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Prete e torturatore

di outis
il Wed, 11 Jul 2007 03:16:29 +0200
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Confessore torturatore
Alla sbarra, il primo prete argentino accusato di collusione con la
dittatura argentina
		
		
		
“Parlava con noi prigionieri a viso scoperto, dicendoci che se
avessimo parlato, ci avrebbero trattato meglio”. È con queste parole
che Carlos Zaidman - uno dei sopravvissuti alla dittatura argentina,
che dal 1976 al 1983 si è resa responsabile di 30 mila desaparecidos –
ha iniziato a parlare di Christian Federico von Wernich, il cappellano
della polizia provinciale di Buenos Aires, confessore dei prigionieri
di uno dei tanti circuiti repressivi che hanno provveduto a sterminare
un'intera generazione, e accusato di 7 omicidi, 42 detenzioni illegali
e 31 casi di tortura. Scenario: siamo nell'aula del tribunale Oral
Federal 1 di La Plata, provincia di Buenos Aires, dove giovedì è
iniziato il primo processo che vede come imputato un uomo di chiesa.

Christian Von WernichTerzo processo. “Tentava di ottenere più
informazioni possibile, per poi passarle a Ramon Camps (allora capo
della polizia della capitale ndr.)”- ha continuato Zaidman, durante la
prima udienza di un processo che potrebbe durare più di due mesi vista
la valanga di testimoni che da oggi inizierà a scuotere le coscienze
degli argentini. Si tratta del terzo processo contro personaggi
coinvolti nella feroce repressione che ha piegato il paese. Una fase
importante, voluta dal presidente Nestor Kirchner, il quale ha
cancellato le leggi del Punto Final e dell'Obediencia Debida, aprendo
le porte a una resa dei conti che è solo all'inizio.

Le colpe dei padri. “Padre Von Wernich veniva a vederci e ci diceva
che non dovevamo provare odio – ha raccontato alla corte federale un
altro ex prigioniero, Luis Velasco - Io gli rispondevo che era
difficile amare mentre cinque persone ci torturavano. E lui replicava
che noi dovevamo pagare per quello che avevamo fatto, e che il prezzo
sarebbe stata la tortura, la morte o tutto quello che sarebbe stato
necessario, perché noi eravamo colpevoli. E quando Hector Baratti (un
altro militante allora in carcere assieme a Valasco) gli domandò
perché sua figlia appena nata avrebbe dovuto pagare, il prete gli
rispose che sua figlia doveva pagare per quello che suo padre aveva
fatto”.
 
desaparecidosE questo è solo la punta dell'iceberg. Sono previsti,
infatti, 120 testimoni, primi fra tutti i sopravvissuti dei centri
clandestini dove il cappellano prestò servizio. A seguire, personaggi
come il premio Nobel per la pace, Adolfo Pérez Esquivel e la ex
ministro Graciela Fernández Meijide, membro dell'Assemblea permanente
per i diritti umani, madre di un figlio desaparecido.
Sfilerà davanti ai giudici anche l'attuale console di New York, Héctor
Timermann, figlio del giornalista Jacobo Timerman, fondatore de La
Opinion, che venne sequestrato e torturato proprio a Puesto Vasco.
Ieri, il console ha dichiarato che il cappellano tenne “un
atteggiamento da repressore, non da confessore, partecipando alle
torture a agli interrogatori di mio padre”. In aula parleranno anche
il vescovo Miguel Hesayne e l'addetto stampa di Isabel Perón, Osvaldo
Papaleo, entrambi prigionieri in quel centro clandestino.

Manifestazioni a roma per il processo ai repressori argentiniDa La
Plata. “Con un sorriso beffardo – racconta Julio Cottini, giornalista
argentino di radio Marti, che sta seguendo il processo – il
cappellano, settantenne, è entrato in aula scortato e indossando un
giubbotto antiproiettile. Interpellato dalla Corte, si è rifiutato di
pronunciar parola, appellandosi al diritto costituzionale di
trincerarsi dietro al silenzio. La sua difesa – spiega il giornalista
– si basa sulla pretesa che tutto ciò che ha fatto rientrava
nell'attività pastorale e che ha sempre pensato di parlare con normali
prigionieri che necessitavano d'assistenza spirituale. La pubblica
accusa, invece, cercherà di provare che era presente alle torture e
che estorceva informazioni ai detenuti e alle loro famiglie, fingendo
che sarebbero servite per ottenere la loro liberazione. In realtà,
quelle chiacchierate con il confessore non erano che la firma alla
loro condanna a morte”.
Il processo durerà almeno fino a settembre, ma questa volta, affinché
non si ripeta quanto accaduto a Julio Lopez, testimone chiave del
processo all'ex comandante delle forze di sicurezza Miguel Etchecolatz
, e sparito nel nulla il 19 settembre 2006, (all'indomani della sua
testimonianza valsa al repressore l'ergastolo), è stata attivato un
programma speciale protezione testimoni, che coinvolgerà sia il
governo provinciale che quello federale.
 
Stella Spinelli
PeaceReporter

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