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Penso, dunque scelgo
di "Fausto"
il Mon, 16 Apr 2007 16:56:00 GMT
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Penso, dunque scelgo Secondo Marc Hauser, docente di Harvard e studioso di antropologia biologica, la facoltà morale deriva dalla struttura dei nostri cervelli. di Ivan Semeniuk In un ospedale, cinque pazienti in condizioni disperate sono in attesa di un trapianto di organi. Arriva un uomo in perfetta forma. I medici devono espiantare i suoi organi per salvare i cinque malati? A questa domanda, la maggior parte delle persone risponderebbe in una frazione di secondo: 'In nessun caso". Ora, immaginiamo che un treno sfuggito al controllo del macchinista stia per investire cinque operai fermi sui binari. Azionando una leva, il treno può essere deviato su una linea dove c'è un solo operaio. Va deviato? Bisogna sacrificare una persona per salvarne cinque? La maggior parte di noi risponderebbe di si con altrettanta rapidità. Come riusciamo a formulare questi fulminei giudizi morali? Secondo quel che sostiene lo studioso di antropologia biologica Marc Hauser nel suo Moral Minds (Ecco/Harper Collins), ci riusciamo perché siamo tutti nati con una facoltà morale innata. 1)Qual è il suo primo ricordo di un'esperienza relativa alla dicotomia "giusto - sbagliato"? Ne ho uno chiarissimo che riguarda mia figlia quando aveva sette anni. Eravamo in spiaggia e lei stava giocando, un ragazzino di poco più grande le si avvicinò e in modo del tutto gratuito, così almeno mi parve, le lanciò della sabbia negli occhi, facendola piangere. Lo afferrai per un braccio, ma quando mi resi conto di stringerlo un po' troppo, allentai la presa. Questo episodio indica chiaramente la tensione che si crea tra una risposta istintiva e intuitiva a un'azione sbagliata e una considerazione più riflessiva che domanda: "Sicuro che stai facendo la cosa giusta?". 2)Sostiene dunque che ci sia una risposta all'azione giusta o sbagliata formulata prima di avere il tempo di pensare? Esatto. Quando ci mostrano le foto di un viso e di una roccia, prima ci rendiamo conto di vedere in un caso una persona e nell'altro no. Solo dopo siamo in grado di riflettere sul significato di quel volto. Ciò che io definisco "facoltà morale" ha le stesse caratteristiche: diamo inconsciamente una risposta a ciò che è giusto o sbagliato - e uso il termine "inconsciamente" nello stesso senso in cui lo usa il linguista Noam Chomsky. C'è qualcosa nella biologia dei nostri cervelli che ha elaborato una serie di strumenti per costruire un sistema morale. 3)È un'affermazione molto forte. Come fa a dimostrare l'esistenza di un sistema morale innato? Dobbiamo cercare elementi di universalità studiando i danni al cervello che possono portare a certi specifici deficit. Poi dobbiamo analizzare bambini e animali per vedere se mostrano un inizio di senso morale simile a quello totalmente sviluppato che hanno gli adulti. E bisogna esaminare anche il comportamento sociale nelle diverse culture. L'eutanasia è un ottimo esempio. Quella attiva, la dolce morte, è illegale nella maggior parte dei Paesi occidentali, mentre quella passiva, il non fornire più un supporto vitate, è legalmente accettata. Ma perché esiste questa distinzione, visto che le conseguenze sono le stesse? 4) Ci sono popoli che giustificano il delitto d'onore. Ma come può un senso morale universale permettere un'azione che altri individui considerano ripugnante? Studiando a fondo le variazioni, di solito i biologi scoprono dei meccanismi sottostanti che su quelle variazioni esercitano un potere fortissimo. Nella sfera morale, molte variazioni si mostrano in un'azione, invece che in un giudizio, E così il delitto d'onore è ciò che alcune persone "fanno" in determinati contesti in risposta a ciò che la maggioranza concorda comunque nel considerare una sorta di violazione. 5)Le emozioni svolgono un ruolo particolare nei confronti del nostro senso morale? Non c:è dubbio. La domanda però è; le emozioni sono necessarie al giudizio morale? Prendiamo gli psicopatici. Sappiamo che hanno una specie di deficit emotivo, perché non sembrano provare rimorso né empatia nei confronti delle proprie vittime. È il deficit che corrompe il loro giudizio morale perché le emozioni servono a compiere la scelta giusta? Oppure il loro giudizio morale è intatto, ma il comportamento è alterato proprio perché le emozioni non hanno impedito loro di fare la cosa sbagliata? lo propendo per la seconda ipotesi. Secondo me le emozioni derivano dal giudizio morale e determinano il comportamento. 6)Come si inserisce il concetto di giustizia in tutto questo? C'è molta letteratura sperimentale che affronta il tema della giustizia e di come gli individui siano pronti a negoziare. Uno degli esempi più famosi è il "gioco dell'ultimatum": un donatore riceve dieci dollari e deve offrirne una parte a un beneficiario. Che ha due possibilità. Se accetta, riceve quello che gli è stato offerto e il donatore si tiene il resto. Se rifiuta, nessuno dei due ottiene nulla. In economia, il modello standard è l'interesse personale, in base al quale il donatore dovrebbe offrire molto poco e il beneficiario dovrebbe accettarlo, perché è sempre meglio di niente. 7)Ma è quello che accade davvero? No. In Occidente la maggior parte degli interpellati ritiene che se il donatore ha ricevuto i dieci dollari dal nulla, non è giusto offrire meno del 40 per cento la percentuale offerta dai donatori e la quantità rifiutata dai beneficiari. Ma salta sempre fuori il principio di equità. 8)Questo può dirci qualcosa sulle radici evolutive del nostro senso morale? Gli animali cooperano sempre con gli individui della propria specie, ma sembra che esista un tipo di collaborazione esclusivamente umana: una reciprocità fra individui non legati a livello genetico. lo ritengo che tale reciprocità richieda, tra l'altro. una gratificazione differita. Se ti do qualcosa, devo avere la pazienza di aspettare che tu mi dia qualcosa in cambio. E tu devi evitare dì cedere alla tentazione di tenere tutto per te. Fra gli animali la reciprocità può essere rara non perché non sia vantaggiosa, ma perché gli animali non riescono a metterla in pratica. 9)Quindi, il senso morale è una conseguenza della capacità di pensare al futuro? Sì. Alcune delle cose che vediamo in ambito morale potrebbero essere sottoprodotti dei processi evolutivi che non hanno nulla a che vedere con la moralità in sé. La nostra capacità di avere un comportamento orientato al futuro esercita un impatto tremendo sulle nostre azioni a livello morale. E così ritorniamo al concetto di giudizi morali versus azioni. Pensando alla moralità, la maggior parte della gente pensa al fatto di cedere alle tentazioni. La capacità di prevedere le future ricompense ed evitare quindi di cedere è un elemento cruciale, per la moralità. 10)Dire "tentazione" suggerisce un legame fra j| nostro senso morale e ia religione. La gente crede che moralità e religione siano sinonimi. Abbiamo però la prova che il background religioso non determina nessuna differenza a livello di giudizio morale. Prendiamo l'esempio del treno sfuggito al controllo o quello del donatore di organi. Una persona religiosa e un ateo giudicheranno i due casi nello stesso modo. L'ateo potrà poi usarli per avvalorare le radici biologiche del nostro sistema morale, mentre per una persona religiosa sarà stata una potenza divina a darci l'universalità. Ma le nostre ricerche indicano anche che le dottrine religiose non sono in grado di spiegare la vasta gamma e le sottigliezze dei nostri giudizi morali. Il comandamento "Non uccidere'1, per esempio, non copre tutte le varianti del dare la morte che le persone sembrano pronte ad affrontare. 11)Molte persone sperano che la civiltà possa condurci a una condizione morale più elevata. Pura illusione? La domanda è un'altra; cos'è che sta cambiando? Le attuali ricerche mostrano che i pregiudizi razziali non stanno svanendo, anche se noi sosteniamo il contrario. Questo suggerisce una predisposizione innata. Non riusciremo mai a sbarazzarcene, se il nostro senso morale ha una base biologica. Ma possiamo arrivare ad avere un'interazione fra l'atteggiamento intuitivo e quello riflessivo. 12)Per migliorare fa nostra società dovremmo quindi accettare la nostra componente biologica e al tempo stesso rifletterci sopra? Proprio così. Negli anni Sessanta il filosofo politico John Rawls sosteneva che dovremmo prendere sul serio il concetto di intuizione morale, ma aggiungeva che dovremmo entrare in un "equilibrio riflessivo". Quello che viene definito "passaggio a una condizione morale più elevata" è la fase in cui arriva la riflessione. Ed è in questo contesto che i filosofi morali e gli studiosi giuridici esercitano la loro principale influenza. 13)Le ricerche sul nostro senso morale l'hanno cambiata? Credo di sì. Dopo un poco che fai parte del mondo accademico, ti ritrovi a pensare: "Sto facendo una vita grandiosa". Secondo molte persone il mio lavoro è un contributo alla società, ma io credo soprattutto che insegnare queste cose ai ragazzi di Harvard sia un'esperienza davvero fantastica, un po' come trovarsi in un negozio di caramelle, lo e mia moglie abbiamo vissuto in Paesi in via di sviluppo e abbiamo visto le cose terribili che vi accadono. Spero di poter andare relativamente presto in pensione, per poter cominciare a lavorare su problemi moralmente rilevanti. (Copyright New Scientist)
