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Nuova intervista a Suazo

di Lars
il Wed, 11 Jul 2007 12:19:06 +0200
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SANTA MARGHERITA DI PULA (Ca)
Dal frullato di sensazioni delle sue prime ore da interista, David Suazo 
fa fatica a setacciare quella che più delle altre gli è rimasta addosso, 
lo ha fatto pensare. Già di suo l'honduregno sembra un tipo che pensa 
sempre almeno un attimo prima di parlare, e la domanda richiede lunghi 
secondi di riflessione. Poi gli si accendono gli occhi, illuminando un 
sorriso non casuale: ha selezionato, e gli piace la scelta.
"Ieri (lunedì, ndr) Francesco Toldo mi ha detto: "Vedi David, io ho 
quasi 36 anni, il primo ritiro l'ho fatto 15 anni fa e mi sembra ieri: è 
bello ricominciare ogni volta". Ho pensato che il mio primo ritiro in 
Italia è stato otto anni fa con il Cagliari, sembrava ieri anche a me e 
anche io non vedevo l'ora di ricominciare. Solo che per me essere 
all'Inter è un ricominciare molto particolare: come iniziare una seconda 
vita calcistica".

Per una settimana è stata una vita molto sballottata, da una sponda 
all'altra di Milano. Oggi che ha messo la sua nuova maglia può dirlo: 
che effetto faceva sentirsi un po' dell'Inter e un po' del Milan?
"Sinceramente non ho mai pensato, neanche per un attimo, di non 
diventare un giocatore dell'Inter: ero sereno e Giovanni Branchini (il 
suo procuratore, ndr) ha sempre fatto di tutto per rassicurarmi. Non è 
questione di non essersi sentito milanista: è che io, dalla fine del 
campionato in poi, ho saputo sempre e solo di una squadra, l'Inter. 
Quello che è successo, è successo dopo".

Dopo è successo che lei ha dovuto dire: voglio l'Inter e non il Milan. 
Quanto è difficile fare una scelta così?
"Non lo so, perché io non ho scelto fra Inter e Milan. L'Inter mi ha 
seguito, l'Inter mi ha voluto e al momento in cui dovevo dare una svolta 
alla mia carriera c'era l'Inter: io la mia decisione l'avevo già presa, 
avevo in testa solo l'Inter".

Lo sa che, solo per come ha gestito questa vicenda, lei è già un idolo 
per i tifosi dell'Inter?
"So che all'Inter sono arrivate un sacco di mail sull'argomento, 
messaggi di stima, di affetto: mi piace l'idea di essere già nel cuore 
dei miei nuovi tifosi per la mia scelta, ma idoli si diventa solo in 
campo, facendo le scelte giuste quando si gioca".

Ora giocherà a San Siro: uno stadio che può togliere il fiato, sa?
"Già successo, la prima volta che ci ho giocato. E anche la prima volta 
che ci ho fatto un gol: fu proprio contro l'Inter, quando con il 
Cagliari perdemmo 3-2 (gennaio 2006, segnò il secondo gol, ndr). Però 
credo che l'effetto che mi farà la prima volta che ci entrerò da 
interista sarà un'altra cosa."

Una cosa detta da Mancini che più delle altre l'ha convinta a scegliere 
l'Inter?
"Mancini, anche prima che io diventassi un giocatore dell'Inter, ha 
sempre detto di apprezzare le mie caratteristiche e che sarebbe stato 
contento di avermi: a me bastava questo, ero più contento di lui".

Le sue caratteristiche, appunto: da attaccante diverso, quello che 
serviva all'Inter, dicono tutti. Ovvero con un motorino in mezzo alle 
gambe, come dicono i suoi nuovi compagni?
"Sono molto veloce, lo so. E so che in partite dove ci sono spazi a 
disposizione posso essere molto utile. Queste sono le mie qualità, 
questo è il calcio che mi piace: quello che ho fatto vedere giocando nel 
Cagliari, credo".

Ma sa anche che, soprattutto a San Siro, capiterà spesso che l'Inter 
possa far fatica a trovare spazi?
"Se devo parlare di un mio difetto calcistico, dico che posso andare in 
difficoltà quando il campo si restringe. Però io sono qui anche per 
questo: per lavorare, per crescere. Ci si dà una mano: io posso darla 
all'Inter e l'Inter può farmi diventare un giocatore migliore".

Un suo difetto fuori dal campo?
"Sono permaloso, a volte molto"

E un pregio?
"Sono sincero, sempre".

Con grande sincerità: per lei che arriva per la prima volta in una 
grande squadra, ha più fascino provare a vincere uno scudetto o giocare 
la Champions League?
"L'Inter punta a tutte e due e le cose, dunque anche io. Uno che viene 
da otto anni al Cagliari, si può chiedere solo come entrare il più in 
fretta possibile nella mentalità di questo gruppo, non cosa è meglio 
vincere. Certo, vedere la Champions in tv mi emozionava: posso 
immaginare in campo...".

Immagina quanto possono essere emozionati in Honduras?
"Sono anni che non torno nel mio Paese, ma certe cose le senti anche 
solo parlando al telefono: con la mia famiglia, con la gente. E ho 
capito che il mio passaggio all'Inter è stato vissuto quasi come un 
evento, una di quelle cose che possono addirittura migliorare l'umore 
della gente. Per dire: ieri mi ha chiamato Saul, uno dei miei più cari 
amici, ed è stato capace di dirmi soltanto "David, sono contento di 
essere tuo amico". Sono cose che fanno bene al cuore".

E il suo cuore le dice che è arrivato all'Inter al momento giusto della 
sua carriera o che poteva succedere anche prima?
"Io sono molto fatalista: Dio ha voluto che ci arrivassi adesso, dunque 
è questo il momento giusto. Ora sta a me dimostrare che è giusto davvero".

-- 
ciao

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