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Per i media ubriachi di pietas uccidere un figlio non è reato

di "donquixote"
il Tue, 3 Jul 2007 22:53:34 +0200
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Il Giornale
Per i media ubriachi di pietas uccidere un figlio non è reato
di Bruno Fasani - venerdì 29 giugno 2007
L'altro ieri il Tg1 ha mandato in onda il più crudo reality che si potesse
immaginare. Pochi minuti, interminabili e agghiaccianti, buttati in pasto
agli italiani, all'ora di cena. Il tutto in nome dell'informazione,
ovviamente. Un'intervista ad un certo Calogero Crapanzano di Palermo,
maestro in pensione di sessant'anni e padre di Angelo, autistico da 24 anni,
dopo una meningite che lo aveva colpito a due anni di età. Da allora la
vita, per la famiglia Crapanzano, era stata sempre più in salita, per via di
quel ragazzo con la mania di smontare tutto e di imporre alla famiglia le
leggi del proprio mondo malato.

Da qui la decisione del padre: «Dai Angelo, vieni ti porto in campagna a
fare una passeggiata. Andiamo a prendere una boccata d'aria». Arrivati a
Gibilrossa, la decisione estrema. «Ho preso un cavetto di acciaio, di quelli
che si usano per trainare le macchine...». È il resoconto di un padre
omicida. Non c'è un filo d'emozione nel raccontare questi particolari
sconvolgenti, non una smorfia, una lacrima. Neppure uno schivarsi di
circostanza, per sottrarsi alle telecamere e ripiegare nella privacy
disperata del padre sconfitto. La televisione incombe con la sua voglia di
scoop e lui sta al gioco, con l'impassibilità di un racconto liberante. La
stessa lucida razionalità con cui ha trasportato nel bagagliaio il corpo di
suo figlio dai carabinieri. Scattato l'arresto, il giudice Donatella Puleo,
non se l'è sentita di mandarlo in carcere neppure un minuto, rispedendolo a
casa dritto, dove le telecamere lo hanno raggiunto.

Quello che passa nel cuore di una famiglia toccata da una simile tragedia
merita infinito rispetto. Ma, oltre il dato personale, il fatto rimane un
omicidio, nella sua oggettiva gravità che non può essere stemperata dall'
accondiscendenza, giornalistica o penale che sia, di una pietas che vorrebbe
ridurre la questione ad un semplice caso umano.

L'Italia e il mondo sono pieni di casi umani identici o analoghi. Certo,
potremmo discettare all'infinito sulla solitudine di queste famiglie o sulla
legge Basaglia che ha chiuso gli ospedali psichiatrici, ma questo non
legittima ancora la soppressione del malato, per quanto insopportabile.

Non si può premiare a Sanremo chi canta i «matti», il disagio e la
solitudine dei malati di mente, salvo fare i buonisti ipocriti quando
qualcuno li fa fuori.

Il giudice Puleo, concedendo la libertà immediata perché non esistono
«esigenze cautelari», avrà pure la legge dalla sua, ma non può non
considerare il messaggio subliminale di una simile scelta, come se
esistessero vite di minor valore o senza valore. E la scelta di un Tg di
proporre le ragioni di un padre assassino, senza alcun commento che aiuti a
capire senza banalizzare la gravità del fatto, non possono giustificarsi nel
nome della cronaca, come se la sofferenza del sano avesse una sua
legittimità, maggiore di quella del malato. È proprio l'attenzione a quest'
ultimo e la denuncia dell'indifferenza sociale nei suoi confronti, che aiuta
l'informazione ad essere autentico bene sociale, evitando che si riduca a
curiosare tra i fatti.

Brutta storia, quella di Palermo. Nei suoi contorni umani e, più ancora, nei
suoi risvolti culturali. Nella società delle relazioni interrotte, dove la
fatica è spesso il criterio discriminante per dire basta ai rapporti umani,
sopprimere l'esistenza altrui potrebbe risultare la scorciatoia più breve in
mano al più forte.

Avvenire
È successo negli Usa, ma anche in Italia
Refolo di aria fresca La tv sa dire no
Umberto Folena
Quanti di noi, di fronte a notizie impalpabili e irrisorie piazzate in
apertura di un tg, hanno sognato che il giornalista, incaricato di porgere
con garbo il prezioso testo confezionato da qualche collega, si ribellasse?
Buttasse i fogli all'aria e, da impeccabile obiettore gandhiano,
pronunciasse un fermo e nobile "mi rifiuto"? Sogni. E quanti di noi, di
fronte a programmi stupidi e violenti in orario da bambini, nonnetti e
casalinghe, hanno sognato che in un sussulto di moralità, in un risveglio di
coscienza assopita, il telemandarino di turno decidesse di eliminare almeno
uno di quei programmi, rinunciando perfino a qualche sugosa inserzione
pubblicitaria? Sogni.
A dimostrazione che la tv è veramente capace di tutto, ma proprio di tutto,
nel male ma anche nel bene, nelle ultime ore entrambi i sogni si son
tramutati in realtà. Per il primo sogno dobbiamo volare negli Usa. A
«Morning Joe», programma della rete Msnbc, è il momento delle notizie. La
giornalista Mika Brzezinski legge il sommario, e al primo posto c'è la
scarcerazione di Paris Hilton, la "party girl" nota per fare infiniti
mestieri (cantante, attrice, indossatrice, ospite [zoccola].) senza saperne
fare nessuno. La Brzezinski ha un moto di fastidio, poi di rabbia, sussurra
una frase del tipo: «Detesto questo genere di notizie e un tg non può
cominciare così», quindi appallottola il foglio e tenta perfino di
bruciarlo. L'altro conduttore ci scherza sopra, le immagini della Hilton
vanno comunque in video, la Brzezinski affranta si tiene il capo tra le
mani, ed infine riprende a leggere le notizie «meno» importanti, come i
morti americani in Iraq e altre inezie simili.

http://www.youtube.com/watch?v=6VdNcCcweL0

Mika Brzezinski è figlia di Zbigniew, che fu braccio destro del presidente
Jimmy Carter. Così si potrà favoleggiare del sano, autentico, risorgente
spirito democratico americano; fare la coda (si fa per dire) su YouTube per
ammirare il siparietto; o, in Italia, esercitarci in facili giochi di parole
(«La notizia la legge Mika»).
Il secondo sogno (pizzichiamoci: siam desti?) è italiano. Dopo la tragedia
di Chris Benoit, campione della Wwe, la World Wrestling Entertainment, che
ha ucciso moglie e figlio ed infine si è impiccato, Luca Tiraboschi,
direttore di Italia 1, ha deciso di sospendere «Wrestling Smack Down!», in
onda ogni domenica alle 10.45, «nel rispetto del pubblico dei più piccoli
che non può correre il rischio di confondere la realtà con la fantasia».
Dopo aver partecipato a infiniti convegni dove i telemandarini replicavano
con smorfie di compatimento a chi faceva notare il rischio che alcuni
bambini, meno dotati di abilità critica, potessero effettivamente confondere
la realtà con la fantasia, diciamo: bravi, saggia decisione, per quanto
tardiva.
La tv può dunque rinsavire e non è vero che la folle rincorsa all'audience
ad ogni costo sia ineluttabile. Audience: per quale motivo piazzare Paris
Hilton in apertura del Tg? Audience: perché gonfiare il palinsesto, alla
domenica mattina, con gli ipertrofici (mediocri) attori della lotta libera
americana? Prendiamo i due sogni avverati al pari d'un refolo di brezza
nell'afosa estate televisiva. Non solo bonaccia, nello stanco stagno
catodico. Brava Mika, bravo Luca: adesso imitiamoli.



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