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Ossessioni d'Europa
di outis
il Thu, 12 Jul 2007 08:12:28 +0200
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Ossessioni d'Europa Galapagos «Il pareggio di bilancio - se la crescita ci assiste - lo raggiungeremo nel 2010», ha promesso Sarkozy all'Europa. Poi ha aggiunto: «altrimenti tutto slitta al 2012». E sicuramente slitterà. Ma Bruxelles non ha battuto ciglia: ha apprezzato lo «sforzo» francese e l'aggressività del neo presidente che - da ex ministro dell'economia, conosce bene i suoi «polli» e sa che alzando un po' la voce, tutti stanno a sentire. Sanno che non si può tirare troppo la corda: la Ue senza la Francia sarebbe poca cosa. Ma lo sarebbe anche senza l'Italia. Altro stile, quello di Tommaso Padoa Schioppa, anche lui uomo di lungo corso nelle istituzioni europee. Tps a Bruxelles non ha puntato i piedi, ma ha cercato di spiegare i problemi dell'Italia. Le cronache riferiscono che ha ricevuto «comprensione e simpatia» per gli sforzi di risanamente del paese, il grande malato d'Europa. Ma la ricetta europea rischia di peggiorare la condizione di salute. La pretesa che tutto il «tesoretto» sia destinato al risanamento è solo un slogan di pessimo gusto per un paese che ha un ritardo cronico nelle infrastruture, la ricerca, la scuola e la distribuzione del reddito. Sarkozy a Bruxelles ha sostenuto che con le sue riforme in 5 anni vuole ridurre di un terzo i 7 milioni di poveri d'Oltralpe. In Italia la povertà conivolge 7,5 milioni di persone, oltre il 13% delle famiglie. Perché l'Italia non dovrebbe fare una politica economica finalizzata (con l'utilizzo del tesoretto) alla riduzione della povertà? E più in generale, perché non si può fare una politica di redistribuzione dei redditi? Il probema è solo uno: Sarkozy ha presentato un programma che prevede una politica sociale generosa, ma «concessa», alla quale si contrappone una stretta sul piano dei diritti del lavoro, mentre Padoa Schioppa non è in grado - per nostra fortuna - di garantire un programma simile. Anche perché ha i sindacati sul collo. Molti lettori del manifesto nei giorni scorsi si sono eccitati per la politica di Sarkozy, per la sua durezza nel contrapporsi ai burocrati di Bruxelles. Ma occorre essere consapevoli di ciò che c'è dietro. O meglio, di quello che non c'è: la società dei diritti. E tra i diritti c'è in particolare quello di un futuro certo: un sistema previdenziale pubblico in grado di garantire la vita delle persone quando lasciano il lavoro. Si tratta di una priorità, mentre oggi vengono invocati solo i vincoli demografici. Di più: il futuro dell'Italia sembra legato unicamente all'equilibrio dei conti previdenziali, mentre la previdenza è solo l'ultimo anello di una malattia socio-economica dalle moltissime cause: la bassa partecipazione al lavoro che assieme all'evasione contributiva di massa mette in crisi l'Inps; i bassi salari che non consentono il risparmio per il futuro, tanto che c'è stata la rapina del Tfr; l'evasione fiscale priva la collettività di risorse da destinare a fini sociali o se preferite, molto più prosaicamente, alla riduzione della pressione fiscale. Ma su tutto questo è silenzio: la politica dei diritti non è di casa a Bruxelles. il manifesto
