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Il Buddhismo, I Buddhismi - 8

di "stalker"
il Tue, 3 Jul 2007 17:07:24 +0200
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message-id <468a667a$0$36447$4fafbaef@reader5.news.tin.it>

Con buona pace dei venerabili Alessandro Selli e Amalric detto il Succinto 
;),
miei impareggiabili maestri  di pazienza che ringrazio, continuo il mio 
'viaggio' sulle
scuole antiche.

Inserirò le fonti di quanto sostengo e sono pronto ad ulteriori
approfondimenti, ma non risponderò a sterili  accuse tese solo a 
discreditarmi come
persona per evitare la diffusione di alcuni temi che si ritengono
ingiustamente o meglio ancora 'inopportunamente' trattati.
:Prrrr    :)

Ovviamente ribadisco alle persone 'distratte' quanto già indefessamente e
ripetutamente sostenuto da quando mi sono affacciato su usenet (vi ricordate
'le mie opinabili opinioni'?):
Ciò che di seguito scrivo è mio, sono le mie opinioni, anzi è il mio modo
arbitrario e soggettivo di trattare la questione.

Anche quando scrivo 'la scuola theravada riteneva che...'. Esprimo solo la
mia discutibile opinione sulla scuola theravada in quell'ambito. Anche 
quando scrivo 'secondo gli
studiosi contemporanei...' va letto che 'secondo le mie improbabili 
conoscenze in
materia la maggioranza degli studiosi contemporanei ha quella posizione'.

Posso ovviamente sbagliarmi e ricredermi su tutto quello che qui sostengo.

Ma prima di postare sulle scuole antiche...

Invito tutti coloro che si interessano di buddhismo, a qualsiasi titolo, ad
approfondire la materia soprattutto in modo critico, ascoltando anche ciò
che gli studiosi della materia hanno da dire. Fornirsi di un background
culturale prima di prendere delle posizioni dottrinarie, sposare liturgie, 
difendere
acriticamente scuole o sétte armati di una scarsa manciata di libri di parte
imparati dottamente a memoria ivi comprese le note a pié di pagina.

Siamo nati liberi, cerchiamo di restarlo.

Il buddhismo vuole persone libere e critiche. E tali le vuole mantenere per
tutto il loro percorso spirituale. La questione non è cosa pensa il nostro
Maestro, Guru, Thera, Roshi  o Ghesce o la nostra parrocchia di 'parte' che 
sia, ma cosa pensiamo noi
dell'insegnamento, anzi degli insegnamenti.

Non è cosa sia 'corretto' o 'giusto', ma cosa pensiamo noi sia 'corretto' o
'giusto'.

Invito tutti coloro che si interessano di buddhismo a non farsi abbindolare
dalle vesti, dai colori, dagli incensi, dai cibi esotici o mangiati in modo
esotico, dai sapori alternativi, dai suoni, dai canti, dagli sguardi
magnetici, dalle frasi ad effetto, dai chakra aperti, dai gesti incantati, 
dall'austerità, dal 'buonismo' diffuso:
se questi sostituiscono il nostro percorso critico e di consapevolezza
divengono solo degli strumenti di 'Mara'.

Ben vengano le polemiche, i confronti per conoscere o capire di più in prima 
persona, senza mai dare nulla per scontato.
'Grande dubbio, Grande Illuminazione' sosteneva Hakuin.

Dette tutte queste cose già dette e ridette e che dovremmo dare per
scontate....

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Continuando a seguire il modello di Bareau, sostenuto anche da Conze e da 
Robinson/Johnson, la seconda 'divisione' dottrinale nel sangha buddhista 
avvenne con i 'Pudgalavadin'.  Va tenuto presente che questo era il nome con 
cui venivano indicati gli appartenenti a questa scuola e significa 
'personalisti', e per i seguaci di una dottrina che avrebbe dovuto postulare 
l'anatman non era certo un complimento.
Il nome con cui loro stessi si indicavano era 'Sammitya' e una scuola in 
particolare di questa corrente si denominava Vatsiputrya.
Cornu (pag. 474) ricorda che di questa scuola sono rimasti alcuni testi 
inseriti nel canone cinese:
- Tridharmakasastra (c. Sanfatulun)
- Si a' hanmu chao jie
- Sammitiyanikayasastra
- Vinayadvavimsatividyasastra

Questa scuola sosteneva l'esistenza di una 'persona' (pudgala) che 
indicavano essere collegato al corpo-pensiero e nel contempo diverso da 
esso. Di questo pudgala non si poteva sostenere né che fosse permanente, né 
che fosse impermanente.

Non vado oltre nella descrizione della dottrina di questa scuola rammentando 
solo che, secondo alcuni pellegrini cinesi, circa un quarto dei monaci 
indiani seguivano queste dottrine nel VII sec.

Essi furono 'confutati' da Vasubandhu (IV sec.), Murti (pagg.45 e sgg.) 
riporta alcuni passi della sua confutazione inseriti nell'Abhidharmakosa.

Cornu (pag. 728)  ricorda che Vasubandhu fu ordinato monaco a Nalanda ma a 
differenza del fratello Asanga era un convinto assertore delle dottrine 
hinayana della scuola Vaibhasika (Sarvastivadin) sostenute dal suo maestro 
Samghabhadra. Successivamente si avvicinò ad un'altra scuola hinayana quella 
dei Sautrantika evoluta sempre dai Sarvastivada e compose un testo, l' 
Abhidharmakosabhasya, a cui il suo maestro dispiaciuto rispose col 
Abhidharmasastrakarilabhyasa.

Questo ci porta ad una terza divisione, successiva a quella con i 
pudgalavadin, che Robinson/Johnson (pag.81) ritengono sia avvenuta nel 
concilio di Pataliputra: la divisione tra i Vibhajyavadin e i Sarvastivadin.

I Sarvastivadin vengono denominati anche Vaibhasika per l'opera a più mani 
coordinata da Vasumitra durante un concilio successivo tenutosi nel Kashmir 
nel I sec. e denominata 'Mahavibhasa' (Fisher-Schreiber pag.354).


Sempre secondo Cornu (pag.712): 'Non si può assimilare il Theravada generato 
dal gruppo primitivo degli Sthavira a questa scuola (intende 
Vaibhasika/Sarvastivada-nota mia), tanto più che i Theravada si sono opposti 
su moltissimi punti ai Sarvastivada panrealisti'.

Così Robinson/Johnson (pag.81): 'Questo terzo concilio (si riferisce a 
quello di Pataliputra-nota mia) produsse due fazioni chiamate Vibhajyavadin 
e i Sarvastivadin. Le tesi principali di questi ultimi era che le cose 
passate e future esistono realmente così come le presenti ..... I 
Vibhajavadin, la cui visione era in accordo con quella dei Mahasanghika 
rifiutavano questa soluzione in quanto costituiva una negazione degli 
insegnamenti del Buddha sull'impermanenza e la produzione condizionata".

I Theravada sostengono di essere gli antichi vibhajavadin e tali li 
considerano (ma come evoluzione) anche Bareu, Conze e  Robinson-Johnson, ma 
Williams (pag.119)
sostiene: "La denominazione 'sthaviravada' corrisponde al pali 'theravada',
e i theravadin concordano nel venire chiamati 'vibhajjavadin'. Ma i
theravadin non possono essere pienamente identificati con gli sthaviravadin
di questa antica disputa, dato che la tradizionale posizione theravada sui
dharma nei tre tempi sostiene che solo il dharma presente esiste 
(Kathavatthu 1,6)".

Va tenuto presente che la scuola Sarvastivada mantiene una proprio Canone 
con tanto di Vinaya e Abhidharma buona parte del quale tutt'oggi conservato 
(per tutti Williams pag.109). Esso è molto diverso da quello Theravada (vedi 
ad es. Cornu pag.2).

A proposito degli Abhidharma Pali e Sarvastivada Mizuno (pag. 26) ci dice: 
"Soltanto l'Abhidharma pali ci è giunto completo. Il Sarvastivada ci è 
giunto quasi tutto, sebbene soltanto in traduzione cinese, mentre alcune 
parti sono state tradotte in cinese almeno due volte. La traduzione cinese 
del Prajnapti (3° libro dell'Abhidharma Sarvastivada, mia nota)  non è 
completa, mentre ne esiste una versione tibetana, unica parte 
dell'Abhidharma Sarvasitavada tradotto in tibetano. Gran parte 
dell'Abhidhamma pali è stato tradotto in inglese e integralmente in 
giapponese. ... Studiosi occidentali avevano supposto che l'Abhidhamma pali 
e l'Abhidharma Sarvastivada fossero versioni diverse di testi identici a 
motivo dell'accentuata somiglianza nei titoli: per esempio il Dhatukatha 
pali e il Dhatukaya sanscrito, tuttavia una migliore conoscenza del 
contenuto dell'Abhidharma sarvastivada come si ritrova nel Canone cinese ha 
chiarito il malinteso."

Chissà come fa a sostenere lo Lal Hazra che come riporta il Selli ritiene: 
"..  la sarvastivada
erano una delle sette scuole classiche theravada ..".

Forse avrà letto l'Abhidharma sarvastivada in cinese ed è giunto alla 
conclusione che si tratti della stessa dottrina dell'Abhidharma theravada. 
Ma molti altri autori, come ho già riferito, non sono d'accordo con quanto 
riporta il Selli di Lal Hazra, anzi sottolineano delle importanti differenze 
dottrinali.

Quali sono?

-segue-



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