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Antico Rito: Padre Pio e Escrivà santi profetici

di "donquixote"
il Tue, 10 Jul 2007 21:32:33 +0200
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Il Motu Proprio sul Messale preconciliare: segno di speranza tra i cattolici
Intervista a uno dei fondatori del sito "Amici di Joseph Ratzinger"
ROMA, domenica, 8 luglio 2007 (ZENIT.org).- Don Alfredo Morselli, parroco di
Stiatico e di Casadio (diocesi di Bologna), è tra i fondatori del sito
"Amici di Joseph Ratzinger" (http://www.ratzinger.it/), ove sono proposti
numerosi scritti dell'attuale Pontefice, fin dai tempi in cui era Prefetto
della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Tra i documenti pubblicati, anche quelli in cui l'allora Cardinale aveva
auspicato la possibilità della libera celebrazione liturgica secondo la
forma antica del Messale Romano.

Ora che quanto era nei desideri del Cardinale Joseph Ratzinger si è potuto
realizzare, ZENIT ha rivolto alcune domande al curatore dello stesso sito.

Nei siti web da lei curati, ha anche proposto gli scritti dell'allora
Cardinal Ratzinger favorevoli al pieno riconoscimento della possibilità per
tutti di celebrare secondo la forma antica del Rito romano. Qual è il suo
primo commento, ora che il Motu Proprio di Benedetto XVI è stato promulgato?

Don Alfredo: Vede... i prime due santi sacerdoti canonizzati, che sono
vissuti dopo l'approvazione della riforma liturgica, San Pio da Pietrelcina
e San José-Maria Escriva de Balaguer, ebbero il permesso di celebrare la
S.Messa fino alla fine della loro vita usando il Messale del 1962.
Grandissimi santi, i primi santi sacerdoti vissuti dopo il Concilio... I
santi di solito compiono gesti profetici... Il pieno riconoscimento del
diritto di cittadinanza dell'Antico Rito non può che far ben sperare tutti i
buoni cattolici.

Quale è la differenza tra le due forme del Rito romano?

Don Alfredo: Senz'altro nella forma antica è più esplicita l'idea della S.
Messa come Sacrificio: il celebrante è condotto immediatamente nel mistero
del suo essere un "altro Cristo", a vivere il suo sacerdozio "in stato di
vittima", e i fedeli sono misticamente condotti ai piedi del Calvario. Anche
la teologia trinitaria pervade la forma antica: la continua ripetizione di
preghiere secondo ricorrenti schemi ternari ed esplicite preghiere alla
SS.ma Trinità richiamano l'idea che tutte le tre Persone divine "hanno fatto
sì che il Figlio si incarnasse" (San Tommaso d'Aquino) e offrisse il suo
sacrificio redentivo, riattualizzato proprio nella S. Messa.

Oggi si sente l'esigenza della partecipazione attiva alla Messa. Si è soliti
lodare la riforma liturgica, rispetto alla forma antica, soprattutto perché
favorisce questa partecipazione...

Don Alfredo: E' totalmente da rimuovere l'idea che nella celebrazione dell'
Antico Rito la partecipazione attiva fosse minore o non ci fosse, quasi che
per secoli la gente sia andata a Messa senza capire o senza parteciparvi
attivamente. Purtroppo si è venuta a creare la falsa equazione "partecipare
attivamente = fare qualcosa": questa equazione non è un frutto del Vaticano
II, ma è una eredità del giansenismo, che aveva anticipato in alcune forme
liturgiche certe deviazioni oggi riproposte.

Può spiegare meglio questa affermazione?

Don Alfredo: Se crediamo che la Grazia è prima di tutto una divinizzazione
dell'uomo, qualcosa nell'ordine dell'"essere" più che nell'ordine del
"fare", la preghiera deve essere intesa come un "lasciar fare a Dio"; come
diceva la maestra delle novizie di S. Margherita Maria Alacoque, l'orazione
è mettersi davanti al Signore come una tela sta davanti al pittore.
L'antropologia teologica giansenista aveva distrutto l'idea di grazia
santificante, di fatto riconoscendo solo la "grazia sufficiente", una
caricatura della grazia, riguardante solo gli atti umani. Se dunque nella
teologia della preghiera manca il primato della divinizzazione dell'uomo, il
primato dell'opera divina, non si cerca più la "divina liturgia", ma resta
solo una "liturgia umana", ovvero una liturgia dove tutti devono "fare"
qualcosa. Ascoltare, contemplare in silenzio, attendere la grazia, pérdono -
purtroppo - tutto il loro valore.

A suo avviso, il Motu Proprio potrà favorire il dialogo con la Fraternità
San Pio X al fine di un suo pieno rientro nella comunione ecclesiale?

Don Alfredo: I primi che vorrebbero stare con il Papa sono proprio le
persone affezionate all'Antico Rito. La libertà di celebrare secondo il
Messale del 1962 non potrà che essere l'avvio della guarigione di ferite
profonde, causate da tanti abusi liturgici e da interpretazioni della
riforma liturgica come rottura della continuità con il passato.

E a quelli che guardano con un certo timore il Motu Proprio, temendo un
rallentamento nell'applicazione del Vaticano II, che cosa direbbe?

Don Alfredo: Le persone più affezionate alla Riforma Liturgica fanno
dell'idea di "adattamento della Liturgia" una delle loro bandiere. Ci
troviamo di fronte a una forma di adattamento particolare a persone per
adattarsi alle quali non si deve fare nessun adattamento: questi chiedono
che un modo rigoroso di celebrare li protegga dalle improvvisazioni del
celebrante. Perché ci si dovrebbe adattare a tutti tranne che a questi?

Lei collabora anche con la redazione del sito "La tunica stracciata"
(http://www.latunicastracciata.net/), contenente alcune delle opere dello
scrittore Tito Casini. Perché ha ritenuto opportuno ripresentare ai
naviganti della rete questo autore, che difese, rimanendo nell'obbedienza,
l'Antico Rito?

Don Alfredo: Tito Casini mi ha sempre affascinato perché è stato un
cattolico obbediente e non ha mai perso la speranza: addoloratissimo per la
mancanza dell'Antico Rito, mai cadde in forme di "disperazione
ecclesiologica", pensando quasi che Dio si fosse dimenticato della Chiesa
nei lunghi decenni di proibizione pratica del Messale detto di San Pio V.

Lei sta promovendo in questi giorni una campagna per far giungere al Papa il
ringraziamento di tanti cattolici per quest'ultimo Motu Proprio. Può dirci
di che cosa si tratta?

Don Alfredo: Si tratta, molto semplicemente, di una pagina web
(http://www.latunicastracciata.net/agimustibigratias/index.php?lang=it), che
contiene un modulo che si può compilare in pochi secondi, e che permette di
inviare un breve messaggio di ringraziamento al Papa e a chi ha collaborato
con Lui alla stesura di questo documento epocale.

E che cosa direbbe ai cattolici affezionati all'Antico Rito?

Don Alfredo: Le parole pronunciate dall'allora Cardinal Ratzinger, a Roma,
il 24 ottobre 1998, commemorando il decennale del Motu Proprio "Ecclesia
Dei" di Giovanni Paolo II: "Così, miei cari amici, vorrei esortarvi a non
perdere la pazienza, a continuare ad essere fiduciosi e ad attingere dalla
liturgia la forza per rendere testimonianza al Signore in questo nostro
tempo".



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