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Più contractors che soldati

di "Pomero"
il Fri, 6 Jul 2007 14:39:45 +0200
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Più contractors che soldati
Maurizio Matteuzzi

Nel 2003 il presidente Bush si era messo alla testa della crociata 
civilizzatrice e aveva dato il segnale della carica alla «coalizione dei 
volenterosi» lanciata nella liberazione/democratizzazione dell'Iraq. 4 anni 
d'impantamento dopo, «the coalition of the willing» è diventata «the 
coalition of the billing» Dalla coalizione dei volenterosi alla coalizione 
dei pagatori, nel calambour preso dal servizio sui contractors pubblicato 
ieri dal Los Angeles Times.
Il passaggio dai willing ai billing - dalle grandi imprese nazional-
ideali a quelle più prosaiche commercial-private - sta tutto in due dati: in 
Iraq i contractors privati sono ormai 180 mila contro i 160 mila soldati 
Usa. Dei 180 mila contrattisti, fra quelli addetti a compiti di supporto - 
una sorta di uomini di conforto della nostra epoca - e i security 
contractors - quelli armati -, 21 mila sono americani, 43 mila stranieri, e 
118 mila iracheni. Questi ultimi i più fortunati e i più sfigati insieme, 
perché visto come vanno le cose saranno quelli che faranno la fine dei 
vietnamiti arrampicati sul tetto dell'ambasciata Usa a Saigon protesi verso 
l'impossibile elicottero della salvezza. Nel 2007 gli Usa consentiranno 
l'entrata, sulla carta, a 7 mila iracheni. In realtà i fortunati sono stati 
finora solo poche decine. Cornuti e mazziati.
Un ex-generale americano all'antica dice che la pratica del Pentagono di 
«affittare fucili» è «un'oscenità». In realtà è una meraviglia. Per Bush è 
la quadratura del cerchio. Con la guerra fa felice il complesso 
militare-industriale di sempre, privatizzandola risponde ai dettami 
dell'equazione liberismo-deregulation. Casualmente fra le principali agenzie 
contrattiste risuonano nomi noti: la KBR di Houston che è (o è stata) una 
sussidiaria della Halliburton del vice di Bush, Dick Cheney; la vecchia ITT 
di cilena memoria... Oh, che bella guerra.

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