Martellotta , Marino e l'ammiraglio Cunningham
di "augustobenemeglio"
il Mon, 25 Jun 2007 23:08:29 GMT
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Il terzo equipaggio composto da due pugliesi , il Capitano AN Vincenzo
Martellotta, e il 2°Capo Palombaro Mario Marino , superò anch'esso le
difficoltà e lavorò con maestria adempiendo la missione dell'affonda-
mento della petroliera "Sagoma". Martellotta, un tarantino tutto
fuoco, non sapeva darsi pace per non aver avuto un bersaglio più
ambizioso. Girò mezzo porto col suo maiale , alla ricerca di una
portaerei che non c'era. Le esplosioni avvennero a ritmo serrato,
secondo i piani prestabiliti: alle sei in punto fu squarciata la
petroliera ( 7750 tonnellate) e fu colpito insieme il
cacciatorpediniere Jarvis (1690 tonn.), che le era affiancato; alle
6.15 la corazzata Valiant (32.000 tonn.), alle 6.20 la nave ammiraglia
Queen Elizabeth ( 32.000 tonn), la più importante anche per la
risonanza della qualifica nave dell'alto comando. Uno squarcio di
dodici metri per dodici fu il risultato della perfetta applicazione
della carica esplosiva alle alette di rollio. L'ammiraglio Cunnigham
fu letteralmente sbalzato a mezzaria dall'esplosione , come tutti gli
altri che si trovavano a bordo.
Sir Andrew Cunningahm , Comandante in Capo della Flotta Inglese ,
Primo Lord del Mare e Capo dello Staff Navale, un dublinese ostinato e
coraggioso , ma pieno di humor, passò un brutto momento e temette per
la sua vita. Alla fine , riavutosi dalla choc, in quadrato Ufficiali,
sorseggiando un bourbon , chiese al comandante della Queen Elizabeth
quanti erano gli italiani che avevano causato quello sconquasso, due
corazzate fuori uso chissà per quanto tempo, un cacciatorpediniere e
una petroliera affondate. Gli dissero che erano in sei, e tutti erano
stati catturati. Gli ultimi due mentre erano in treno e tentavano di
raggiungere "La Rosetta".
"Sei soltanto?, chiese pieno di stupore e ammirazione "Yes, sir. Six."
" Ci è andata bene, allora. Pensate che cosa avrebbero fatto dodici
uomini?" Poi aggiunse: " Un soldato non può non ammirare il sangue
freddo di questi italiani: ogni cosa è stata progettata , pensata,
eseguita con la massima precisione e determinazione".
E con ciò il Grande Ammiraglio britannico restituiva tutto l'onore ,
il coraggio e l'eroismo agli italiani , a quei sei uomini, sei
medaglie d'oro, che avevano messo fuori combattimento più di
settantamila tonnellate di naviglio nemico. Una cosa inaudita. La
flotta inglese del Mediterraneo , con la perdita delle due ultime
corazzate efficienti, era in una situazione estremamente critica.
Churcill in persona annunciò molti mesi dopo ( il 23 aprile 1942) alla
Camera dei Comuni il " disastro di Alessandria" in termini drammatici
e gli inglesi ebbero espressioni di ammirazione per la memorabile
impresa. Il Sunday Express dopo l'avvento di pace, scrisse: " Nella
notte del 19 dicembre 1941, sei uomini cambiarono il volto di una
guerra --In quella notte il potere navale del Mediterraneo Orientale
era stato invertito in senso sfavorevole agli alleati. Si dubita che
nella storia navale del mondo sei soli uomini siano riusciti a
compiere una distruzione così decisiva"
Ma l'Italia ( leggi , i nostri capi) , more solito ,non seppero
approfittarne, forse neanche se ne accorse del mutato scenario, per
carenza di una adeguato servizio di informazioni, poiché dalle foto
della ricognizione aerea sembrava che il danno fosse del tutto
trascurabile. Le navi poggiavano sul fondo e sembravano efficienti. In
realtà rimasero ferme per svariati mesi ( 9 mesi la Valiant, più di un
anno la Queen Elizabeth).
E dei sei uomini che fecero la leggenda man mano ne rimase solo uno,
Durand de La Penne
Poi, con la sua scomparsa, nessuno.
--
augusto