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Idoli sinistri: Al Gore e il figlio ubriaco

di (Carapace)
il Thu, 12 Jul 2007 15:37:08 GMT
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Al Gore ambientalista da circo

Il figlio ventiquattrenne è stato arrestato ubriaco per l'ennesima volta.
Però stavolta è successo alla vigilia di un evento fondamentale per papà,
che aspira al Nobel dopo l'Oscar, magari per lanciare una nuova candidatura
alla Casa Bianca, e il Gore clan ha accusato il colpo, tanto è vero che
alcuni appuntamenti del green guru sono stati cancellati. Il ragazzo è stato
fermato a bordo di un'automobile, naturalmente verde ed ecologista, ma piena
di marijuana e di psicofarmaci, si chiama Al Gore III, il Terzo, come si usa
nelle grandi famiglie, era stato nel 1992 uno dei cavalli di battaglia di Al
Gore II, il Secondo, vice del ticket con Bill Clinton. Era un ragazzino
esile, timido, scampato a uno spaventoso incidente automobilistico dopo
atroci sofferenze, e Al lo presentava come il suo più grande tesoro,
contrapposto al suo più grande dolore, la morte per cancro della sorella,
tabagista. Già allora l'uomo tendeva al maniacale ossessivo, allora ce
l'aveva con il fumo, fastidio sacrosanto, per carità, ma che per il figlio
di un senatore del Tennessee, nipote di un industriale del tabacco, allevato
per diventare presidente, era un po' irregolare, soprattutto irriconoscente.
Si parla, spesso a vanvera, della vittoria scippata nel 2000 dalla Corte
Suprema ad Al Gore, si omette che una inchiesta, durata un anno, confermò la
giustezza di quella sentenza, solo che erano i giorni dopo l'11 Settembre e
c'era altro a cui pensare, perciò l'inchiesta non ebbe forte presenza
mediatica. Soprattutto si dimentica che Al Gore da Bill Clinton aveva avuto
in eredità la vittoria sicura, la golden age prima dell'assalto dell'Islam e
prima della crisi economica, e non per poche centinaia di voti, ma alla
grande. La vittoria non era un'ipotesi fino al mese di agosto, era una
certezza. Invece che cosa fece il nostro senatore, ora convertito in guru
del nuovo millennio? Escluse Bill dalla campagna elettorale, troppo
imbarazzante l'adultero e la sua immagine, si fece venire all'improvviso gli
scrupoli morali. Finì che il cretino George W. Bush lo umiliò nei dibattiti
senza alcun problema; finì che la partita, vinta in partenza, si giocò nella
Florida di Bush fratello. Finì che lui, Gore, si fece crescere la barba,
ingrassò a forza di mangiare e bere, si riempì di psicofarmaci, si
autocommiserò fino alla noia generale, si inventò pacifista, quando era
stato ispiratore dell'Iraqi Liberation Act sul cambio di regime, poi trovò
una nuova comoda ossessione, il riscaldamento globale, Dio ci salvi. Tutto
questo, scusate la lungaggine, per dirvi quanto mediocre sia il personaggio
Al Gore, quanto debba alla famiglia e poi alla sua buona sorte, quanto abbia
boicottato la suddetta buona sorte, quanto vederlo oggi dipinto come un eroe
sia fastidioso. Qualche tempo fa il Nashville Electric Service ci ha fatto
sapere, perché l'America è un grande Paese, che la casa di Al Gore, venti
camere da letto, tre saloni, piscina coperta e scoperta, consuma più
elettricità in un mese di quanto una famiglia americana media ne consumi in
un anno. Nel suo An Inconvenient Truth, premiato con l'Oscar per il miglior
«documentario», l'ex vicepresidente sconfitto da Bush nel 2000 fa appello
agli americani per ridurre il consumo di elettricità nelle loro case.
Ebbene, negli Stati Uniti il consumo medio per casa è di poco superiore ai
10mila kilowatt-ora (kWh) all'anno, mentre nel 2006 casa Gore ha divorato
circa 221mila kWh: più di 20 volte la media nazionale. Soltanto lo scorso
agosto, Gore ha bruciato 22mila kWh, con una bolletta che sfiora i 1400
dollari. Dall'uscita di An Inconvenient Truth, poi, il consumo energetico di
casa-Gore è cresciuto da una media di 16mila kWh al mese nel 2005 agli oltre
18mila kWh al mese del 2006. «Come portavoce del movimento per la lotta al
global warming - ha dichiarato Drew Johnson, presidente del Tennessee Center
for Policy Research - Gore dovrebbe dare il buon esempio agli americani».
Non lo fa. Con il Live Earth ha ripreso ad esibirsi nelle sue profezie di
sciagura ambientale. Giornali disinformati o a caccia di frizzi, al solito,
raccontano che è diventato popolarissimo negli States, e che se crollasse
Hillary Clinton, potrebbe essere lui il candidato, con Barak Obama come
vice. Bullshit, cavolate. Uno come Albert Gore gli americani non lo hanno
eletto nel 2000, quando l'elezione ce l'aveva stesa su un tappeto, e non lo
eleggerebbero mai oggi che il Paese è in conflitto sulle sorti future della
permanenza in Irak. Al massimo lo vanno a sentire in un concerto. È un
fenomeno da baraccone, perfetto per il Nobel per la Pace.


Maria Giovanna Maglie



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