Il Buddhismo, I Buddhismi - 2
di "stalker"
il Thu, 21 Jun 2007 16:10:39 +0200
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Sono d'accordo con lo storico della filosofia indiano Tirupattur
Ramaseshayyer Venkatachala Murti (che ricordo fu quell'allievo di Sarvepalli
Radhakrishnan che insegnò ad Oxford, Copenhagen, Harvard, Hawaii e alla
McMaster University in Canada) quando sostiene ritenere che "Buddha fu un
uomo pratico che rifuggì rigorosamente da ogni considerazione teorica perché
vana e non conducente ad una vita spirituale. Ciò sembra dimostrato dalla
disapprovazione espressa da Buddha nei confronti di Malunkyaputta e
Vacchagotta. Si conclude che Buddha abbia insegnato una via di vita ma non
si sia preoccupato di enunciare una visione della realtà. Egli si volse
esclusivamente all'etica e lasciò severamente da parte la metafisica. I
sostenitori di questa ipotesi potrebbero anche dire che fu compito della
fase scolastica del Buddhismo produrre teorie metafisiche e distorcere gli
insegnamenti del Maestro. Di per sé il Maestro non le predicò, nemmeno per
implicazione", queste siano considerazioni ingenue e fuorvianti.
La ragione di questo giudizio è semplice: qualsiasi 'via' di vita, che
oltretutto si pone in alternativa ad altre vie di vita, si appoggia ad una
visione della realtà quindi quantomeno ad una metafisica o
ad una religione. Non si sfugge da questo.
E quando una via di vita esibisce degli inesprimibili o spegne il pensiero
razionale mediante la meditazione o mediante i 'prasangapadam' offrendosi
come via alternativa ad altre vie religiose e spirituali, si fanno delle
scelte, si indica una via di vita che propone un nuovo approccio spirituale
e religioso. Ovviamente non necessariamente metafisico, ma religioso sì.
Occorre a questo punto mettersi d'accordo sui termini.
Il buddhismo è una filosofia morale (etica)?
Il buddhismo è una religione?
Certamente non è sufficiente indicare una via di vita per essere filosofi o
fondatori di religioni.
San Francesco fu indicatore di una via di vita ma non fondò una religione
per il semplice motivo che la sua via di vita si aggiungeva ad altre vie di
vita cristiana, non le si opponeva. San Francesco non fu un filosofo, in
quanto egli si limitò ad applicare una teologia già esistente e secondo lui
applicabile concretamente e con semplicità. La 'sua' via di vita, per San
Francesco, non era l'unica rispetto alle altre cristiane, era la sua e
basta.
Se l'avesse considerata l'unica cristiana si sarebbe iscritto d'ufficio tra
gli
'eresiarchi' fondatori di nuove vie religiose.
In questo caso Martin Lutero fu invece il fondatore di una nuova via
religiosa che prende base da una dottrina religiosa preesistente opponendosi
ad alcuni suoi tratti considerati falsi e fuorvianti e proponendone di più
autentici.
S. Agostino fu un filosofo e un teologo perché aderendo ad una religione
preesistente, che non ha mai contestato, decise di descriverne i contenuti
anche all'interno di un confronto con la filosofia morale che le si
opponeva, utilizzando i criteri propri della filosofia che sono per
l'appunto razionali. Quando affronta tematiche 'dogmatiche' Agostino smette
i panni del filosofo e indossa quelli del teologo.
Che differenza c'è tra filosofia e religione?
Il metodo di analisi e di esposizione. La filosofia utilizza sempre e solo
la
razionalità e il convincimento su basi 'oggettive', ovviamente non sempre ci
riesce, ma questo è il suo ambito.
La religione mette in campo gli 'inseprimibili', gli 'inaffrontabili' in
termini razionali.
Vuoi che si richiami ad un dio, vuoi che si richiami ad una Realtà assoluta,
alla Prajna
o ad uno stato di Nirvana.
Quando si vuole far cessare il pensiero razionale e si mette in campo
l'infinito,
l'inesprimibile, si entra sempre nell'ambito religioso.
Lo Shakyamuni fu sia un filosofo che un fondatore di una religione.
Fu un filosofo perché utilizzò il metodo razionale ed oggettivo per
'falsificare' altre vie di vita che si fondavano su questo criterio. Fu il
fondatore di una nuova religione perché affrontò gli insesprimibili anche se
solo 'rifiutandosi' di rispondere dal punto di vista concettuale.
Non rimase un filosofo, in quanto sugli inesprimibili (avyakrtavastuni)
non ha risposto affidandosi ad una qualche tradizione precedente o
propugnando l'agnosticismo o il nichilismo, bensì sugli stessi la sua
'risposta' era alternativa a quella delle
religioni e delle posizioni 'filosofiche' esistenti alla sua epoca.
La sua risposta era per l'appunto il rifiuto di una risposta concettuale.
Il Buddha non fu agnostico, né ateo, né nichilista. Ma fondatore di una
religione sì.
Inoltre non sono d'accordo con il teologo cristiano Panikkar quando sostiene
che il silenzio del Buddha sugli inesrpimibili aveva come fine semplicemente
quello di 'spegnere' la domanda, che di per sé è già sia una risposta
spirituale che religiosa. E per amore della chiarezza dico subito che non
sono nemmeno d'accordo su alcune altre conclusioni a cui giunge Murti.
-segue-