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Strage di civili nella zona italiana

di "Pomero"
il Mon, 9 Jul 2007 12:48:11 +0200
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 Strage di civili nella zona italiana
Afghanistan, 108 civili uccisi dalle bombe Nato nella provincia di Farah



Le recenti proteste del governo italiano contro le ripetute stragi di civili 
causate dagli indiscriminati bombardamenti aerei della Nato in Afghanistan - 
"impariamo a prendere la mira o smettiamo di sparare", aveva detto solo 
pochi giorni da il nostro ministro della Difesa, Arturo Parisi - non hanno 
impedito ai bombardieri dell'Alleanza Atlantica di compiere l'ennesima 
carneficina, proprio nella regione occidentale di competenza militare 
italiana.


"Almeno centootto civili sono morti, tra cui molte donne e bambini. Tredici 
case sono state completamente distrutte dalle bombe. Il governo invii qui 
una delegazione per constatare quello che è successo". Così, ieri mattina, 
Haji Khadairam, il capo del Consiglio distrettuale di Balabaluk, nel nord 
della provincia di Farah, ha denunciato i tragici "effetti collaterali" di 
un raid aereo sferrato dalla Nato poche ore prima in questa regione di 
desertica a due passi dal confine iraniano.
Il governatore provinciale e il capo della polizia della provincia di Farah 
si sono rifiutati di confermare o smentire la notizia. I portavoce della 
missione Isaf-Nato hanno dichiarato di aver ucciso solo "trenta talebani" in 
seguito a "bombardamenti mirati" ordinati in reazione a un'imboscata costata 
la vita a undici militari afgani.

La provincia di Farah, nella parte occidentale del paese, ricade sotto la 
competenza militare del Comando Regionale Ovest guidato dal generale Antonio 
Satta che, dalla base tricolore di Herat, coordina le operazioni Isaf-Nato 
che avvengono nelle province occidentali afgane.
E' la seconda volta in poco più di due mesi che la Nato bombarda i villaggi 
che rientrano nel "quadrante italiano". Lo scorso 27 aprile, cinquantuno 
civili, tra cui diciotto bambini e donne, erano rimasti uccisi dalle bombe 
da una tonnellata sganciate dai bombardieri statunitensi B-1 nella valle di 
Zerkoh, poche decine di chilometri a nord di Balabaluk. Un'azione che 
scatenò la rabbia della popolazione locale, che scese per le strade urlando 
"Morte alla Nato!", "Morte a Karzai".
Allora, il governo italiano protestò duramente contro quello che definì "uno 
sconfinamento" delle forze Usa nell'area sotto controllo del contingente 
italiano, un avvenimento "negativo" che non avrebbe dovuto ripetersi.
Invece, si è ripetuto.

La linea del governo italiano, in questi imbarazzanti casi, è quella di 
prendere le distanze. Per la strage di Zerkoh, inizialmente fu addirittura 
affermato che gli italiani non erano stati nemmeno avvertiti dai comandi Usa 
in merito a quell'attacco. Salvo poi venir fuori che il generale Satta era 
al corrente di tutto e infatti aveva anche predisposto alcuni elicotteri per 
evacuare eventuali feriti.
Forse in pochi ricordano, o hanno mai saputo, che lo scorso 10 dicembre 
proprio il distretto di Balabaluk fu teatro di un'offensiva militare 
coordinata dal generale italiano, il quale predispose l'attacco terrestre 
delle truppe afgane e delle forze speciali Nato e i bombardamenti aerei dell'aviazione 
Nato contro presunte postazioni talebane in quella zona. Azioni alle quali 
hanno partecipato anche le nostre truppe speciali, ormai da mesi impegnate 
in missioni "combat" a fianco delle special forces statunitensi che operano 
nell'ambito della missione "Enduring Freedom". Un segreto di Pulcinella di 
cui sono a conoscenza tutti coloro che nel nostro Paese si occupano di 
questioni militari, ma che i nostri politici continuano a negare.

Le stragi di civili causate dai bombardamenti aerei della Nato hanno ormai 
una cadenza quotidiana.
Venerdì, poche ore prima che decine di civili afgani morissero sotto le 
bombe Nato a Balabaluk, all'altro capo dell'Afghanstan, nella provincia 
orientale di Kuanr, almeno altri venticinque civili sono rimasti uccisi 
dalle bombe sganciate dai caccia alleati su una folla di persone che stavano 
seppellendo altri undici civili morti in un bombardamento avvenuto il giorno 
prima, quasi tutti membri di un'unica famiglia. La notizia è stata data da 
Shafiqullah Khatir, rappresentante locale della Mezzaluna Rossa, e 
confermata da Abdul Saboor Allahyar, ufficiale della polizia locale. I 
portavoce della missione Isaf-Nato, come al solito, hanno confermato i 
bombardamenti dicendo di "non avere ragioni di ritenere che vi siano state 
vittime tra la popolazione civile".

Dall'inizio dell'anno, sono almeno 750 i civili morti sotto le bombe della 
Nato. A questi si aggiungono, secondo le stime dei comandi militari, almeno 
2.200 talebani. O presunti tali.

Enrico Piovesana
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