22 cagnari in galera!
di "Archimede"
il Tue, 10 Jul 2007 22:36:08 +0200
newsgroups it.discussioni.animali.cani
message-id <f70r81$qp7$1@nnrp-beta.newsland.it>
Magari una notizia del genere ogni giorno...
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/07_Luglio/10/cani_inchiesta_finanza.shtml
MILANO - Importare cuccioli di razza dai Paesi dell'est Europa per
rivenderli illegalmente in tutta Italia: è questo il nuovo business delle
organizzazioni criminali: «Prima pensavamo che il commercio illegale di cani
celasse quello di droga e armi», racconta il maresciallo Marco Mandrelli del
Nucleo di Polizia Tributaria di Bologna, in realtà ci siamo subito accorti
che era il cane la fonte di reddito». E i conti sono presto fatti. Maggior
margine di guadagno e minori rischi rispetto ad
Uno dei cani trovati nelle gabbie dalla Finanza
altre importazioni illegali. Questa terribile speculazione ha visto
coinvolti, in cinque anni, oltre 70.000 cuccioli per un giro di affari
complessivo di diversi milioni di euro. I cani, acquistati in Paesi come
Romania, Ungheria e Repubblica Ceca a una media di 60 euro l'uno venivano
svezzati precocemente, maltrattati e rivenduti nel nostro Paese a un prezzo
che variava dai 500 ai 1500 euro. Molto spesso le loro condizioni erano così
gravi da farli morire, dopo l'effetto delle droghe somministrategli per
tenerli vispi e in vita, a pochi giorni dall'acquisto: giusto il tempo per
far incassare ai propri aguzzini il guadagno.
ALLEVATORI E VETERINARI - Uno scenario terribile che ha visto la
partecipazione di diversi soggetti incensurati, da allevatori a medici
veterinari, appartenenti a una rete organizzativa che era ormai ben
ramificata su tutto il territorio italiano. Grazie al lavoro del Nucleo di
Polizia Tributaria di Bologna, che coordina l'inchiesta denominata "Black
Dog", in collaborazione con l'Enci (l'Ente Nazionale della Cinofilia Italia
che si occupa del rilascio dei pedigree), i Comuni, il Corpo Forestale dello
Stato e le Asl ci sono i primi indagati e molti sequestri. E non è ancora
finita.
L'indagine continua a diversi livelli e con un unico obiettivo:
interrompere questi viaggi dell'orrore grazie anche alla collaborazione dei
cittadini che devono avere tutte le informazioni per scegliere un cucciolo
sano attraverso le vie legali. «A tal fine, precisa Fabrizio Crivellari
Direttore Generale dell'Enci, stiamo vagliando una serie di iniziative volte
a rafforzare ulteriormente il controllo delle cucciolate sul territorio. A
questo proposito ci sono interessanti idee, che nascono proprio dall'
esperienza accumulata in questi mesi di collaborazione con la Guardia di
Finanza».
LE ORIGINI DELL'INCHIESTA - «Agli uffici della Guardia di Finanza,
sono arrivate numerose denunce da parte di cittadini che dichiaravano che il
proprio cucciolo di razza era morto, a pochi giorni dall'acquisto, a causa
di gravissime malattie come, per esempio, il cimurro» racconta il capitano
Gian Luca Berruti che, insieme al maresciallo Mandrelli, è a capo dell'
indagine. «I cani venivano acquistati in negozi o allevamenti con presunta
autorizzazione Enci, attraverso siti Internet o durante fiere itineranti,
come la Fiera del cucciolo presente ogni anno ad Assago e in molti altri
paesi e città. Ogni cane era provvisto di certificato medico comprovante la
sua buona salute, di regolare microchip, passaporto e pedigree, che poi si
sono rivelati falsi o contraffatti, a garanzia del benessere dell'animale e
delle sue origini italiane».
LE PERQUISIZIONI - Da queste prime segnalazioni sono iniziate le
perquisizioni che hanno permesso di portare alla luce un'organizzazione
capillare che si occupava di ogni fase legata alla vendita dei cuccioli:
dall'acquisto fuori Italia, all'introduzione nel nostro Paese, alla
contraffazione dei documenti, alla commercializzazione vera e propria.
«Grazie ai numerosi accertamenti, svolti anche a livello internazionale, è
emerso che gli indagati, a oggi 22, disponevano di strutture di base nei
Paesi dell'est dove venivano fatti transitare fino a 150 cuccioli ogni due
giorni» continua il Capitano Berruti. «I cani, di poco più di un mese di
vita, venivano imbottiti di antibiotici e talvolta drogati con un principio
attivo derivato dalla vitamina D, in grado di farli crescere nella metà del
tempo. Trasportati in camion stracolmi giungevano nei presunti allevamenti
abusivi che erano privi dei minimi requisiti igienico sanitari, ambientali
ed edilizi previsti dalla legge».
PER I CUCCIOLI SEQUESTRATI: CURE E AFFIDAMENTO - «Tra i cani rinvenuti
nei luoghi messi sotto sequestro vi è un alto tasso di mortalità. La loro
condizione di salute di solito è drammatica. Nel corso degli anni, la
Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Bologna, ormai un punto di
riferimento in tutta Italia per questo tipo di indagini, in collaborazione
con l'ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) di Milano, il Corpo Forestale
dello Stato e le Asl, ha salvato oltre 1.000 cuccioli che sono stati
soccorsi, ospitati presso canili comunali e affidati a famiglie considerate
idonee, con la formula della Custodia Giudiziale Gratuita, «una sorta di
affido temporaneo» spiega il Capitano Berruti. «È di questi giorni, ad opera
del Pubblico Ministero di Bologna Giuseppe Di Giorgio, il provvedimento di
riscatto dei primi 100 cani sequestrati a Bologna e provincia» spiega
Mandrelli. «Un provvedimento senza precedenti nel nostro Paese - continua il
maresciallo - che permetterà di trasformare l'affido temporaneo in una vera
e propria adozione perenne, a tutela degli animali e delle famiglie che li
hanno accolti».
Chiara Bidoli
10 luglio 2007