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La Chiesa di Ratzinger e Bagnasco sotto il fuoco incrociato della cultura di sinistra e del laicismo radical-massonico

di "donquixote"
il Tue, 17 Apr 2007 23:45:37 +0200
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Il Giornale
L'auspicio del Papa: Bagnasco continui così
di Redazione - venerdì 13 aprile 2007, 07:00
Mezza Italia indaga, l'altra mezza litiga. Le scritte intimidatorie contro l
'arcivescovo apparse a Bologna, Torino e Napoli, oltre che a Genova, anche
ieri hanno scatenato vivaci polemiche. Sotto accusa sono finiti i partiti
(Verdi, Rifondazione, Comunisti Italiani) e i singoli consiglieri (dei Ds)
che in Comune a Genova e Bologna non hanno votato la solidarietà ad Angelo
Bagnasco. Mentre le procure di tutte le città dove sono comparse stanno
cercando di risalire agli autori delle minacce. Il segretario generale della
Cei, Giuseppe Betori, a nome dei vescovi italiani ha intanto ribadito la
solidarietà al nostro arcivescovo: «Siamo attenti e allo stesso tempo
fiduciosi: vorremmo che tutti fossero consapevoli che è lontano da noi
qualsiasi spirito polemico o peggio ancora di divisione. Auspicando che l'
opera di monsignor Bagnasco di guida e di discernimento continui
instancabile al servizio delle coscienze e del bene comune. Ciò è richiesto,
del resto dalla missione della Chiesa nella società italiana e come tale è
riconosciuto ed auspicato dalla Santa Sede».

Sul fronte della politica, critiche agli «astensionisti» sono piovute da
destra e sinistra. «Spero che chi si è astenuto rifletta seriamente, è stato
un errore» ha detto il sindaco di Bologna, il diessino Sergio Cofferati,
commentando una situazione analoga a quella di Genova. Forza Italia ha
chiesto che il governo riferisca in Parlamento su scritte e contromisure,
Rifondazione ha difeso la «libertà di dissenso» provocando la replica dell'
Udc che ha accusato «i comunisti nostrani» di «connivenza politica con chi
minaccia la Chiesa».

Il quotidiano della Cei Avvenire ieri ha dedicato un'intera pagina alle
scritte intimidatorie riportando i commenti dei cardinali di Bologna, Carlo
Caffarra («gli atti di violenza, quand'anche solo verbale, si condannano da
sè»), e Torino, Severino Poletto. Adriano Fabris, docente di etica della
comunicazione all'ateneo di Pisa, ricorda inoltre come nei giorni scorsi
«esempi e accostamenti che tali erano solo nell'interpretazione di un
cronista» abbiano suscitato un caso che, forse, avrà fatto vendere qualche
copia di giornale in più ma ha scatenato un clima di violenza.
A Genova, Forza Nuova si è offerta di ripulire i muri di Sampierdarena dalle
minacce («Bagnasco a morte») al vescovo. «Sono opera di frange numericamente
risibili e destinate ad un triste tramonto - dice il movimento di destra-.
Vista l'incapacità del Comune, prigioniero delle forze comuniste che hanno
volutamente sorvolato sull'accaduto, provvederemo noi alla cancellazione di
questi ignobili graffiti».

http://tinypic.com/view.php?pic=2q87qtw

Fuoco incrociato sulla Chiesa
di Gianteo Bordero - 12 aprile 2007
Con le minacce di morte a monsignor Bagnasco comparse sui muri della città,
Genova si rivela ancora una volta come l'avamposto in cui vengono a galla i
sentimenti e i sommovimenti violenti ed eversivi presenti nelle frange più
ideologizzate della società italiana. Era già accaduto ai tempi dei moti
contro il governo Tambroni nel 1960, poi con la nascita delle Brigate Rosse
e l'assassinio del sindacalista della Cgil Guido Rossa nel 1979. E'
accaduto, in forma diversa, durante il G8 del luglio 2001. E riaccade oggi,
seguendo una linea di continuità che non deve sorprendere, con le scritte
minacciose e con gli insulti murali indirizzati all'arcivescovo della città.
Tutto ciò ha luogo - è utile ribadirlo - proprio pochi mesi dopo che un
altro genovese illustre, il poeta Edoardo Sanguineti, candidato della
sinistra radicale alle primarie dell'Unione, ha fatto l'elogio dell'odio di
classe e teorizzato la sua attualità.

Che gli episodi degli ultimi giorni possano estendersi dal capoluogo ligure
ad altre realtà, assumendo così una portata nazionale, è dovuto al fatto che
«colpire» monsignor Bagnasco significa colpire la Chiesa italiana, e la
Conferenza Episcopale di cui l'arcivescovo genovese è presidente, in un
momento nel quale la battaglia della gerarchia cattolica in difesa della
vita e della famiglia ha assunto una rilevanza civile e sociale tale da far
uscire allo scoperto i nemici vecchi e nuovi della Chiesa. E' in questo
senso che le scritte apparse a Genova rappresentano soltanto l'emersione di
un sentimento che da diverso tempo cova negli animi di quella parte di
opinione pubblica che sente ogni intervento del Papa e dei vescovi come una
minaccia all'ordine culturale costituito, alla signoria del politicamente e
laicisticamente corretto.

L'attacco a monsignor Bagnasco, così, non nasce dal nulla, ma sgorga da un
diffuso clima di ostilità nei confronti della Chiesa e della sua gerarchia,
come confermato dal fatto che oltre alle scritte contro il presule genovese
ne siano apparse altre, sempre nel capoluogo ligure, contro Benedetto XVI e
il cardinal Camillo Ruini. Lo stesso quotidiano dei vescovi italiani,
Avvenire, rispolverando un termine legato agli anni di piombo, ha affermato
che quello che più deve far riflettere e preoccupare è il «brodo di coltura»
da cui traggono origine gli insulti e le minacce a Bagnasco. «Le accuse alla
Chiesa - si leggeva su Avvenire nell'editoriale di martedì - le troviamo su
taluni giornali, le ascoltiamo nei cortei, le scorgiamo nelle vignette:
violenta, aggressiva, addirittura razzista». La minaccia rivolta a monsignor
Bagnasco «per ora è solo terrorismo spray, il rosso e il nero sono solo
vernice... Tuttavia il salto tra la microcriminalità politica e
l'avventurismo di indole terroristica è più probabile se il brodo di coltura
è abbondante e caldo al punto giusto. Se gli obiettivi più sensibili sono
abitualmente lasciati soli, rispetto allo scherno pubblico e alla maldicenza
generalizzata».

Se è vero quello che scrive il quotidiano dei vescovi, diviene possibile
ipotizzare che dietro le polemiche nate in seguito alle dichiarazioni di
Bagnasco sulla società che va alla deriva se non è fissato un confine etico
tra il bene e il male non vi fosse la reazione di un momento e che certi
ambienti non aspettassero altro che l'occasione per poter montare ad arte
una battaglia mediatica di delegittimazione ai danni dell'arcivescovo
genovese e, con lui, della Chiesa italiana e della gerarchia nel suo
complesso. In questo caso, il massimalismo ideologico dell'estrema sinistra
ha trovato nella stampa tradizionalmente laicista un alleato di ferro, che
ha consentito a posizioni pur sempre minoritarie nel popolo italiano di
divenire opinione pubblica. Nessuno dei maggiori quotidiani si è premurato
di inserire le affermazioni di Bagnasco all'interno del senso generale del
suo discorso, nessuno ha cercato di capire prima di criticare: è, questo, il
segno di una parzialità ideologica che ben giustifica le preoccupazioni di
Avvenire e la cui intensità è pari soltanto all'ipocrisia con cui oggi si
deprecano le minacce al monsignore genovese.

La Chiesa di Ratzinger e Bagnasco si ritrova così sotto il fuoco incrociato
della cultura antagonista no global e del laicismo radical-massonico delle
élites che dominano la cosiddetta «grande stampa» italiana. Il «brodo di
coltura» c'è: sarebbe miope non vederlo e sarebbe stolto prenderlo
sottogamba. A conferma di ciò, mentre scriviamo giunge la notizia che anche
a Bologna (di fronte alla sede Acli) e a Napoli (sul muro laterale della
chiesa di Sant'Eligio Maggiore) è apparso il graffito «Bagnasco vergogna».
Come si vede, ancora una volta Genova ha scritto l'incipit di un brutto
capitolo della storia italiana.

Avvenire
Stravaganti ricami sulla stampa italiana
Sui muri e sui giornali «la Chiesa taccia»
Giorgio Ferrari
La sanno lunga. Sanno perfino quando si potrà ricominciare a parlare: il 24
giugno, festa di San Giovanni Battista. Fino a quell'epoca l'unica
interruzione consentita sarà (sarebbe) in occasione dell'assemblea generale
della Cei nella seconda metà di maggio, dopo il Family Day. Prima e dopo
quella data invece, silenzio assoluto, più di due mesi, un lasso di tempo
sufficiente a troncare, sopire, far dimenticare: due mesi di afasia per i
vescovi italiani, un silenzio che sarebbe addirittura imposto dal soglio più
alto, misura cautelativa estrema per rattoppare gli "errori" fin qui
commessi dalla Cei. Sì, avete letto bene. Non siamo nella Ddr di Honecker,
nella Cuba di Castro o nella Corea del Nord, ma in Italia, dove di muraglie
e di confini spinati non ce ne sono, nemmeno fra una sponda e l'altra del
Tevere. Ma loro, i giornalisti famosi gli opinionisti di pregio, la sanno
lunga lo stesso. Tanto da spararla in prima pagina (è avvenuto ieri sulla
Stampa di Torino), sicuri di ciò che scrivono, anzi, diciamo pure
compiaciuti quanto basta perché fra le righe si intraveda il serpentello
velenoso della maldicenza, quella che lascia balenare il lampo di un
dissidio fra Santa Sede e Conferenza episcopale italiana, così, tanto per
gradire, per far sapere che dai muri d'Italia la polemica contro la Chiesa
cattolica si è spostata nientemeno che all'interno delle stanze apostoliche.
Tanta è la voglia di vedere spaccature.
Sciocchezze, in realtà. Come si può facilmente evincere dal comunicato
prontamente emesso ieri dalla sala stampa vaticana. Fandonie dunque, leggere
come i pollini che danzano nell'aria in bizzarre giornate di primavera. Non
fosse che le scritte, quelle scritte, sono purtroppo assolutamente vere, a
differenza delle congetture balzane che le accompagnano. Lo sanno bene gli
inquirenti, che non sottovalutano il problema pur senza esasperarlo né
amplificarlo oltre misura. Esattamente come dichiarava ieri per sé la Cei
per bocca del suo segretario monsign or Betori. In fondo lo sa bene - a
giudicare da ciò che afferma - anche Gennaro Migliore, capogruppo di
Rifondazione comunista alla Camera quando dice a proposito delle scritte
contro il presidente della Cei comparse a Bologna: «È da condannare in
maniera molto ferma. Come sono da condannare le scritte simili apparse in
altre città. Sono gesti di intimidazione».
Et voilà, eccola la parola magica: intimidazione.
Detta da Migliore, non da uno della parrocchia, da un esponente cioè di
quell'area radicale della sinistra raramente tenera nei confronti della
Chiesa cattolica. Ma Migliore coglie nel segno, perché di intimidazione si
tratta e di nient'altro. Non è il gesto di uno sconsiderato, ma la filigrana
di un clima che si va per ora coagulando. Che forse si limiterà
all'invettiva a mezzo di graffiti, forse no, ancora non si sa.
Lo scopo è chiaro, far tacere una voce. Da che mondo è mondo accade, le voci
scomode vanno imbrigliate ridotte al silenzio, sepolte dal coro assordante
dell'invettiva. E "loro", che la sanno lunga, non sono da meno. Perché nella
fiction a mezzo stampa in cui fantasticano di silenziatori imposti dalla
Santa Sede denunciano in modo assai trasparente il messaggio (e il desiderio
segreto) di cui sono latori: la Chiesa taccia, in ogni caso.
Pia illusione.
La Chiesa non si fa intimidire, né oggi né mai, né dalle scritte sui muri né
dalla fantasy eletta a scoop. "Loro" che la sanno così lunga dovrebbero
sapere anche questo.



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