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Riccardo Muti, il Quirinale, il Requiem di Verdi il 29 luglio

di Giampaolo Lomi
il Thu, 12 Jul 2007 01:21:38 +0200
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Ho letto sulla stampa (Sole 24 ore e Corriere) che il 29 dicembre il
maestro Muti verrà a Roma con l'orchestra del festival di Ravenna
dietro invito del presidente della Repubblica, Napolitano.
Tutto questo per un gesto di amicizia verso la musica e verso il
Libano, paese in questo momento dominato dalla paura di guerre
fratricide e quindi sconsigliabile per ragioni di sicurezza.
Muti non potendo andare a Beirut , come ha fatto per anni, è stato
invitato al Quirinale dal Presidente, per eseguire  il Requiem di
Verdi, alla presenza di  un migliaio di selezionatissimi invitati e
poter tutti insieme applaudire e offrire sostegno spirituale al paese
dei cedri.
Ed ecco il punto:
Stamani ho telefonato al Quirinale, ufficio delle relazioni con il
pubblico, per chiedere se fosse stato possibile ricevere un invito. Mi
è stato risposto che la comptenza di questa decisione era posta nelle
mani del "Cerimoniale". Ho chiamato  nuovamente il centralino del
Quirinale e mi son fatto passare l'ufficio del Cerimoniale. Mi ha
risposto una frettolosa signora che in pochi minuti mi ha liquidato
dicendo che gli inviti sarebbero stati emessi dal Festival di Ravenna.
Ho telefonato quindi a Ravenna e mi è stato risposto che non era
esattamente così e che il Quirinale, come suona logico  essendo il
padrone di casa, avrebbe potuto e dovuto invitare chi voleva.
Mi sono allora informato via telefono con alcuni "dei soliti noti" ed
ho scoperto che già da più di una settimana molti inviti sono già
stati recapitati alla classe storicamente frequentatrice degli
avvenimenti mondani del palazzo presidenziale. 
Ho chiamato nuovamente il Cerimoniale e ho riferito quanto mi era
stato detto, aggiungendo che, sapendo di chi si tratta,  i "soliti
noti" non sono gran che  appassionati di musica classica, bensì di
mondanità pura e semplice. I soliti principi, marchesi, conti e
contesse. I soliti capi dei dicasteri, i soliti politici e
ambasciatori, i soliti prelati e via dicendo. 
Ho detto che questo non mi sembrava del tutto corretto. Ho detto che,
se pur pochi, ancora esistano cittadini appassionati della buona
musica e che sarebbero stati sicuramente felici di poter ascoltare dal
vivo il Requiem di Verdi diretto da Muti.
La gentile signora, sempre con molto sussiego, ha frettolosamente
aggiunto che così stavano le cose con un tono e un atteggiamento che
non esiterei a definire da "pre-rivoluzione francese". Ho capito
chiaramente che  solo le damone. le dame  e i damerini, anche se non
più impomatati, avrebbero fra uno sbadiglio e l'altro, battuto le mani
a Muti nei magnifici giardini del Quirinale, messi a disposizione del
presidente Napolitano. Si sarebbe parlato, fra una nota e l'altra, dei
recenti avvenimenti mondani della capitale, della festa di Valentino
all' Ara Pacis e via dicendo.
Ovviamente la rigidità  di chi gestisce quella che dovrebbe essere nel
bene e nel male un po' la casa di tutti gli italiani, non si è
scalfitta. Eppure la dentro non ci abitano nè Luigi Capeto nè la di
lui signora Maria Antonietta.
Senza volere mi è venuto fatto di ripensare a un articolo letto
qualche settimana fa sul Corriere della Sera che faceva rilevare come
i conti dei soldi spesi dal Quirinale siano tre volte più alti di
quelli  della Corte di San Giacomo e che le spese fatte per far
funzionare quella che fu la residenza dei Papi prima e dei Re d'Italia
poi, sono oggi, in piena Repubblica democratica,  insindacabili anche
se alla fine chi  paga sono sempre i contribuenti italiani. 
Se si voleva fare un omaggio musicale al Libano si poteva chiedere il
teatro di Roma che avrebbe albergato oltre 2500 persone, la metà delle
quali avrebbero potuto pagare un biglietto d'ingresso tanto per
ridurre le spese. Oppure, volendo far sfoggio dei giardini del
Quirinale, si poteva utilizzare anche la piazza antistante, dividendo
i cittadini di classe A dagli altri con un megaschermo come già fatto
negli anni passati nelle fredde notti di San Silvestro.
Quelli di classe B avrebbo avuto almeno il piacere  di ascoltare
questo Requiem diretto da Muti, con minore mondanità, minore spesa ma
comunque in diretta. Sarebbe stato un gesto apprezzato da quelli che
non essendo inclusi nella "mailing list" del potere non potranno mai
godere dell'avvenimento, come invece spetterà ai privilegiati.
Così, se tutto andrà bene, e se si saranno messi d'accordo con qualche
televisione di qualche Murdock di turno, ( e credo che per donna
Cristina del Festival di Ravenna sarà un gioco da ragazzi,)  potremo
ammirare, disponendo del satellite, gli sbadigli in differita dei vari
nobili e aristocratici romani , dei vari politici, dei vari alti
funzionari di corte, con gli occhi fissi all'orologio,  impazienti che
il requiem finisca per potersi fiondare magari sulla gradevole  cena
che seguirà offerta dai moderni capetingi di formazione comunista.
Il mondo non finirà mai di stupirmi !


GP

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