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USA, REDUCI DA IRAQ RIVELANO ABUSI IMPUNITI

di giovanni
il Wed, 11 Jul 2007 08:25:36 -0700
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Oltre Haditha e oltre Abu Ghraib: il settimanale americano The Nation
ha pubblicato questa settimana una inchiesta da brivido: 50 interviste
con altrettanti reduci dall'Iraq hanno rivelato in raccapriccianti
dettagli brutalita' commesse dai soldati Usa su civili iracheni.

Un cocktail letale di sventatezza, comportamenti distruttivi causati
da paura e atti determinati di violenza a sangue freddo sarebbero
costati la vita a migliaia di iracheni innocenti, hanno concluso gli
investigatori del giornale. Secondo i soldati intervistati solo una
minoranza delle truppe sono colpevoli di comportamenti aberranti ma il
prezzo delle loro azioni e' stato enorme e, salvo rare eccezioni, gli
abusi sono rimasti impuniti. Le inchieste sulla morte di civili sono
rare: 'Non e' possibile indagare ogni volte che un civile viene ferito
o ucciso perche' capita spesso e passeremmo tutto il tempo solo a far
quello', ha detto il tenente dei marines Jonathan Morgenstein di
Arlington in Virginia, a Ramadi (ovest di Baghdad) dall'agosto 2004 al
marzo 2004.

La cultura della guerra di controinsurrezione in cui la maggior parte
dei civili viene considerata ostile, rende difficile ai soldati
simpatizzare con le vittime, al meno fino al momento di tornare a
casa. I veterani, tutti identificati con nome e cognome, portano
addosso profonde cicatrici emotive: molti di loro, rimpatriati, hanno
avuto occasione di riflettere e sono passati a criticare la guerra.
'Mentre ero li', l'atteggiamento generale era che un iracheno morto e'
l'ennesimo iracheno morto', ha detto il soldato Jeff Eglehart di Grand
Junction in Colorado, per un anno a Baquba (nord est di Baghdad) per
cui, come per altri, il senso di colpa ha messo radici solo dopo:
'Finche' eravamo li' pensavamo che eravamo in Iraq ad aiutare la gente
ma la gente ci si rivoltava contro: era un tradimento'. Il
risentimento di molti soldati contro gli iracheni e' stato confermato
da un recente rapporto del Pentagono.

Solo 55 per cento dei soldati e il 40 per cento dei marines si e'
detto pronto a denunciare un commilitone che abbia ucciso o ferito 'un
iracheno innocente'; solo il 47 per cento dei soldati e il 38 per
cento dei marines conviene che i civili vadano trattati con dignita' e
rispetto. In alcuni casi l'inchiesta ha rivelato la perdita della
bussola morale: una foto, tra le decine consegnate a The Nation
durante l'inchiesta, mostra un soldato americano che finge di mangiare
il cervello esploso dal cranio di un civile morto con un cucchiaio di
plastica. Ma e' nei raid, migliaia di raid condotti per dar la caccia
agli insorti che gli abusi e le brutalita' diventano routine
impunita'. Nel caso 'frequente' in cui un civile venga ucciso non e'
inconsueto che un soldato lasci un'arma vicino al cadavere e arresti i
sopravvissuti accusandoli falsamente di aver partecipato alla
insurrezione: 'Ogni bravo poliziotto porta un 'usa e getta'', ha detto
Joe Hatcher, reduce del Quarto di cavalleria in Iraq: 'Serve nel caso
in cui uccidi un civile disarmato'.

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