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L'efficacia della campagna internazionale di boicottaggio di Israele

di (.sergio.)
il Thu, 12 Jul 2007 13:38:20 +0200
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L'efficacia della campagna internazionale di boicottaggio di Israele
 
Intervista a Omar Barghouti * 
Delle prospettive del boicottaggio abbiamo discusso con Omar Barghouti,
fondatore della Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e
culturale d'Israele, Pacbi (www.pacbi.org), relatore al corso
«Palestina/Israele: un paese, uno stato», concluso venerdì scorso a Madrid.

Come si giustifica il boicottaggio contro lo Stato ebraico?
Israele è uno stato che ha violato più principi e leggi internazionali del
Sudafrica durante l'apartheid. Il boicottaggio è giustificato dalla
violazione di principi legali (le risoluzioni delle Nazioni Unite).
Politicamente pone l'accento sui diritti, che devono essere rispettati per
entrambe le comunità se si vuole una soluzione giusta del conflitto. Uno
degli strumenti più efficaci nelle nostre mani è la Convenzione dell'Onu
contro l'apartheid. Proprio come nel Sudafrica segregazionista, in Israele
ci sono leggi che discriminano apertamente i cittadini arabi dello Stato.
La più importante è quella sulla proprietà della terra, che non
attribuisce ai palestinesi alcun controllo su quest'ultima, affidandone la
gestione interamente all'Agenzia ebraica.

Che risultati avete raggiunto finora?
Abbiamo iniziato solo tre ani fa, ma le istituzioni e i gruppi della
società civile internazionale stanno rispondendo molto bene. La settimana
scorsa la Tgwu, un sindacato britannico con 80mila iscritti, ha approvato
una risoluzione molto dura di boicottaggio. Così aveva fatto la Unison, il
principale sindacato (1.3 milioni d'iscritti), il Cupe dell'Ontario
(200mila membri), che sta preparando dei corsi per educare i suoi iscritti
al boicottaggio, per non parlare del Cosatu sudafricano che si è
mobilitato in massa.

Quando è messo nell'angolo, Israele reagisce con durezza.
Voi europei dimenticate che anche il Sudafrica, quando le campagne di
boicottaggio si fecero efficaci, reagì intensificando l'oppressione dei
suoi cittadini neri. Il mondo allora si chiese: forse vi stiamo facendo
del male invece di aiutare la vostra lotta? La risposta in quel caso fu:
no, e continueremo fin quando non avremo abbattuto il sistema di
segregazione razziale. Il boicottaggio è la pratica più morale e
politicamente efficace, perché non aliena la parte umana della
popolazione, da entrambi i lati. In questo modo prepara ebrei e
palestinesi alla coesistenza pacifica.

Parlate di boicottaggio, disinvestimento, sanzioni (bds). Quali sono le
differenze?
Con disinvestimento s'intende il ritiro degli investimenti da istituzioni
o aziende che sostengono l'occupazione. Tutte le aziende israeliane sono
complici, perché discriminano già nel momento in cui, per assumere un
lavoratore, danno la precedenza a quelli che hanno servito nell'esercito,
escludendo in questo modo la minoranza palestinese in Israele (1.2milioni
di persone) che non presta servizio militare. Le sanzioni rappresentano
l'ultimo gradino e vengono applicate dagli stati e dalla Comunità
internazionale. 

Il boicottaggio individuale funziona?
Anche non acquistare frutta o fiori prodotti in Israele, conta, e molto.
L'Ue rappresenta per i prodotti agricoli israeliani un mercato di miliardi
di dollari e lo Stato ebraico ha con Bruxelles un trattato d'associazione
che ne fa quasi uno stato membro. Le prime campagne di boicottaggio contro
Pretoria iniziarono negli anni '50, ma prima di diventare un fenomeno
diffuso bisognò aspettare 30 anni. Noi palestinesi stiamo facendo molto
meglio.

Intervista raccolta da Michelangelo Cocco su "Il Manifesto" del 10 luglio
 


-- 
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