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Lettera ai fedeli di Mons. Ferllay

di "Rafminimi"
il Mon, 09 Jul 2007 16:08:28 GMT
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da sito www.unavox.it



Lettera del Superiore Generale della Fraternità San Pio X
Mons. Bernard Fellay
sul Motu Proprio "Summorum Pontificum cura"




Cari fedeli,
Il Motu Proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007 ristabilisce la Messa 
tridentina nei suoi diritti. Si riconosce chiaramente ch'essa non è mai 
stata abrogata. In tal modo la fedeltà a questa Messa ­ in nome della quale 
molti sacerdoti e laici sono stati perseguitati, persino sanzionati per 
oltre quarant'anni ­, questa fedeltà non è mai stata una disobbedienza.
Non è che un atto di giustizia ringraziare oggi Mons. Marcel Lefebvre per 
averci mantenuti in questa fedeltà alla Messa di sempre in nome della vera 
obbedienza, contro tutti gli abusi di potere.
Inoltre, non v'è alcun dubbio che questo riconoscimento del diritto della 
Messa tradizionale sia il frutto dei numerosissimi Rosari indirizzati alla 
Madonna durante la nostra crociata del Rosario dell'ottobre scorso; 
manifestiamole ora la nostra gratitudine.
Oltre al ristabilimento della Messa di San Pio V nel suo autentico diritto, 
occorre studiare le misure concrete pubblicate nel Motu Proprio e la 
giustificazione che ne dà Benedetto XVI nella sua lettera d'accompagnamento:
- Le disposizioni pratiche prese dal papa devono permettere di diritto alla 
liturgia tradizionale ­ non soltanto la Messa ma anche i Sacramenti ­ di 
essere celebrata normalmente. Si tratta di un beneficio spirituale immenso 
per tutta la Chiesa, per quei sacerdoti e quei fedeli fino a questo momenti 
paralizzati da un'ingiusta autorità episcopale.
Intanto converrà osservare, nei mesi che seguiranno, in quale modo tali 
misure saranno applicate di fatto dai vescovi e dai parroci nelle 
parrocchie. È proprio per questo che noi continueremo a pregare per il Papa 
affinché egli si mantenga fermo dopo il coraggioso atto che ha appena 
compiuto.
 - La lettera d'accompagnamento al Motu Proprio ci dà le ragioni del apa. 
L'affermazione dell'esistenza di un solo rito in due forme ­ ordinaria e 
straordinaria -, con lo stesso diritto, e soprattutto il rifiuto di una 
celebrazione esclusiva della liturgia tradizionale, possono certamente 
essere interpretati come l'espressione di una volontà politica di non urtare 
le Conferenze episcopali apertamente contrarie alla completa 
liberalizzazione della messa tridentina. Ma vi si può anche vedere 
un'espressione della "riforma della riforma" auspicata dal Papa o, come 
afferma egli stesso in questa lettera, la messa di san Pio V e quella di 
Paolo VI si feconderanno a vicenda.
In ogni caso, in Benedetto XVI c'è il desiderio certo di riaffermare la 
continuità del Vaticano II e della Messa che ne è scaturita, con la 
Tradizione bimillenaria. Tale negazione di una rottura causata dall'ultimo 
concilio ­ già manifestata nel discorso alla Curia del 22 dicembre 2005 - 
mostra come la posta in gioco della discussione tra Roma e la Fraternità 
Sacerdotale San Pio X sia essenzialmente dottrinale. Per tale motivo occorre 
che l'innegabile avanzamento liturgico operato dal Motu Proprio sia 
seguito ­ dopo il ritiro del decreto di scomunica ­ da discussioni 
teologiche.
Il riferimento a Mons. Lefebvre ed alla Fraternità San Pio X contenuto nella 
lettera d'accompagnamento, così come il riconoscimento della testimonianza 
resa dalle giovani generazioni che ricuperano la fiaccola della Tradizione, 
indica chiaramente che la nostra costanza nel difendere la lex orandi è 
stata presa in considerazione; è dunque con la stessa fermezza che dobbiamo 
continuare, con l'aiuto di Dio, la lotta per la lex credendi, il 
combattimento della fede.
Menzingen, 7 luglio 2007
+ Bernard Fellay


luglio  2007


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