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Pensioni e bugie

di outis
il Wed, 11 Jul 2007 02:56:11 +0200
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il manifesto del 10 Luglio 2007
editoriale
Pensioni, un mare di bugie per giustificare i tagli
Joseph Halevi

Chiunque abbia letto il dettagliato articolo di Luciano Gallino su La
Repubblica di giovedì 5 luglio intitolato «lettera aperta all'Inps
sulle pensioni italiane» capirà senza difficoltà alcuna che non esiste
un problema di solvibilità futura dell'istituto preposto al pagamento
delle pensioni. In particolare Gallino osserva che il fondo pensioni
lavoratori dipendenti avrà per il 2007 un avanzo di esercizio di circa
3,5 miliardi di euro. Il deficit dell'Inps deriva dalla gestione di
fondi impropri, come quello dei dirigenti di azienda che da solo ha un
disavanzo di 2,8 miliardi di euro. Questa e altre somme vengono
scaricate sul fondo dei lavoratori dipendenti che quindi non può che
andare in rosso. Gallino sottolinea inoltre che il deficit imputato
all'Inps origina da poche centinaia di migliaia di unità, come appunto
i dirigenti di azienda. Ne consegue che la questione dell'età
pensionabili dev'essere svincolata da incombenze contabili che non ci
sono, ma va legata piuttosto a una valutazione del lavoro nella
società contemporanea, in Italia in particolare. Ma non è di questo
che si sta discutendo. La riduzione dell'età pensionabile viene
venduta come un'operazione di cassa volta a salvare/garantire le
pensioni dei giovani, nonché a restare nell'ambito dei criteri dei
patti di stabilità europei.
Per ciò che riguarda il primo aspetto l'operazione di cassa è un puro
imbroglio. Infatti l'erogazione dei contributi dipende dal reddito
percepito, il quale dipende dall'occupazione, in quantità e qualità. A
sua volta l'occupazione dipende dagli investimenti. Non vi è nessuna
relazione tra i risparmi di cassa ottenuti attraverso la riduzione dei
pagamenti e la percezione dei contributi innalzando l'età
pensionabile, e l'insieme degli investimenti necessari ad assicurare
un alto livello occupazionale. Pescando nell'esperienza dei paesi
angloamericani si nota inoltre - tralasciando le perdite dovute ai
fallimenti di fondi di investimento - che mentre aumenta l'età
pensionabile, aumenta la precarizzazione e il part time nel campo
occupazionale e si impoveriscono le stesse pensioni.
L'altro argomento riguarda l'ormai trita questione del rientro nei
parametri dei patti di stabilità europei, speciosamente sollevata da
Eugenio Scalfari con foga antisindacale e anticomunista su Repubblica
di domenica. Lo si dica chiaramente: si devono arraffare soldi laddove
si può, non al fondo dei dirigenti di azienda (in passivo), ma a
quello dei lavoratori dipendenti (in attivo) sicuramente sì. Ripeto
brevemente ciò che è stato detto molte volte. Non vi è alcuna ragione
di considerare validi i parametri di riferimento dei patti. Essi sono
da sempre arbitrari, come scritto più volte; ora sono superati nella
recente pratica. Ieri i patti venivano ignorati dalla Francia e dalla
Germania e oggi sono oggetto di scontri durissimi tra Francia ed
Europa. In realtà essi non rappresentano più un punto di accordo, per
quanto errato, bensì un pomo della discordia su cui si sta sfaldando
la governabilità europea. Perciò il nodo-pensioni va svincolato da
considerazioni su «risparmi» e solvibilità dell'Inps, nonché dai marci
parametri europei. Mentre si deve partire dall'impoverimento dei
pensionati odierni e futuri in atto in molte parti del mondo
angloamericano, dovuto alle nuove forme di accumulazione
capitalistica.
il manifesto

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