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Chi furono gli autori del linciaggio di Giovanni Falcone?

di "GOLEM"
il Wed, 11 Jul 2007 20:16:23 +0200
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Le testimonianze di Chiaromonte, Patrono e Boccassini puntano il dito
contro giudici e politici di sinistra.
Nella sentenza della Corte di Cassazione sul fallito attentato
dell'Addaura alla villa di Giovanni Falcone,si dice giustamente che il
Giudice fu vittima di un "infame linciaggio" e di "torbidi giochi di
potere"e di "improvvidi e sleali attacchi anche all'interno dell'ambito
istituzionale",ma almeno a giudicare da ció che hanno riportato le
agenzie e i giornali,mancano i nomi giusti dei responsabili. Chi furono
gli autori del linciaggio di Giovanni Falcone? E' possibile individuarli
facilmente sulla scorta di ció che hanno detto e hanno scritto tre
testimoni  d'eccezione,testimoni informati,documentati e
insospettabili:il senatore comunista Gerardo Chiaromonte,all'epoca
presidente della Commissione parlamentare antimafia;il professore Mario
Patrono,Ordinario di Diritto pubblico all'Universitá di Roma e all'epoca
membro del Consiglio superiore della magistratura,proprio il Csm che
"processó" Falcone;e la dottoressa Ilda Boccassini,sostituto procuratore
di Milano e di Falcone amica carissima.
Scrive nelle sue memorie il senatore del Pds Gerardo
Chiaromonte,presidente della Commissione parlamentare antimafia:"Dopo la
strage di Capaci tutti si proclamarono ammiratori di Giovanni Falcone.
Quante menzogne ascoltai in quei giorni!Fece bene Ilda
Boccassini,giudice a Milano,in un'assemblea che si tenne il giorno dopo
a Palazzo di Giustizia di quella cittá,a prendere la parola e a
denunciare,con quella passione intransigente certo,ma anche un po'
fanatica che la distingueva,a indicare con nome e cognome i giudici
milanesi che si mostravano compunti e addolorati per la morte di
Falcone,ma che fino al giorno prima avevano detto di lui cose pesanti e
offensive(fra i nomi che fece,c'era purtroppo anche qualcuno che oggi
conduce l'indagine'Mani pulité).
"Non giriamoci intorno:l'accusa principale che da parte di molti suoi
colleghi e anche da parte di gruppi politici(non solo la Rete di Leoluca
Orlando)era stata rivolta a Falcone era quella di aver di fatto
abbandonato la lotta alla mafia e di essere diventato,piú o meno,uno
strumento del potere politico, per conseguire le sue sfrenate ambizioni
personali e di protagonismo. Ho parlato di gruppi e uomini politici(e la
mia angoscia deriva dal fatto che non potevo escludere,da questi
ultimi,personalitá e parlamentari del Pds).Conobbi Falcone nell'estate
del 1988,prima a casa di Giuseppe Ayala,e poi a cena dal segretario
della Federazione parlamentare del Pci che era allora Michele
Figurelli.Era presente in questa seconda occasione anche Leoluca
Orlando. Ricordo la discussione che si svolse tra Falcone e Leoluca
Orlando su Andreotti.Orlando era implacabile. Il suo giudizio era
durissimo e senza appello. Affermava che c'erano tutti gli elementi per
agire contro Andreotti sul piano giudiziario. E Falcone si affaticava a
spiegare che,per condannare o anche solo per incriminare una persona,un
giudice non puó basarsi sui "si dice" e sui "ragionamenti politici".
Deve avere le prove. E poi aggiungeva che di Andreotti non si poteva
parlare solo per alcune sue amicizie,piú o meno ambigue,ma per il
complesso della sua personalitá politica,per il prestigio di cui godeva
fuori del nostro Paese,eccetera...
"Poi ci fu l'attentato fallito a Falcone nella casa sul mare
all'Addaura.Mi telefonó Leoluca Orlando e mi invitó a partecipare a una
riunione straordinaria del Consiglio comunale di Palermo. Orlando fece
un lungo discorso. Qualche tempo dopo,mi fece notare egli stesso che in
quel discorso non aveva mai pronunciato la parola'mafiá.Io non capii
bene cosa volesse dire.Ne riparlammo a Roma,quando lo incontrai nello
studio del senatore Paolo Cabras,che era il vice presidente della
Commissione parlamentare antimafia,quando parló di un attentato
misterioso,non attribuibile solo e semplicisticamente alla mafia.La cosa
fu chiarita successivamente da alcuni seguaci di Orlando,i quali
sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto,per
farsi pubblicitá e per rafforzare la sua candidatira a procuratore
aggiunto...".
Scrive ancora Chiaromonte:"D'altra parte Falcone era assai cauto sul
problema dei rapporti tra mafia e politica:certo non li negava,ma vedeva
il rapporto esistente come capovolto rispetto al passato e metteva in
dubbio l'esistenza di un'terzo livelló.Le sue dichiarazioni su questo
punto provocarono l'ira funesta di Leoluca Orlando,dei suoi seguaci,e
purtroppo anche di quegli esponenti del Pds che in modo assai schematco
parlavano e sparlavano di cose di mafia.Questa polemica'da
sinistráscoppió con virulenza in varie occasioni;quando Leoluca Orlando
accusó i magistrati palermitani di'tenere le prove nei cassettí e di non
cacciarle fuori per non turbare i notabili politici(questa accusa era
diretta soprattutto contro il procuratore Giammanco ma coinvolgeva anche
Falcone);quando Falcone firmó la sentenza di rinvio a giudizio per
alcuni'omicidi eccellentíe soprattutto per quello di Piersanti
Mattarella(e Pino Arlacchi scrisse che'quella requisitoria era'un
documento giudiziario scadente sotto ogni aspetto,fuorviante,un grosso
erroré);quando Falcone interrogó il'pentitóPellegriti,che aveva fatto il
nome di Salvo Lima,e lo denunció per calunnia,avendo riscontrato nelle
dichiarazioni di Pellegriti una serie di falsitá.Si disse poi che
Falcone avrebbe comunicato per telefono a Andreottoi questa sua
decisione e di recente Andreotti lo ha confermato.Ma in veritá Falcone
mi negó sempre questo fatto.Vero o falso che fosse,si scatenó un
putiferio,e Falcone divenne,da amico del Pci,amico di Andreotti,con
Vitalone che gli faceva da tramite...
"Dal Pci a Andreotti,e poi da Andreotti a Martelli:quando Falcone
accettó l'invito rivoltogli dal ministro di andare a lavorare al
ministero di Grazia e Giustizia. Qui Falcone lavoró a preparare le leggi
che il Parlamento avrebbe successivamente approvato,e in particolare
quelle sulle procure distrettuali antimafia e sulla procura nazionale
antimafia,e anche quella sulla Dia. Naturalmente si puó discutere sulla
giustezza e l'efficacia di tali leggi. Ma da questo a passare
all'affermazione che Falcone agiva al servizio di Martelli,per attentare
con tali leggi all'autonomia della magistratura,ci corre molta strada.
Ed è una strada che ancora oggi suscita in me sdegno per quelli che la
imboccarono. Da questa campagna non fu estraneo il Pds,o suoi importanti
esponenti,e anche alcuni dirigenti siciliani. E questo mi dispiacque
moltissimo. Anche alla Camera dei deputati,mentre si discuteva sulla
procura nazionale antimafia,un esponente del gruppo degli indipendenti
di sinistra presentó un emendamento ad hoc per escludere Falcone da
questa carica e il gruppo del Pds votó a favore di tale emendamento. Poi
si aprí il periodo delle candidature da presentare al Csm per l'incarico
di Procuratore nazionale antimafia. Molti autorevoli magistrati(fra i
quali Pierluigi Vigna di Firenze)non presentarono la loro candidatura
per non ostacolare la nomina di Giovanni Falcone. Ma la presentó invece
il procuratore di Palmi Agostino Cordova,magistrato che io stimo molto e
che vidi lo stesso giorno che aveva parlato con Martelli. Non mi disse
nulla né mi comunicó la sua decisione di presentarsi come candidato a
Procuratore nazionale antimafia,notizia che appresi l'indomani leggendo
i giornali. La cosa mi apparve strana. Perché Cordova si presentó
candidato,praticamente in concorrenza con Falcone?Ci fu qualcuno che gli
suggerí questo?Non lo so. Quel che so è che la sua candidatura serví al
Csm per bocciare quella di Giovanni Falcone. Un autorevole membro del
Csm,eletto al Parlamento su proposta del Pds,scrisse un articolo sull''
Unitá' in cui si affermava che,certo.Falcone era il piú adatto a
ricoprire quell'incarico,ma che il Csm non poteva nominarlo perché amico
e consigliere del potere politico,cioè di Martelli,che voleva colpire
l'autonomia della magistratura. Se questo è stato l'argomento che ha
ispirato la decisione di non nominare Falcone,non ho alcuna esitazione a
dire che si trattó di una totale assurditá e ingiustizia".(da "I miei
anni all'Antimafia"di Gerardo Chiaromonte,Calice Editori,pag.77-87).
  Scrive il professore Mario Patrono,ordinario di Diritto pubblico
all'Universitá di Roma e membro del Csm,nelle sue memorie:"La vicenda
del'pentitóGiuseppe Pellegriti,incriminato per calunnia da Falcone,
fuoriesce da una dimensione strettamente giudiziaria,ma sará destinata a
funzionare come un autentico contropiede nei confronti di quella
strategia che il Pci e tutto lo schieramento di coloro che Leonardo
Sciascia definiva'i professionisti dell'Antimafiáandavano imbastendo con
particolare riferimento agli'omicidi eccellentí(Reina, Mattarella, La
Torre),al fine di dimostrare l'esistenza,accanto e al di sopra della
Cupola mafiosa,di un livello politico di fiancheggiamento della mafia,il
famoso'terzo livelló.Da Giovanni Falcone ci si attendeva,da parte di
costoro,l'incriminazione,o quanto meno l'audizione,di Salvo
Lima,proconsole in Sicilia di Giulio Andreotti,che allora governava a
Palazzo Chigi.Il contropiede di Falcone fu tanto devastante quanto
imprevisto.Pochi giorni prima,in una'finestrádel quotidiano'la
Repubblicá del 20 agosto 1989 dal titolo'Violante:Siamo vicini a una
veritá pericolosá,si riportano i brani salienti di un editoriale di
Luciano Violante. Questi scriveva:'Siamo vicini a una veritá pericolosa
che puó squarciare il sipario che finora ha nascosto il livello politico
della strage di Bologna e degli assassinii di Palermó.Qual'era la veritá
nascosta di cui Violante si mostrava cosí sicuro profeta e
soprattutto,come egli era riuscito a concepirla? Sta di fatto che
sulla'Repubblicádel 29 luglio precedente(venti giorni prima9veniva
riportata la notizia di un convegno svoltosi a Mondello,vicino
Palermo,del cosiddetto'Coordinamento antimafiá(quello stesso che aveva
dato del'quaqquaraquá'a Leonardo Sciascia e ne aveva decretato
l'espulsione dalla societá civile),dove insieme ai soliti noti(il
sindaco Orlando,il presidente del Coordinamento antimafia Carmine
Mancuso,l'avvocato Alfredo Galasso,il prete sociologo Ennio Pintacuda),è
presente anche il magistrato Libero Mancuso della procura di
Bologna,quello stesso magistrato che,guarda caso,ha raccolto le
dichiarazioni del'pentitóPellegriti,che accusava Salvo Lima di essere il
mandante dell'uccisione di Piersanti Mattarella.
"E' dopo il caso Pellegriti che il clima intorno a Giovanni Falcone
cambia quasi all'improvviso. Partono contro di lui una serie di attacchi
provenienti dal'fronte antimafiá,guidato dalla Rete con il sostegno del
Pci. Leoluca Orlando e Alfredo Galasso portano fin dentro il Palazzo dei
Marescialli,sede del Csm,un'espostócon le accuse contro
Falcone,colpevole di'nascondere  nei cassettí le prove della connivenza
di certi politici con la mafia.Di fronte alla gravitá di tali accuse
Giovanni Falcone conosce l'umiliazione di doversi difendere dinanzi al
Csm. Convocato il 15 ottobre 19921 dinanzi alla prima Commissione del
Csm,quella competente per i trasferimenti d'ufficio dei
magistrati,Falcone subisce un vero e proprio terzi grado. Rintuzza le
accuse di Orlando,definendole'eresie,insinuazioníe'un modo di far
politica attraverso il sistema giudiziarió.Confina nel limbo dei
sospetti le'dichiarazioni emergenti dagli atti giudiziari,che
riferiscono dei rapporti tra esponenti mafiosi e l'onorevole
Limá.Accenna a tutta una serie di'strane frequentazioni di Pellegrití e
a'convegni carcerari in cui certe persone hanno incontrato
Pellegrití.Grida che'non si puó investire della cultura del sospetto
tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l'anticamera della veritá.
La cultura del sospetto è l'anticamera del khomeinismó.Denuncia'il
linciaggio morale continuó nei suoi confronti,da quando ha emesso ilo
mandato di cattura nei confronti di Vito Ciancimino,perché quel mandato
di cattura'non è piaciutó,in quanto dimostra che,nonostante la presenza
del sindaco Orlando,la situazione degli appalti del Comune continuava ad
essere la stessa e Ciancimino continuava a imperare sottobanco.E
conclude:'Orlando ormai ha bisogno della temperatura sempre piú alta.
Sará costretto a spararla ogni giorno piú grossa.Per ottenere questo
risultato lui e i suoi amici sono disposti a tutto,anche a passare sui
cadaveri dei loro genitori. Questo è cinismo politico. Mi fa paura...
"Ma l'accerchiamento di Falcone non è opera solo dei politici,della
Rete,del Pci Pds.Incredibilmente i suoi piú cari amici,i magistrati a
cui è stato piú vicino,non hanno esitazione a sottoscrivere
pubblicamente contro di lui.Il 28 ottobre 1991 sessanta magistrati
firmano una lettera contro la'suáSuperprocura,definendola'uno strumento
inadeguato,pericoloso,controproducenté:una lettera che tanta amarezza
cagionó a Giovanni Falcone).Le prime firme sotto il documento sono
quelle di Antonino Caponnetto,di Giancarlo Caselli e di Elena
Paciotti"(da "Il cono d'ombrá di Mario Patrono,Cerri editore,pag.
103-105).
  Dice il sostituto procuratore Ilda Boccassini nell'aula magna del
Palazzo di Giustizia di Milano,il giorno delle celebrazioni in morte di
Giovanni Falcone,rivolta ai suoi colleghi magistrati:"Voi avete fatto
morire Giovanni Falcone,con la vostra indifferenza e le vostre critiche.
Voi lo avete infangato,voi diffidavate di lui. E adesso qualcuno ha pure
il coraggio di andare ai suoi funerali. Mi sono chiesta a lungo se
dovessi intervenire o no. Ma lo devo a Giovanni,devo parlare...Due mesi
fa ero a Palermo in un'assemblea dell'Associazione magistrati. Non potró
mai dimenticare quel giorno...Le parole piú gentili,specialmente dalla
sinistra,da Magistratura democratica,erano queste:Falcone si è venduto
al potere politico...Mario Almerighi lo ha definito un nemico
politico...Tu,Gherardo Colombo che diffidavi di lui,perché sei andato ai
suoi funerali?".(dal "Corriere della sera" del 24 maggio 1992,due giorni
dopo la strage di Capaci).
  Questi sono i nomi che mancano nella sentenza della Cassazione:Leoluca
Orlando in primo luogo,e quelli che insieme a lui denunciarono Falcone
al Csm perché nascondeva le prove delle collusioni dei politici con la
mafia; Luciano Violante e quelli che con lui costruirono la trappola del
falso'pentitóPellegriti per incastrare Andreotti e furono bloccati da
Falcone;Giancarlo Caselli e i magistrati che firmarono assieme a lui il
manifesto contro la Superprocura di Falcone;Elena Paciotti e i membri
del Csm che votarono contro di lui per la carica di Superprocuratore;
Mario Almerighi che lo definiva "il nostro peggiore nemico"e Gerando
Colombo che diffidava di lui e andó ai suoi funerali;i magistrati di
Magistratura democratica che accusarono Falcone di essersi venduto al
potere politico. Questi sono i nomi dei responsabili dell'"infame
linciaggio",dei "torbidi giochi di potere", degli "improvvidi e sleali
attacchi anche all'interno dell'ambito istituzionale",e della "manovra
di isolamento e di delegittimazione". La manovra che ha aperto la strada
alla mafia,non solo per il fallito attentato all'Addaura, ma anche e
soprattutto,tre anni dopo,per la strage di Capaci e il sacrificio
supremo di Giovanni Falcone.

ECCO I COLPEVOLI DEL LINCIAGGIO DI FALCONE di Lino Jannuzzi


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