it » cultura » cattolica
Veltroni: il relativismo cattocomunista come programma di governo
di "donquixote"
il Fri, 29 Jun 2007 22:37:17 +0200
newsgroups it.cultura.cattolica
message-id <46856a02$0$36439$4fafbaef@reader5.news.tin.it>
Dagospia Franco Bechis per "Italia Oggi" Dal diluvio di intercettazioni e i mozziconi di interrogatori pubblicati in questi giorni sulle scalate bancarie e finanziarie del 2005, emerge una semplice verità. Che nemmeno mettendo insieme un'armata che comprendeva Francesco Gaetano Caltagirone, Giampiero Fiorani, gli immobiliaristi alla Stefano Ricucci, imprenditori-politici come Vito Bonsignore, le Coop e l'Unipol, Silvio Berlusconi premier, Gianni Letta gran ciambellano, Angelo Rovati consigliere di Romano Prodi, Massimo D'Alema, Francesco Cossiga, Piero Fassino, è stato possibile sconfiggere il Corriere della Sera di Paolo Mieli. Perché al di là della polemica politica di queste ore, quei verbali sono la testimonianza di una disfatta. Certo, i potenti della politica hanno fatto un tifo da stadio. Fa impressione oggi leggere le telefonate di allora, intuire un appoggio bipartisan agli scalatori, leggere addirittura un colloquio fra il segretario Ds Fassino e il manager di Unipol Consorte in cui si minacciano successivi regolamenti di conto con esponenti della Confindustria. Fa impressione perché quella era euforia da generale Custer, alla vigilia di una disfatta che ha lasciato solo morti e feriti in giro. Se con diversi motivi e sfumature guardavano con simpatia quegli scalatori e talvolta sventolavano striscioni da vero tifoso niente meno che il capo del governo e quello dell'opposizione politica e non era contrario il governatore della Banca d'Italia, quello che stupisce è proprio una sconfitta di proporzioni inaudite. Solo sfiorando per qualche settimana il Corriere si sono bruciati tutti i polpastrelli. Le fallite scalate del 2005 grazie ai particolari emersi in queste settimane sono la vera cartina al tornasole della debolezza della classe politica e istituzionale. Mieli, che quell'armata potente solo sulla carta ha sbaragliato, lo sapeva da tempo. Per questo gli è sembrato di vivere momenti simili alla caduta della Prima repubblica nel 1992. Intendiamoci, Mieli è un ottimo giornalista e conosce il potere molto da vicino. Quel Corriere che ha sconfitto mezza Italia, quella che al momento sembrava contare, rappresenta ben altro che un sia pure abile giornalista. Ma è quel sistema, dotato di spalle robuste, su cui poggiano alcune delle prime banche e imprese del paese, che con Mieli è diventato l'unico vero potere forte in Italia. Più della magistratura. Più delle istituzioni. E naturalmente più della politica. Tanto da guidarne ancora i passi, talvolta togliendo di torno chi non piace, altre volte preparando la strada a nuove epoche. Come riuscì a spegnere la prima avventura politica di Berlusconi, così ancora oggi il Corriere licenzia capi del governo e impalma nuovi leader. Ha dato l'abbraccio a Prodi liberandolo sull'orlo del precipizio non appena è stato necessario. Ha sposato il Partito democratico, disegnando giorno dopo giorno la figura dell'unico leader gradito: Walter Veltroni..... I segni dei tempi Veltroni, il nuovo volto del cattocomunismo Antonello Iapicca Veltroni, prossimo candidato leader del Pd, quindi prossimo candidato premier del centro-sinistra conosce l'importanza dei cattolici, e così è andato a Barbiana. Con il solito buonismo imbarca don Milani, anzi fa di più, lo pone a fondamento del suo programma. Sinceramente ce lo aspettavamo. Il Pd ha bisogno dei cattolici: la situazione si è fatta insostenibile. La mossa di andare in pellegrinaggio ai luoghi di uno dei profeti del cattocomunismo sembra geniale.... Riprendiamo dal Corriere della Sera: "Due sono le frasi di don Milani che Veltroni ricorda e che dice «mi ronzano nella testa da anni». La prima è quella che «riguarda in qualche modo la politica» con il riconoscimento che «il mio problema è il tuo problema». La seconda è quella che riguarda la scuola che deve «includere e non escludere, come la società, altrimenti diventa come un ospedale che cura i sani e respinge i malati»". In parole povere: il relativismo come programma di governo. Sarà Veltroni ad includere tutto quello che sino ad ora Prodi non è riuscito neanche a mettere insieme. Pacs, eutanasia, sperimentazioni eugenetiche, e molto altro. Sinistra radicale e riformisti soft. Certo, nello stile tipico di Walter, sarà fatto tutto con il sorriso, e gli obiettivi avranno nomi molto più digeribili. I gay potranno sposarsi, ma senza chiasso, perchè il loro problema è anche il nostro problema. Chi potrà dire di no? L'eutanasia sarà una semplice inclusione, una firma su di un protocollo che si faccia carico dei problemi della ggente. Veltroni spiegherà molto bene l'irrinunciabilità di una scelta che lenisca un po' di dolore, come quello dei bambini africani. Vedrete, Veltroni saprà come far prendere a cuore alla Nazione il problema dei malati terminali, o degli embrioni "tarati", o di tutte le malattie e le ingiustizie di questo mondo. La strada che lo ha portato in Africa, e da lì guarda caso verso Palazzo Chigi, è la stessa che farà percorrere all'Italia. La strada del buonismo lacrimevole, della pietà strappata e indotta, della demagogia di chi, perdute le illusioni marxiste, ha trovato nel terzomondismo e nell'inclusione le nuove ideologie cui aggrappare la vita. Chi non si commuove per la fame dell'Africa? Chi non si commuove per un malato senza speranze? Chi non si commuove per un gay che vuol vedere coronato il suo "amore" con dei bei pargoletti? Con Veltroni non avremo più risse e polemiche, piazze contro e campagne fratricide. Con lui regneranno la condivisione dei problemi, la tolleranza civile di ogni idea e desiderio. Il Paese cadrà in una lunga e interminabile notte bianca, quella dell'utopia, della menzogna asfissiante, come i festival della matematica o del cinema, sogni e numeri, scienza e fiction uniti a imbambolare il Paese. Ci troveremo tutti, senza rendercene conto, a bordo di un'utopia cui penseremo anche di credere. L'utopia di un mondo diverso, dove tutti pensano e vivono "I care", preoccupandosi dei problemi degli altri. Al punto che se un altro figlio, magari down, sarà un problema, il Paese tutto se ne farà carico. Sopprimendolo con amore... Un brivido ci coglie alle parole di Veltroni: della scuola di Barbiana parla come "di un luogo gigantesco, cosa che non è fisicamente perchè si tratta di una stanza piccola, ma di un luogo da cui sono partite cose gigantesche. Qui non è cambiata solo la vita di quei ragazzi, ma è cambiata la vita, il modo di pensare in relazione agli altri, il modo di fare scuola. È cambiato molto grazie a questo grande profeta - ha detto Veltroni - e al lavoro di questi ragazzi. È un luogo importante per tutta l'Italia". Basta sovrapporre i personaggi, Veltroni al posto di don Milani, e vi renderete conto di quel che si sta preparando. Un candidato e, forse, un Presidente del Consiglio che sale in cattedra, come un profeta, per cambiare la vita e il modo di pensare degli italiani. Il Partito Democratico e il Governo Veltroni saranno come la scuola di Barbiana, un luogo importante per tutta l'Italia. Qui si nasconde il pericolo più grande. Qui è celato il marxista, il comunista che perde il pelo ma non il vizio. Quello di credersi comunque migliore, un maestro. Il comunismo che ha sempre preteso di lavare le menti e le coscienze, avvelenandole di menzogne, demagogie ed utopie. No, certo, non ci saranno più i gulag stile sovietico: ci sarà l'inclusione a sterminare vite e famiglie. L'attacco che si sta preparando è dei più subdoli, perchè prende le mosse proprio in terra "cattolica". E' da qui che parte la grande inclusione. Nel senso di cooptare, nella propria causa, il mondo cattolico. Includere nell'utopia anche i cristiani. Trovata geniale, non c'è che dire. Per questo occorre essere vigilanti e non cedere di un passo. Non è questione di partiti o di alleanze. E', al solito, una questione di vita o di morte. L'inganno che si profila è, questo sì, di proporzioni gigantesche. Il cristianesimo di cui vuole appropriarsi Veltroni non è cristianesimo. E' l'ideologia cattocomunista, quella dell'"impegno" sociale, dell'autonomia dalla Gerarchia e dal Magistero. Il cristianesimo che ha dimenticato il Cielo per incollare occhi, cuore e mente alla terra, stravolgendo la stessa antropologia. E abbiamo ragione di credere che Veltroni potrebbe riuscire laddove i cattocomunisti e i cattolici democratici alla Bindi hanno fallito. Senza distintivo cattolico potrà includere con tranquillità, senza polemiche con il Vaticano, trattando sconti e permute, proprio sui principi non negoziabili. Ma per noi sono essi i punti cardine della politica. Da essi non si deroga. Non ci lasceremo imbonire dal "Panem et circenses" con il quale Veltroni ha governato Roma. La vita non è un film, e neanche una canzone. La vita è cosa seria, l'unica che può e deve includere tutto. Del relativismo buonista non sappiamo che farcene. Anche se va in pellegrinaggio a Barbiana. Sappiamo che il demonio si veste da angelo di luce, ed usa sempre la Parola di Dio per ingannare. Per questo alle parole di Veltroni che ci dice che «serve la passione e il disinteresse, la voglia di stare con gli altri e di essere per gli altri» noi rispondiamo che aspettiamo di vedere i programmi e i fatti. Se l'essere per gli altri sarà un essere per la vita degli altri (down, embrioni e feti compresi) e a favore della famiglia naturale fondata sul matrimonio e della libertà di educazione, saremo felici di esserci sbagliati. Se non sarà così, come purtroppo temiamo, la diga del non possumus si ergerà ancora più alta. Per amore, vero, di ogni uomo. Veltroni, nessuna parola sulla vita, parità tra i Dico e la famiglia. A.I. Festival del banale, e un fiume di parole caramellate che nessuno può rifiutare. Ma sui grandi temi, quelli davvero moderni, quelli che svelano una cultura, un'antropologia e una visione, nessuna parola. Solo una piroetta verbale che strizza l'occhio ai cattolici democratici, quelli del dialogo e della mediazione. "No al bipolarismo etico, basta con gli integralismi e il laicismo esasperato". E una pernacchia ai cattolici: "Ed è la democrazia stessa a imporre, a chi è legittimamente mosso da considerazioni religiose, di tradurre le sue preoccupazioni in valori universali e in proposte concrete ispirate alla ragionevolezza, e non specifici della sua religione. In una democrazia pluralista non c'è altra scelta". Ai cattolici nessuno impedirà di proporre, mentre il Governo farà, in pace, la sua strada, quella dei diritti del desiderio. Ai cattolici le proposte, all'Italia la dittatura del relativismo. Con Veltroni entriamo dunque nella nuova epoca dell'etica bipartisan, quella che abbiamo paventato qualche giorno fa: quanto di più pericoloso. Pannella e compagnia almeno li hai davanti e sai bene quel che pensano e quel che vogliono. Con Veltroni invece affonderemo nelle sabbie mobili di questo novello Fregoli della politica: che vuole dire "basta con gli integralismi e il laicismo esasperato"? Noi lo capiamo così: basta con Benedetto XVI, campione dell'integralismo, e basta con chi vi risponde opponendo il muro dell'ideologia. Che, tradotto, significa: niente principi non negoziabili, ma tante negoziazioni e mediazioni per le quali i radicali, di sinistra o pannelliani, i comunisti, i margheritini e i cattolici democratici dovranno abbandonare i toni barricadieri e lasciare che il Leader giunga a destinazione. Tra un sorriso, uno spot, una "testimonianza" strappalacrime e una pacca sulla spalla ai cattolici. Alla fine arriverà tutto, statene certi: eutanasia, fecondazione selvaggia, eugenetica, matrimonio omosessuale e tanto altro. Sulla famiglia infatti Veltroni è riuscito nel triplo salto mortale con cui dire tutto e il contrario di tutto. Ma in fondo qualcosina l'ha detta. Ha detto sì ai Dico, con una carezza a Pezzotta e al popolo del Family Day: "La politica, come è stato giustamente detto, dipende dalla nostra capacità di persuaderci vicendevolmente della validità di obiettivi comuni sulla base di una realtà comune. E' qualcosa che vale in particolare per temi come questi, come la tutela della famiglia, come la difesa dei diritti civili di ognuno. A guidarci c'è una Costituzione che indica principi comuni a tutti noi. A guidarci deve essere quel senso della misura, e dell'amore per la coesione della propria comunità, che deve spingere a cercare sempre un punto di incontro virtuoso che non mortifichi i convincimenti degli uni o degli altri. E' questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se è certamente vero ciò che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, è altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia è giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono". Bastano queste parole a smentire tutte le marmellate di un'ora di discroso: tolleranza, ascolto e altre amenità. Ma, ai cattolici, uno schiaffo solenne. L'importante è saperlo. Come quando a Roma Veltroni ha patrocinato il Gay Pride (che aveva, non dimentichiamolo, come piattaforma politica l´adozione o la fecondazione assistita per gli omosessuali e la richiesta di matrimonio civile per coppie omosessuali), mentre, dopo aver concesso il patrocinio del Comune al raduno per i Dico di Piazza Farnese, non l'ha accordato al Family day. Episodi certo, ma che tradiscono la "mente" che soggiace a tanta demagogia bipartisan. Che politica dobbiamo aspettarci? Se non si prende posizione sulle questioni fondamentali - quelle dalle quali scaturiscono poi le scelte economiche, sociali, culturali - non c'è nulla da aspettarsi. Una notte bianca di parole, slogan, ammiccamenti a ricchi e poveri, giovani e anziani, donne e bambini. "La politica non è una passeggiata solitaria, è un viaggio collettivo, in allegria". Verso dove? Veltroni non ce lo dice, noi lo intuiamo: senza radici fondate nel rispetto e nel sostegno alla vita, sempre, e alla famiglia non si va lontano. Anzi, si precipita nel nulla, quello che sa di morte. Magari l'Italia sorriderà, i nostri figli balleranno sino all'alba in Piazza, e tutti si viaggerà verso la morte. PD: FORMIGONI, VELTRONI? AL NORD NON PRENDE UN VOTO (AGI) - Roma, 26 giu - "Veltroni? Al nord il sindaco di Roma non prende un voto. Se l'Unione vuole recuperare qualcosa, dovra' presentarsi con un candidato del nord e cattolico. Altrimenti questi due mondi per loro saranno persi". Questa e' l'opinione del Presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, sulla possibile leadership di Walter Veltroni. http://www.corriere.it/Media/Foto/2007/06/26/WALTER--180x140.JPG http://i17.tinypic.com/4pl2lgn.jpg
Tutti i messaggi della discussione
Veltroni: il relativismo cattocomunista come programma di governo di "donquixote" il Fri, 29 Jun 2007 22:37:17 +0200
