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Scisma gay per gli anglicani?
di "donquixote"
il Fri, 29 Jun 2007 22:34:54 +0200
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Avvenire DAL PAPA MENTRE GLI SI ACCREDITA UNA «CONVERSIONE» Uomo serio, quel Blair serio anche con Dio Davide Rondoni Un uomo forte. Uno che ha sempre puntato, nelle scelte e nella immagine pubblica, sulla forza che viene dal mostrarsi convinto anche nei momenti più delicati. Un leader che, dicono in molti, ha segnato la vita pubblica europea e mondiale di questo passaggio di secolo. E che anche nel momento in cui esce di scena dà una lezione di forza. Non di forza muscolare, o strategica ma di un altro genere di forza. Oggi si parla tanto di debolezza della politica in Italia. Forse, tale debolezza dipende anche da come uomini che vogliono gestire il potere si confrontano con il tema centrale di ogni questione: come vivere un rapporto con Dio, ovvero con il senso delle cose. Come, dove, con chi confrontare seriamente i dilemmi che agitano la coscienza e la vita. Quella personale e quella civile. Un uomo che non prende sul serio tale problema, che non lo affronta o lo tratta in modo superficiale o strumentale difficilmente sarà un uomo veramente forte. Quest'uomo forte, dunque, è venuto in visita al Papa. È l'ennesimo segno di attenzione del Papa alla vita reale degli uomini. Segno di un Papa che sta prendendo sul serio la vita degli uomini. Ed è segno che in tanti, anche venendo da lontano, trovano in questo pastore un punto di riferimento. Dicono che sia venuto a parlargli della sua conversione, o meglio del passaggio dall'appartenenza ad una Chiesa che riconosce nel Re l'ultima autorità, alla Chiesa che è continuazione della presenza apostolica. I giornali di tutto il mondo hanno parlato della sua imminente conversione. Come se si trattasse, che so, di un imminente atto amministrativo, o di un prossimo gesto politico. Invece lui stesso, uscendo dalla udienza, ha sottolineato che la faccenda della sua conversione è personale e delicata. Insomma, un uomo forte che sa che in materia di fede personale gli schemi e gli annunci stampa non contano. Perché conta la posizione che un uomo assume di fronte a Dio, il suo rapporto col destino. E dunque la scelta che Mister Tony Blair vorrà fare è una questione che riguarda innanzitutto Mister Tony Blair. Per l'Inghilterra il rapporto con il cattolicesimo passa per una storia drammatica e ricca. Attraversata da martiri e da conversioni famose, da J.K.Chesterton a O. Wilde. E agitata da forze violentemente anticristiane. Un grande romanzo, "Con quale autorità", di R.H. Benson va al cuore della faccenda. La domanda del titolo è il cuore del problema. Infatti l'Anglicanesimo nacque distaccandosi da Roma non tanto per un conflitto teologico, ma per un conflitto di autorità. Il re volle essere - secondo il sogno di ogni potere di questo mondo - anche potere esercitato in nome di Dio. Ma la serietà con cui molti uomini cercano di vivere il rapporto con Dio, impedisce loro di affidarsi alla autorità politica come ultimo punto di confronto. Quella storia sta evolvendo, in modo visibile e in modo meno eclatante. C'è nel gesto personale di Tony Blair da un lato la massima considerazione per la tradizione del Paese che ha rappresentato e governato. E anche la massima consapevolezza che nella serietà del rapporto con Dio si misurano tutte le serietà e le forze di cui un uomo e capace. Noi non sappiamo che esito avrà il cammino di Mister Tony Blair. Sappiamo però che la serietà con cui lo sta affrontando è un buon esempio per tutti coloro che invece pensano di basare a propria forza su sogni vaghi di gloria, su strategie politiche o su un Dio creato a propria misura. Si parla dell'influenza della moglie e della famiglia su questa vicenda. Mentre in tanti si affannano a ficcare il naso in storie tra moglie e marito famosi, banalizzando tutto con un chiacchiericcio invasivo e vuoto, in questo caso viene solo da fare silenzio. Rispettoso silenzio. Come se il buon Dio, a cui la fantasia non manca, avesse un supplemento di pazienza nei nostri confronti. E accanto a spettacolini un po' deprimenti e dal copione scontato, ci mostrasse i pezzi di un altro spettacolo. Il Tempo WHY I shall become a Catholic, «perchè diventerò cattolico». di GIUSEPPE DE CARLI Un lungo articolo di Charles Moore, editore del "The Sunday Telegraph", scosse l'Inghilterra il 13 marzo 1994, a pochi giorni di distanza dall' ordinazione delle prime donne-prete della Chiesa Anglicana a Bristol. La cerimonia, con le telecamere delle tv di mezzo mondo puntate addosso, creò una lacerazione ritenuta quasi insanabile fra la Comunione Anglicana e la Chiesa di Roma. Si allontanava definitivamente dalla Sede di Pietro la "più cattolica delle Chiese protestanti" e all'interno stesso dell'anglicanesimo si apriva un confronto che porterà, negli anni successsivi, ad un vero e proprio scisma interno. A tutt'oggi non si conosce esattamente il numero dei pastori anglicani e di vescovi passati alla Chiesa cattolica..... Ciò che colpiva nell'articolo di Charles Moore, illustrato dalla foto di un uomo che cambiava scala per tentare di raggiungere il cielo, era la nostalgia, rimasta per secoli sepolta nel cuore degli anglicani, della comunione con il vescovo di Roma, con il Successore di Pietro. Quasi fosse venuto a mancare, per le note visissitudini storiche, qualcosa nel DNA dello stesso anglicanesimo. Una religione "zoppa", priva di spessore "ministeriale" e "sacramentale", una Chiesa "protestante" tout court, dunque, completamente secolarizzata o "protestantizzata". «Se non ammetteremo le donne al sacerdozio - fu la risposta dell'allora primate anglicano George Carey - la società ci volterà le spalle». In realtà, le difficoltà della Chiesa Anglicana d'Inghilterra non si sono affievolite per l'inserimento, nel sacerdozio attivo, di quasi millecinquecento donne-prete. La pratica della fede è rimasta al palo.... Non meraviglia, dunque, che Tony Blair, anche per l'influenza della consorte cattolica Cherie, abbia voluto inserire come sua ultima tappa da premier britannico proprio il Vaticano. Una sorta di pellegrinaggio spirituale, propedeutico, secondo alcune dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi ai tabloid inglesi, ad un passaggio nelle fila della Chiesa di Roma. Naturalmente, nel colloquio con Papa Benedetto XVI, nè col Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, nè col "ministro degli esteri", il vescovo Dominique Mamberti, nulla di tutto ciò è trapelato. Occorre lasciare tempo al tempo. Il colloquio, di venticinque minuti fra Benedetto XVI e il premier britannico, si è svolto in un clima di grande cordialità, di complicità affettuosa. Ed ha fatto impressione che l'inquilino uscente di Downing Street fosse accompagnato dal cardinale di Londra Cormac Murphy-O'Connor. La conversazione ha toccato tutti i temi in agenda nel vertice europeo di Bruxelles e «alcune leggi approvate di recente in Gran Bretagna». Particolarmente gradite a Papa Ratzinger le foto, con firma autografa, del cardinale John Henry Newman, uno dei più grandi principi della Chiesa di tutti i tempi, vissuto nell'Ottocento e convertitosi dalla confessione anglicana al cattolicesimo. E guarda caso, anche quella di Newman fu definita anni fa dal cardinale Joseph Ratzinger «una conversione mai conclusa che ci ha offerto l'interpretazione non solo del cammino della fede cristiana, ma anche della vita cristiana. Fu la coscienza di Newman - disse l'allora prefetto per la Dottrina della Fede - a condurlo dagli antichi legami e dalle antiche certezze dentro il mondo per lui difficile e inconsueto del cattolicesimo». E pensare che all'origine della rottura fra Chiesa di Roma e Chiesa d' Inghilterra non ci fu una disputa dottrinale, bensì una rissa fra il re Enrico VIII e Papa Clemente VII che non volle concedergli il divorzio per sposare Anna Bolena. Con l'"Atto di Supremazia" del 1534, Enrico si sostiutì al Papa nel governo della Chiesa. La liturgia si mantenne simile a quella romana, mentre nella teologia vennero accolte dottrine dei riformatori protestanti, specialmente le tesi di Calvino: la sola Bibbia come regola della fede, la predestinazione assoluta, l'eucarestia come simbolo. Come testi ufficiali il "Libro della preghiera comune" e i "Trentanove articoli di fede anglicana". L'anglicanesimo continuò però ad avere due anime: una cattolica ed una protestante, e sarà proprio da quest'ultima che l' anglicanesimo si sfaccetterà, si frastaglierà, perderà ogni elemento unificante ed identitario. Ecco, la ricerca di una identità e di una unità. È la nostalgia di cose perdute che si vogliono recuperare. È una vicenda personale che ha sporgenze di assoluto: una parabola politico-religiosa che sta facendo impazzire la stampa inglese. Uscire di scena da primo ministro con una scelta politicamente scorretta. Far prevalere, una volta tanto, la vita privata su quella pubblica. Sembra una vicenda d'altri tempi. Quella di un cripto-cattolico che ha deciso, dopo aver fatto la storia del suo grande Paese, di mettere la fede davanti alla politica. Il Giornale L'ombra dello scisma gay sulla chiesa anglicana di Andrea Tornielli - martedì 26 giugno 2007, Roma - Si riuniranno a York dal 5 al 7 luglio e si attendono scintille. Il Sinodo generale anglicano, l'organismo che «controlla» la Chiesa d' Inghilterra, dovrà infatti discutere di un patto preparato per evitare uno scisma e la definitiva spaccatura della «comunione anglicana». Una spaccatura provocata da due provvedimenti presi nel 2003: il primo della diocesi di «New Westminster» (Canada), che autorizzava un «rito pubblico di benedizione delle unioni dello stesso sesso»; il secondo, l'ordinazione del primo vescovo dichiaratamente gay, l'americano Gene Robinson. Decisioni contestate: alle comunità che hanno imboccato questa strada potrebbe essere richiesto un «pentimento» e l'impegno a non agire mai più in questo modo, di testa propria. Robinson, padre di due ragazzi, era divorziato e da quattordici anni conviveva con un uomo: non aveva nascosto la sua relazione omosessuale, vissuta alla luce del sole. Prete della chiesa episcopale statunitense, appartenente alla comunione anglicana, era stato ordinato vescovo durante una affollatissima cerimonia svoltasi nello stadio di hockey di Durham, nel New Hampshire. Già allora la sua nomina aveva fatto profilare l'ombra di uno scisma all'interno dell'anglicanesimo, perché gli arcivescovi anglicani di molte altre nazioni avevano disapprovato la consacrazione. Tra i primi a reagire era stato l'arcivescovo nigeriano Peter Akinola, che ha guidato la rivolta delle comunità anglicane dell'Africa: «Il diavolo è entrato nella chiesa». Nonostante gli ultimatum e le proteste, la consacrazione era avvenuta lo stesso. Il neo-vescovo, ai microfoni della Cnn, aveva detto di non volersi ritirare: «Ci sono molti gay e lesbiche con doti straordinarie in posizioni di leadership in tutta la nostra chiesa. Il mio ritiro non fermerebbe questo neanche un po'». Il patto che sarà discusso a York dai vescovi, pastori e laici del Sinodo generale anglicano la prossima settimana, chiamato «anglican covenant», è un testo di quattro pagine che - informa il Servizio di informazione religiosa (Sir), l'agenzia dei settimanali cattolici - è stato scritto dai primati della chiesa anglicana lo scorso febbraio. Se questa versione del patto venisse approvata, una stesura definitiva verrà messa a punto la prossima estate quando i vescovi anglicani si riuniranno a Canterbury per la Lambeth conference. In un messaggio ai fedeli anglicani Rowan Williams, primate della chiesa di Inghilterra, ha definito il convegno «una risposta alla crisi» non «un mezzo per avere uno scisma». Secondo il Sir, «il patto anglicano costringerebbe le diverse province a consultare la comunione prima di prendere decisioni importanti e invita le diocesi anglicane che hanno contribuito alla frattura sul problema delle ordinazioni gay a esprimere pentimento». Insomma, una richiesta di «mea culpa» per lo strappo rappresentato da quella decisione. La comunione anglicana ha origine con la decisione del re britannico Edoardo VIII, di proclamarsi, nel 1531, capo supremo della chiesa d'Inghilterra dopo che il Papa si era opposto all'annullamento del suo matrimonio con Caterina d'Aragona. Tra le differenze più grandi che separano la comunione anglicana dai cattolici romani è la decisione di aprire l'accesso al sacerdozio alle donne. Nove anni dopo l'ordinazione di un vescovo dichiaratamente gay aveva segnato un'ulteriore ferita e un ulteriore allontanamento dai «fratelli separati» d'Oltremanica. La Santa Sede, che non riconosce validità alle ordinazioni sacerdotali ed episcopali anglicane, ha nel frattempo emanato una nuova direttiva per vietare l'ingresso in seminario ai giovani con tendenze omosessuali «profondamente radicate».
