Re: K,Jeeg"Che coraggio Bridget Nagai"..
di Destino
il Thu, 12 Jul 2007 11:19:00 +0200
newsgroups it.arti.cartoni
message-id <f74rm5$flo$1@aioe.org>
Noritaka ha scritto:
> Il Wed, 11 Jul 2007 18:47:28 GMT, sirtao ha scritto:
>
>> Il Wed, 11 Jul 2007 17:49:01 +0200, Noritaka ha scritto:
>>
>>>> ma infatti Kenji _E'_ Koji Kabuto, l'ho detto dal primo episodio^^
>>>> solo un po' piu' perverso\scemo:P
>>> un pò?TANTO,pure troppo ^^
>> nah, neanche cosi' tanto...
>
> mi sa ke confondi col Koji del manga di Ota,riguardati tutto il cartone
> Kenji è un seguace di Ataru,Koji era normale
>
>
Kenji è una testa calda (hotblood!) che si interessa di arti marziali,
motori (motociclette) e ha un sano interesse per le ragazze: Koji non
era poi molto diverso - e pure essendo figlio e nipote di scienziati
geniali, a scuola ha dovuto impegnarsi prima di ingranare, andare al
college negli USA e specializzarsi alla NASA... ricordo un tragicomico
esame insieme a Boss, Nuke e Mucha.
Capisco che a qualcuno dia fastidio che gli eroi abbiano difetti, ma
caspita, non tutti sono Duke Fleed o Superman (anche Daisuke e Kal
qualche pecca ce l'hanno, a modo loro).
E come spesso viene ricordato lo stesso Hiroshi è passato per una
maturazione del carattere non indifferente, prima di diventare il grande
"Hiroshi-san" venerato dal suo erede ("Non gli serve la moto... che
ficoooo!" ^^).
Direi poi che neanche Ataru è così anormale in rapporto al "mondo" in
cui vive e alla gente con cui si relaziona: non ha poteri o influenza
sugli altri. Non ha particolari abilità che lo elevano al di sopra della
media.
Non è il più bello o il più ricco, il più nobile di cuore (Mendo in
fondo, finisce lui stesso per ammetterlo, è solo un Ataru pieno di
soldi, che sa tirare di spada ed è -formalmente- più educato).
In tutto e per tutto un ragazzo comune, che ancora non si conosce a
fondo (ci vorrà Lamù, e la maturazione di Ataru richiederà tutta la
serie), che dalla sua ha solo una grande vitalità e una certa dose di
testardaggine (oltre a una scalogna che rivaleggia con quella di Paolino
Paperino, Sakurambo docet).