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Lettera Pagana-di Ugo Gaudenzi - 10/07/2007

di "Artamano"
il Wed, 11 Jul 2007 21:19:49 GMT
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http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=12479
Lettera Pagana
di Ugo Gaudenzi - 10/07/2007

Fonte: Rinascita [scheda fonte]  http://www.rinascita.info/





Ogni volta che il cristianesimo, la morale cristiana, fa irruzione nel 
vivere politico e sociale di un angolo del mondo, si produce un trauma 
irreversibile. Si straccia la memoria di un popolo, si cancellano le sue 
origini, le sue tradizioni e il suo destino tramandati e disegnati da miti e 
culture, si apre uno iato di oscurità e di incertezza sul significato dell'essere, 
si fa strame di ogni volontà umana di eccellenza, si riduce l'esistenza 
delle persone e la storia delle genti all'attesa di un futuro altro, 
extraterreno, extra-fisico, extra-umano.

Il Pagus

Certo, il cristianesimo - cattolico o ortodosso o protestante - non è certo 
l'unica macchina da guerra a lanciarsi contro quello che si ritiene "Il 
Nemico" perché non partecipe della sua fede. La malattia integralista e 
intollerante è propria di ogni religione "rivelata". Rivelata, cioè, da Mosè 
o Budda o Cristo o Maometto.
Ma è logico che la pubblicazione di una breve "lettera pagana" su queste 
pagine libere che girano di mano in mano in Italia o in Europa, non può che 
restringere alla deplorazione della morale e della religione cristiana il 
suo grido di allarme e di dolore.
La presenza di una cultura di potere altra, estranea, parassita, che 
continua da duemila anni ad assorbire e deviare e mutare il senso delle cose 
in movimento, adeguando ed anche distorcendo di volta in volta i propri 
stessi "dogmi" per non perdere contatto con la naturale evoluzione culturale 
degli uomini e dei popoli, non è certo cosa da poco, una bagatella, una 
bazzecola.
E abbiamo scelto un umile Pagus, un villaggio metaforico come le pagine 
centrali di Rinascita, per questo nostro ragionamento, sicuri di incontrare 
così l'attenzione, l'interesse e il confronto utile anche con quella parte 
dei nostri lettori che si richiama alla fede cristiana perché riuscita - 
noi, però, non sappiamo come: si tratterà di un atto di fede... - a separare 
quello che è di Dio, intimo, personale, con quello che è di Cesare, di 
tutti.

Dio e Cesare

"Il mio regno non è di questa terra", afferma il Cristo.
In realtà l'irruzione, nell'unicum romano, di una fede, quella cristiana, 
che dichiarava la necessità di separare il sistema teologico dal sistema 
politico, ha creato tra i popoli di Europa una ferita ancora non 
rimarginata, anzi una lacerazione che origina ancora oggi infinite fratture.
Dall'introduzione di quel "duplice potere (Chiesa e Stato) è derivato un 
perpetuo conflitto giurisdizionale che ha reso impossibile ogni buona 
politica negli Stati cristiani; non si è mai potuto capire a chi, tra il 
sovrano e il sacerdote, si dovesse obbedire", scriveva Jean Jacques Rousseau 
un secolo e mezzo fa.
E nel X secolo a.U.c., Celso, il filosofo neoplatonico le cui opere furono 
distrutte durante le persecuzioni cristiane contro i pagani, non a caso nei 
suoi scritti esortava i cristiani almeno ad obbedire alle leggi dello Stato, 
a riconoscere l'autorità di Roma. Tacciando però il clero di aver romanzato 
e falsificato la storia di Gesù Cristo. Una storia "fabbricata", 
sottolineava, perché è "noto a tutti che ciò che avete scritto è il 
risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi 
venivano portate".
E Friedrich Nietzsche che vede nel cristianesimo originario soltanto un 
"piccolo movimento di ribellione" politica, "una conseguenza... dell'istinto 
ebraico, un'ulteriore conclusione della sua logica terrificante".
Però, "man mano che si diffondeva fra masse sempre più vaste, era necessario 
volgarizzare e barbarizzare il cristianesimo. Quest'ultimo ha assorbito le 
dottrine e i riti di tutti i culti sotterranei dell'imperium romanum e le 
assurdità di ogni sorta di mente malata. Il destino del cristianesimo sta 
nella necessità che la sua stessa fede diventi tanto malata, bassa e volgare 
quanto malati, bassi e volgari sono i bisogni che deve soddisfare".

Fede nell'Irreale

Anche perché "nel cristianesimo, né la morale né la religione hanno punti in 
contatto con la realtà. Nient'altro che cause immaginarie («Dio», «anima», 
«io», «spirito», «libero arbitrio», ovvero il «non libero arbitrio»): solo 
effetti immaginari («peccato», «redenzione», «grazia», «castigo», 
«remissione dei peccati»). Un rapporto tra esseri immaginari («Dio», 
«spiriti», «anime»); una scienza naturale immaginaria (antropocentrica; una 
totale mancanza del concetto di cause naturali); una psicologia immaginaria 
(soltanto autofraintendimenti, interpretazioni di sentimenti generali 
piacevoli o spiacevoli, per esempio: «pentimento», «rimorso di coscienza», 
«tentazione del demonio», «cospetto di Dio»); una teleologia immaginaria (il 
«regno di Dio», il «giudizio universale», la «vita eterna»). Questo mondo 
puramente fittizio con suo grande svantaggio si distingue dal mondo dei 
sogni per il fatto che quest'ultimo rispecchia la realtà, mentre il primo la 
falsifica, la svaluta e la nega".

La Chiesa Ieri

Feroce distruttore dell'anima greco-romana, della civiltà antica, delle 
religioni nazionali, dei popoli pagani (cfr, le stragi dei sassoni, degli 
sciti), delle comunità "apostate" o "eretiche", degli stessi principii di 
aequitas alle fondamenta del diritto romano, trasformati in leggi dove a 
garantire la giustizia -non più l'equità - è la Chiesa, intermediaria del 
divino, con codici e canoni giustinianei o longobardi o franchi che 
irrompono senza riguardi nel vivere sociale e individuale di ognuno, il 
cristianesimo scelse la nostra Europa quale terra di conquista. Agevolato in 
ciò dall'esistenza, attorno al Mediterraneo, di un'unica organizzazione 
sociale e politica, quella imperiale, da corrodere nel suo principale 
pilastro, la romana auctoritas, per conquistarne le spoglie anche a prezzo 
del suo progressivo indebolimento e del suo totale crollo.
Ridotto al guinzaglio l'impero, nelle sue due anime, (i "due polmoni" dell'est 
e dell'ovest dei quali tanto ha parlato dal 1979 fino alla morte papa 
Wojtyla), non restava al clero che impossessarsi del potere dello Stato.
Da tenere sotto la tutela del patriarca a Costantinopoli, e sotto la guida 
pastorale e temporale del papa a Roma. Anche a costo della prima grande 
scissione, quella del 1054 tra il papa Leone IX e il patriarca Michele 
Cerulario che si scomunicarono a vicenda rifiutando reciprocamente il 
primato dell'uno o dell'altro vertice ecclesiale.
Europa capta, o "evangelizzata", con donazioni e conquiste, crociate e 
roghi, successioni e decime, dispute e indulgenze, il cristianesimo non 
riuscì però a godere la pace. L'Islam, la religione monoteista concorrente, 
premeva ovunque, a ridosso dei limes, mentre all'interno d'Europa con il 
Rinascimento risorgeva l'antica cultura, quella stessa raccolta, a tratti, 
da un Federico di Svevia o da un Cola di Rienzo, perché soltanto dormiente 
sotto il sottile strato di idee e di concezioni del mondo importate nel nord 
del Mediterraneo da Gerusalemme e dall'Oriente.
Si sa, nei peggiori momenti di crisi, il potere reagisce con il più classico 
dei mezzi: esorcizzando il pericolo con la divisione di quello che è o 
potrebbe essere il fronte avversario. A volte, addirittura, è lo stesso 
corpo a rischio a produrre degli anticorpi per frenare la sua fine.
1517. Con le sue 95 tesi Martin Lutero dà inizio alla nuova frattura 
religiosa e politica dell'Europa.
E' Riforma, è Controriforma, è Concilio di Trento, è l'Inquisizione più 
dura, è Giordano Bruno. Ma poi anche Descartes, e poi Newton, e Diderot, e 
Hume e Kant. Ed è anche rivoluzione francese, moti di libertà, dichiarazioni 
di indipendenza, fine dei privilegi, delle guarentigie e del potere 
temporale del Vaticano.
Il cristianesimo, come sempre, immediatamente scomunica, bolla d'infamia con 
i suoi "sigilli", combatte a morte; se vince una battaglia restaura, se 
perde si adegua - a fatica e a posteriori, naturalmente - e traccia nuovi 
sentieri di compromesso culturale sul corpo martoriato della nostra più 
grande patria.

La Chiesa Oggi

Dal Concilio Vaticano II, la parola d'ordine del cristianesimo è 
"evangelizzazione". Dell'Europa, si sottintende. Papa Montini, non a caso 
riprenderà il nome (Paolo VI) dell'apostolo la cui missione fu quella di 
convertire greci e romani. Papa Wojtyla sarà ancora più esplicito: l'Europa 
è la terra del cristianesimo, ma è anche lo scenario di una necessaria 
"nuova evangelizzazione". Lo dirà infinite volte. E alle parole farà seguire 
i fatti: il Vaticano sarà - ed è tuttora oggi - in prima linea nel 
rivendicare le "radici cristiane" dell'Europa.
Per confermare tali "radici" ecco affiancare all'occidentale Benedetto (VI 
secolo) gli orientali Cirillo e Metodio (IX secolo) quali patroni dell'Europa.
Cioè proprio i distruttori delle primigenie radici d'Europa, corrotte e 
modificate secondo i voleri e i "valori" del cristianesimo.
Particolare cura viene riservata alla Francia "figlia primogenita"... non a 
caso: la Francia è tuttora l'unica nazione europea che esplicitamente 
dichiari nella sua Costituzione il suo carattere laico.
Accanto al martellante e ipocrita dichiarare "cristiane" le radici della 
civiltà europea, la Chiesa prima ha arraffato e fatto proprie le battaglie 
dei diritti dell'uomo e della solidarietà sociale -per adeguarsi - sempre a 
posteriori - all'ideologia dominante, poi ha impugnato la bandiera della 
"libertà religiosa" dichiarandola una tutela per ogni singolo uomo. E, pur 
affermando di non reclamare alcun privilegio per sé, precisa al tempo stesso 
che questa libertà religiosa non è una libertà come le altre, ma la radice 
stessa e il fondamento di tutte le altre libertà. Un diritto morale, quindi, 
per i cristiani, assoluto che sfugge per definizione al potere dello Stato.
La Chiesa, così, non enuncia una legge ma si dichiara al di sopra della 
legge e moralmente obbligata a giudicare qualunque norma, qualunque atto di 
uno Stato laico sovrano. Poiché il Vangelo costituisce la totalità della 
verità sull'uomo, costoro deducono che sia retto e giusto che chi lo 
maneggia (loro stessi) possieda il diritto di giudizio e di veto su ogni 
atto pubblico di una Nazione.
Basta leggere attentamente papa Ratzinger : la sua critica - giusta - al 
relativismo, non riapre affatto le porte a valori cardinali naturali, ma 
serve unicamente da volano per affermare la necessità della progettata 
riconquista cattolica dell'Europa
In queste condizioni, in ogni angolo d'Europa, la società civile viene posta 
sotto il controllo dell'autorità dogmatica delle gerarchie vaticane. Che 
agiscono direttamente, attraverso le conferenze episcopali, e 
indirettamente, sollecitando la base, i movimenti del volontariato, le forme 
comunitarie neo-integraliste (non lefebvriane) o laico-missionarie, dai 
carismatici ai ciellini, all'Opus Dei. Un esercito di laici-consacrati 
capaci di agire nel mondo temporale sotto l'autorità di San Pietro...
Ma queste sono le cronache della componente cattolica. Che si richiama ormai 
alle radici giudeo-cristiane della fede rivelata scimmiottando le sette 
protestanti più radicali. E a suo tempo più demonizzate.
La "nuova evangelizzazione" cattolica dell'Europa incontra anche altri 
ostacoli sul suo cammino. In particolare la crescente diffidenza delle 
chiese cristiane ortodosse che non hanno di certo gradito la rinnovata 
campagna del Vaticano in un Est Europa considerato addirittura "terra di 
missione" e che denunciano a tinte forti questo (letterale) "imperialismo 
religioso". Un'Europa che, si badi bene, per il Vaticano si arresta prima di 
Mosca, prima della "Terza Roma", dichiarata più volte "fuori dai limes" o 
fuori dalla storia del cristianesimo "autentico".
Altro che un cristianesimo a "due polmoni". Quello dell'est, quello di 
Mosca, è di fatto relegato dal Vaticano nella sua missione extra-europea, 
"universale", mondialista.

Giudeo-Cristiani

Il 13 aprile 1986, nella sinagoga di Roma, papa Wojtyla ebbe a a dichiarare 
"intrinseco" alla religione cristiana il giudaismo. Gli ebrei israeliti, 
quali "fratelli maggiori" dei cristiani. Non solo. Nel giugno del 1991 lo 
stesso papa dichiarava "un atto di giustizia storica" "la rinascita, di uno 
Stato ebreo dopo duemila anni". E nel 2006 è stato papa Ratzinger a 
confermare ltale sintonia giudaico-cristiana.
La realtà vera è che la chiesa, in particolare quella romana, ma più in 
generale il cristianesimo, è in profonda crisi. Non si tratta soltanto di 
crisi di vocazioni, di crisi di fede, di battesimi, di matrimoni. E' che il 
crollo dell'ideologia comunista - anch'essa totalitaria, anch'essa 
conseguente ad un atto di fede - non ha portato al cristianesimo granché di 
nuova linfa. Il cristianesimo non è diventato un punto di riferimento. La 
Chiesa, le chiese cristiane, sono rimaste dei contenitori. Non hanno saputo 
indicare le nuove norme, i nuovi obiettivi, ad una società colta dal disagio 
del trapasso dei tempi.
La Chiesa di Roma, poi, non ha portato nemmeno alle sue estreme conseguenze 
la riappropriazione delle sue radici giudaiche. E' rimasta alle 
dichiarazioni di principio, all'evocazione del"pentimento" (il concetto 
ebraico di teshuva) . Ben oltre e ben più, in questa direzione, hanno fatto 
le sette protestanti oggi alla guida dell'Occidente.
Il conflitto di civiltà oggi in essere, per il Vaticano, resta quello con l'Europa 
precristiana.
Lasciamo parlare un principe dei teologi, Monsignor Lustiger, in prima linea 
da decenni nell'indicare la necessità di "ri-evangelizzare" l'Europa: "Gli 
antichi greci e romani non esistono più... la svolta della storia europea è 
stata il decesso di queste civiltà... che sussistono assimilate dai popoli 
che ne sono nati... L'incontro con la Bibbia... fu una lotta e resta una 
lotta... la lotta spirituale contro il paganesimo che segna l'intero uomo 
nella sua nascita carnale è l'obiettivo permanente dell'evangelizzazione"...
Alain de Benoist, chiosa: in Europa "il Grande Pan sarebbe dunque morto per 
sempre... anche se bisogna continuare ad ucciderlo.
Evangelizzare significherebbe dunque scongiurare un pericolo sempre 
rinascente, anche nel momento in cui si pretende che sia definitivamente 
sparito".
La Chiesa è stata per secoli l'ente supremo che, ovunque in Europa, dettava 
le regole nel triplice registro delle credenze, dei valori e dei 
comportamenti, anche alle nazioni. Questa epoca è passata. Non esiste, 
fortunatamente, più. La separazione tra Chiesa è Stato è un fatto. Tra gli 
stessi cristiani, lo si vede ogni giorno, credere non significa più 
obbedire. Tutto è opinabile. Nella sfera privata nulla è più "regolato", o 
comandato, dai precetti cristiani. Si divorzia quando si ritiene giusto 
divorziare, si interrompe una gravidanza o si accettano manipolazioni 
genetiche seguendo i propri desideri, le proprie convinzioni.
Non c'è bisogno di attivare moti razionalisti, laicisti, anticlericali. La 
fine del cristianesimo è nel disinteresse dei suoi stessi stanchi fedeli.


Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it
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recensione di un libro interessante.Anche se per me è assurdo dare a 
Cartesio la colpa di un cambiamento che è stata l'intera società occidentale 
a generare.
Vedi l'intervista a Cacciari dopo la recensione.
-----Messaggio Originale----- 
Da: AriannaEditrice arianed@tin.it
A: AAAriannaEditrice
Data invio: mercoledì 16 aprile 2003 15.08
Oggetto: Un mondo senz'anima e ragione
IL LIBRO
Un mondo senz'anima e ragione

L'inizio con Emanuele Severino, il congedo con le poesie di Pasolini e una 
canzone di Gaber. Nella fattura stessa del libro ( La strategia dell'nima ), Pietro Barcellona ha incastonato il tema e il dilemma ch'egli indaga da 
dieci anni: il rapporto tra pensiero e passioni, tra logos ed emozioni. Due 
poli che la modernità, in particolar modo la globalizzazione, ha ridotto a 
uno solo: il razionale, l'utile, il redditizio, contro le «passioni negate» 
(titolo di un altro bel libro di Barcellona), contro la specificità di 
ciascuno, contro il non finalizzato ma intrinsecamente umano immaginario. In 
questo percorso il filosofo del diritto, prende come interlocutori altri 
filosofi, alcuni più vicini al suo pensiero (Severino, Castoriadis), altri 
più dissonanti (Gehlen, Luhmann, Toni Negri). E insieme a loro o 
distaccandosi, perlustra le diverse vie per cui la modernità si è venuta 
configurando come metamorfosi delle relazioni personali in relazioni solo 
funzionali, negando ogni fondamento pratico-affettivo del legame sociale.
E individua la radice prima, il colpevole , in Cartesio che, anziché 
«innamorarsi di una donna e avere un figlio», mise a fondamento dell'esistenza 
e del mondo il cogito . La conseguenza ultima, in questi tempi «globali», è 
«l'assoluta privatizzazione del mondo» intendendo «privato» nel senso greco 
di individuo staccato da tutto, esistente solo nella sua singolarità.

Senza più comunità, senza contenitori di legami e significati collettivi. In 
una parola, senza più spazi pubblici dove si collocava, e per Barcellona 
deve ricollocarsi, il rapporto tra noi e il mondo, che risulta da una 
miriade di mediazioni: educazione, amicizia, lettura, lavoro... Alla 
«desertificazione affettiva del mondo» Barcellona si ribella prima con l'argomentare 
imperturbabile del filosofo, poi con l'emozionata scelta di parlare con 
versi di Pasolini e Gaber.

Perché, scrive, l'uomo ha un insopprimibile bisogno di senso, e il senso è 
«un investimento affettivo» che relaziona pubblico e privato; perché se 
tutto fosse solo necessità, non esisterebbero la libertà e l'amore che sono 
invece «le nostre attitudini più specifiche». La «strategia dell'anima» 
accetta il coesistere di ragione e mito e certifica l'esistenza di spazio 
per una trasformazione creativa del mondo.

PIETRO BARCELLONA La strategia dell'anima
Edizioni
Città Aperta
pagine 156, 12
Serena Zoli
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Leggendo il libro : "Gli Adelphi della dissoluzione " di Maurizio Blondet ho 
prelevato questo brano che riguarda l'origine dell'etica

.......................La nostra conversazione, fino a quel momento, non 
faceva prevedere quell'esito.  Lo stavo interrogando sui «valori» della 
cosiddetta «etica laica».  Mi rispose, sarcastico, che - per cominciare - 
andava sgombrato il campo dall'abuso, dalla ripetizione a vanvera del 
termine «etica».
«Ethos, o per i latini Mos, non è affatto ciò che noi oggi intendiamo per " 
etico" o "morale".Ethos non indicava comportamenti soggettivi;indivava la 
"dimora",l'abitare in cui ogni uomo si trova alla nascita,la radice a cui 
ogni uomo appartiene.ln questo senso, un greco non era più o meno "etico"per 
sua scelta o volontà.  Egli apparteneva a un ethos.  A una stirpe, a un 
linguaggio, a una polis.  Che non era stato lui a scegliere».
Come nell'Induismo, osservai: dove un uomo, per il fatto di nascere in una 
precisa casta, appartiene alla sua casta.  Ed è soggetto allo swadharma, la 
«legge» (dharma, che significa anche «dovere» e «destino») propria della sua 
(swa) casta.  In India non esiste una morale; esiste un dharma per ogni
casta, e il dharma del contadino è diverso da quello del re, ciascuno 
ineluttabile e non evitabile.

Cacciari annuì: «Ogni società tradizionale ha, o meglio è, un ethos.  Ogni 
società tradizionale, come un albero rovesciato, ha la sua radice nella 
legge divina, nel nomos.  La legge della polis, dice Erodoto, è l'immagine 
di Dike».  Un ethos, ripete, impone all'uomo valori che non è lui a 
scegliere, a decidere, ma a cui appartiene.  Ma in Europa questa 
appartenenza è entrata in crisi quasi fin dall'inizio.  Per l'uomo europeo è 
venuto molto presto il tempo della frattura con l'ordine degli Dei,il tempo 
della   de-cisione.
L'ethos era già in crisi profonda con l'Ellenismo,"cosmopolita" ossia 
sradicato."E duemila anni fa ,l'ethos ha cessato completamente di esistere".

Duemila anni fa ,quando Cristo apparve nel mondo."Si , il Cristianesimo è 
stato dirompente rispetto ad ogni ethos".Per provarmelo, Massimo Cacciari 
cerco un passo nel De Civitate Dei.  Non riusci a trovarlo; me ne dette un 
riassunto ad sensum.

«Sant'Agostino lo dice chiaramente: la Città di Dio"Sant'Agostino lo dice 
chiaramente :la Città di Dio è pellegrina in terra.Ne consegue  che il 
cristiano non ha casa o è a casa sua ovunque.  Il cristiano "non si cura" 
dei diversi costumi, delle diverse leggi, delle diverse istituzioni con cui 
la pace terrena si ottiene o si mantiene». (Ho scoperto dopo che Massimo 
Cacciari cita quel passo con precisione nel suo Geo-filosofia dell'Europa, 
editore Adelphi, p. 116: è il cap.  XIX, 12-17,del De Civitate Dei).  Il 
Cristianesimo non ha più radici in costumi tradizionali, in una polis 
specifica, in un ethos; non ha più nemmeno una lingua sacra.
Ciò vuol dire, continuò,che il Cristianesimo si rivela essenzialmente 
sovversivo dell'Antichità e dei suoi valori;che esso spezza definitivamente 
i legami fra gli Dei e la società fra gli dèi e la società.L' ethos antico 
era una religione civile; gli dèi erano, inevitabilmente, gli dèi della 
polis.  Erano dèi di ferro: Socrate fu condannato perché la sua libera 
investigazione offendeva gli dèi della polis.  Ma radicavano l'uomo, lo 
riparavano dalla decisione.  Il Cristianesimo, consumando la rottura con gli 
dèi della Città, sradica l'uomo: «Con il Cristianesimo comincia la nostra 
"etica" come decisione, come un sistema di valori che io scelgo,come "libero 
arbitrio"».
Uno stato doloroso:il Cristianesimo getta l'uomo nella libertà come un 
naufrago è gettato in mare in tempesta.
«E la Chiesa è perfettamente consapevole di quanto sia tragica la libertà 
che ha donato all'uomo.  Già Agostino paventa che, sradicati gli Dei della 
Città, la città dell'uomo diventi il campo dove si scontrano meri 
interessi,il regno della forza.
Per questo tutta la cultura cristiana è un correre ai ripari contro la 
tragedia che ha provocato, una tensione disperata a riparare il pericolo che 
viene dalla frattura tra la Città di Dio e la città dell'Uomo.  In questo 
senso, è davvero la Chiesa a fondare la civiltà europea.Perché l'Europa,la 
sua storia,è la storia di questo sradicamento,dell'angoscioso obbligo di 
de-cidere che deriva dalla perdita definitiva dell'ethos. E'la storia delle 
soluzioni disperate che l'Europa via via  escogita per darsi leggi "morali" 
le quali - senza sopprimere la libertà - trattengano la società dal divenire 
il campo della pura violenza».
Ma queste norme, non più radicate nel Sacro, sono per forza 
precarie,sostenne Cacciari; esse devono continuamente essere «superate». «E 
qui è la grandezza d'Europa e la sua miseria: il suo sforzo bimillenario per 
dare norme a una libertà che è sempre sul punto di delirare.  Il fatto è che 
il Cristianesimo, liberando l'uomo dall'ethos, libera in lui la potenza del 
pensiero: il potere di mettere in discussione ogni tradizione ricevuta, il 
potere che tutto oltrepassa».
Non potei fare a meno di notare lo stupefacente corollario a cui conduceva 
quest'ordine di pensiero:la secolarizzazione totale che viviamo sarebbe 
dunque figlia della sovversione originaria operata dal Cristianesimo.
In apparenza antagonisti, l'Illuminismo libertino di cui subiamo gli esiti 
estremi, e la Chiesa, avrebbero in realtà la stessa radice.  Protestai (temo 
troppo debolmente) che non poteva essere; che anche l'ethos cristiano è 
radicato nel sacro...
Cacciari m'interruppe con impazienza: «La vera differenza è che il 
Cristianesimo sa che la volontà dell'uomo è ferita.  Che diventando libero, 
l'uomo diventa libero di fare il male.  Ogni "morale" laica e illuminista 
presuppone il contrario: che ogni uomo ha in sé i principi universali 
dell'azione.  Che il bene è scritto nella sua coscienza, e gli basta 
seguirla».L'Illuminismo è pelagiano nel senso più lato,aggiunse : nega il 
peccato originale,crede che l'uomo possa salvarsi da sé."Di più:ogni etica 
laica suppone che tutto ciò che manifesta in me come mia natura è buono . 
Dunque  i miei appetiti vanno soddisfatti perché buoni.Anzi, di più: perché 
necessari.
Lungi dal predicare, come fanno i parroci, che gli appetiti vanno 
"ordinati", il laicismo pone proprio gli appetiti alla base del vivere 
civile».
Come,come ?
«Per esempio, la borghesia crede che il libero espandersi degli egoismi e 
degli interessi individuali  dia luogo a quell'armonia colletiva che chiama 
"mercato",e di cui scopre adorante le leggi: le "leggi del mercato". Il 
Marxismo, dal canto suo, ha creduto che dalla lotta scatenata fra le forze 
economiche potesse nascere l'armonia finale, la "società senza classi".E'la 
scoperta delle economie politiche.  Che non a caso sorgono nell'Ottocento, 
insieme all'estetica».
E l'estetica è la «scienza» che scopre le leggi del godimento 
soggettivo,come l'economia politica è la «scienza» che scopre le leggi 
dell'interesse individuale, mi spiegò. «Sono queste due "scienze" a 
costituire la Modernità, e precisamente questa Modernità che oggi il 
Cattolicesimo si trova davanti come il Nemico».

Il giovane filosofo nero-barbuto alludeva al Nemico finale, all'Anticristo?
«Negli ultimi settant'anni», continuò lui, «la Chiesa ha creduto che il 
Nemico fosse il Comunismo.  Non era sbagliato; il Comunismo ha scatenato, ha 
portato alle ultime conseguenze la volontà di potenza europea.Il Comunismo 
affermava: l'uomo si salva da sé, armato di economia e di estetica.  La
Chiesa, giustamente, l'ha sentito come una sfida mortale.  Oggi che il 
Comunismo è caduto, però, contro la Chiesa si rizza il Nemico vero, il 
Nemico finale: un sistema estetico-economico totalmente secolarizzato».
Qui capivo meglio a che cosa Cacciari alludesse: quell'ultimo Nemico era già 
stato identificato dal chiaroveggente Del Noce.  E il Capitalismo ulteriore 
al Comunismo, che ingloba in sé le larve psichiche e sociali scampate alla 
decomposizione del marx-leninismo: «l'intellettuale dissacratore come 
custode del nichilismo», «trasformato in funzionario dell'industria 
culturale alle dipendenze del potere» economico, «lo spirito borghese allo 
stato puro» a cui si riduce la copula necrofila del Capitalismo con lo 
spettro del Marxismo, devitalizzato della sua tensione escatologica.  Del 
Noce aveva previsto: il Comunismo sconfitto, «trasformato in una componente 
della società borghese ormai completamente sconsacrata», dominata «da una 
nuova classe che tratta ogni idea come strumento di potere».
Il Comunismo addomesticato in «partito radicale di massa, adatto a mantenere 
l'ordine in un mondo cui qualsiasi religione è scomparsa»:
quello del Capitalismo internazionalista,del Nuovo Ordine Mondiale 
Tecnocratico.
Insomma il peggio dei due sistemi che,falsi antagonisti,anelavano in realtà 
ad adottarsi l'un l'altro:
si, poteva  essere questa una buona descrizione dell'Anticristo.  Ma 
Cacciari già continuava: «Per anni la minaccia comunista ha causato 
un'alleanza forzata tra la Chiesa e il sistema laico borghese.  Ora 
quest'alleanza che era finta fin dal principio,non è più possibile.  Nessuna 
composizione è possibile tra la Chiesa e lo spirito borghese, con la sua 
"etica laica".  Per un motivo preciso: che il cristiano deve mettere in 
discussione ogni sistemazione puramente terrena.  Lui, "pellegrino" su 
questa terra, sa che ogni sistemazione della Città dell'Uomo è 
transeunte,che deve essere superata».
La sovversione cristiana si volge dunque ora contro il totalitarismo 
borghese-radicale? «Lo spirito estetico-economico borghese non tollera di 
essere messo in discussione; non ammette di poter essere superato».  Mi 
parve di leggergli negli occhi l'evocazione paolina del Figlio di 
Perdizione, «colui che s'innalza sopra tutto quel che si adora come Dio».
Cercai di fare dello spirito: «Ma l'essenza della società borghese è il 
liberalismo, e per principio il liberalismo mette in discussione ogni 
principio ... ».
«Il sistema borghese tollera di essere discusso solo al proprio 
interno»,sancì Massimo Cacciari:"Verso ciò che è esterno ai suoi "valori" 
non ha pietà".E mi elencò i genocidi liberali:a cominciare dallo sterminio 
dei Pellerossa .
"I Pellerossa erano radicati nel loro ethos,e l'americano vedeva nel loro 
ethos un sistema di non-libertà.Lo Lo sterminio delle società sacrali, degli 
ethoi tradizionali, è prescritto dal liberalismo per il "bene" stesso 
dell'uomo».  Ed enumerò: per sradicare il Giappone dal proprio sacro nomos, 
non ci volle nulla di meno che l'olocausto nucleare.  Migliaia di tonnellate 
di bombe furono necessarie per stroncare Fascismo e Nazismo ,"forme di 
neopaganesimo che cercavano di ricollegare la società a un Ethos".
E il Vietnam ,la guerra del Golfo,l'intervento "umanitario" in Somalia nel 
1993 e in Jugoslavia nel 1999.
«Non si faccia illusioni: anche contro la Chiesa non esiterà a usare la più 
inaudita violenza, se la Chiesa si rifiuta di diventare un semplice supporto 
della società borghese.  Ciò che la Chiesa non può fare: perché il cristiano 
è necessariamente sovversivo di ogni potere politico che si pretenda
autonomo.Già negli Stati Uniti si teorizza come l'avversario irriducibile 
sia l'Islam.  Anche contro la Chiesa il conflitto diverrà sempre più 
drammatico. Da una parte la Chiesa e l'Islam, e dall'altra una "etica" 
laicista sempre più occasionale, e nello stesso tempo sempre più 
radicalmente universale,
nella sua pretesa di essere l'unica valida»............. 


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