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Viva l'Inquisizione, fondamentale pilastro della giustizia moderna
di "donquixote"
il Tue, 3 Jul 2007 23:00:24 +0200
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I fantasmi della storia
La leggenda nera dell'Inquisizione spagnola non incanta il vescovo Negri:
«Vecchie balle sepolte dagli studi seri»
di Fortunato Simone
Altro che oscurantismo. La Chiesa è un postribolo di unti prelati, sadici
porporati, cardinali affamati di denaro. Il regista ceco Milos Forman, 75
anni, un curriculum cinematografico di tutto rispetto, da Qualcuno volò sul
nido del cuculo fino al recente Man on the Moon, non ha mezze misure e
paragona l'Inquisizione spagnola ai regimi comunista e nazista. Forman sa di
cosa parla: orfano a dieci anni perché i genitori erano stati deportati e
uccisi nei campi di concentramento nazisti, accusato di sabotaggio dal
regime comunista in Cecoslovacchia dove rischiò il carcere, riparò poi negli
Stati Uniti dove ha girato la maggior parte dei suoi film. Ultimo dei quali,
L'ultimo inquisitore, la storia di vent'anni di Spagna tra il 1792 e
l'arrivo degli inglesi di Wellington.
La ricostruzione storica del film con cui Forman manda a processo la Chiesa
non pare però delle più attendibili. Monsignor Luigi Negri, vescovo di San
Marino-Montefeltro ed esperto di storia della Chiesa, vede nell'Inquisizione
rappresentata da Forman «una pura fantasia sia nell'immagine sia nella
prassi». Innanzitutto «perché dopo la metà del Settecento l'Inquisizione in
Spagna non appare più attiva, il che falsa già la cornice storica dentro cui
il film è ambientato. Inoltre, il regista si dimentica che l'Inquisizione fu
uno strumento del potere secolare tanto che fu la Chiesa stessa a prenderne
le distanze, provocando tensioni con la monarchia». Di tutto questo non si
fa cenno in un film in cui sono messi sullo stesso piano l'Inquisizione, la
violenza della Rivoluzione francese e la crudeltà dell'assolutismo.
E che dire invece dell'accusa di far uso dello strumento della tortura, su
cui insiste il regista? Negri è ancora più netto: «L'Inquisizione anche in
pieno Medioevo non prevedeva la tortura se non in casi gravissimi e comunque
la confessione poteva essere accettata solo dopo una confermazione
pienamente consapevole dell'inquisito». L'autore di Amadeus quindi non pare
essersi documentato a sufficienza neppure sulla prassi del sistema
inquisitorio, arrivando a delineare una propria quanto fantasiosa
Inquisizione. Che però può avere una spiegazione: «Probabilmente - continua
Negri - l'immagine di un'Inquisizione-Gestapo è il frutto della reminiscenza
dolorosa di un regista che ha vissuto sulla sua pelle gli interrogatori e le
violenze del regime comunista, anche perché, come ha più volte sottolineato
lo storico Leo Moulin, l'Inquisizione spagnola rimaneva un sistema altamente
garantista». Celebre il caso della madre di Keplero: denunciata per
stregoneria, anziana, condotta nella stanza dei supplizi nella speranza di
indurla a confessare solo con la vista degli strumenti, cadde in ginocchio e
dichiarò: «Fate di me quello che volete, io sono innocente. Niente di quello
che dichiarerò sotto tortura è vero». Fu assolta. Era la regola, non
l'eccezione.
Strumenti di tortura
L'errore più grave del film - annota ancora Negri - è quello di aver voluto
ambientare un film anticlericale in un momento storico - la seconda metà del
Settecento - che era di segno totalmente opposto alla Chiesa, un'epoca di
forte reazione anticattolica di matrice massonica che portò nel 1773 allo
scioglimento dell'ordine dei Gesuiti da parte di Clemente XIV. Anche Marco
Meschini, storico dell'Università Cattolica di Milano, ritrova molte
inesattezze storiche nella pellicola, dall'accusa anacronistica di giudaismo
e che «va retrodatata di almeno tre secoli», alla «rappresentazione
grossolana di un'Inquisizione che utilizza metodi da Gestapo per cui
addirittura la tortura della corda figurava come un dogma della Chiesa:
ridicolo». Inoltre nel film «gli interrogatori del Sant'Uffizio sembrano
avere un'unica finalità, quella di far emergere attraverso la tortura il
falso. E invece accadeva il contrario: ciò che si ricercava era il vero».
Forman nel film non fa sconti alla Chiesa, anzi: la Chiesa che, nota
Meschini, «nel film non esiste, ci sono solo inquisitori» è fatta di sola
crudeltà e volontà di potere e sottomissione della persona. È un regime non
diverso da quello nazista e comunista anche se, riconosce il regista, «gli
strumenti di tortura si sono fatti nel Novecento più sottili».
Come ha scritto il maggior studioso laico italiano dell'argomento, Adriano
Prosperi, presentando Una storia della giustizia dell'insospettabile Paolo
Prodi, l'Inquisizione fu «non un episodio di aberrazione di cui la Chiesa
debba chiedere perdono, ma il primo, fondamentale pilastro della moderna
giustizia, quella creata per perseguire d'ufficio i crimini». ("Una civiltà
giuridica nata dall'Inquisizione", Corriere della Sera, 13 maggio 2000).
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Fw: Viva l'Inquisizione, fondamentale pilastro della giustizia moderna di "Rafminimi" il Thu, 05 Jul 2007 08:19:30 GMT
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Viva l'Inquisizione, fondamentale pilastro della giustizia moderna di "donquixote" il Tue, 3 Jul 2007 23:00:24 +0200
Fw: Viva l'Inquisizione, fondamentale pilastro della giustizia moderna di "Rafminimi" il Thu, 05 Jul 2007 08:19:30 GMT
