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Bagnasco alza al cielo la sacra e antica reliquia, accompagnato dal suono delle sirene delle navi.....
di "donquixote"
il Fri, 29 Jun 2007 22:40:56 +0200
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Avvenire Bagnasco: la fede apre il cuore e la mente al bello e al buono Da Genova Adriano Torti Il destino di Genova che, «grata e fiera», conserva le ceneri di San Giovanni Battista, è quello di «preparare la via a Gesù». Come il Battista, anche la città della Lanterna è «chiamata a preparare la via a Cristo attraverso la testimonianza e l'annuncio del Vangelo, nonché di quell'umanesimo alto che nel Vangelo trova ispirazione e garanzia». Lo ha affermato domenica l'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, che ha presieduto le celebrazioni di san Giovanni Battista, patrono della città e dell'arcidiocesi. La fede è l'unica luce che illumina nel profondo il cuore dell'uomo perché «senza la luce di Gesù restiamo un enigma per noi stessi, "una passione inutile" come scriveva Sartre e l'ora della vita e della morte, della gioia e della fatica restano senza significato, la storia senza destino». Ogni uomo - ha continuato l'arcivescovo - vuole sapere se "la morte è la sua cupa compagna di viaggio", come affermava Nietzsche. Solo in Cristo invece scopriamo che l'uomo non è condannato a morte ma destinato alla vita per sempre, è figlio amato da Dio, non è mai solo perché Cristo è morto per riscattarci dal peccato, ci ha restituiti all'amore del Padre e alla vita eterna. Per questo Cristo è il segreto della vita buona, della felicità vera: la sua parola ha il potere di migliorare il mondo se l'uomo si arrende alla verità del suo amore esigente». La felicità però «ha un prezzo» ha aggiunto l'arcivescovo. «Come non ricordare i cristiani perseguitati e uccisi in troppe parti del mondo anche oggi, in questi giorni? Non di rado di fronte all'indifferenza generale, a volte ad un certo senso di fastidio! Sono uomini e donne che in nome della fede cristiana e per amore alla Chiesa vengono banditi dalla società e spesso dalla vita». Con la processione di san Giovanni Battista e la benedizione della città e del mare con le sue ceneri, si è rinnovato l'antico rito che - alla presenza anche delle autorità civili e militari - esprime la devozione di Genova al suo patrono, cui si chiede di illuminare il cammino nelle difficoltà affinché, com'è stato detto, la città «non perda le radici cristiane». Inquietudini e difficoltà ricordate in particolare durante la preghiera dei fedeli. «Sono tanti i problemi che affliggono Genova - recitava la voce guida - la forte denatalità e la poca stima della vita, la solitudine degli anziani e la sofferenza dei poveri, l'ansia di chi non trova lavoro e di chi il lavoro lo ha perso, egoismi e conflittualità, la fatica a vivere i rapporti tra popoli e culture nella logica della solidarietà». Il Secolo XIX La processione L'arcivescovo: Genova attraversata da molti ventima le differenze contribuiscano alla crescita di tutti Daniele Grillo «PERCHÉ la città di Genova ami la vita dall'alba al tramonto, garantisca l'identità e la solidità della famiglia fondata sul matrimonio e sulla fedeltà coniugale», «perché coltivi non solo i beni economici ma anche i valori morali e spirituali», «perché nessun cristiano e cittadino di Genova ritenga mai i comandamenti di Dio come una minaccia della propria libertà». La preghiera che il 24 giugno di ogni anno la Diocesi e il suo arcivescovo levano, dal mare, a implorare il santo patrono San Giovanni Battista, è da sempre anche un'occasione per la Chiesa di Genova di destare l'attenzione dei cittadini, degli amministratori, degli uomini di potere in genere, verso problemi irrisolti e criticità. La prima processione di San Giovanni presieduta da monsignor Angelo Bagnasco non ha tradito la tradizione, non sono così mancate le velate - ma non troppo - sottolineature di ciò che a Genova non va, non funziona, è immobile da troppo tempo. Bagnasco sceglie di affidare alle frasi lette dai fedeli al microfono in piazza san Lorenzo, il compito di farle volare alte. E così dopo i lunghi silenzi sulle questioni sociali, la Chiesa genovese torna a levare le propria voce sulla necessità che la città diventi portavoce e sostenitrice della famiglia tradizionale, della salvaguardia delle famiglia, della necessità che i contrasti che assediano la città finiscano. Circa tremila persone, nonostante la "concorrenza" delle bancarelle di San Pietro, hanno scelto ieri pomeriggio di partecipare all'antica processione che dalla Cattedrale giunge al Porto Antico. Una processione sentitissima le cui origini affondano nella leggenda, un rito che si compie da più di mille anni. Ci sono anche il sindaco Marta Vincenzi - mai assente fino ad oggi alle più importanti manifestazioni della fede -, il presidente provinciale Alessandro Repetto, il presidente dell'Autorità Portuale Giovanni Novi. «Sono tanti i problemi che affliggono Genova - recita una voce guida leggendo le parole stampate sui libretti - la forte denatalità e la poca stima della vita, la solitudine degli anziani e la sofferenza dei poveri, l'ansia di chi non trova lavoro e di chi il lavoro lo ha perso, egoismi e conflittualità che creano tensioni personali e sociali, la fatica a vivere i rapporti tra popoli e culture nella logica della solidarietà». Mentre le parole si diffondono, le ceneri scendono da via San Lorenzo in mezzo a due ali di folla. Ci sono le confraternite e setti cristi con relativi portatori, c'è la società operaia cattolica che porta il nome del santo patrono, e ci sono le religiose. Poi i Cavalieri di Malta, gli Alpini e i vigili urbani in alta uniforme. Dagli scalini di San Lorenzo il coro composto dall'unione di diverse corali diocesane intona motivi conosciuti e popolari. Arrivata all'Expò la processione si ferma per la benedizione del mare. Il momento più suggestivo, nel quale il vescovo alza al cielo la sacra e antica reliquia, accompagnato dal suono delle sirene delle navi. Intorno alle 18 il ritorno in piazza San Lorenzo. Quindi l'omelia recitata da Bagnasco. Parla dell'anima cristiana di Genova, del senso profondo del significato della vita e della morte, del dramma dei cristiani perseguitati nel mondo. «La fede non allontana - dice - non esclude niente e nessuno, al contrario rende l'intelligenza più limpida. Genova è abituata ai venti diversi dei mari e dei monti: essi si incontrano e si incrociano. Senza sconvolgerla, accarezzano i suoi vicoli, le piazze, le strade, l'abbracciano e la ravvivano». Poi un pensiero a chi è stato perseguitato o ucciso perché ha osato esprimere la voce del Vangelo. «Come non ricordare i cristiani perseguitati e uccisi in troppe parti del mondo anche oggi, in questi giorni non di rado di fronte all'indifferenza generale, a volte ad un certo senso di fastidio - dice il vescovo - sono uomini e donne che in nome della fede cristiana e per amore alla Chiesa vengono banditi dalla società e spesso dalla vita». Non è così per monsignor Bagnasco, anche ieri circondato da una gran folla. La sua voce, nonostante le blindature e le prudenze dopo le minacce, non rinuncia a farsi sentire soprattutto nelle grandi manifestazioni di popolo.
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Bagnasco alza al cielo la sacra e antica reliquia, accompagnato dal suono delle sirene delle navi..... di "donquixote" il Fri, 29 Jun 2007 22:40:56 +0200
