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Licenziamo Pompa

di (.sergio.)
il Thu, 12 Jul 2007 14:45:46 +0200
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Licenziamo Pompa
Bruno Ugolini


Pio Pompa. Un nome strano. Sembra uscito da un fumetto e non dai terribili
Servizi Segreti. Forse hanno ragione gli esponenti del centrodestra. Per
loro sarebbe un innocuo personaggio, per puro caso intrufolato nel Sismi a
spiare soprattutto i magistrati. Tutto per burla, tutto da ridere. 

Era (anzi è) un impiegato pubblico. Uno di quelli da non confondere con i
fannulloni. Non era nemmeno uno dei tanti poveri precari, magari Co.Co.Co,
magari a progetto. Anche se, certo, aveva cominciato, dicono le cronache,
come consulente. La dimostrazione vivente che la flessibilità dei rapporti
di lavoro è una buona cosa, prima o poi si approda al posto fisso. Così
non va per tutti, ma per Pio Pompa si. Chissà perché i dirigenti del Sismi
lo avevano prescelto? Avranno certo obbedito ai criteri così magnificati
in questi tempi del "merito". 

Così Pio aveva conquistato un buon contratto a tempo indeterminato e
lavorava molto nelle undici stanze di via Nazionale a Roma, di fronte alla
questura di Roma. Riceveva molti giornalisti. Perché? Compiva opere buone. 

A rischio di calpestare la legge che, malauguratamente, leggiamo,
impedirebbe ai servizi segreti di reclutare giornalisti. Lui, Pio Pompa,
se ne fregava e aiutava economicamente questi colleghi magari in
difficoltà, come dimostrano le ricevute di pagamenti di 2.000 e 5.000
euro. Ottimi compensi per quattro chiacchiere. Un lavoro meno impegnativo
e assai meglio retribuito di un approfondito articolo. E poi il buon Pio
dava anche suggerimenti professionali. Ad esempio indicava le domande da
porre nelle interviste a personaggi interessanti. Soprattutto a
magistrati. Così il giornalista aveva meno da faticare. Un caro uomo. 

Ora però leggiamo che Pio Pompa ha chiesto il trasferimento. No, non
pensate subito ai lavori manuali, alle fonderie. No: in qualche altro
ufficio. Qualcuno però potrebbe pensare ad un'operazione più drastica. In
fondo la sua vicenda non ha recato gran giovamento ai suoi datori di
lavoro, ovverosia lo Stato, ovverosia noi. E se invece si procedesse al
licenziamento? Magari prendendo come "giusta causa" l'aver calpestato la
legge che vieta di prendere a libro paga dei giornalisti,come fossero
delle Colf dello spionaggio statale? 

www.ugolini.blogspot.com

brunougolini@mclink.it 


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