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Sismi-Telecom colpo doppio

di (.sergio.)
il Mon, 09 Jul 2007 14:42:24 +0200
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Sismi-Telecom colpo doppio 
Marco Travaglio


I pompieri di Pompa & C. sono già all’opera nel tentativo di spegnere lo
scandalo di spionaggio illegale più grave dai tempi del caso Sifar: quello
del Sismi dell’èra Pollari. Ma l’impresa di minimizzare i dossier
sequestrati nell’ufficio pompesco di via Nazionale è ardua: salvo
dimostrare che quegli appunti si sono scritti da soli, o che erano la
bozza di un romanzo giallo, o magari che lo spione che li compilava e
conservava era dotato di virtù divinatorie.

Visto che i bersagli delle sue attenzioni entravano ipso facto nel mirino
di Berlusconi e della sua band. L'episodio più grave tra quelli finora
emersi, dunque il più ignorato da pompieri & minimizzatori, è quello
rivelato due giorni fa da Francesco Grignetti su la Stampa: il falso
dossier di Pompa per screditare l'allora capo del Sismi, ammiraglio
Gianfranco Battelli, poi sostituito dall'amico (di Pompa e di Berlusconi)
Niccolò Pollari. Un caso da manuale di «tecnica di un colpo di mano», che
fa il paio con quello gemello avvenuto in casa Telecom negli stessi giorni
dell'estate 2001: la prima estate del secondo governo Berlusconi. Anche lì
si trattava di epurare la vecchia guardia per rimpiazzarla con la banda
Tavaroli, gemellata col Sismi pollariano tramite Marco Mancini. E anche lì
non si esitò a ricorrere al falso per agevolare il cambio della guardia:
una finta microspia nell'auto dell'amministratore delegato Enrico Bondi
screditò i vecchi 007, prontamente rimpiazzati dai Tavaroli Boys. Due
bufale d'autore per spianare la strada, ai vertici dell'intelligence dello
Stato e del colosso telefonico nazionale, a quella che un generale del
Sismi definirà poi «la Banda Bassotti», ora indagata a vario titolo per
sequestro di persona, dossieraggi illegali, peculato, associazione a
delinquere e così via. 

Nell'agosto 2001 Berlusconi ha appena insediato il suo governo e già
rischia di tracollare per la sciagurata gestione del G8 di Genova. Al
Sismi c'è ancora Battelli, nominato dal centrosinistra dopo aver fatto il
capo di gabinetto di Beniamino Andreatta, padre nobile dell'Ulivo e
ministro della Difesa nel primo governo Prodi. Pollari scalpita nel suo
ufficio di vicedirettore del Cesis (organo di coordinamento dei servizi) e
intrattiene una fitta corrispondenza con l'«analista» Pio Pompa,
segnalatogli dal comune amico don Luigi Verzè, il prete-affarista del San
Raffaele che è una sorta di cappellano di Forza Italia. Pompa produce
«report» a getto continuo sui presunti nemici del Cavaliere, un vero e
proprio «network internazionale» da «disarticolare» anche con «metodi
traumatici». Il nemico - avverte - si annida ovunque, financo a Palazzo
Chigi, dove urge «bonificare». Cioè, anzitutto, cacciare l'ammiraglio
Battelli, noto comunista, complice - secondo Pompa - delle manovre del
«dispositivo» antiberlusconiano «tese a introdurre elementi di discredito
e di depotenziamento della maggioranza… a seguito dei gravissimi fatti
relativi al G8 e delle durissime polemiche sfociate nella costituzione del
Comitato bicamerale di indagine conoscitiva». Il vertice Sismi (in una
bozza dello stesso report, Pompa fa nome e cognome di Battelli) avrebbe
addirittura «costituito una ristretta task force con il compito di
produrre le prove circa la presenza di estremisti di destra negli
incidenti di Genova». In pratica l'ammiraglio infedele starebbe trescando
con l'ex maggioranza ulivista per sabotare il governo di centrodestra
fabbricando una pista nera (Forza Nuova al posto dei No global) dietro ai
Black Bloc «con l'intento di alleggerire la posizione di difficoltà
dell'opposizione offrendole argomenti in grado di accrescerne il potere
contrattuale nei confronti del governo, costringendolo a mediare sulle
decisioni che investono i vertici di polizia e dei servizi di sicurezza».
L'appunto, fondato sul nulla, è della fine di agosto del 2001. Il 27
settembre Berlusconi decapita i servizi: al Sismi esce Battelli ed entra
Pollari, con Pompa al seguito. 

Intanto l'operazione si ripete pari pari alla Telecom. Qui la patacca non
è un dossier fasullo, ma una cimice-bufala. Protagonista il trio
Tavaroli-Mancini-Cipriani (quest'ultimo un investigatore privato
fiorentino amico di Gelli e intimo dei primi due). Secondo il gip milanese
Paola Belsito, che li ha arrestati in blocco, Mancini come numero 2 del
Sismi «acquisiva nell'ambito del suo ruolo istituzionale informazioni che
trasmetteva a sua volta a Tavaroli, il quale le veicolava
sull'investigatore Cipriani, retribuito dalle aziende di Tavaroli con
cospicue somme di denaro». Prova regina della triangolazione: una
«bonifica fasulla fondata su argomenti assai seri e convincenti» che
consentì a Tavaroli di «acquisire un potere ancora maggiore» con
l'«azzeramento dei vertici della security Telecom». Nell'estate 2001,
quando Tronchetti Provera acquista la Telecom, Tavaroli è capo della
security Pirelli. Ma, com'è ovvio, aspira a mettere le mani sulla prima
compagnia telefonica del paese, che gestisce pure le intercettazioni per
conto dei giudici. Ma Telecom una security ce l'ha già, diretta da Piero
Gallina sotto la supervisione del segretario generale Vittorio Nola. Il
primo deve saltare per far posto a Tavaroli e ai suoi boys, il secondo
perché bolognese e dunque ritenuto un pericoloso «prodiano». Detto, fatto.
Occhio alle date. Il 31 luglio 2001 il Cda Telecom nomina Enrico Bondi
amministratore delegato. Il 7 agosto il top manager noleggia un'Audi A8 e
avverte interferenze sospette nell'autoradio. Se ne occupa l'autista di
Tronchetti Provera che, anziché affidare l'auto alla sicurezza Telecom, si
rivolge a Tavaroli (Pirelli). Questi lo manda a Firenze all'officina
Verzoletto, legata all'amico Cipriani. E qui, puntualmente, il 21 agosto
viene trovata la presunta microspia. Tronchetti sporge denuncia contro
ignoti, viene aperta un'inchiesta, la security Telecom - additata come
incapace di proteggere da intrusioni i nuovi vertici del gruppo - è
delegittimata: il 10 settembre Nola e Gallina si dimettono: al loro posto
arriva Tavaroli, con 500 uomini, budget e poteri illimitati. Il 15
settembre la Polis d'Istinto fabbrica un dossier zeppo d'illazioni e
veleni su Prodi e Nola a proposito di presunti finanziamenti occulti al
Professore camuffati da attività promozionali della Telecom.

Solo cinque anni più tardi, indagando sul fallimento della Verzoletto, si
scoprirà che la cimice era fasulla (un telefono cellulare smontato, senza
display, tastiera e involucro esterno e dotato di un'antenna e un cavetto
artigianale) e, per giunta, a infilarla nell'auto di Bondi era stata la
stessa ditta indicata da Tavaroli per la «bonifica». La tecnica del colpo
di mano la racconterà ai pm milanesi nel 2006 Lorenzo Baroncelli, esperto
in bonifiche ambientali della Verzoletto Spa: «Il 20 agosto sera
Verzoletto ci disse di prepararci a bonificare una macchina che sarebbe
arrivata il mattino seguente. Il mattino seguente in laboratorio
Verzoletto ci disse che la bonifica avrebbe portato a trovare una
microspia di sicuro, ma io mi chiesi come poteva fare a saperlo visto che
tra l'altro tutte le bonifiche che avevamo fatto fino a quel momento non
avevano mai trovato un tubo. Ma il mio collega mi disse: 'Fava, la
microspia la piazziamo noi'. A quel punto ci disse di fare finta di
diventare operativi e cominciamo a lavorare su questa Audi A8 con
operazioni solo tese a perdere del tempo in modo che l'autista potesse
essere allontanato con la scusa di un caffè. A quel punto la microspia fu
piazzata nella plafoniera della luce di cortesia. Al ritorno dell'autista,
Verzoletto affermò che la microspia era stata ritrovata: si trattava di un
cellulare sgusciato di quelli che preparavamo in laboratorio… ».

Fu così che nel settembre 2001, mentre Pollari e Pompa s'insediavano al
Sismi, Tavaroli si installò alla security Telecom. La Banda Bassotti aveva
preso il potere. E non era la sola.

da unita.it

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visitate http://www.comunisti-italiani.it/frames/index.htm 

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