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Motu cordis

di (Gersone)
il Thu, 12 Jul 2007 19:56:18 +0200
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(Benedetto XVI, una domenica di novembre 2005)

Cari fratelli e sorelle!

Il 18 novembre 1965 il Concilio Ecumenico Vaticano II approvò la
Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione, Dei Verbum, che
costituisce una delle colonne portanti dell'intero edificio conciliare.
Questo Documento tratta della Rivelazione e della sua trasmissione,
dell'ispirazione e dell'interpretazione della Sacra Scrittura e della sua
fondamentale importanza nella vita della Chiesa. Raccogliendo i frutti del
rinnovamento teologico precedente, il Vaticano II pone al centro Cristo,
presentandolo quale "il mediatore e insieme la pienezza di tutta la
rivelazione" (n. 2). Infatti il Signore Gesù, Verbo fatto carne, morto e
risorto, ha portato a compimento l'opera di salvezza, fatta di gesti e di
parole, e ha manifestato pienamente il volto e la volontà di Dio, così che
fino al suo ritorno glorioso non è da aspettarsi alcuna nuova rivelazione
pubblica (cfr n. 3). Gli Apostoli e i loro successori, i Vescovi, sono i
depositari del messaggio che Cristo ha affidato alla sua Chiesa, perché
fosse trasmesso integro a tutte le generazioni. La Sacra Scrittura
dell'antico e del nuovo Testamento e la sacra Tradizione contengono tale
messaggio, la cui comprensione progredisce nella Chiesa sotto l'assistenza
dello Spirito Santo. Questa stessa Tradizione fa conoscere il canone
integrale dei Libri sacri e li rende rettamente comprensibili e operanti,
così che Dio, il quale ha parlato ai Patriarchi e ai Profeti, non cessa di
parlare alla Chiesa e, per mezzo di questa, al mondo (cfr n. 8).

La Chiesa non vive di se stessa ma del Vangelo e dal Vangelo sempre trae
orientamento per il suo cammino. La Costituzione conciliare Dei Verbum ha
impresso un forte impulso alla valorizzazione della Parola di Dio, da cui
è derivato un profondo rinnovamento della vita della Comunità ecclesiale,
soprattutto nella predicazione, nella catechesi, nella teologia, nella
spiritualità e nelle relazioni ecumeniche. È infatti la Parola di Dio che,
per l'azione dello Spirito Santo, guida i credenti verso la pienezza della
verità (cfr Gv 16,13). Tra i molteplici frutti di questa primavera biblica
mi piace menzionare la diffusione dell'antica pratica della lectio divina,
o "lettura spirituale" della Sacra Scrittura. Essa consiste nel rimanere a
lungo sopra un testo biblico, leggendolo e rileggendolo, quasi
"ruminandolo" come dicono i Padri, e spremendone, per così dire, tutto il
"succo", perché nutra la meditazione e la contemplazione e giunga ad
irrigare come linfa la vita concreta. Condizione della lectio divina è che
la mente ed il cuore siano illuminati dallo Spirito Santo, cioè dallo
stesso Ispiratore delle Scritture, e si pongano perciò in atteggiamento di
"religioso ascolto".

Questo è l'atteggiamento tipico di Maria Santissima, così come lo mostra
emblematicamente l'icona dell'Annunciazione: la Vergine accoglie il
Messaggero celeste mentre è intenta a meditare le Sacre Scritture,
raffigurate solitamente da un libro che Maria tiene in mano, o in grembo,
o sopra un leggìo. È questa anche l'immagine della Chiesa offerta dal
Concilio stesso, nella Costituzione Dei Verbum: "In religioso ascolto
della Parola di Dio" (n. 1). Preghiamo perché, come Maria, la Chiesa sia
docile ancella della divina Parola e la proclami sempre con ferma fiducia,
così che "il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami".


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