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Alla Ue si può dire

di outis
il Wed, 11 Jul 2007 03:04:14 +0200
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Sarkozy ammorbidisce la Ue
Eurogruppo, vince la Francia: ok al rinvio per il rientro del deficit.
Per l'Italia è più difficile la promozione del Dpef
Alberto D'Argenzio
Bruxelles

Veni, vidi, vici. Nicolas Sarkozy cala su Bruxelles e ci mette un'ora
e mezza a cancellare una settimana di dure polemiche sorte tra Parigi
e l'Eurogruppo sulla lettura del Patto di stabilità e in particolare
sui tempi fissati per raggiungere la parità di bilancio. La Francia
voleva due anni in più e li ha avuti, con buona pace di chi pretendeva
ortodossia. La battaglia è durata lo spazio di una cena, al termine
era come se non ci fosse stata: «Non c'è contraddizione tra le riforme
e la riduzione del deficit», ha affermato Jean-Claude Juncker,
Presidente dell'Eurogruppo. Pure Padoa Schioppa è arrivato a Bruxelles
per chiedere un po' di tempo, in concreto un anno in più per arrivare
all'equilibrio di bilancio. La discussione sul caso Italia è terminata
nella notte e può essere che il ministro sia stato agevolato dalla
scia di Sarkozy. Il problema è che il ministro italiano non ha il
piglio e il peso del nuovo inquilino dell'Eliseo, mentre porta con sé
tutte le incertezze dell'esecutivo-Prodi e le difficoltà frutto di una
crescita che è ancora tra le più basse e fragili d'Europa. Francia e
Italia chiedono la stessa cosa, più tempo, ma presentano panorami e
pedigree assai differenti.
Il caso d'oltralpe è quello che ha fatto più rumore, per nulla. Ad
aprile il governo francese uscente firmava a Berlino un accordo in cui
tutti i membri dell'Eurogruppo si impegnavano a raggiungere la parità
di bilancio al massimo nel 2010. Una settimana fa la bomba: il
neopremier François Fillon annunciava in Parlamento che le riforme
promesse in campagna elettorale da Sarkozy avrebbero ritardato
l'appuntamento con l'equilibrio di due anni. Non più il 2010, ma il
2012 per via, in particolare, del taglio delle tasse che dovrebbe
creare un buco di 11 miliardi di euro all'anno a partire dal 2008.
Apriti cielo. La Commissione, la Banca Centrale, ma anche la Germania,
il Belgio e lo stesso Juncker in pista per ricordare a Parigi che gli
impegni vanno rispettati. Ieri è bastato che Sarkozy calasse su
Bruxelles, scortando la ministra delle finanze Christine Lagarde, per
mettere d'accordo tutti, imponendo la sua posizione. «Ho spiegato le
riforme che abbiamo previsto, riforme in linea con la Strategia di
Lisbona - ha detto il Presidente francese - e che le faremo subito.
Nel 2007 siamo arrivati al 2,4% di deficit, sotto l'obiettivo del
2,5%. Nel 2008 andremo sotto il 2,4%, anche se non sono sicuro che
arriveremo a rispettare l'impegno dell'1,8%». In pratica Sarkozy vende
la bontà della sue riforme, assicurando contemporaneamente ai soci che
la politica di consolidamento del bilancio continuerà: «Non chiedo un
ritardo per ritardare gli sforzi di consolidamento, ma solo per
applicare in maniera dinamica il Patto di stabilità in modo da
accompagnare le riforme». Sarkozy si è anche impegnato a utilizzare
qualsiasi «surplus generato dalla crescita per abbassare il deficit»,
e se il surplus sarà di un punto, allora anche l'obiettivo del 2010,
assicura, sarà raggiungibile. Sennò appuntamento rimandato al 2012. E
gli accordi firmati? «Chi aveva preso quegli impegni (l'ex ministro
Thierry Breton, ndr) era sicuro di non essere qua», dice Sarkozy. In
pratica i patti non valgono, perché il governo è cambiato, anche se è
rimasto dello stesso colore. Le spiegazioni bastano per i soci (Belgio
e Germania, i più battaglieri, hanno ceduto alla fine) e anche per
Juncker: «La buona novella è che la Francia non sarà più il paese
dell'immobilismo e che rimane anche il paese del consolidamento del
bilancio».
Discorso diverso per Padoa-Schioppa. Il ministro è arrivato a
Bruxelles armato del Dpef e del decreto che distribuisce il tesoretto
anche per le pensioni minime, mentre la Commissione va dicendo da mesi
che va utilizzato solo per mettere a posto i conti pubblici. Il mix
presentato porta numeri che non sono quelli attesi dall'Eurogruppo: il
deficit scenderà nel 2008 solo dello 0,3% e non dello 0,5% (dal 2,5 al
2,2) e l'equilibrio di bilancio verrà raggiunto solo nel 2011 e non
nel 2010. Dietro a questo ritardo non ci sono però le riforme attese
da Bruxelles, come nel caso della Francia (almeno sulla carta), quanto
le incertezze della maggioranza. Per questo la comprensione mostrata
con Parigi non sarà necessariamente usata anche verso Roma.
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