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Il Candide alla Scala [molto lungo]
di (Rudy)
il Sun, 8 Jul 2007 00:22:47 +0200
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Terzo grande appuntamento della corrente stagione scaligera. Dopo una
grandissima Jenufa e una strepitosa Lady Macbeth, ora è il turno di
Candide, che ho avuto l'opportunità di vedere giovedì sera.
Viste le polemiche passate, e le incertezze sulla sua rappresentazione,
una domanda viene spontanea: che cosa intendesse Lissner, con la sua
affermazione (riportata tra virgolette dai giornali): «Ho ritenuto
l'allestimento dell'opera di Bernstein non in linea con la
programmazione artistica scaligera».
L'opera era stata rappresentata allo Chatelet, teatro con il quale la
Scala era in coproduzione.
Lissner in una primo momento aveva deciso la sospensione. Molti
attribuirono questa decisione al fatto che venivano rappresentate le
caricature di cinque uomini di stato ubriachi e in mutande, fra cui
Berlusconi. Ciò aveva l'aspetto di una inaccettabile censura, e visto
che la realizzazione parigina era stata un grande successo, come anche
confermato dalla ripresa televisiva trasmessa successivamente da arte,
furono sollevate proteste e inviti al ripensamento.
Comunque alla fine l'opera è stata data anche alla Scala, previe alcune
modifiche che Lissner avrebbe concordato con il regista Carsen.
Il confronto fra la versione parigina (vista nella trasmissione
televisiva) e quella milanese, rende ancora più perplessi in merito
all'affermazione di Lissner, dato che le due realizzazioni sono
pressoché identiche, compresa la scena dei capi di stato.
Le differenze, modestissime per la verità, come hanno notato altri
osservatori, riguardano invece alcuni interventi evidentemente giudicati
irriverenti nel confronti della Chiesa.
Essi sono:
1) La vecchia signora, nel raccontare la sua storia afferma di essere la
figlia di un papa polacco. Nella versione scaligera la parola "figlia"
viene sostituita dalla parola "discendente". In realtà sia nel Candide
versione Bernstein, sia nell'originale di Voltaire la Vecchia si
definisce figlia di un papa polacco, di nome Urbano X (che, nella
realtà, come papa non è mai esistito)
2) A Lisbona Cunegonda è amante di due grandi personaggi: un ricco ebreo
di nome Issachar e il Cardinale-Arcivescovo. Nella versione scaligera si
parla di Don Issachar e di Don Cardinale, e non viene fatta menzione che
quest'ultimo è l'arcivescovo di Lisbona.
3) All'atto dell'immigrazione in USA, Maximiliano, il fratello di
Cunegonda, è travestito da donna, ma viene scoperto da una
perquisizione. Sarebbe rimandato indietro se un gesuita dall'aspetto e
dai modi ambigui non lo salvasse e lo portasse con sé. Nella versione
scaligera il gesuita scompare, e Massimiliano viene comunque fatto
entrare. Nell'originale voltairiano, pur in un contesto diverso,
Massimiliano travestito da donna viene salvato proprio da un gesuita
ambiguo.
4) Infine nella loro peregrinazione nelle pianure americane, Candide e
Cacambo, incontrano a più riprese alcune comunità, dalle quali vengono
invitati ad unirsi a loro, e suscitano alcune discussioni: la prima è
una comunità di Mormoni che invita al pentimento, e un cartello dietro
di loro spiega che siamo a Salt Lake, Utah; la seconda è una comunità di
Hippies che, fra le altre cose, fumano spinelli (il cartello indica: San
Francisco, California); la terza è un gruppo di gesuiti che
cantano"Venite pagani d'America, e ammirate i nuovi domini di Dio" (il
cartello indica Santa Fe, New Mexico); la quarta è un gruppo di
Pellerossa (il cartello indica WoundedKnee, South Dakota). Nella
versione scaligera vengono eliminati gli incontri con gli hippies e con
i gesuiti.
Queste piccole modificazioni certamente non alterano la bellezza e
l'interesse dell'allestimento. Indicano sono una deteriore volontà di
censura (a mio avviso ben peggiore di quella che si era supposta in un
primo tempo), per due motivi. Il primo è che mentre la caricatura di
Berlusconi e degli altri capi di stato era un'invenzione di Carsen e
quindi Carsen stesso avrebbe potuto autorizzarne (a torto,
evidentemente) l'eliminazione, i quattro punti censurati di fatto si
ritrovano sia nell'originale Voltairiano che nella traduzione in opera
di Bernstein. Quindi non si è censurato (autocensurato) un regista, ma
proprio gli autori.
La seconda è che questa censura ricorda molto da vicino le proteste,
criticatissime da tutta la stampa occidentale, degli estremisti islamici
in merito alle vignette su Maometto pubblicate da un giornale danese. Se
è gridato alla libertà di stampa in pericolo, e cose simili. In questo
caso non siamo nello stesso ambito? E chi può avere indotto regista,
direttore e quant'altri a introdurre queste censure nella versione
scaligera? Naturalmente non si sa, ma forse non è del tutto temerario
pensare che a Milano il movimento cattolico integralista Comunione e
Liberazione gode di un potere certamente non piccolo.
Veniamo all'opera.
Come è noto, si tratta di una derivazione dal romanzo breve di Voltaire:
in realtà solo della prima parte.
Bernstein spiega, in una introduzione alla registrazione dell'opera in
forma di concerto del 1989 a Londra, quale sia il significato dell'opera
di Voltaire e quello della sua trasposizione operistica. Voltaire con
quest'opera combatteva una corrente filosofica che risaliva a Leibnitz
chiamata l'ottimismo. «La filosofia ci insegna - Voltaire fa dire a
Pangloss, la caricatura di Leibnitz - che le monadi divisibili in
infinito, si dispongono con una intelligenza meravigliosa per comporre i
differenti corpi che osserviamo in natura. I corpi celesti sono quello
che devono essere: essi descrivono i cerchi che devono descrivere;
l'uomo inclina a quello che doveva inclinare: egli è quello che doveva
essere, e fa quel ch'ei doveva fare. Voi vi lamentate, o Candide, perché
la monade dell'anima vostra si annoia; ma la noja è una modificazione
dell'anima, e non impedisce che tutto sia per il meglio, tanto per voi
che per gli altri.» Tutte le disavventure che sia Candide, sia lo stesso
Pangloss hanno vissuto alla fin fine non sono che concatenazioni di
fatti: da ogni causa discende una conseguenza «Tutto è concatenato,
tutto è necessario nel migliore dei mondi possibili.»
Ma in questo che è il migliore dei mondi possibili, tragedie come il
terremoto di Lisbona del 1755 e i 30.000 morti che ha provocato, le
guerre, gli auto-da-fè dell'Inquisizione, che cosa rappresentano?
Naturalmente tutto questo serve per mantenere nell'immobilità un mondo
nel quale pochi privilegiati dominano su masse di povera gente. Voltaire
combatte contro queste filosofie asservite. Siamo nel secolo dei lumi,
siamo alla vigilia della Rivoluzione Francese.
Bernstein è affascinato da questo discorso, e assieme alla drammaturga
Lillian Hellman costruisce nel 1956 un'opera sul romanzo di Voltaire,
mantenendone lo spirito caustico e graffiante, ma aggiornandolo
storicamente. L'occasione è il Maccartismo, un pensiero di intransigenza
che finisce per negare le stesse radici della democrazia e della civiltà
sulle quali si sono fondati gli Stati Uniti. E le vittime del
Maccartismo non hanno pagato per crimini da loro commessi, ma solo per
le loro idee, e spesso anche solo per sospetti o per amicizie. Lo stesso
Bernstein asserisce di esserne stato vittima, col ritiro del passaporto:
come è successo a Voltaire, insomma. Maccartismo: qualcosa di simile
all'inquisizione spagnola e portoghese del Millesettecento, contro il
quale era giusto e doveroso lottare con i mezzi a disposizione: in
questo caso l'opera lirica.
La struttura drammaturgica dell'opera è una successione di numeri
musicali, che descrivono vari quadri della complessa e contorta vicenda.
I diversi quadri sono fra loro collegati da un racconto fuoriscena, che
potrebbe essere narrato dallo stesso Voltaire o da altri personaggi,
soprattutto il precettore filosofo Pangloss. I racconti fra i numeri
potrebbero, nei diversi allestimenti essere sostituiti o integrati da
scene più o meno estese di dialogo fra i protagonisti, dando in questo
modo maggior continuità agli eventi scenici. Anche la successione dei
numeri musicali non è rigorosa, e alcuni numeri possono precedere o
seguire altri numeri.
Le vicende sono ben note.
Candide, piccolo bastardo in casa di un nobile barone della Westfalia
nel castello di Thunder-ten-tronk, partecipa alle lezioni del precettore
Pangloss che insegna a lui, e ai figli del barone, Massimiliano e
Cunegonda, che questo è il migliore dei mondi possibili.
Candide si innamora di Cunegonda e per questo viene cacciato dal
castello. Questa potrebbe essere una disgrazia, qualcosa contro cui
ribellarsi, ma Pangloss gli ha insegnato che tutto va per il meglio.
Quindi ciò che accade deve essere così ("It must be so", canta Candide).
A causa della sua cacciata, Candide va incontro a una serie di
disavventure: prima è reclutato da un esercito nel quale viene fatto
bastonare a sangue per insegnargli la disciplina, poi partecipa
all'aggressione del castello del barone della Westfalia durante la
quale, fra gli altri, muore violentata e uccisa la sua Cunegonda. Dopo
questa esperienza Candide si imbarca per Lisbona, dove è testimone del
terremoto e viene processato e giustiziato dall'Inquisizione come
eretico, per impedire che succedano altri cataclismi. Miracolosamente
scampato si reca a Parigi dove nel frattempo Cunegonda, anche lei
magicamente scampata, diventa l'amante contemporanea di due potenti
personaggi, l'ebreo Don Issachar e il cardinale arcivescovo di Parigi.
Candide "inavvertitamente" uccide le due personalità e, accompagnato da
una vecchia dama, fugge con Cunegonda nel Nuovo Mondo.
A Buenos-Aires Cunegonda viene "catturata" dal Governatore della città
che ne fa la sua amante, mentre Candide è costretto a fuggire, inseguito
dagli sbirri. Si reca così in Paraguai, accompagnato da un fedele
servitore, Cacambo, di origini meticcie. Viene accolto da una comunità
di Gesuiti, comandata da Massimiliano, il fratello di Cunegonda, che,
riconosciutolo, disprezza le sue umili origini e gli vieta di avvicinare
la sorella. Candide lo uccide, ed è costretto a fuggire di nuovo. Le
tappe successive sono l'Eldorado, dove la gente è gentile e gli fa tanti
doni da renderlo ricco, e poi il Surinam, dove viene imbrogliato dal
ricco olandese Vanderendur che lo deruba dei suoi averi, e infine il
ritorno in Europa, dove su una nave incontra cinque re detronizzati che
si pentono della loro passata tirannia e fanno propositi di una vita
semplice e onesta. L'arrivo a Venezia, dove Cunegonda lavora nei casinò
e dimostra di essere più affezionata ai soldi che all'amore, conclude il
viaggio.
L'ultimo incontro con Cunegonda è quello che fa crollare in Cadide ogni
illusione: questo non è il migliore dei mondi possibili. Alla fine i due
si riconciliano e si propongono di acquistare una piccola abitazione
dove vivere e coltivare l'orto.
L'opera finisce a questo punto, mentre il romanzo di Voltaire prosegue
con la seconda parte.
La musica:
È un alternarsi di brani effervescenti, vivaci, ironici, in alcuni casi
con ritmi di danza, con brani di melodie meditabonde, delicate, o a
volte ancora con arie di vera e propria coloratura, come l'aria di
Cunegonda "Glitter and be gay". Bellissimo è il tango della vecchia
signora, il tango di Rovno Gubernia, con la quale ella conclude il
racconto delle sue disavventure. Bernstein stesso confessa che questo
tango è una sua invenzione, non c'entra nulla con Voltaire, è un omaggio
alla cittadina della Russia meridionale (o forse Ukraina) dove è nato
suo padre e da dove la sua famiglia di ebrei è emigrata per andare in
America. Altri numeri musicali notevoli per vivacità e freschezza sono
il quintetto della lezione di Pangloss, lo straordinario brano
dell'auto-da-fè nel quale l'orrore dell'atto dell'Inquisizione viene
compiuto nel pieno di una festa popolare "What a day, what a day", o
l'aria con coro di Vanderdendur "Bon voyage dear fellow", o le due
meditazioni di Candide, ancora convinto dalla teoria dell'ottimismo,
davanti alle disavventure capitategli: "It must be so" e "It must be
me", cantate sulla stessa melodia o, infine, la ferocia dell'aria di
totale pessimismo di Martin "Words, words, word, words".
Insomma, è molto difficile fare una scelta. Tutti i numeri hanno loro
caratteristiche che li rendono attraenti. L'orchestrazione è molto
moderna. Le dissonanze, i colori timbrici accentuano l'ironia delle
parole, dei ritmi, dei temi.
L'allestimento e la messa in scena:
Come Bernstein ha attualizzato il romanzo di Voltaire, Carsen ha
attualizzato l'opera di Bernstein. Io credo che questa operazione sia
legittima, visto che l'obiettivo della vicenda è proprio quello di
mettere in evidenza le contraddizioni di un mondo in cui parole vuote di
ottimismo nascondono fatti che con l'ottimismo hanno ben poco a che
fare. Per dirlo con le parole di Voltaire: «È bello scrivere ciò che si
pensa, ed è questo un privilegio dell'uomo: in tutta la nostra Italia
non si scrive se non quello che non si pensa.»
Le trasposizioni, ovviamente, sono anzitutto di tempo. La Westfalia
diventa la West-fallie, cioè l'ovest, l'ovest fallito, dice Carsen, e
per citare la parte per il tutto, gli USA.
E così inizia l'opera con il palcoscenico occupato da un grande schermo
televisivo, su quale durante il preludio scorrono le immagini
stereotipe, prese da commedie hollywoodiane, dell'american dream,
dell'american way of life, di famiglie felici, con bambini felici, con
superspese al supermercato, con macchine eleganti, con il piacere della
vita, con parate militari, con i viaggi spaziali, con il sorrisi falsi
di Hollywood, in particolare quelli di Marilyn Monroe, per finire con
una gran scritta Coca Cola che esplode in mille bollicine.
La senzazione che il vero insegnante dell'ottimismo, più ancora che
Pangloss, sia proprio la televisione, con la sua proposta di un mondo
falso fatto in funzione di interessi impresentabili.
Alla fine del preludio compare Voltaire nella figura di Lambert Wilson,
che illustra gli eventi che stanno per accadere, con sottile e piacevole
ironia, accentuata da un italiano con pronuncia francesizzante. Gli
eventi continuano ad essere rappresentati dentro il palcoscenico-schermo
televisivo, che in questa occasione si compone di più piani, separati da
sipari mobili che ne aumentano o diminuiscono la profondità. Il simbolo
della nobiltà, il castello di Thunder-ten-tronk, è rappresentato dalla
Casa Bianca, la guerra e la distruzione del castello sono rappresentati
da due eserciti combattenti in divise dell'esercito americano: quello di
West-fallie e quello di East-fallie che si distruggono reciprocamente.
L'auto-da-fè è rappresentato dal tipico tribunale americano, con tanto
di bandiere, dove l'accusa a Pangloss e Candide è quella di essere ebrei
comunisti pericolosi per la democrazia, e quindi impiccati, il tutto nel
mezzo di una festa popolare. Cunegonda, che a Lisbona si divide fra due
amanti altolocati, e canta "Glitter and be gay" fasciata da un
vivacissimo abito color rosso, è l'immagine di Marilyn Monroe. La fuga
di Candide e Cunegonda nel nuovo mondo è non più verso l'America latina,
ma verso gli Stati Uniti. Si assiste così alla grottesca cerimonia di
Ellis Island per l'ammissione all'immigrazione; al viaggio di Candide
lungo il paese e all'incontro con vari gruppi di popolazione; all'arrivo
nel paese dell'Eldorado che non è altro che il Texas con i suoi
giacimenti petroliferi; all'incontro con Vanderdendur nelle vesti del
capitalista che canta che non c'è gusto a rubare ai poveri perché non si
guadagna abbastanza, mentre gli operai che lavorano nei suoi
stabilimenti sono sfruttati fino alla mutilazione personale; al
naufragio in un mare di petrolio dove si incontrano i cinque re deposti
che qui sono cinque personaggi di stato ubriachi con le maschere di
Blair, Putin, Bush, Chirac e Berlusconi; all'arrivo a Las Vegas dove
impera il demi-monde al quale hanno finalmente aderito Cunegonda e la
Vecchia dama.
Si tratta di una lettura molto graffiante della civiltà occidentale
capitanata e orientata dal modo di essere prevalente ed esportato dagli
Stati Uniti; all'ipocrisia di certi valori sbandierati come valori
universali (Cacambo dice a Candide, mentre sono in una landa
dell'interno degli Stati Uniti, affamati e senza nulla da mangiare: "Qui
i bianchi hanno preso tutto, senza lasciare nulla agli altri. Questa si
chiama democrazia.")
Anti-americanismo da parte di un regista canadese? Forse. Ma è difficile
non apprezzare il modo in cui viene posto, gli argomenti cui si ricorre,
le conclusioni cui si giunge.
L'esecuzione.
Direi ottima. La regia di Carsen ha fatto in modo che i personaggi non
fossero solo cantanti, ma anche bravissimi attori. Sopra tutti io
metterei Lambert Wilson che interpreta in modo magistrale Voltaire (che
fra un episodio e l'altro interviene con racconti di raccordo o
commenti), Pangloss, e Martin. La sua rabbiosa interpretazione dell'aria
Wors, words, words come Martin è uno dei punti più intensi, graffianti,
acchiappanti dell'opera.
Molto bravi anche William Burden nella parte di Candide, Anna Christy,
nella parte di Cunegonda e Kin Criswell nella parte della vecchia dama.
Tutti i cantanti erano tutti microfonati.
La direzione d'orchestra da parte di un allievo di Bernstein, John
Axelrod è stata pressoché perfetta.
Il pubblico all'inizio si è mostrato un po' sconcertato. Ma col
proseguire dello spettacolo non si sono fatti attendere gli applausi a
scena aperta e un'autentica ovazione alla fine dell'opera.
Saluti a tutti quelliche hanno avutola pazienza di arrivare fin qui, ma
anche a tutti gli altri
Rudy
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