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"G8, quei falsi documenti di Bolzaneto"

di (.sergio.)
il Mon, 09 Jul 2007 13:31:30 +0200
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"G8, quei falsi documenti di Bolzaneto"
I pm: precompilati i modelli degli arrestati 
di MASSIMO CALANDRI

 
GENOVA - Massacrata a calci e manganellate nell'inferno della scuola Diaz.
Arrestata illegalmente con prove false. Trascinata via per i capelli, il
volto ridotto ad una maschera di sangue. Ma Anna Nicola Doherty, cittadina
inglese di 27 anni, quella notte maledetta entrando nella caserma di
Bolzaneto dichiarava di "non temere per la propria incolumità fisica". Di
non voler parlare con i propri familiari, con un legale, tantomeno con
l'ambasciata britannica. E come lei tutti gli altri no-global stranieri,
66 delle 93 vittime del blitz poliziesco durante il G8. 

Secondo i verbali ufficiali del ministero della Giustizia - redatti nel
centro di prima detenzione - i ragazzi non avevano paura e non volevano
parlare con nessuno. Sei anni più tardi la Procura di Genova è riuscita a
dimostrare la falsità di quei documenti, e stamani chiederà che venga
ascoltato in aula il perito che ha smascherato la bugia delle forze
dell'ordine. I rapporti erano stati compilati in anticipo. 

Per evitare rogne e differire quanto più possibile i contatti tra le
persone fermati nella scuola e l'esterno, circostanza che getta ombre
ancora più cupe sulla sciagurata irruzione del 21 luglio 2001. Se oggi il
presidente del tribunale non dovesse accettare l'inserimento della nuova
indagine nel processo per i soprusi e le violenze di Bolzaneto - 47
imputati tra funzionari di polizia, ufficiali dei carabinieri e della
polizia penitenziaria, guardie carcerarie e medici - , i pm Patrizia
Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati apriranno l'ennesimo fascicolo per
falso nei confronti delle persone allora responsabili della caserma. 

Ancora un falso, ancora uno scandalo per coloro che durante il vertice
internazionale dovevano garantire l'ordine pubblico. La perizia
calligrafica dimostra che nel centro di prima detenzione furono preparati
due modelli precompilati. In entrambi era scritto in anticipo che il
detenuto sosteneva di "non" appartenere ad alcun clan criminale, ma
soprattutto che "non" temeva per la propria incolumità personale o fisica
e che "non" voleva che del proprio stato di detenzione venisse data
comunicazione al consolato o all'ambasciata del suo paese. 

La cosiddetta "dichiarazione di primo ingresso" recava l'intestazione
Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione
Penitenziaria, e in calce il timbro del magistrato Alfonso Sabella, allora
capo del servizio ispettivo del Dap (la sua posizione è stata archiviata
nel gennaio scorso). All'arrivo a Bolzaneto, ciascun detenuto si vedeva
intestare il relativo verbale. E via, chiuso in cella, costretto a restare
per ore con le mani alzate. Insultato, minacciato, ancora picchiato.
Accecato con i gas lacrimogeni gettati tra le sbarre. Spogliato, deriso,
con gli agenti che mimavano atti sessuali. Senza distinzione tra detenuti
maschi o femmine. 

Ad uno di loro, un poliziotto divaricò le dita di una mano fino a
strappare letteralmente la pelle. 
Ma ufficialmente, secondo i verbali, i fermati non avevano paura e
preferivano non parlare con l'esterno. Il falso, certificato dal perito
Laura Parodi, è oggettivamente distinguibile anche ad occhio nudo. In 49
casi è stato usato un modello pre-compilato, in 17 un altro. In questi che
i pm ricordano essere atti redatti da pubblici ufficiali, ci sono poi
alcuni strafalcioni grotteschi. In calce a quello di Anne Nicola Doherty
c'è scritto che "il dichiarante si rifiuta di firmare". 

La dichiarazione di Achim Nathrath, di Monaco di Baviera, non porta
neppure la firma. 
Quella di stamani è l'ultima udienza dei processi genovesi per i fatti del
G8, prima della pausa estiva. Sabato è in programma l'interrogatorio
dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, indagato recentemente per
aver istigato il questore Francesco Colucci a testimoniare il falso. 


-- 
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