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Lettera Pagana-di Ugo Gaudenzi - 10/07/2007
di "Artamano"
il Wed, 11 Jul 2007 21:19:49 GMT
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http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=12479 Lettera Pagana di Ugo Gaudenzi - 10/07/2007 Fonte: Rinascita [scheda fonte] http://www.rinascita.info/ Ogni volta che il cristianesimo, la morale cristiana, fa irruzione nel vivere politico e sociale di un angolo del mondo, si produce un trauma irreversibile. Si straccia la memoria di un popolo, si cancellano le sue origini, le sue tradizioni e il suo destino tramandati e disegnati da miti e culture, si apre uno iato di oscurità e di incertezza sul significato dell'essere, si fa strame di ogni volontà umana di eccellenza, si riduce l'esistenza delle persone e la storia delle genti all'attesa di un futuro altro, extraterreno, extra-fisico, extra-umano. Il Pagus Certo, il cristianesimo - cattolico o ortodosso o protestante - non è certo l'unica macchina da guerra a lanciarsi contro quello che si ritiene "Il Nemico" perché non partecipe della sua fede. La malattia integralista e intollerante è propria di ogni religione "rivelata". Rivelata, cioè, da Mosè o Budda o Cristo o Maometto. Ma è logico che la pubblicazione di una breve "lettera pagana" su queste pagine libere che girano di mano in mano in Italia o in Europa, non può che restringere alla deplorazione della morale e della religione cristiana il suo grido di allarme e di dolore. La presenza di una cultura di potere altra, estranea, parassita, che continua da duemila anni ad assorbire e deviare e mutare il senso delle cose in movimento, adeguando ed anche distorcendo di volta in volta i propri stessi "dogmi" per non perdere contatto con la naturale evoluzione culturale degli uomini e dei popoli, non è certo cosa da poco, una bagatella, una bazzecola. E abbiamo scelto un umile Pagus, un villaggio metaforico come le pagine centrali di Rinascita, per questo nostro ragionamento, sicuri di incontrare così l'attenzione, l'interesse e il confronto utile anche con quella parte dei nostri lettori che si richiama alla fede cristiana perché riuscita - noi, però, non sappiamo come: si tratterà di un atto di fede... - a separare quello che è di Dio, intimo, personale, con quello che è di Cesare, di tutti. Dio e Cesare "Il mio regno non è di questa terra", afferma il Cristo. In realtà l'irruzione, nell'unicum romano, di una fede, quella cristiana, che dichiarava la necessità di separare il sistema teologico dal sistema politico, ha creato tra i popoli di Europa una ferita ancora non rimarginata, anzi una lacerazione che origina ancora oggi infinite fratture. Dall'introduzione di quel "duplice potere (Chiesa e Stato) è derivato un perpetuo conflitto giurisdizionale che ha reso impossibile ogni buona politica negli Stati cristiani; non si è mai potuto capire a chi, tra il sovrano e il sacerdote, si dovesse obbedire", scriveva Jean Jacques Rousseau un secolo e mezzo fa. E nel X secolo a.U.c., Celso, il filosofo neoplatonico le cui opere furono distrutte durante le persecuzioni cristiane contro i pagani, non a caso nei suoi scritti esortava i cristiani almeno ad obbedire alle leggi dello Stato, a riconoscere l'autorità di Roma. Tacciando però il clero di aver romanzato e falsificato la storia di Gesù Cristo. Una storia "fabbricata", sottolineava, perché è "noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate". E Friedrich Nietzsche che vede nel cristianesimo originario soltanto un "piccolo movimento di ribellione" politica, "una conseguenza... dell'istinto ebraico, un'ulteriore conclusione della sua logica terrificante". Però, "man mano che si diffondeva fra masse sempre più vaste, era necessario volgarizzare e barbarizzare il cristianesimo. Quest'ultimo ha assorbito le dottrine e i riti di tutti i culti sotterranei dell'imperium romanum e le assurdità di ogni sorta di mente malata. Il destino del cristianesimo sta nella necessità che la sua stessa fede diventi tanto malata, bassa e volgare quanto malati, bassi e volgari sono i bisogni che deve soddisfare". Fede nell'Irreale Anche perché "nel cristianesimo, né la morale né la religione hanno punti in contatto con la realtà. Nient'altro che cause immaginarie («Dio», «anima», «io», «spirito», «libero arbitrio», ovvero il «non libero arbitrio»): solo effetti immaginari («peccato», «redenzione», «grazia», «castigo», «remissione dei peccati»). Un rapporto tra esseri immaginari («Dio», «spiriti», «anime»); una scienza naturale immaginaria (antropocentrica; una totale mancanza del concetto di cause naturali); una psicologia immaginaria (soltanto autofraintendimenti, interpretazioni di sentimenti generali piacevoli o spiacevoli, per esempio: «pentimento», «rimorso di coscienza», «tentazione del demonio», «cospetto di Dio»); una teleologia immaginaria (il «regno di Dio», il «giudizio universale», la «vita eterna»). Questo mondo puramente fittizio con suo grande svantaggio si distingue dal mondo dei sogni per il fatto che quest'ultimo rispecchia la realtà, mentre il primo la falsifica, la svaluta e la nega". La Chiesa Ieri Feroce distruttore dell'anima greco-romana, della civiltà antica, delle religioni nazionali, dei popoli pagani (cfr, le stragi dei sassoni, degli sciti), delle comunità "apostate" o "eretiche", degli stessi principii di aequitas alle fondamenta del diritto romano, trasformati in leggi dove a garantire la giustizia -non più l'equità - è la Chiesa, intermediaria del divino, con codici e canoni giustinianei o longobardi o franchi che irrompono senza riguardi nel vivere sociale e individuale di ognuno, il cristianesimo scelse la nostra Europa quale terra di conquista. Agevolato in ciò dall'esistenza, attorno al Mediterraneo, di un'unica organizzazione sociale e politica, quella imperiale, da corrodere nel suo principale pilastro, la romana auctoritas, per conquistarne le spoglie anche a prezzo del suo progressivo indebolimento e del suo totale crollo. Ridotto al guinzaglio l'impero, nelle sue due anime, (i "due polmoni" dell'est e dell'ovest dei quali tanto ha parlato dal 1979 fino alla morte papa Wojtyla), non restava al clero che impossessarsi del potere dello Stato. Da tenere sotto la tutela del patriarca a Costantinopoli, e sotto la guida pastorale e temporale del papa a Roma. Anche a costo della prima grande scissione, quella del 1054 tra il papa Leone IX e il patriarca Michele Cerulario che si scomunicarono a vicenda rifiutando reciprocamente il primato dell'uno o dell'altro vertice ecclesiale. Europa capta, o "evangelizzata", con donazioni e conquiste, crociate e roghi, successioni e decime, dispute e indulgenze, il cristianesimo non riuscì però a godere la pace. L'Islam, la religione monoteista concorrente, premeva ovunque, a ridosso dei limes, mentre all'interno d'Europa con il Rinascimento risorgeva l'antica cultura, quella stessa raccolta, a tratti, da un Federico di Svevia o da un Cola di Rienzo, perché soltanto dormiente sotto il sottile strato di idee e di concezioni del mondo importate nel nord del Mediterraneo da Gerusalemme e dall'Oriente. Si sa, nei peggiori momenti di crisi, il potere reagisce con il più classico dei mezzi: esorcizzando il pericolo con la divisione di quello che è o potrebbe essere il fronte avversario. A volte, addirittura, è lo stesso corpo a rischio a produrre degli anticorpi per frenare la sua fine. 1517. Con le sue 95 tesi Martin Lutero dà inizio alla nuova frattura religiosa e politica dell'Europa. E' Riforma, è Controriforma, è Concilio di Trento, è l'Inquisizione più dura, è Giordano Bruno. Ma poi anche Descartes, e poi Newton, e Diderot, e Hume e Kant. Ed è anche rivoluzione francese, moti di libertà, dichiarazioni di indipendenza, fine dei privilegi, delle guarentigie e del potere temporale del Vaticano. Il cristianesimo, come sempre, immediatamente scomunica, bolla d'infamia con i suoi "sigilli", combatte a morte; se vince una battaglia restaura, se perde si adegua - a fatica e a posteriori, naturalmente - e traccia nuovi sentieri di compromesso culturale sul corpo martoriato della nostra più grande patria. La Chiesa Oggi Dal Concilio Vaticano II, la parola d'ordine del cristianesimo è "evangelizzazione". Dell'Europa, si sottintende. Papa Montini, non a caso riprenderà il nome (Paolo VI) dell'apostolo la cui missione fu quella di convertire greci e romani. Papa Wojtyla sarà ancora più esplicito: l'Europa è la terra del cristianesimo, ma è anche lo scenario di una necessaria "nuova evangelizzazione". Lo dirà infinite volte. E alle parole farà seguire i fatti: il Vaticano sarà - ed è tuttora oggi - in prima linea nel rivendicare le "radici cristiane" dell'Europa. Per confermare tali "radici" ecco affiancare all'occidentale Benedetto (VI secolo) gli orientali Cirillo e Metodio (IX secolo) quali patroni dell'Europa. Cioè proprio i distruttori delle primigenie radici d'Europa, corrotte e modificate secondo i voleri e i "valori" del cristianesimo. Particolare cura viene riservata alla Francia "figlia primogenita"... non a caso: la Francia è tuttora l'unica nazione europea che esplicitamente dichiari nella sua Costituzione il suo carattere laico. Accanto al martellante e ipocrita dichiarare "cristiane" le radici della civiltà europea, la Chiesa prima ha arraffato e fatto proprie le battaglie dei diritti dell'uomo e della solidarietà sociale -per adeguarsi - sempre a posteriori - all'ideologia dominante, poi ha impugnato la bandiera della "libertà religiosa" dichiarandola una tutela per ogni singolo uomo. E, pur affermando di non reclamare alcun privilegio per sé, precisa al tempo stesso che questa libertà religiosa non è una libertà come le altre, ma la radice stessa e il fondamento di tutte le altre libertà. Un diritto morale, quindi, per i cristiani, assoluto che sfugge per definizione al potere dello Stato. La Chiesa, così, non enuncia una legge ma si dichiara al di sopra della legge e moralmente obbligata a giudicare qualunque norma, qualunque atto di uno Stato laico sovrano. Poiché il Vangelo costituisce la totalità della verità sull'uomo, costoro deducono che sia retto e giusto che chi lo maneggia (loro stessi) possieda il diritto di giudizio e di veto su ogni atto pubblico di una Nazione. Basta leggere attentamente papa Ratzinger : la sua critica - giusta - al relativismo, non riapre affatto le porte a valori cardinali naturali, ma serve unicamente da volano per affermare la necessità della progettata riconquista cattolica dell'Europa In queste condizioni, in ogni angolo d'Europa, la società civile viene posta sotto il controllo dell'autorità dogmatica delle gerarchie vaticane. Che agiscono direttamente, attraverso le conferenze episcopali, e indirettamente, sollecitando la base, i movimenti del volontariato, le forme comunitarie neo-integraliste (non lefebvriane) o laico-missionarie, dai carismatici ai ciellini, all'Opus Dei. Un esercito di laici-consacrati capaci di agire nel mondo temporale sotto l'autorità di San Pietro... Ma queste sono le cronache della componente cattolica. Che si richiama ormai alle radici giudeo-cristiane della fede rivelata scimmiottando le sette protestanti più radicali. E a suo tempo più demonizzate. La "nuova evangelizzazione" cattolica dell'Europa incontra anche altri ostacoli sul suo cammino. In particolare la crescente diffidenza delle chiese cristiane ortodosse che non hanno di certo gradito la rinnovata campagna del Vaticano in un Est Europa considerato addirittura "terra di missione" e che denunciano a tinte forti questo (letterale) "imperialismo religioso". Un'Europa che, si badi bene, per il Vaticano si arresta prima di Mosca, prima della "Terza Roma", dichiarata più volte "fuori dai limes" o fuori dalla storia del cristianesimo "autentico". Altro che un cristianesimo a "due polmoni". Quello dell'est, quello di Mosca, è di fatto relegato dal Vaticano nella sua missione extra-europea, "universale", mondialista. Giudeo-Cristiani Il 13 aprile 1986, nella sinagoga di Roma, papa Wojtyla ebbe a a dichiarare "intrinseco" alla religione cristiana il giudaismo. Gli ebrei israeliti, quali "fratelli maggiori" dei cristiani. Non solo. Nel giugno del 1991 lo stesso papa dichiarava "un atto di giustizia storica" "la rinascita, di uno Stato ebreo dopo duemila anni". E nel 2006 è stato papa Ratzinger a confermare ltale sintonia giudaico-cristiana. La realtà vera è che la chiesa, in particolare quella romana, ma più in generale il cristianesimo, è in profonda crisi. Non si tratta soltanto di crisi di vocazioni, di crisi di fede, di battesimi, di matrimoni. E' che il crollo dell'ideologia comunista - anch'essa totalitaria, anch'essa conseguente ad un atto di fede - non ha portato al cristianesimo granché di nuova linfa. Il cristianesimo non è diventato un punto di riferimento. La Chiesa, le chiese cristiane, sono rimaste dei contenitori. Non hanno saputo indicare le nuove norme, i nuovi obiettivi, ad una società colta dal disagio del trapasso dei tempi. La Chiesa di Roma, poi, non ha portato nemmeno alle sue estreme conseguenze la riappropriazione delle sue radici giudaiche. E' rimasta alle dichiarazioni di principio, all'evocazione del"pentimento" (il concetto ebraico di teshuva) . Ben oltre e ben più, in questa direzione, hanno fatto le sette protestanti oggi alla guida dell'Occidente. Il conflitto di civiltà oggi in essere, per il Vaticano, resta quello con l'Europa precristiana. Lasciamo parlare un principe dei teologi, Monsignor Lustiger, in prima linea da decenni nell'indicare la necessità di "ri-evangelizzare" l'Europa: "Gli antichi greci e romani non esistono più... la svolta della storia europea è stata il decesso di queste civiltà... che sussistono assimilate dai popoli che ne sono nati... L'incontro con la Bibbia... fu una lotta e resta una lotta... la lotta spirituale contro il paganesimo che segna l'intero uomo nella sua nascita carnale è l'obiettivo permanente dell'evangelizzazione"... Alain de Benoist, chiosa: in Europa "il Grande Pan sarebbe dunque morto per sempre... anche se bisogna continuare ad ucciderlo. Evangelizzare significherebbe dunque scongiurare un pericolo sempre rinascente, anche nel momento in cui si pretende che sia definitivamente sparito". La Chiesa è stata per secoli l'ente supremo che, ovunque in Europa, dettava le regole nel triplice registro delle credenze, dei valori e dei comportamenti, anche alle nazioni. Questa epoca è passata. Non esiste, fortunatamente, più. La separazione tra Chiesa è Stato è un fatto. Tra gli stessi cristiani, lo si vede ogni giorno, credere non significa più obbedire. Tutto è opinabile. Nella sfera privata nulla è più "regolato", o comandato, dai precetti cristiani. Si divorzia quando si ritiene giusto divorziare, si interrompe una gravidanza o si accettano manipolazioni genetiche seguendo i propri desideri, le proprie convinzioni. Non c'è bisogno di attivare moti razionalisti, laicisti, anticlericali. La fine del cristianesimo è nel disinteresse dei suoi stessi stanchi fedeli. Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it _________________________________________________________________________________ recensione di un libro interessante.Anche se per me è assurdo dare a Cartesio la colpa di un cambiamento che è stata l'intera società occidentale a generare. Vedi l'intervista a Cacciari dopo la recensione. -----Messaggio Originale----- Da: AriannaEditrice arianed@tin.it A: AAAriannaEditrice Data invio: mercoledì 16 aprile 2003 15.08 Oggetto: Un mondo senz'anima e ragione IL LIBRO Un mondo senz'anima e ragione L'inizio con Emanuele Severino, il congedo con le poesie di Pasolini e una canzone di Gaber. Nella fattura stessa del libro ( La strategia dell'nima ), Pietro Barcellona ha incastonato il tema e il dilemma ch'egli indaga da dieci anni: il rapporto tra pensiero e passioni, tra logos ed emozioni. Due poli che la modernità, in particolar modo la globalizzazione, ha ridotto a uno solo: il razionale, l'utile, il redditizio, contro le «passioni negate» (titolo di un altro bel libro di Barcellona), contro la specificità di ciascuno, contro il non finalizzato ma intrinsecamente umano immaginario. In questo percorso il filosofo del diritto, prende come interlocutori altri filosofi, alcuni più vicini al suo pensiero (Severino, Castoriadis), altri più dissonanti (Gehlen, Luhmann, Toni Negri). E insieme a loro o distaccandosi, perlustra le diverse vie per cui la modernità si è venuta configurando come metamorfosi delle relazioni personali in relazioni solo funzionali, negando ogni fondamento pratico-affettivo del legame sociale. E individua la radice prima, il colpevole , in Cartesio che, anziché «innamorarsi di una donna e avere un figlio», mise a fondamento dell'esistenza e del mondo il cogito . La conseguenza ultima, in questi tempi «globali», è «l'assoluta privatizzazione del mondo» intendendo «privato» nel senso greco di individuo staccato da tutto, esistente solo nella sua singolarità. Senza più comunità, senza contenitori di legami e significati collettivi. In una parola, senza più spazi pubblici dove si collocava, e per Barcellona deve ricollocarsi, il rapporto tra noi e il mondo, che risulta da una miriade di mediazioni: educazione, amicizia, lettura, lavoro... Alla «desertificazione affettiva del mondo» Barcellona si ribella prima con l'argomentare imperturbabile del filosofo, poi con l'emozionata scelta di parlare con versi di Pasolini e Gaber. Perché, scrive, l'uomo ha un insopprimibile bisogno di senso, e il senso è «un investimento affettivo» che relaziona pubblico e privato; perché se tutto fosse solo necessità, non esisterebbero la libertà e l'amore che sono invece «le nostre attitudini più specifiche». La «strategia dell'anima» accetta il coesistere di ragione e mito e certifica l'esistenza di spazio per una trasformazione creativa del mondo. PIETRO BARCELLONA La strategia dell'anima Edizioni Città Aperta pagine 156, 12 Serena Zoli ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Leggendo il libro : "Gli Adelphi della dissoluzione " di Maurizio Blondet ho prelevato questo brano che riguarda l'origine dell'etica .......................La nostra conversazione, fino a quel momento, non faceva prevedere quell'esito. Lo stavo interrogando sui «valori» della cosiddetta «etica laica». Mi rispose, sarcastico, che - per cominciare - andava sgombrato il campo dall'abuso, dalla ripetizione a vanvera del termine «etica». «Ethos, o per i latini Mos, non è affatto ciò che noi oggi intendiamo per " etico" o "morale".Ethos non indicava comportamenti soggettivi;indivava la "dimora",l'abitare in cui ogni uomo si trova alla nascita,la radice a cui ogni uomo appartiene.ln questo senso, un greco non era più o meno "etico"per sua scelta o volontà. Egli apparteneva a un ethos. A una stirpe, a un linguaggio, a una polis. Che non era stato lui a scegliere». Come nell'Induismo, osservai: dove un uomo, per il fatto di nascere in una precisa casta, appartiene alla sua casta. Ed è soggetto allo swadharma, la «legge» (dharma, che significa anche «dovere» e «destino») propria della sua (swa) casta. In India non esiste una morale; esiste un dharma per ogni casta, e il dharma del contadino è diverso da quello del re, ciascuno ineluttabile e non evitabile. Cacciari annuì: «Ogni società tradizionale ha, o meglio è, un ethos. Ogni società tradizionale, come un albero rovesciato, ha la sua radice nella legge divina, nel nomos. La legge della polis, dice Erodoto, è l'immagine di Dike». Un ethos, ripete, impone all'uomo valori che non è lui a scegliere, a decidere, ma a cui appartiene. Ma in Europa questa appartenenza è entrata in crisi quasi fin dall'inizio. Per l'uomo europeo è venuto molto presto il tempo della frattura con l'ordine degli Dei,il tempo della de-cisione. L'ethos era già in crisi profonda con l'Ellenismo,"cosmopolita" ossia sradicato."E duemila anni fa ,l'ethos ha cessato completamente di esistere". Duemila anni fa ,quando Cristo apparve nel mondo."Si , il Cristianesimo è stato dirompente rispetto ad ogni ethos".Per provarmelo, Massimo Cacciari cerco un passo nel De Civitate Dei. Non riusci a trovarlo; me ne dette un riassunto ad sensum. «Sant'Agostino lo dice chiaramente: la Città di Dio"Sant'Agostino lo dice chiaramente :la Città di Dio è pellegrina in terra.Ne consegue che il cristiano non ha casa o è a casa sua ovunque. Il cristiano "non si cura" dei diversi costumi, delle diverse leggi, delle diverse istituzioni con cui la pace terrena si ottiene o si mantiene». (Ho scoperto dopo che Massimo Cacciari cita quel passo con precisione nel suo Geo-filosofia dell'Europa, editore Adelphi, p. 116: è il cap. XIX, 12-17,del De Civitate Dei). Il Cristianesimo non ha più radici in costumi tradizionali, in una polis specifica, in un ethos; non ha più nemmeno una lingua sacra. Ciò vuol dire, continuò,che il Cristianesimo si rivela essenzialmente sovversivo dell'Antichità e dei suoi valori;che esso spezza definitivamente i legami fra gli Dei e la società fra gli dèi e la società.L' ethos antico era una religione civile; gli dèi erano, inevitabilmente, gli dèi della polis. Erano dèi di ferro: Socrate fu condannato perché la sua libera investigazione offendeva gli dèi della polis. Ma radicavano l'uomo, lo riparavano dalla decisione. Il Cristianesimo, consumando la rottura con gli dèi della Città, sradica l'uomo: «Con il Cristianesimo comincia la nostra "etica" come decisione, come un sistema di valori che io scelgo,come "libero arbitrio"». Uno stato doloroso:il Cristianesimo getta l'uomo nella libertà come un naufrago è gettato in mare in tempesta. «E la Chiesa è perfettamente consapevole di quanto sia tragica la libertà che ha donato all'uomo. Già Agostino paventa che, sradicati gli Dei della Città, la città dell'uomo diventi il campo dove si scontrano meri interessi,il regno della forza. Per questo tutta la cultura cristiana è un correre ai ripari contro la tragedia che ha provocato, una tensione disperata a riparare il pericolo che viene dalla frattura tra la Città di Dio e la città dell'Uomo. In questo senso, è davvero la Chiesa a fondare la civiltà europea.Perché l'Europa,la sua storia,è la storia di questo sradicamento,dell'angoscioso obbligo di de-cidere che deriva dalla perdita definitiva dell'ethos. E'la storia delle soluzioni disperate che l'Europa via via escogita per darsi leggi "morali" le quali - senza sopprimere la libertà - trattengano la società dal divenire il campo della pura violenza». Ma queste norme, non più radicate nel Sacro, sono per forza precarie,sostenne Cacciari; esse devono continuamente essere «superate». «E qui è la grandezza d'Europa e la sua miseria: il suo sforzo bimillenario per dare norme a una libertà che è sempre sul punto di delirare. Il fatto è che il Cristianesimo, liberando l'uomo dall'ethos, libera in lui la potenza del pensiero: il potere di mettere in discussione ogni tradizione ricevuta, il potere che tutto oltrepassa». Non potei fare a meno di notare lo stupefacente corollario a cui conduceva quest'ordine di pensiero:la secolarizzazione totale che viviamo sarebbe dunque figlia della sovversione originaria operata dal Cristianesimo. In apparenza antagonisti, l'Illuminismo libertino di cui subiamo gli esiti estremi, e la Chiesa, avrebbero in realtà la stessa radice. Protestai (temo troppo debolmente) che non poteva essere; che anche l'ethos cristiano è radicato nel sacro... Cacciari m'interruppe con impazienza: «La vera differenza è che il Cristianesimo sa che la volontà dell'uomo è ferita. Che diventando libero, l'uomo diventa libero di fare il male. Ogni "morale" laica e illuminista presuppone il contrario: che ogni uomo ha in sé i principi universali dell'azione. Che il bene è scritto nella sua coscienza, e gli basta seguirla».L'Illuminismo è pelagiano nel senso più lato,aggiunse : nega il peccato originale,crede che l'uomo possa salvarsi da sé."Di più:ogni etica laica suppone che tutto ciò che manifesta in me come mia natura è buono . Dunque i miei appetiti vanno soddisfatti perché buoni.Anzi, di più: perché necessari. Lungi dal predicare, come fanno i parroci, che gli appetiti vanno "ordinati", il laicismo pone proprio gli appetiti alla base del vivere civile». Come,come ? «Per esempio, la borghesia crede che il libero espandersi degli egoismi e degli interessi individuali dia luogo a quell'armonia colletiva che chiama "mercato",e di cui scopre adorante le leggi: le "leggi del mercato". Il Marxismo, dal canto suo, ha creduto che dalla lotta scatenata fra le forze economiche potesse nascere l'armonia finale, la "società senza classi".E'la scoperta delle economie politiche. Che non a caso sorgono nell'Ottocento, insieme all'estetica». E l'estetica è la «scienza» che scopre le leggi del godimento soggettivo,come l'economia politica è la «scienza» che scopre le leggi dell'interesse individuale, mi spiegò. «Sono queste due "scienze" a costituire la Modernità, e precisamente questa Modernità che oggi il Cattolicesimo si trova davanti come il Nemico». Il giovane filosofo nero-barbuto alludeva al Nemico finale, all'Anticristo? «Negli ultimi settant'anni», continuò lui, «la Chiesa ha creduto che il Nemico fosse il Comunismo. Non era sbagliato; il Comunismo ha scatenato, ha portato alle ultime conseguenze la volontà di potenza europea.Il Comunismo affermava: l'uomo si salva da sé, armato di economia e di estetica. La Chiesa, giustamente, l'ha sentito come una sfida mortale. Oggi che il Comunismo è caduto, però, contro la Chiesa si rizza il Nemico vero, il Nemico finale: un sistema estetico-economico totalmente secolarizzato». Qui capivo meglio a che cosa Cacciari alludesse: quell'ultimo Nemico era già stato identificato dal chiaroveggente Del Noce. E il Capitalismo ulteriore al Comunismo, che ingloba in sé le larve psichiche e sociali scampate alla decomposizione del marx-leninismo: «l'intellettuale dissacratore come custode del nichilismo», «trasformato in funzionario dell'industria culturale alle dipendenze del potere» economico, «lo spirito borghese allo stato puro» a cui si riduce la copula necrofila del Capitalismo con lo spettro del Marxismo, devitalizzato della sua tensione escatologica. Del Noce aveva previsto: il Comunismo sconfitto, «trasformato in una componente della società borghese ormai completamente sconsacrata», dominata «da una nuova classe che tratta ogni idea come strumento di potere». Il Comunismo addomesticato in «partito radicale di massa, adatto a mantenere l'ordine in un mondo cui qualsiasi religione è scomparsa»: quello del Capitalismo internazionalista,del Nuovo Ordine Mondiale Tecnocratico. Insomma il peggio dei due sistemi che,falsi antagonisti,anelavano in realtà ad adottarsi l'un l'altro: si, poteva essere questa una buona descrizione dell'Anticristo. Ma Cacciari già continuava: «Per anni la minaccia comunista ha causato un'alleanza forzata tra la Chiesa e il sistema laico borghese. Ora quest'alleanza che era finta fin dal principio,non è più possibile. Nessuna composizione è possibile tra la Chiesa e lo spirito borghese, con la sua "etica laica". Per un motivo preciso: che il cristiano deve mettere in discussione ogni sistemazione puramente terrena. Lui, "pellegrino" su questa terra, sa che ogni sistemazione della Città dell'Uomo è transeunte,che deve essere superata». La sovversione cristiana si volge dunque ora contro il totalitarismo borghese-radicale? «Lo spirito estetico-economico borghese non tollera di essere messo in discussione; non ammette di poter essere superato». Mi parve di leggergli negli occhi l'evocazione paolina del Figlio di Perdizione, «colui che s'innalza sopra tutto quel che si adora come Dio». Cercai di fare dello spirito: «Ma l'essenza della società borghese è il liberalismo, e per principio il liberalismo mette in discussione ogni principio ... ». «Il sistema borghese tollera di essere discusso solo al proprio interno»,sancì Massimo Cacciari:"Verso ciò che è esterno ai suoi "valori" non ha pietà".E mi elencò i genocidi liberali:a cominciare dallo sterminio dei Pellerossa . "I Pellerossa erano radicati nel loro ethos,e l'americano vedeva nel loro ethos un sistema di non-libertà.Lo Lo sterminio delle società sacrali, degli ethoi tradizionali, è prescritto dal liberalismo per il "bene" stesso dell'uomo». Ed enumerò: per sradicare il Giappone dal proprio sacro nomos, non ci volle nulla di meno che l'olocausto nucleare. Migliaia di tonnellate di bombe furono necessarie per stroncare Fascismo e Nazismo ,"forme di neopaganesimo che cercavano di ricollegare la società a un Ethos". E il Vietnam ,la guerra del Golfo,l'intervento "umanitario" in Somalia nel 1993 e in Jugoslavia nel 1999. «Non si faccia illusioni: anche contro la Chiesa non esiterà a usare la più inaudita violenza, se la Chiesa si rifiuta di diventare un semplice supporto della società borghese. Ciò che la Chiesa non può fare: perché il cristiano è necessariamente sovversivo di ogni potere politico che si pretenda autonomo.Già negli Stati Uniti si teorizza come l'avversario irriducibile sia l'Islam. Anche contro la Chiesa il conflitto diverrà sempre più drammatico. Da una parte la Chiesa e l'Islam, e dall'altra una "etica" laicista sempre più occasionale, e nello stesso tempo sempre più radicalmente universale, nella sua pretesa di essere l'unica valida».............
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Re: Lettera Pagana-di Ugo Gaudenzi - 10/07/2007 [i pagani ci spiegano di L il Thu, 12 Jul 2007 05:05:34 GMT
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Re: Lettera Pagana-di Ugo Gaudenzi - 10/07/2007 [i pagani ci spiegano di L il Thu, 12 Jul 2007 05:05:34 GMT
Re: Lettera Pagana-di Ugo Gaudenzi - 10/07/2007 [i pagani ci spiegano Cristo?] di Bhisma il Thu, 12 Jul 2007 13:41:05 +0200
Re: Lettera Pagana-di Ugo Gaudenzi - 10/07/2007 [i pagani ci spiegano Cristo?] di "Claudio Bianchini" il Fri, 13 Jul 2007 03:54:55 +0200
