipotizzano la loro adesione al Partito Democratico
(d'ora in poi, PD). Laicità che condiziona.
Però "Unità" stesso giorno - p. 1: "Democratici, ma anche laici" - per Carlo
Flamigni laicità è "muro" che divide senza scampo, e porta di necessità a
"scissioni", altrimenti si è "avanguardisti" del Papa e addio libertà, addio
coscienza, addio progresso, addio scienza, addio tutto! Insomma: addio PD!
E su "Liberazione", p. 1 - "Sono laicista, contro il Vaticano e i
fascisti" - Alessandro Cecchi Paone applaude la "barricata anticlericale"
proposta da quelli che vogliono rifondare il comunismo. Per loro Vaticano e
fascismo sono la stessa cosa: qui laicità è quasi uno schiaffo.
E sul "Riformista" c'è Emanuele Macaluso che contesta "la presunta
ineluttabilità del PD": in esso diverrà impraticabile "il terreno della
laicità e dei diritti individuali".
Chi manca? Boselli, perbacco, che sul "Secolo XIX" (p. 1) offre ai
"transfughi dei Ds", unica alternativa al PD, la laicità del suo socialismo
che "non morirà mai". Ultimo "La Discussione" (p. 1): il gemello Villetti
strilla alla laicità tradita: il PD nasce "per fare un compromesso con il
Vaticano"! Che barba! Sì, serve proprio un "barbiere".
Il Giornale
L'integralismo legalista di certi politici cattolici
di PEPPINO ORLANDO - mercoledì 18 aprile 2007, 07:00
Caro Lussana, una serie di coincidenze che appaiono provvidenziali vedranno
lunedì 23 a Genova la presenza del cardinale Ruini per una lezione in
seminario e una fiaccolata silenziosa di solidarietà a Monsignor Bagnasco
preparata indipendentemente e assai prima da un gruppo di persone di libera
coscienza. Colgo l'occasione per richiamare anche i cosiddetti cattolici
democratici a dare un segno di ripulsa senza ambiguità all'intollerante
istauratosi nella nostra città. Prendo l'occasione per sostenere le
timidezze di Monsignor Granara e confutare le tesi esposte dal cattolico di
sinistra Ignazio Venzano sul Lavoro Repubblica di Genova. Sul settimanale il
Letimbro della diocesi di Savona si manifestano peraltro tesi vicine a
quanti vogliono tacitare i vescovi sulle questioni della famiglia.
La libertà di coscienza è indivisibile. Non ci può essere in sé, in casa, in
chiesa e non nella sfera pubblica. È tradizione cristiana elementare.
La libertà evangelica e costituzionale di Monsignor Bagnasco di condannare
la legge sulle coppie di fatto è contestata oltre che dai tutori stalinisti
dello Stato ideologico, anche dall'amico Ignazio Venzano, che accoglie
argomenti speciosi di tanti altri cattolici «democratici».
Abbiamo per anni rivendicato a Genova la libertà di opinione nella chiesa di
Siri. Ma almeno la stessa libertà va riconosciuta al vescovo.
Da dove nasce tale svolta autoritaria e repressiva dei cattolici
democratici?
La teoria della "mediazione" affida ai laici cattolici la vera
interpretazione in campo sociale e giuridico delle verità evangeliche della
Chiesa, lasciando ai vescovi e al Papa solo la proclamazione dogmatica. È,
questo, un singolare sofisma nato dalla distinzione dei ruoli tra clero e
laici, che riguarda il servizio comunitario, ma non può tagliare a fette la
fedeltà alla verità e volontà di Cristo. Diversi sono i ministeri ma unica
la fedeltà. Da questa viene, davanti a Cristo, la vera legittimazione degli
atti e delle parole del vescovo, come del cristiano laico.
Invece per i cattolici democratici la legittimazione sembra discendere dalla
legge positiva costituzionale, invece che dalla coscienza retta e dalla sua
norma divina. Stupisce trovare tra laici cattolici tale integralismo
legalista che toglie alla coscienza persino lo spazio che due senatori di
Rifondazione comunista hanno rivendicato di fronte alle contraddittorie
scelte pseudo-pacifiste del governo.
Il vescovo sul tema della famiglia ha motivi di richiamo molto gravi, nel
processo democratico di formazione delle leggi. La tesi della mediazione
culturale e politica come prerogativa dei laici democratici-cristiani
cancella non solo la regalità di Cristo, ma anche la libertà della coscienza
morale di fronte a progetti di legge ritenuti iniqui.
I cattolici sono cresciuti tanto nella democrazia da sottoporre al consenso
e alla maggioranza anche la fede e la morale? La legge della maggioranza non
sostituisce la legge divina ed evangelica. Neppure Erode e Nerone osarono
estendere i poteri di Cesare a questi livelli.
Inoltre la speciosità delle tesi, nel caso specifico, riguarda una distorta
e aberrante interpretazione della Costituzione. In essa il modello di
matrimonio civile, prima che concordatario o sacramentale è soltanto nel
rapporto stabile e fecondo tra uomo e donna. Dunque il presidente genovese
della Cei non solo richiama la tradizione cattolica ma anche il modello
costituzionale di famiglia.
Quanto alla preoccupazione espressa riguardo all'estensione, a partire da
questo progetto-Dico, ad altri progetti del pensiero radicale e laicista
(coppie omosessuali, adozione, incesto, poligamia) si tratta di una
considerazione metodologica di un processo, sulla base delle sue premesse
teoriche. È pura falsità dire che Bagnasco ha identificato le varie
fattispecie di tale processo. Ma chi legge i maestri del pensiero debole e
del relativismo laicista non può far finta di ignorare che quel programma,
benché delirante e disastroso, è ampiamente dichiarato e perseguito.
Prodi e la Bindi non leggono i testi di filosofia e di teologia di don Mazzi
e don Gallo, ma Venzano sa bene come me a quali aberrazioni sono giunti
questi grandi "novatori". Perciò ritengo che tutti, i cattolici e anche i
laici seri ancora viventi, debbano difendere la libertà dei vescovi italiani
di esporre pubblicamente i doveri di ogni cristiano e di ogni uomo in questa
delicata materia della famiglia.
O dobbiamo attenderci le furie massoniche delle logge risorgimentali, che
pensavano di distruggere la Chiesa cattolica?
