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VI Domenica dopo Pentecoste

di "Rafminimi"
il Fri, 06 Jul 2007 15:42:32 GMT
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----- Original Message ----- 
From: Fraternita Cattolica
To: Fraternita Cattolica
Sent: Friday, July 06, 2007 5:30 PM
Subject: FC notizie
proprio del tempo
vi domenica dopo pentecoste

Ant. all'Introito (sal. 27, 8-9 e 1)
Dóminus fortitúdo plebis suæ et protéctor salutárium Christi sui est: salvum
fac pópulurn tuum, Dómine, et bénedic hereditáti tuæ, et rege eos usque in
s?culum.
Sal. Ad te, Dómine, clamábo, Deus meus, ne síleas a me: ne quando táceas a
me, et assimilábor descendéntibus in lacum. Glória Patri, et Fílio,
Il Signore è la forza del suo popolo e lo scudo di salvezza del suo Unto;
salva il tuo popolo, o Signore, benedici la tua eredità e governala in
perpetuo. Sal. A Te, Signore, grido: Dio mio, non fare il sordo con me
affinché, se non mi ascolti, io non diventi simile a coloro che scendono
nella fossa. Gloria al Padre e al Figliuolo.
Orazione
Deus virtútum, cuius est totum quod est óptimum: ínsere pectóribus nostris
amórem tui nóminis, et præsta in nobis religiónis augméntum; ut, quæ sunt
bona, nútrias, ac pietátis stúdio, quæ sunt nutríta, custódias. Per Dóminum.
O Dio potente, sorgente di tutto ciò che è ottimo, infondi nei nostri cuori
l'amore del tuo nome ed accresci in noi la virtù della religione, affinché
Tu nutra in noi quanto v'è di buono, per poi custodirlo con la pratica della
pietà. Per nostro Signore Gesù Cristo.
Epistola ai Romani (6, 3-11)
Fratres: Quicúmque baptizáti sumus in Christo Iesu, in morte ipsíus
baptizáti sumus. Consepúlti enim sumus cum illo per baptísmum in mortem: ut
quómodo Christus surréxit a mórtuis per glóriam Patris, ita et nos in
novitáte vitæ ambulémus.
Si enim complantáti facti sumus similitúdini mortis eius: simul et
resurrectiónis érimus. Hoc sciéntes, quia vetus homo noster simul crucifíxus
est: ut destruátur corpus peccáti, et ultra non serviámus peccáto.
Qui enim mórtuus est, iustificátus est a peccáto. Si autem mórtui sumus cum
Christo: crédimus quia simul étiam vivémus cum Christo: sciéntes quod
Christus resúrgens ex mórtuis, iam non móritur, mors illi ultra non
dominábitur.
Quod enim mórtuus est peccáto, mórtuus est semel: quod autem vivit, vivit
Deo.
Ita et vos existimáte, vos mórtuos quidem esse peccáto, vivéntes autem Deo,
in Christo Iesu Dómino nostro;
Fratelli, tutti noi che fummo battezzati in Cristo Gesù, fummo battezzati
nella sua morte. Fummo, col battesimo, sepolti con Lui nella morte,
affinché, come Cristo fu risuscitato da morte dalla potenza gloriosa del
Padre, così noi pure vivessimo di una vita nuova. Se infatti siamo diventati
un essere solo con Lui nella somiglianza della sua morte, lo diventeremo
altresì nella somiglianza della sua resurrezione; poiché, sappiamo bene, il
nostro vecchio uomo, fu crocifisso con Lui, affinché fosse distrutto il
corpo dominato dal peccato e noi non si fosse più schiavi del peccato. Ora
chi è morto è affrancato dal peccato. E se con Cristo siamo morti, crediamo
che con Lui parimente vivremo, ben consci però che Cristo, una volta
resuscitato dai morti, più non morrà, non avendo la morte più alcun dominio
su Lui. Chi è morto, è morto al peccato una volta per sempre: e chi vive,
vive ormai per Iddio. Così voi pure consideratevi morti sì al peccato, ma
vivi per Dio in Cristo Gesù nostro Signore.
Graduale ( Sal. 89, 13 e 1)
Convértere, Dómine, aliquántulum, et deprecáre super servos tuos. Dómine,
refúgíum factus es nobis, a generatióne et progénie.
Ritorna, o Signore, fino a quando (sarai sdegnato)? Sii propizio ai tuoi
servi. Signore, Tu sei stato il nostro rifugio, di generazione in
generazione.
Alleluia (Sal. 30, 2-3 )
Allelúia, allelúia. In te, Dómine, sperávi, non confúndar in ætérnum: in
iustítia tua líbera me, et éripe me: inclína ad me aurem tuam, accélera, ut
erípias me. Allelúia.
Alleluia, alleluia. In Te io spero, o Signore; che non sia confuso in
eterno! Tu sei giusto, salvami e liberami; ascoltami nella tua bontà,
affrèttati a salvarmi. Alleluia.
Vangelo di S. Marco (8, 2-9 )
In illo témpore: Cum turba multa esset cum Iesu, nec habérent quod
manducárent, convocátis discípulis, ait illis: Miséreor super turbam: quia
ecce iam tríduo sústinent me, nec habent quod mandúcent: et si dimisero eos
ieiúnos in domum
In quei giorni, essendovi di nuovo gran folla e non avendo essa da mangiare,
Gesù chiamò i discepoli e disse: «Ho pietà di questa folla; son già tre
giorni che stanno con Me e non hanno da mangiare. Se li rimando a casa
digiuni verranno meno per via; e ce
suam, defícient in via: quidam enim ex eis de longe venérunt. Et
respondérunt ei discípuli sui: Unde illos quis póterit hic saturáre pánibus
in solitúdine? Et interrogávit eos: Quot panes habétis? Qui dixérunt:
Septem. Et præcépit turbæ discúmbere super terram. Et accípiens septem
panes, grátias agens fregit, et dabat discípulis suis, ut appónerent, et
apposuérunt turbæ. Et habébant piscículos paucos: et ipsos benedíxit, et
iussit appóni. Et manducavérunt, et saturáti sunt, et sustulérunt quod
superáverat de fragméntis, septem sportas. Erant autem qui manducáverant
quasi quátuor mília: et dimísit eos. Credo.
ne sono di quelli venuti da lontano!» I suoi discepoli Gli risposero: «Come
si potrebbe, qui, in un deserto, saziarli di pane?». Egli domandò: «Quanti
pani avete?». «Sette» Gli risposero. Ordinò allora alla folla di sedersi per
terra, poi, prendendo i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi
discepoli perché li distribuissero, ed essi li distribuirono alla folla.
Avevano anche pochi pesciolini e, benedetti anche quelli, ordinò che li
distribuissero. Mangiarono a sazietà e dei pezzi avanzati portarono via
sette ceste. Ora coloro che avevano mangiato erano circa quattromila. Poi li
congedò. Credo.
Ant. all'Offertorio (Sal 16, 5, 6-7)
Pérfice gressus meos in sémitis tuis, ut non moveántur vestígia mea: inclína
aurem tuam, et exáudi verba mea: mirífica misericórdias tuas, qui salvos
facis sperántes in te, Dómine.


Reggi fortemente i miei passi nei tuoi sentieri, affinché i miei piedi non
vacillino; porgi il tuo orecchio e ascolta le mie parole; fa' risplendere la
tua misericordia, Tu che salvi quanti sperano in Te, o Signore.
Secreta
Propitiáre, Dómine, supplicatiónibus nostris, et has pópuli tui oblatiónes
benígnus assúme: et ut nullíus sit írritum votum, nullíus vácua postulátio,
præsta; ut, quod fidéliter pétimus, efficáciter consequámur. Per Dóminum
nostrum Iesum Christum.
Sii propizio, o Signore, alle nostre suppliche e accogli benigno queste
offerte del tuo popolo, e affinché di nessuno siano sterili i desideri e
vane le preghiere, concedici di realmente ottenere ciò che chiediamo con
fede. Per nostro Signore Gesù Cristo.
Prefazio
Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque
grátias ágere: Dómine, sancte pater, omnípotens ætérne Deus:
Qui cum unigénito Filio tuo, et Spírito Sancto, unus es Deus, unus es
Dóminus: non in uníus singularitáte persónæ, sed in uníus Trinitátem
substántiæ. Quod enim de tua glória, revelánte te, crédimus: hoc de Fílio
tuo, hoc de Spíritu Sancto, sine differéntia discretiónis sentímus. Un in
confessióne veræsempitern quæ Deitátis, et in persónis propríetas, et in
esséntia únitas, et in maiestáte adorétur æquálitas.
Quam laudant Angeli atque Archángeli, Chérubim quoque ac Séraphim: qui non
cessant clamáre cotídie, una voce dicéntes: [continua con l'Ordinario]
Veramente giusto e necessario, è nostro dovere ed è nostra salvezza,
renderti grazie sempre e ovunque, o Signore, Padre santo, Dio eterno e
onnipotente. A Te che insieme con l'Unigenito tuo Figlio e con lo Spirito
Santo sei un solo Dio e un solo Signore; non nella singolarità di una sola
persona, ma nella Trinità di una sola natura. Quanto, infatti, per tua
rivelazione crediamo della tua Gloria, lo intendiamo senza differenza di
distinzione tanto del Figliuolo che dello Spirito Santo. Così che nel
riconoscere una vera ed eterna Divinità, adoriamo nelle Persone la
proprietà, nell'essenza l'unità, nella Maestà l'uguaglianza. Essa lodano gli
Angeli e gli Arcangeli, i Cherubini e i Serafini, i quali non cessano di
cantare ogni giorno, all'unisono: [continua con l'Ordinario]
Ant. alla Comunione (Sal. 26, 6)
Circuíbo, et immolábo in tabernculo eius hóstiam iubilatiónis: cantábo, et
psalmum dicam Dómino.
Mi avvicinerò al suo tempio e offrirò un sacrificio di gioia: canterò e
inneggerò al Signore.
Dopocomunione
Repléti sumus, Dómine, munéribus tuis: tríbue, qu?sumus: ut eórum et
mumdémur efféctu, et muniárnur auxílio. Per Dóminum nostrum Iesum Christum.

O Signore, che ci hai colmati dei tuoi doni, concedi, Te ne preghiamo, di
esser purificati dalla loro azione e difesi dal loro aiuto. Per nostro
Signore Gesù Cristo.
da Messale Romano Quotidiano
Marietti Editori, Torino 1963

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