anche clerici la pensa come buona parte del newsgroup
di eraclito
il Tue, 10 Jul 2007 12:37:32 +0200
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Ma Super Federer non vale Borg
Gli avversari dello svedese erano Connors, McEnroe, Gerulaitis...
Wimbledon, il nuovo re insegue il record assoluto di Sampras e Renshaw. E
su questi moderni campi in erba non si scende più a rete
LONDRA - I cronisti della storia - scriveva G. M. Trevelyan - tendono a
sopravvalutare gli avvenimenti contemporanei, privi di prospettiva come
sono. Quel grande scrittore - guarda caso, un britanno - aveva più di una
ragione. Domenica sera, mentre stavo per allontanarmi dal banco della sala
stampa, mi si è presentato uno splendido gentiluomo in cravatta verdeviola,
e dopo avermi domandato «Mr. Clerìci?» si è affrettato a presentarsi quale
Mr. Antony Renshaw. «Sono - mi ha informato - un pro-pro-nipote dei gemelli
Renshaw, ma mia nonna riteneva che somigliassi di più a Willie che a
Ernest. Ho tentato di presentarmi ad alcuni dei suoi colleghi, ma il mio
nome non ha suggerito niente a nessuno. Forse avrò più fortuna con lei».
L´ho rassicurato, vergognandomi come un ladro, per non aver citato che a
lato della mia cronaca l´immortale nome di Willie, l´inglese capace non
solo di vincere Wimbledon sei volte di fila, dal 1891 al 1896, ma di creare
un interesse per quello sport agli albori, e per se, affascinante com´era
«con uno stile di gioco sciolto, pieno di grazia, ma addirittura strenuo
quando il punteggio lo richiedeva. Qualcosa, nel suo viso abbronzato, nella
sua straordinaria eleganza, affascinava lo spettatore e lo avrebbe tenuto
inchiodato al suo posto per ore. Ma spesso non ce n´era bisogno, tanto le
sue vittorie erano fulminee»: così scrive un mio collega dei tempi, H. S.
Scrivener, e mi pare il caso di ricordarlo, giusto perché Federer dovrà
vincere - e probabilmente ci riuscirà - un altroWimbledon per eguagliare
quel record: interrotto, tra l´altro, da un fortissimo "gomito del
tennista" che tenne Willie lontano dai court, sinché non rivinse, nel 1989,
raggiunto in seguito nelle sue sette vittorie soltanto da Pete Sampras.
Detto ciò per la verità e la giustizia, devo annotare che, tra i pochissimi
a menzionare quell´insuperato record, ci fu proprio Björn Borg, nell´anno
del suo quinto successo, il 1980. Un Borg talmente beneducato - come sempre
- da non esternare ieri quel suo ricordo.
Ma torniamo alla contemporaneità, con il permesso di Trevelyan. Mi par
giusto ricordare che i successi di Roger Federer sono in qualche modo
dissimili da quelli dello svedese. Ai suoi tempi Borg trovò gente alla
Jimmy Connors, che come lui scendeva a rete per quelle che Tommasi ha
sovrannominate "benedizioni". Ma dovette vedersela anche con specialisti
del serve and volley come Gerulaitis e come Tanner che, ebbe a confessarmi
in una celebrazione alla Casa Bianca (ma sì) fu, tra gli sconfitti, quello
che gli mise più paura. Per non parlare di McEnroe, simbolo del
servizio-rete che fu.
Roger Federer eguaglierà molto probabilmente e forse batterà l´antico
record di Renshaw. Rimarrà grandissimo, ma non rappresenterà il prototipo
del tennis verde. In parte perché son cambiati i prati, perché nonostante
le smentite di Mr. Seeward, il capo giardiniere, i fili verdi son più bassi
degli ufficiali otto millimetri. In parte perché con le nuove racchette la
rete si è idealmente allargata, ed una tattica di continui attacchi
diverrebbe suicida.
C´è anche da dire che Federer sarà probabilmente ricordato per il talento
di accelerazione sui rimbalzi, soprattutto sul diritto, grazie ad una
velocità di braccio eccezionale e ad una mano benedetta. Non disgiunto, sia
chiaro, da un altissimo livello degli altri colpi, tra i quali la battuta è
stata basilare nel decidere la sua vittoria sullo straordinario Nadal: non
solo nello scarto statistico di più di venti punti, ma nei due episodi
determinanti, le quattro palle break annullate nel quinto set.
Proprio queste considerazioni mi spingono a un´annotazione che vuole
soltanto essere oggettiva, senza nulla detrarre alla pentaprodezza del mio
svizzero. Nelle precedenti finali Roger ha battuto tennisti non certo
immortali, tra cui il Nadal del 2006, che pareva un volonteroso nipotino di
quello di ieri, in grande progresso, soprattutto tattico. Direi addirittura
che Rafa ha meglio adeguato i suoi colpi da terraiolo alle esigenze dei
prati di quanto non abbia fatto Federer. Pur applaudendolo il mio svizzero,
credo sia onesto dire che la dipartita di un consulente quale Roche non lo
ha certo aiutato. Federer non si è giovato a sufficienza non solo del
rovescio tagliato, ma di schemi che avrebbero maggiormente complicato la
vita di Nadal. Nei confronti del quale è - e forse sarà sempre - vittima di
un complesso che emerge non solo sulla terra.
Per ripetersi con qualche maggior serenità a Wimbledon, saranno, se non
indispensabili, utili a questo sommo Federer un analista e un tattico. In
questo caso, anche il record di Renshaw sarà sicuramente battuto.